Impatto del Covid-19 sulla parità di genere e il problema della violenza domestica

Impatto del Covid-19 sulla parità di genere e il problema della violenza domestica

Il confinamento sociale per fronteggiare la diffusione del Covid-19, ha messo in risalto alcuni problemi importanti: le donne e la comunità LGBTQ vittime di violenza domestica. I casi di Italia, Germania, Grecia, Ungheria e Polonia.


 

Una quarantena romanticizzata

Negli ultimi mesi il mondo intero è stato stravolto dalla pandemia da Covid-19, che ha costretto i governi della maggior parte degli Stati mondiali a prendere delle decisioni drastiche per tentare di contenere il contagio.
Sicuramente la decisione che più influisce sulle vite dei cittadini è quella che obbliga tutte e tutti a casa in quarantena. In questi mesi siamo stati abituati ad osservare ad opera dei media una narrazione romanticizzata della quarantena[1]: i giornali e i telegiornali cercano di raccogliere la vita in quarantena dei cittadini e la raccontano. Ma l’emergenza sanitaria e la quarantena non sono vissute da tutte e tutti allo stesso modo e sicuramente la narrazione della quarantena non deve fermarsi agli aspetti superficiali di questa né i governi devono scordarsi i problemi che la costrizione a casa può portare in alcune categorie di soggetti.
Infatti la quarantena ha fatto venire a galla problemi già esistenti, ma che sono emersi con maggiore forza in un tale periodo. I “lavoratori alla giornata” non possono guadagnare anche semplicemente per sfamare se stessi e la propria famiglia. I senzatetto sono stati i soggetti più esposti al contagio da Coronavirus, ma impossibilitati a rispettare le norme, in quanto le strutture ad essi dedicate sono limitate.

Infine, la quarantena ha amplificato il problema delle donne e delle persone appartenenti alla comunità LGBTQ che si trovano costrette a condividere la casa con i propri oppressori. Ciò talvolta comporta, per le donne, un maggiore rischio di essere esposte a violenza.

 

Le donne in quarantena: problemi e rischi del distanziamento fisico

Le donne costrette a casa sono maggiormente esposte al rischio di violenza, sia fisica che psicologica. Come è possibile far emergere il problema delle violenze di genere e riuscire ad individuare gli strumenti che possano essere da ausilio pratico per le donne?

In Italia, nel tempo, sono stati creati protocolli ed un piano normativo per la tutela delle donne vittime di violenza domestica. Nonostante ciò si continua a registrare un ostacolo notevole nella società civile ad accogliere ed affrontare questa problematica. Al problema della violenza di genere, infatti, si affianca il macro-problema della parità di genere[2]. Prendere atto del problema della parità di genere comporterebbe non solo la presa di coscienza degli stereotipi cui siamo sottomessi (forse inconsapevolmente), ma anche di tutta la politica sociale che ha caratterizzato il mondo intero nella sua evoluzione (gap salariare, problema della carriera lavorativa etc).

I tempi della giustizia, già lunghi, ottengono un ulteriore arresto nel periodo della pandemia. Il fermo della giustizia colpisce larghissima parte degli Stati mondiali, per tentare di limitare il contagio da Coronavirus. Le uniche attività che vengono svolte all’interno dei tribunali sono quelle che riguardano i provvedimenti urgenti e prioritari, tra i quali, però, non vengono annoverati i cosiddetti reati di genere. Ciò rappresenta un’ulteriore difficoltà che le donne vittime di violenza si trovano ad affrontare, in quanto si trovano davanti ad un muro giudiziario insormontabile, che dovrebbe, di contro, tutelarle nel miglior modo possibile, soprattutto in un tale periodo di distanziamento fisico.

Nel quasi totale silenzio e nell’immobilismo delle istituzioni e della giustizia, sembra che un segnale attivo e positivo provenga dalle associazioni che si occupano di fornire aiuto ed assistenza alle donne vittime di violenza. Queste associazioni, fin dall’inizio della pandemia, si sono messe in contatto tra loro, formando una rete informale[3], più che formale, grazie agli strumenti tecnologici. Questa rete informale ha permesso di creare un contatto tra le realtà diverse, ma anche di scambiarsi informazioni e consigli pratici sul come operare. Questi strumenti informali ad oggi risultano di fondamentale importanza in quanto rappresentano uno dei pochi mezzi che la donna ha a disposizione per superare la situazione di violenza domestica in cui dovesse venire a trovarsi. Appare di primaria importanza, infatti, che le donne ottengano in tempi brevi e con modalità semplici un aiuto. Inoltre queste associazioni hanno un ruolo fondamentale, poiché possono rappresentare un ponte tra le donne e le istituzioni.

