Il calciatore che diventa simbolo di rappresentanza del sentimento popolare argentino e napoletano. Quando lo sport si collega ad aspetti socio-culturali e politici.


 

El pibe de oro

Soprannominato El Pibe de Oro (“il ragazzo d’oro”), Diego Armando Maradona nacque nel ghetto di Villa Fiorito nel 1960 nella periferia di Buenos Aires.
Come gli altri bambini del quartiere, passava buona parte del tempo a giocare col pallone da calcio in strada o campetti disastrati. Le sue umili origini e il luogo in cui è nato e cresciuto, sono estremamente importanti per comprendere il fenomeno Maradona; la periferia che ha dato i natali a quest’uomo è tra le peggiori al mondo, un mondo distaccato dalla realtà, con regole proprie e modi di vivere totalmente differenti da posti ben più avanzati e sviluppati, un ambiente sicuramente “difficile”.
Per dare un’idea della sua situazione precaria si pensi a quando fu scoperto da Francisco Corneja, suo primo allenatore nella squadra giovanile dell’Argentinos Juniors di Buenos Aires, il quale provvedeva assieme al club alle spese per il materiale da calcio, per le cure mediche e il sostentamento fisico del giovane Diego[1].

È considerato come uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, se non addirittura il migliore in assoluto. Maradona è stato l’artefice d’imprese calcistiche che hanno scritto pagine indimenticabili della storia del calcio, ma soprattutto è stato capace di stringere un legame molto intenso, viscerale con il popolo argentino e napoletano, eroe della nazionale “albiceleste” e della maglia azzurra del Napoli.
La sua vita è stata un misto tra genio calcistico e sregolatezza in ambito privato, entrando in contatto con ambienti e amicizie che non l’hanno giovato, tra problematiche psicologiche e fisiche, e le dipendenze da droga e alcol. Diego Armando Maradona muore il 25 novembre 2020, in seguito a problemi di salute, un accadimento che ha suscitato forte emozioni in coloro che lo hanno sempre idolatrato e hanno considerato quest’uomo come un mito e un simbolo che è andato ben oltre lo sport.

L’eroe dell’Argentina: un simbolo di rivalsa per i più deboli

“Ho due sogni, il primo è giocare i Mondiali, il secondo è vincerli”, queste le parole di un Diego Armando Maradona bambino. Proprio nel 29 giugno 1986 riuscì a trascinare la Nazionale dell’Argentina alla vittoria del Mondiale di calcio, donando fama e gloria ad una nazione in tutto il mondo.

L’Argentina è un paese appartenente al Sud America, un’area geografica che ha una storia molto particolare. Il Sud America rappresenta nel continente americano e nel mondo, quel luogo difficile che ha vissuto momenti storici di forte precarietà. I paesi del Sud America, Argentina compresa, sono stati più volte soggetti a problemi di natura economica, politica e socio-culturale; Henry Kissinger sosteneva che i paesi sudamericani non erano gli attori internazionali in grado di fare la storia, bensì rappresentavano coloro che la subivano[2].

La domanda da porsi è come mai il calciatore Maradona ha inciso così tanto nel popolo argentino, perché è entrato in maniera forte nel cuore e nell’anima di questa gente, perché un calciatore è diventato un simbolo e quasi una religione per l’Argentina. La risposta risiede probabilmente nella situazione del paese argentino durante la prima metà del Novecento, dove si riscontra una nazione ricca e con la capitale Buenos Aires molto cresciuta e sviluppata, dal forte carattere europeo; tuttavia allontanandosi dalle grandi città argentine si è dinanzi a scenari di precarietà, povertà diffusa, disuguaglianze sociali e realtà degradate. Sostanzialmente in quegli anni l’Argentina soffriva di forti squilibri sociali, tra situazioni di benessere e ricchezze ed altre di forti difficoltà e disagi, con una fetta considerevole di argentini che subivano la povertà e la miseria. Un paese diviso in due scenari ben diversi tra loro, ma tutto ciò ha aiutato a costruire il mito rivoluzionario di Maradona, perché lo sport del calcio, assieme a quest’uomo, ha dato modo di poter sognare ad un popolo sofferente a causa dell’ostica realtà sociale. È come se il gioco del calcio avesse aiutato i più deboli, gli oppressi, la gente che cercava una qualche forma di riscatto per loro stessi e per l’Argentina.