 

Il ruolo delle donne durante l’emergenza sanitaria

Il problema della parità di genere con riferimento all’emergenza sanitaria mondiale risulta evidente anche nel momento in cui si osserva che i malati di Coronavirus sono per la maggior parte soggetti di sesso maschile. Tuttavia le persone che operano maggiormente sul fronte contro la pandemia (in ospedali e in case di cura ma anche in ditte di pulizia e sanificazione) sono per lo più donne (70% donne contro 30% uomini[4]). Inoltre, probabilmente a causa dei retaggi patriarcali, alle donne è affidata, in generale, la maggior parte dei lavori domestici, la cura dei figli e l’assistenza ad anziani e/o disabili. Secondo le stime le donne lavorano più degli uomini all’interno della cosiddetta economia informale[5], ricevendo, quindi, meno tutele dal punto di vista assicurativo ma anche meno riconoscimenti dal punto di vista reddituale.

 

La risposta della Spagna al problema del gender equality durante la pandemia

Secondo il Ministero spagnolo per l’Uguaglianza (Ministerio de Igualdad), le richieste di contatto con il numero 016 (numero per le denunce di violenze di genere) nel periodo di Marzo-Aprile 2020 sono aumentate del 30,7%[6] (ammontando quasi ad 8.000) per quanto concerne le chiamate telefoniche. Le consultazioni internet, invece, sono passate da 46 a 250 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La Spagna ha tentato di rispondere ai problemi derivanti dalla pandemia tramite due Regi Decreti-Legge. Il r.d. 31 Marzo 2020, n.11[7] è un provvedimento che ha il fine di prevedere diverse tutele volte, per esempio, alla sospensione delle procedure di sfratto e all’estensione dei contratti di locazione. Tuttavia questo r.d. non fa riferimento al problema del genere.
Nel testo normativo si pone l’attenzione nei confronti delle famiglie con persone disabili, ma non si fa riferimento alle donne lavoratrici che, oltre al lavoro ordinario (retribuito), si trovano a prestare aiuto ed assistenza a persone anziane, a bambini o a disabili.
Questo r.d. fa riferimento ai lavoratori domestici e prevede un sussidio di disoccupazione straordinario e temporaneo per tutti quei lavoratori domestici che non possono recarsi a lavorare in un tale momento di pandemia.
Tuttavia, accedere a questo sussidio appare particolarmente complesso, in quanto è richiesta l’integrazione nel Sistema speciale dei dipendenti domestici del regime di sicurezza generale.
I dati di Febbraio 2020, però, dimostrano che pochissime persone sono integrate in questo sistema, in percentuale con le famiglie spagnole che si avvalgono di lavoratori domestici. Sembra che l’intenzione del legislatore spagnolo sia buona, ma nell’applicazione pratica della legge si riscontrano delle difficoltà, date anche dalla complessità delle procedure ivi previste.
Il r.d. 31 Marzo 2020, n.12[8] è il secondo provvedimento legislativo che si occupa, tra le altre cose, anche di misure urgenti in materia di protezione e assistenza alle vittime di violenza di genere. Tuttavia questo provvedimento legislativo non introduce tutele specifiche, oltre a ribadire la presenza del servizio telefonico di assistenza per le donne che subiscono violenza domestica. Tra l’altro, il mezzo telefonico non è il mezzo migliore che le donne possono utilizzare per chiedere assistenza. Le misure previste da questo r.d. appaiono, pertanto, superflue e non sufficienti per combattere davvero il problema delle violenze di genere durante la pandemia.

La Spagna[9] sembra che provi a muoversi nella direzione corretta, ma senza riuscire a raggiungere mai l’obbiettivo concreto di predisporre strumenti realmente idonei che possano essere di aiuto per le donne vittime di violenza. Le tutele predisposte dall’ordinamento spagnolo appaiono, quindi, necessarie ma non bastevoli né soddisfacenti, non solo per gli scarsi strumenti previsti dai due Regi Decreti-Legge, ma anche per la complessità dei due testi, che li rende di difficile applicazione.

 

Le denunce di violenze e le donne rifugiate ed immigrate al tempo del Covid-19 in Grecia 