Il Mondiale di calcio del 1986 è stato il premio per gli argentini, è stato l’obiettivo di rivalsa di un popolo scontento che ha riversato tutto nel gioco del pallone; riscatto emblematico e di altissimo valore simbolico fu il match in campo tra Argentina ed Inghilterra nel 22 giugno dell’86. La guerra delle Falkland/Malvinas del 1982 tra Regno Unito ed Argentina, con la vittoria degli inglesi, fu una ferita profonda per Buenos Aires, al punto tale da vedere in quella partita dell’86 non più due squadre a confronto, bensì due popoli in guerra[3]. Hanno fatto storia i due gol che Maradona segnò durante questa partita così sentita: il gol con celeberrimo tocco di mano, denominato in seguito la Mano de Dios, successivamente il gol iniziato da centrocampo per poi saltare buona parte dei giocatori della squadra avversaria, portiere compreso, per imbucare il pallone in rete, considerato il “gol del secolo”. La memorabile telecronaca di Víctor Hugo Morales durante la partita rende forse giustizia all’icona di Maradona, esprime in pieno il sentimento di liberazione argentino, di rivalsa sociale e di riscatto politico nei riguardi della potenza inglese; le parole del telecronista risuonano probabilmente tutt’oggi nella mente del popolo argentino: <<Gracias Dios, por el fútbol, por Maradona, por estas lágrimas, por este Argentina 2 – Inglaterra 0>>, parole che hanno incarnato il sentimento di una nazione intera, la quale ha trovato gloria con la seconda rete segnata dal numero 10 della Nazionale, Diego Armando Maradona.

 

Il popolo partenopeo riscattato da Maradona 

La realtà di Napoli, seppur molto distante geograficamente dal Sud America, può essere accostata per un attimo alla situazione argentina; anche il mondo partenopeo è stato zeppo di contraddizioni, numerosi alti e bassi e tante difficoltà sociali, culturali, economiche o politiche.
Ci sono analogie importanti tra Napoli e l’Argentina, ed in particolare Buenos Aires. Basti pensare al fatto che sono state entrambe realtà storicamente complesse e difficili. Napoli, forse, ha rappresentato il posto ideale per Diego Armando Maradona per costruire un legame fortissimo con un popolo che non sia quello argentino. Anche in questo caso il calciatore ha acquisito un’aura simbolica, un ruolo iconico, quasi un mito si potrebbe dire, che trascende il semplice mestiere di calciatore e lo sport del calcio. Le parole che ha speso Maradona più volte verso Napoli possono aiutare a comprendere il rapporto simbiotico che si è andato a costruire negli anni tra il calciatore, diventato pian piano idolo, e il popolo partenopeo. Si pensi al suo giorno di presentazione allo stadio San Paolo, dinanzi a 70.000 spettatori, quando non parlò molto di calcio o di trofei, ma disse: <<Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli, perché loro sono come ero io a Buenos Aires>>[4]. Lo scrittore Maurizio De Giovanni definisce il rapporto tra lo sportivo e la città di Napoli come congiunzione astrale di due stelle che si allineano[5], spiegando che Maradona è considerato il primo cittadino della città, un figlio della realtà napoletana, qualcuno che ha dato lustro a Napoli attraverso imprese sportive: si ricordi la vittoria di due scudetti (1987-1990) e una coppa UEFA (1989), una Coppa Italia (1987), una Supercoppa italiana (1990).
Per comprendere il ruolo simbolico e quasi rivoluzionario che ha vestito Diego Armando Maradona per Napoli, bisogna collegarsi alla storia molto particolare napoletana, il calciatore è riuscito a puntare la luce del successo su una realtà molte volte contraddittoria, più volte sofferente, spesso denigrata; con questo sportivo Napoli risalta agli occhi d’Italia e del mondo, nel frattempo il calciatore diventa un simbolo di rappresentanza e orgoglio napoletano ovunque. Egli è stato un rivoluzionario del calcio in quegli anni, perché da troppo tempo la vittoria del campionato nazionale era stata contesa tra le squadre del Nord Italia. Maradona ruppe questo dogma, portando alla rivalsa un’outsider di quegli anni, la squadra del Napoli, rendendola trionfante.

 

Il collegamento tra lo sportivo e le tematiche politiche, sociali e culturali: Diego eroe terzomondista

 

Dopo ciò che è stato scritto si può provare a tirare le somme per capire cosa è stato realmente il fenomeno Maradona. Il calciatore argentino ha raffigurato il simbolo in cui si sono incarnati i deboli, gli oppressi e i sofferenti, egli stesso proveniva da origini povere, in primis Maradona è stato un sofferente ed un oppresso, forse questo ha aiutato ancora di più la costruzione del mito. Le sue origini povere non sono mai state rinnegate dallo sportivo, piuttosto sono state più volte sottolineate e portate avanti con un certo orgoglio. La gente come lui ha riversato i propri sogni e ha trovato il proprio piacere e benessere attraverso lo sport, attraverso il calcio, un artista del pallone come Maradona ha suscitato sensazioni ed emozioni che hanno in qualche modo aiutato a compensare i mali della gente che lo ha seguito.
El Pibe de Oro ha rappresentato per certi versi il Sud del mondo, quella parte di mondo maggiormente precaria e con difficoltà che si sono perpetuate col passare degli anni, come se fosse un rappresentate della sinistra più vicina ai deboli e alle classi umili. Non a caso è stato considerato un eroe terzomondista.

Basti pensare che ha avuto amicizie politiche, va detto anche criminali, ma al tempo stesso è stato molto critico verso i potenti della Fifa e spesso un loro nemico. Ancora, si pensi alla storica amicizia, iniziata col loro primo incontro nel 1987, tra Diego e l’ex lider cubano Fidel Castro; alla morte di quest’ultimo il calciatore ha speso belle parole in suo onore, descrivendolo alla stregua di una figura paterna e gli è stato molto riconoscente per averlo accolto nell’isola di Cuba e avergli concesso le cure di disintossicazione dalla droga che gli erano state negate altrove. Lo stesso Fidel definì Maradona come El Che do sport (“il Che Guevara dello sport”)[6], come se questo sportivo oltre ad essere tale sia stato al tempo stesso anche un anticonformista e un ribelle, proprio come lo è stato Fidel.

Maradona ha sempre simpatizzato per la sinistra politica, ha affermato “Io sono sinistro, tutto sinistro: di piede, di fede, di cervello”, ammirava il Venezuela di Chávez e Maduro e il Nicaragua di Daniel Ortega. Il lider venezuelano, non a caso, ha speso parole affettuose per il decesso del calciatore argentino, emblematica è stata una parte del suo tweet commemorativo che recita: “¡Hasta siempre Pibe de América!”, traducibile come un ricordo eterno di Maradona in tutta l’America e non solo[7].

Il calciatore argentino ha rappresentato quasi una fede, un credo, vanno ricordati gli adepti della Iglesia Maradoniana. Una Chiesa nata, per passione estrema e un po’ per scherzo, nel 30 ottobre 1998; in questo giorno ci fu il trentottesimo compleanno di Maradona e nella città di Rosario i due giornalisti Hernán Amez e Alejandro Verón incominciarono a festeggiare l’accadimento come se fosse il giorno di Natale. Da un semplice gioco è nato un culto fortemente maniacale, che sembra essere a tutti gli effetti una religione: si festeggiano festività note a tutti, come Natale o Pasqua, in date differenti da quelle conosciute di solito (collegandosi ad eventi riguardanti le gesta sportive del calciatore), c’è un credo vero e proprio e una versione rivisitata dei dieci comandamenti[8]. A proposito di chiese, celebre il suo rimbrotto a Papa Giovanni Paolo II, “Si ho litigato col Papa. Ci ho litigato perché sono stato in Vaticano, e ho visto i tetti d’oro, e dopo ho sentito il Papa dire che la chiesa di preoccupava dei bambini poveri. Allora vendi il tetto amigo, fai qualcosa” (9 novembre 1985).

Ciò che coinvolge le masse assume sempre un ruolo politico, questo può avvenire anche attraverso lo sport e un calciatore, Diego Armando Maradona ha incarnato un po’ questo concetto. Per molti ha rappresentato una sorta di dio umano, che aveva le sue debolezze e i suoi problemi di vita privata, ma al tempo stesso era dotato di un genio calcistico fuori dal comune che riusciva a rendere fiere alcune realtà tendenzialmente più in ombra, esempio Napoli e l’Argentina.
Una fierezza che aveva il sapore del riscatto e della gloria, cose non facili da ottenere per certi popoli.


Note

[1] Vintage Sport, La storia siamo noi – Diego Armando Maradona, 24 giugno 2020. https://youtu.be/o5hv9vjZAcM

[2] La Repubblica, L’America Latina e il Sud del mondo che non conta, 11 giugno 2019. https://www.youtube.com/watch?v=hupVN_mdLOo

[3] Sky sport, Maradona, Mano de Dios e Gol del secolo: la storia di Diego con l’Argentina, 25 novembre 2020. https://sport.sky.it/calcio/2020/11/25/maradona-storia-nazionale-argentina

[4] V. Lamorte, Le frasi che hanno reso Maradona un mito: “Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli”, in “fanpage.it”, 25 novembre 2020. https://www.fanpage.it/sport/calcio/le-frasi-che-hanno-reso-maradona-un-mito-voglio-diventare-lidolo-dei-ragazzi-poveri-di-napoli/

[5] A. De Angelis, Maurizio De Giovanni: “Maradona e Napoli, congiunzione astrale di due stelle che si allineano”, in “Huffington Post”, 25 novembre 2020. https://www.huffingtonpost.it/entry/maurizio-de-giovanni-maradona-e-napoli-congiunzione-astrale-di-due-stelle-che-si-allineano_it_5fbea245c5b61d04bfa67f01

[6] Corriere dello Sport, Maradona morto il 25 novembre come Fidel Castro e George Best, 27 novembre 2020. https://www.corrieredellosport.it/news/calcio/maradona/2020/11/26-76804222/maradona_morto_il_25_novembre_comefidel_castro_e_george_best

[7] E. L. C., Diego Armando Maradona, el revolucionario que consideró a Fidel Castro su “segundo padre”. Fidel Castro le invitó a Cuba en 1987 y desde entonces quedó deslumbrado por su carisma y trabaron amistad., in “El Español”, 26 novembre 2020. https://www.elespanol.com/mundo/20201126/diego-armando-maradona-revolucionario-considero-fidel-castro/538946111_0.html

[8] G. Fazio, In cosa credono gli 850 mila fedeli che hanno aderito alla Chiesa di Maradona, in “AGI”, 27 giugno 2019. https://www.agi.it/sport/chiesa_maradona-5729157/news/2019-06-27/


Foto copertina: Artwork di Daniel Tognetti