Il problema principale in Grecia, in tema di violenza domestica di genere, risulta essere quello di creare un collegamento tra le vittime e le autorità competenti. E’ stato disposto, infatti, che l’unico mezzo tramite cui poter entrare in contatto con la polizia è il telefono. Lo strumento telefonico, tuttavia, come già ribadito in precedenza, non sembra essere lo strumento ottimale per fornire assistenza, in quanto si è costretti a condividere la casa con il proprio oppressore. Al servizio telefonico è stato affiancato un indirizzo e-mail tramite il quale la vittima può entrare in contatto con psicologi. Sarebbe stato, probabilmente, più opportuno predisporre un’applicazione di messaggistica, strumento sicuramente più agevole e rapido per la comunicazione con le autorità. L’applicazione sarebbe stata utilizzabile, inoltre, anche dalle donne che non parlano greco o inglese (come nel caso delle donne rifugiate e migranti).
Altro aspetto problematico in una visione di gender equality durante il Covid-19 risulta il contatto diretto con le forze di polizia: capita spesso, in Grecia, che la polizia scoraggi le donne dal presentare denunce nei confronti dei propri aggressori. Questa prassi, sviluppata in Grecia ormai da diverso tempo, risulta maggiormente evidente nel periodo di pandemia, in quanto le uniche questioni che le forze dell’ordine vogliono affrontare sono quelle che riguardano le emergenze, per evitare che dalle stazioni di polizia transiti un numero eccessivo di persone.
Le misure anti-contagio prevedono che le donne, se vogliono denunciare una violenza, devono prendere un appuntamento, in modo che si riesca ad assicurare sempre la distanza di sicurezza all’interno delle stazioni di polizia. Inoltre, talvolta, alle donne viene fatto divieto di essere accompagnate da un avvocato: anche questa risulta essere una misura che ha il fine di contrastare il contagio da Covid-19. E’ stata prevista anche la possibilità di richiedere l’applicazione di provvedimenti provvisori che consentano alla vittima di allontanarsi dalla casa condivisa con l’oppressore. Questo strumento di tutela potrebbe risultare valido, se non fosse che questi provvedimenti devono essere adottati dal giudice, che deve valutarli caso per caso, allungando, quindi, i tempi di attesa.
La situazione delle donne rifugiate e migranti in Grecia risulta particolarmente grave. Le misure anti-contagio hanno previsto la limitazione dell’uscita dai campi profughi fino al 10 maggio 2020[10]. I campi profughi rappresentano un luogo malsano in cui vivere, rischiando di far aumentare esponenzialmente, per le persone che vivono in questi luoghi, le probabilità di contagio (secondo Amnesty International[11], la popolazione dei campi profughi a Marzo 2020 ammontava a circa 37.000 soggetti, a fronte dei 6.100 posti totali disponibili). A queste problematiche, si deve aggiungere il rischio della “ghettizzazione” delle donne (e più in generale, di tutti i soggetti) che si ritrovano rifugiate nei campi ormai chiusi o limitati nei rapporti con l’esterno. La “ghettizzazione” potrebbe portare, infatti, a forme di razzismo ulteriori rispetto a quelle che si potrebbero osservare in un normale periodo di non emergenza sanitaria[12].

 

Ungheria: una possibile deriva dittatoriale da Covid-19

Il 30 Marzo 2020 il Parlamento ungherese ha conferito con una maggioranza schiacciante al Capo del Governo, Viktor Orbán, i “pieni poteri”. Nonostante l’obiettivo del conferimento dei pieni poteri dovrebbe essere quello di combattere l’emergenza da Covid-19, il primo provvedimento preso dal presidente Orbán è stato quello di portare avanti una proposta di legge[13] (definita dalla stampa indipendente ungherese come “legge insalata”) volta, tra le altre cose, a limitare i diritti delle persone transgender. La proposta di legge prevede di cambiare il “genere” con il “sesso alla nascita” presso i registri civili dell’anagrafe, in modo che non sia più possibile ricorrere alla riattribuzione del sesso e, di conseguenza, alla modifica del proprio nome anagrafico. In poche parole, secondo questa legge non sarà più possibile cambiare sesso e le persone che già si sono sottoposte ad operazioni chirurgiche saranno considerate secondo il sesso di nascita. Ne consegue, per esempio, che una donna transessuale non potrà più sposare un uomo, poiché il matrimonio tra persone dello stesso sesso in Ungheria non è previsto. A ciò si aggiunge che tutti i dati dei documenti ufficiali ungheresi (patenti, carte d’identità, passaporti etc) vengono compilati facendo fede sul registro civile e quindi una volta resa impossibile la modifica legale di alcuni dati presenti nel registro (come il sesso di appartenenza) per il popolo transessuale sarà impossibile vivere liberamente.
Alla notizia della proposta di legge è conseguita un’indignazione internazionale. Alcuni parlamentari europei hanno proposto un’interrogazione urgente alla Commissione Europea, chiedendo di intervenire contro il Governo di Orbán sia perché quella in esame non rappresenta una misura volta a combattere il contagio da Covid-19, sia perché si tratta di una proposta di legge lesiva della dignità delle persone ed in contrasto con la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea.
Il timore principale è che il Capo del Governo ungherese possa proporre altre leggi lesive di diritti, in quanto spetta al Governo stesso il potere di stabilire il momento in cui cessa lo “stato di pericolo estremo”. Per scongiurare il pericolo di altre limitazioni dei diritti delle minoranze e per sanzionare, ove possibile, l’Ungheria per questa sua deriva dittatoriale, ciò che sarebbe auspicabile è una presa di posizione da parte dell’Unione europea[14], che non dovrebbe tollerare l’esistenza di dittature, o pseudo-tali, all’interno della sua organizzazione.

 

Il parto ai tempi della pandemia: limitazioni

Un altro aspetto su cui è necessario porre l’attenzione in termini di gender equality al tempo del Covid-19 è quello che riguarda le donne-madri. Il parto in tempo di pandemia risulta differente rispetto al parto in un periodo normale. Le misure adottate riguardanti il momento del parto sono volte a diminuire le possibilità di contagio da parte della donna e del partner (eventualmente asintomatici) verso il personale sanitario. Per questo motivo è vietato ai partner l’accesso all’interno delle sale-parto: in questo modo, tuttavia, viene a mancare un appoggio psicologico fondamentale da parte del partner stesso nei confronti della madre, che si ritrova a partorire da sola. Inoltre, in alcune ipotesi il bambino viene effettivamente consegnato alla famiglia solo dopo aver passato un periodo di 14 giorni in isolamento, se vi è il rischio che il bambino possa aver già contratto il virus (non si sa ancora se la madre infetta passi automaticamente il virus al feto): questo provoca un distacco, che non rappresenta la normalità. Tra genitori e bambino neonato, infatti, dovrebbe crearsi immediatamente un contatto fisico per evitare eventuali problematiche sia di carattere psicologico (nel bambino e/o nei genitori), sia di carattere “fisico-reale”, in quanto il bambino, passando i suoi primi giorni di vita isolato, potrebbe avere difficoltà fisiche nel contatto pelle a pelle con i genitori, ovvero potrebbe anche fratturarsi.
Altre problematiche in tema di parto riguardano, ad esempio, lo stress post traumatico da parto (comunemente indicato con la sigla PTSD) che può colpire la neo-mamma. Infatti, il parto viene raccontato sempre in modo positivo, ma spesso ci si scorda che possono sorgere dei problemi nella madre. Nel periodo di lockdown i problemi derivanti dallo stress post traumatico da parto potrebbero acuirsi maggiormente, sia perché la madre si ritrova 24 ore su 24 a contatto con il bambino, sia perché potrebbero esserci difficoltà a ricevere gli aiuti esterni di cui la donna potrebbe aver bisogno per superare questo momento[15].

 

La Polonia e un’ulteriore possibile limitazione al diritto di aborto

La Polonia si trova ad avere una delle leggi più stringenti in Europa in tema di aborto: l’aborto, infatti, è illegale, tranne nei casi di stupro, incesto, rischio che la donna possa perdere la vita o gravi anomalie fetali. Durante l’emergenza sanitaria è stata presentata da un gruppo cattolico ultraconservatore una legge che mira ad inasprire ulteriormente la possibilità per le donne di abortire, eliminando la possibilità di praticare l’aborto in caso di gravi anomalie fetali. I partiti dell’opposizione e i gruppi per la difesa dei diritti delle donne hanno portato avanti un’importante opposizione conto questo disegno di legge, avvertendo che, con la scusa dell’emergenza sanitaria, si andrebbe in realtà a comprimere il diritto all’aborto delle donne.
La preoccupazione è che il governo, essendo la società civile concentrata maggiormente sull’emergenza da Covid-19, possa agire nella penombra e riuscire, quindi, a far approvare il proprio progetto. Anche in Polonia è previsto il lockdown e quindi i partiti conservatori hanno agito, pensando di riuscire ad impedire le proteste pubbliche. Tuttavia, la notizia si è diffusa nel Paese, provocando non solo manifestazioni pubbliche, che rischiano di esporre i manifestanti a sanzioni riguardanti l’infrazione delle regole anti-contagio, ma anche proteste all’interno del parlamento polacco ad opera delle opposizioni[16].  Proposte di legge analoghe erano già state presentate in passato. Nel 2016 una proposta di legge voleva rendere illegale l’aborto per qualsiasi motivo. Nel 2018 si mirava ad eliminare la possibilità di esercitare il diritto all’aborto nei casi di gravi anomalie fetali. Queste due proposte sono state rigettate, ma ad oggi il dibattito in merito al diritto all’aborto in Polonia è tornato attuale.
In Polonia esistono diverse associazioni che si preoccupano di fornire assistenza alle donne che intendono abortire. Natalia Broniarczyk, dell’organizzazione Abortition Dream Team, ha affermato che con il Coronavirus risulta maggiormente complicato riuscire ad abortire. La linea telefonica di assistenza ha ricevuto circa il doppio delle chiamate, rispetto al mese precedente, da quando è stato imposto il lockdown in Polonia. La legge stringente sull’aborto, vigente in Polonia, costringe le donne a cercare metodi alternativi per abortire, aggirando la legge: molte donne riescono ad abortire a casa, assumendo pillole abortive acquistate online.
Nonostante le proteste e il periodo di pandemia, il Parlamento polacco non ha respinto la proposta di legge ma ha momentaneamente deciso di ritardare la decisione in merito alla sua approvazione. Tuttavia, il Presidente della Repubblica polacca, Andrzej Duda, che ha l’appoggio del partito PiS – Diritto e Giustizia (il maggior partito all’interno del Parlamento polacco) ha promesso che avrebbe firmato la legge per farla entrare in vigore, in quanto contrario al mantenimento del diritto all’aborto in caso di gravi anomalie fetali. La discussione, dunque, al momento appare bloccata all’interno del Parlamento ma risulta fondata la preoccupazione dei gruppi che tutelano i diritti delle donne: ovvero il fatto che durante una pandemia sia possibile prendere decisioni che limitino i diritti, approfittando della distrazione della maggior parte della società civile[17].

 

Possibili soluzioni per superare il problema del gender equality

La soluzione da adottare non è quella di dimenticarsi del pericolo del contagio, per concentrarsi esclusivamente sul problema del gender equality e della violenza domestica. E’ fondamentale riuscire a coniugare questi due mali contro cui si deve combattere in questo periodo. In sostanza, è necessario adottare una prospettiva di genere non soltanto per le misure da adottare nel momento della pandemia, ma anche in un momento “di pace”, per ridisegnare l’intero assetto civile e sociale che siamo abituati a vivere.
Neanche nel caso dell’infezione da Zika (zanzara capace di trasmettere una malattia virale) del 2016 né dell’epidemia da virus Ebola nelle zone africane tra il 2014 e il 2016 si era posta la giusta attenzione alle problematiche di genere. Eppure, proprio questi due casi sarebbero potuti essere utilizzati ad oggi[18], durante una nuova emergenza sanitaria, per far comprendere alle istituzioni cosa sarebbe dovuto essere modificato (e migliorato) nella gestione completa di un’emergenza sanitaria, che costringe alla quarantena. Tuttavia ciò non è avvenuto e quasi tutte le istituzioni sembrano continuare ad ignorare le problematiche di genere.
Nel 2011 è stato stipulato da diversi Paesi un trattato sui diritti umani, la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, noto come Convenzione di Istanbul. Questa convenzione rappresenta il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante per la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne. In questo documento si richiede alle parti di adottare misure per “prevenire, combattere, punire”[19] e provvedere al risarcimento per gli atti di violenza tutelati dallo stesso trattato. In questo quadro normativo, quindi, i 45 Paesi che hanno aderito alla Convenzione di Istanbul sono liberi di stabilire le norme relative alla lotta contro la violenza domestica sulle donne tramite legislazione nazionale. Tutti i Paesi devono considerare la protezione delle donne esposte al rischio di violenza domestica equivalente alla lotta contro il Coronavirus. L’Ungheria ha sottoscritto la Convenzione di Istanbul nel 2014, ma proprio negli ultimi giorni, il 5 Maggio 2020, ne ha respinto la ratifica[20], sia perché l’Ungheria si dichiara contraria ad alcune norme contenute nella Convenzione, come l’accoglienza di migranti o le c.d. ideologie di genere, sia perché il Presidente Orbán ritiene che tutte le garanzie previste dal testo per la tutelare le donne dalla violenza sono già presenti all’interno delle leggi del Paese.
I Governi devono aumentare la consapevolezza nella società anche per cercare di superare, una volta per tutte la disparità di genere. E’ importante, allora, che gli Stati prevedano delle misure specifiche rivolte alla tutela delle donne vittime di violenza soprattutto in un periodo di costrizione a casa. Si devono garantire servizi di supporto emergenziale immediati. Tali misure devono essere fornite dai vari Stati, ma un ruolo importante può essere svolto, come abbiamo già visto, da associazioni, da ONLUS o da altri enti che si occupano di fornire assistenza e supporto alle donne vittime di violenza. Un ruolo importante, nell’attuazione delle misure volte a combattere l’emergenza delle violenze domestiche, potrebbe essere svolto anche dagli avvocati[21], che rappresentano parte del potere giudiziario: i legali, infatti, potrebbero creare un coordinamento con istituzioni pubbliche o con organizzazioni non governative, in modo da fornire ogni tipo di supporto ed aiuto alle donne esposte alla violenza domestica.

 

La Germania: un modello da seguire

Uno dei paesi europei che ha reagito meglio, non solo in termini di risposta al virus, vedendo tutto sommato pochi contagi e poche morti, ma anche in merito alla tutela delle donne vittime di violenza durante la pandemia, è la Germania, grazie all’operato della Cancelliera Angela Merkel, che è a capo del Governo federale da ormai 15 anni. Oltre a quello della Cancelliera, un ruolo fondamentale per adottare misure anti-violenza è stato quello della Ministra federale degli Anziani, della Famiglia, delle Donne e della Gioventù, Franziska Giffey, la quale ha immediatamente sottolineato che fosse importante individuare strumenti di tutela per le donne che fossero pratici e non “burocratici”. La ministra Giffey ha chiesto la collaborazione degli stati federati, in modo che essi possano prevedere i mezzi di tutela più idonei, modificando, ove necessario, anche le normali procedure: anche in Germania è limitato lo spostamento, a causa del lockdown, e quindi potrebbe risultare necessario che le procedure “in presenza” siano trasformate in procedure telefoniche o online. La Ministra Giffey ha, quindi, concordato con gli stati federati diverse misure volte proprio a tutelare le donne vittime di violenza che dovessero aver bisogno di aiuto. Oltre a ribadire l’importanza di mantenere attivi i servizi telefonici di assistenza per le donne vittime di violenza e per le donne incinte e il servizio di consulenza sui conflitti in gravidanza, la Ministra Giffey ha previsto, ove possibile nel rispetto delle misure anti-contagio, l’espansione dei rifugi e delle strutture in cui le donne possano trovare riparo. La Ministra ha anche previsto una misura volta alla tutela delle prostitute tedesche, le quali in Germania sono considerate lavoratrici autonome: le prostitute tedesche hanno, quindi, diritto all’indennità di disoccupazione del fondo del Governo, istituito per aiutare i liberi professionisti durante la crisi sanitaria. Infine, il Ministero degli Anziani, della Famiglia, delle Donne e della Gioventù ha creato l’iniziativa “Stronger than Violence” (“Più forti della Violenza”), in modo da creare un sentimento di gruppo e di unione nelle persone vittime di violenza e per evitare che le vittime possano sentirsi sole ed abbandonate. Questa iniziativa fornisce anche servizi di aiuto online e telefonici[22].

 

Conclusioni

La questione della pandemia fa emergere vecchi e nuovi problemi. Il compito dei Paesi è quello di riuscire sia a bilanciare tra loro le diverse esigenze della popolazione sia a coniugare queste diverse esigenze con i problemi oggettivi che la pandemia comporta. Le istituzioni devono affrontare con i mezzi più idonei la situazione emergenziale che si è creata nel primo semestre del 2020, ma hanno, contestualmente, il dovere di non lasciare indietro, in termini di tutela e supporto, nessuna categoria di cittadini.
Nello specifico, il problema del gender equality risulta essere un vecchio problema, che, tuttavia, emerge con maggiore violenza in questo periodo a causa del lockdown, che costringe tutte e tutti a rimanere a casa. Mancano sicuramente delle linee guida generali che possano indicare in modo preciso ai Governi come comportarsi e quali misure prendere in concreto. Perciò è auspicabile che l’Unione europea possa fornire strumenti di tutela certi ed uguali per tutti gli Stati europei.
Una ricerca del The National Bureau of Economic Research[23] sull’impatto del Covid-19 sul tema del gender equality evidenzia un aspetto positivo. I ricercatori che hanno condotto questa ricerca hanno notato che si potrebbe assistere ad un rovescio della medaglia[24], la ripartenza dopo lo shock, pari a quella che si è verificata al termine della Seconda Guerra Mondiale, potrebbe consentire anche di realizzare un grande passo in avanti in tema di parità di genere.
Sembra giunto, allora, il momento di affrontare il problema che, se preso seriamente, porterebbe tutti noi a stravolgere alcune delle convenzioni sociali cui siamo abituati.
Ma risulta, parimenti, un problema da risolvere necessariamente, per mettere una volta per tutte fine a disparità di trattamento, a inutili vessazioni, a rischi di violenze di genere.

Il periodo di pandemia mondiale può fornire spunti importanti per il futuro, analizzando i dati emersi, prendendo atto degli errori commessi e cercando di non ripeterli in futuro, non solo in periodi di crisi, ma anche, e soprattutto, in periodi normali di pace sanitaria.


Note

[1] La quarantena romantica è un privilegio di classe, Ansa, Società e Diritti, 2020 https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2020/04/20/iorestoacasa-la-quarantena-romantica-e-un-privilegio-di-classe_4cbfd1df-3872-4dbd-833d-503a7bdc5ecc.html

[2] F. Filice, La parità di genere alla prova del Covid-19, Diritto Penale Uomo, 2020, p.4 https://dirittopenaleuomo.org/wp-content/uploads/2020/04/Parit%C3%A0-genere-def.pdf

[3] F. Pidone e M. Pirrone, Covid-19, #Istayathome and domestic violence, European Law and Gender, 2020 https://elan.jus.unipi.it/blog/covid-19-stayathome-and-domestic-violence-interview-to-francesca-pidone-marcella-pirrone-by-v-bonini-c-angiolini-elan-staff/

[4] M. Boniol, M. Mclsaac, L. Xu, T. Wuliji, K. Diallo, J. Campbell, Gender equity in the health workforce: analysis of 104 countries, World Health Organization, 2019 https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/311314/WHO-HIS-HWF-Gender-WP1-2019.1-eng.pdf?ua=1

[5] Un Women, Paying attention to women’s needs and leadership will strengthen Covid-19 response, 2020 https://www.unwomen.org/en/news/stories/2020/3/news-womens-needs-and-leadership-in-covid-19-response

[6] El Itagnol, 2020 https://www.itagnol.com/2020/04/spagna-le-chiamate-al-numero-di-assistenza-016-per-casi-di-violenza-di-genere-aumenta-del-30-durante-il-confinamento/

[7] Si veda Regio Decreto-Legge 31 Marzo 2020, n.11 recante “Urgenti misure complementari in campo sociale ed economico per far fronte all’emergenza da Covid-19” https://www.boe.es/diario_boe/txt.php?id=BOE-A-2020-4208

[8] Si veda Regio Decreto-Legge 31 Marzo 2020, n.12 recante “Urgenti misure adottate per rispondere all’impatto economico del Covid-19” https://www.boe.es/diario_boe/txt.php?id=BOE-A-2020-3580

[9] M. Paz García Rubio, Gender prospective in the covid-19 pandemic, European Law and Gender, 2020 https://elan.jus.unipi.it/blog/gender-perspective-in-the-covid-19-pandemic/

[10] Grecia, i campi per i rifugiati in lockdown fino al 10 maggio, Ansamed, 2020 http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2020/04/21/grecia-campi-per-i-rifugiati-in-lockdown-fino-al-10-maggio_4dee1f84-12ed-42a0-aaa8-b1b174b0d278.html

[11] Grecia: è urgente proteggere i rifugiati, Amnesty International, 2020 https://www.amnesty.it/appelli/assistenza-sanitaria-negata-ai-richiedenti-asilo-in-grecia/

[12] C. Chioni-Chotouman, Domestic violence and discrimination in Greece during the Covid-19 pandemic, European Law and Gender, 2020 https://elan.jus.unipi.it/blog/domestic-violence-and-discrimination-in-greece-during-the-covid-19-pandemic/

[13] Si veda Proposta di Legge T/9934, 31 Marzo 2020 https://www.parlament.hu/irom41/09934/09934.pdf

[14] C. Gialdini, Dalla pandemia alla transfobia: la legge anti-coronavirus di Orbán, Euro Bull, 2020

https://www.eurobull.it/dalla-pandemia-alla-transfobia-la-legge-anti-coronavirus-di-orban?lang=fr

[15] S. Armstrong, Childbirth and Covid-19: What is the solution?, European Law and Gender, 2020 https://elan.jus.unipi.it/blog/childbirth-and-covid-19-what-is-the-solution/

[16] D. Longo, Polonia: il diritto all’aborto ai tempi del Coronavirus, East Journal, 2020 https://www.eastjournal.net/archives/105154

[17] S. Walker, Polish parliament delays decision on new abortito restrictions, The Guardian, 2020 https://www.theguardian.com/world/2020/apr/16/polish-parliament-delays-decision-on-new-abortion-restrictions

[18] A. L. Nunes Santos, What does the Covid-19 pandemic teach us about gender inequality?, Observatory on Covid-19 effects on gender equality, 2020, p. https://drive.google.com/file/d/1iS_lh29Z5hFJpFg64489ZkDY8_lqfcor/view

[19] Si veda art. 62, comma 1, lett. a), Convenzione di Istanbul,201https://documenti.camera.it/Leg17/Dossier/Testi/AC0173.htm

[20] L’Ungheria boccia la Convenzione di Istanbul contro la violenza domestica sulle donne, Eu News, 2020 https://www.eunews.it/2020/05/05/lungheria-bocca-la-convenzione-istanbul-la-violenza-sulle-donne/129704?responsive=n

[21] M. Erbas, “StayAtHome” vs. the protection of women against domestic violence in the outbreak of Covid-19, European Lae and Gender, 2020 https://elan.jus.unipi.it/blog/stayathome-vs-the-protection-of-women-against-domestic-violence-in-the-outbreak-of-covid-19/

[22] Misure di aiuto specifiche concordate con gli stati federali, Ministero federale degli Anziani, della Famiglia, delle Donne e della Gioventù, BMFSFJ, 2020 https://www.bmfsfj.de/bmfsfj/aktuelles/alle-meldungen/konkrete-hilfsmassnahmen-mit-den-bundeslaendern-verabredet/154102

[23] T. M. Alon, M. Doepke, J. Olmstead-Rumsey, M. Tertilt, The impact of Covid-19 on gender equality, The National Bureau of Economic Research, 2020 https://www.nber.org/papers/w26947.pdf

[24] C. Werber, The Covid-19 recession will hurt women more, but it might nudge them toward equality, Quartz at Work, 2020 https://qz.com/work/1835659/how-the-covid-19-recession-could-help-womens-equality/

Sitografia

La quarantena romantica è un privilegio di classe, Ansa, Società e Diritti, 2020 https://www.ansa.it/canale_lifestyle/notizie/societa_diritti/2020/04/20/iorestoacasa-la-quarantena-romantica-e-un-privilegio-di-classe_4cbfd1df-3872-4dbd-833d-503a7bdc5ecc.html

F. Filice, La parità di genere alla prova del Covid-19, Diritto Penale Uomo, 2020 https://dirittopenaleuomo.org/wp-content/uploads/2020/04/Parit%C3%A0-genere-def.pdf

F. Pidone e M. Pirrone, Covid-19, #Istayathome and domestic violence, European Law and Gender, 2020 https://elan.jus.unipi.it/blog/covid-19-stayathome-and-domestic-violence-interview-to-francesca-pidone-marcella-pirrone-by-v-bonini-c-angiolini-elan-staff/

M. Boniol, M. Mclsaac, L. Xu, T. Wuliji, K. Diallo, J. Campbell, Gender equity in the health workforce: analysis of 104 countries, World Health Organization, 2019 https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/311314/WHO-HIS-HWF-Gender-WP1-2019.1-eng.pdf?ua=1

Un Women, Paying attention to women’s needs and leadership will strengthen Covid-19 response, 2020 https://www.unwomen.org/en/news/stories/2020/3/news-womens-needs-and-leadership-in-covid-19-response

El Itagnol, 2020 https://www.itagnol.com/2020/04/spagna-le-chiamate-al-numero-di-assistenza-016-per-casi-di-violenza-di-genere-aumenta-del-30-durante-il-confinamento/

M. Paz García Rubio, Gender prospective in the covid-19 pandemic, European Law and Gender, 2020 https://elan.jus.unipi.it/blog/gender-perspective-in-the-covid-19-pandemic/

Grecia, campi per i rifugiati in lockdown fino al 10 maggio, Ansamed, 2020 http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2020/04/21/grecia-campi-per-i-rifugiati-in-lockdown-fino-al-10-maggio_4dee1f84-12ed-42a0-aaa8-b1b174b0d278.html

Grecia: è urgente proteggere i rifugiati, Amnesty International, 2020 https://www.amnesty.it/appelli/assistenza-sanitaria-negata-ai-richiedenti-asilo-in-grecia/

C. Chioni-Chotouman, Domestic violence and discrimination in Greece during the Covid-19 pandemic, European Law and Gender, 2020 https://elan.jus.unipi.it/blog/domestic-violence-and-discrimination-in-greece-during-the-covid-19-pandemic/

J. Sawicki, L’Ungheria e i pieno poteri ad Orbán. Aspetti problematici di una possibile “Koronodiktatúra”, Comparative Covid Law, 2020 https://www.comparativecovidlaw.it/2020/04/09/lungheria-e-i-pieni-poteri-a-orban-aspetti-problematici-di-una-possibile-koronadiktatura/

C. Gialdini, Dalla pandemia alla transfobia: la legge anti-coronavirus di Orbán, Euro Bull, 2020 https://www.eurobull.it/dalla-pandemia-alla-transfobia-la-legge-anti-coronavirus-di-orban?lang=fr

S. Armstrong, Childbirth and Covid-19: What is the solution?, European Law and Gender, 2020 https://elan.jus.unipi.it/blog/childbirth-and-covid-19-what-is-the-solution/

D. Longo, Polonia: il diritto all’aborto ai tempi del Coronavirus, East Journal, 2020 https://www.eastjournal.net/archives/105154

S. Walker, Concerns over Polish government tightening abortition laws during Covid-19 crisis, The Guardian, 2020 https://www.theguardian.com/world/2020/apr/14/concerns-over-polish-government-tightening-abortion-laws-during-covid-19-crisis

S. Walker, Polish parliament delays decision on new abortito restrictions, The Guardian, 2020 https://www.theguardian.com/world/2020/apr/16/polish-parliament-delays-decision-on-new-abortion-restrictions

A. L. Nunes Santos, What does the Covid-19 pandemic teach us about gender inequality?, Observatory on Covid-19 effects on gender equality, 2020 https://drive.google.com/file/d/1iS_lh29Z5hFJpFg64489ZkDY8_lqfcor/view

L’Ungheria boccia la Convenzione di Istanbul contro la violenza domestica sulle donne, Eu News, 2020 https://www.eunews.it/2020/05/05/lungheria-bocca-la-convenzione-istanbul-la-violenza-sulle-donne/129704?responsive=n

M. Erbas, “StayAtHome” vs. the protection of women against domestic violence in the outbreak of Covid-19, European Lae and Gender, 2020 https://elan.jus.unipi.it/blog/stayathome-vs-the-protection-of-women-against-domestic-violence-in-the-outbreak-of-covid-19/

N. Bhandare, Covid-19: the centrality and invisibility of women, Hindustan Times, 2020 https://www.hindustantimes.com/columns/covid-19-the-centrality-and-invisibility-of-women/story-IW3OVJOpPWDzXBNlq1L5EP.html

J. Griffiths, Taiwan’s Coronavirus response is among the best globally, CNN, 2020 https://edition.cnn.com/2020/04/04/asia/taiwan-coronavirus-response-who-intl-hnk/index.html

A. Wittenberg-Cox, What do countries with the best Coronavirus responses have in common? Women leaders, Forbes, 2020 https://www.forbes.com/sites/avivahwittenbergcox/2020/04/13/what-do-countries-with-the-best-coronavirus-reponses-have-in-common-women-leaders/#3e6587d03dec

Misure di aiuto specifiche concordate con gli stati federali, Ministero federale degli Anziani, della Famiglia, delle Donne e della Gioventù, BMFSFJ, 2020 https://www.bmfsfj.de/bmfsfj/aktuelles/alle-meldungen/konkrete-hilfsmassnahmen-mit-den-bundeslaendern-verabredet/154102

C. Werber, The Covid-19 recession will hurt women more, but it might nudge them toward equality, Quartz at Work, 2020 https://qz.com/work/1835659/how-the-covid-19-recession-could-help-womens-equality/


Foto copertina: Agenzia Dire

Scarica Pdf

Emanuele Lopes

Sono uno studente universitario al secondo anno in corso presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo. Sono appassionato di diritti civili e questioni sociali

Vedi tutti gli articoli
Vai alla barra degli strumenti