I diritti umani nella crisi ambientale

I diritti umani nella crisi ambientale

Può il cambiamento climatico essere visto come una violazione dei diritti dell’uomo?


L’espressione cambiamento climatico è ormai all’ordine del giorno, la sua origine viene rimandata al report[1] pubblicato nel 1992 dall’ IPCC. Questa nozione indica insoliti ed estremi eventi climatici che colpiscono il pianeta. Questi disastrosi eventi climatici hanno una moltitudine di effetti ma non solo provocano disastri ambientali, hanno anche un effetto diretto sulla vita degli esseri viventi creando rischi per la sopravvivenza stessa.

Connettere il benessere dell’uomo con l’ambiente non dovrebbe quindi sorprendere, poiché il rapporto con l’ambiente rappresenta una costante nella storia dell’umanità. Sin dall’inizio dei tempi gli esseri umani vivono nel regno della natura interagendo e venendo influenzati da esso attraverso l’aria, l’acqua e il cibo, favorendo l’instaurazione di un rapporto di interdipendenza. Conseguentemente, è facile affermare che le azioni umane influiscono sull’ambiente anche in termini negativi che possono essere visibile o meno visibili. Tra questi ultimi, si deve includere l’alterazione della composizione dell’atmosfera, ad esempio con la concentrazione dei gas dell’effetto serra che causano il surriscaldamento globale.[2]

È una deduzione logica, quindi, basata proprio sull’interdipendenza, che se l’uomo danneggia l’ambiente, anche quest’ultimo può causare danni al benessere umano, manifestandosi ad esempio come l’ascesa di malattie (diffusi sono i casi di cancro), l’inquinamento di acqua e scarsa quantità di cibo. Quando la vita umana è influenzata in questo modo, tale minaccia alla vita stessa è una violazione di diritti umani.
Per questo, il cambiamento climatico può essere analizzato su due dimensioni: lo Stato, se si analizza il regime delle emissioni creato dalla comunità internazionale, oppure la sfera umana se invece si esaminano gli effetti sul benessere umano.
Quest’ultima sfera può essere individuata nei diritti umani, ciò rappresenta un esercizio utile per spostare l’attenzione della politica sull’attuale emergenza climatica. I diritti violati sono numerosi, ad esempio esaminando il diritto alla vita, questo viene a mancare in tutti gli eventi climatici che presentano una minaccia alla sopravvivenza.
I popoli che vivono sulle isole, come il popolo maldiviano, sono tra i più minacciati al mondo dall’innalzamento delle acque causato dallo scioglimento dei ghiacciai che avanza di anno in anno eliminando centimetri di terra su cui questi popoli vivono e instaurano le loro società. Inoltre, i cambiamenti climatici influenzano la disponibilità di cibo e acqua, fondamentali per la sopravvivenza di queste popolazioni.
Il diritto al cibo e all’acqua è una categoria riconosciuta recentemente e da poco inserita in documenti costituzionali, ciononostante, lo Stato ha il dovere di assicurarsi che il proprio popolo abbia a disposizione le risorse fondamentali per sopravvivere. Non è impossibile immaginare come la mancanza di cibo e acqua possa portare allo scoppio di veri e propri conflitti. L’ambiente è un fattore importante per lo sviluppo della propria personalità e identità, per questo è necessario che sia sicuro e sano per l’essere umano.

Queste categorie di diritti appena menzionate sono riconosciute da numerosi trattati, i quali tuttavia non colgono la congiunzione tra il diritto umano e il diritto ambientale, non permettendo la formazione e l’individuazione di una base giuridica per far si che la violazione dei diritti causata da eventi climatici possa avere una conseguenza legale. L’unica azione giuridica prevista è adire una Corte dimostrando come una persona fisica o giuridica abbia violato un diritto fondamentale, un processo altamente costoso.[3]
Questo però è possibile qualora si voglia citare in giudizio una compagnia petrolifera o un’industria, ma nel caso in cui si voglia riconoscere la responsabilità di uno Stato questa possibilità viene meno a causa del principio di precauzione su cui si fonda il diritto ambientale.
Il collegamento tra surriscaldamento globale e attività antropologiche si basano su ricerche scientifiche di cui però non si ha la piena certezza, il principio di precauzione permette di limitare i danni agendo in modo anticipato. Per quanto utile, questo impossibilita un ulteriore passo avanti della giurisprudenza che potrebbe pienamente inquadrare i diritti umani nelle politiche climatiche.

Un primo tentativo è arrivato dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite che ha sottolineato come ci siano tre dimensioni importanti della protezione ambiente attraverso la legislazione ambientale e i diritti umani. Il primo è che l’ambiente stesso, che è un prerequisito per il godimento dei diritti dell’uomo. Ciò implica che gli obblighi degli Stati in materia di diritti umani dovrebbero incorporare l’obbligo di garantire un certo livello di protezione ambientale per consentire il pieno esercizio dei diritti.
La seconda dimensione considera i diritti umani, quelli relativi all’accesso alle informazioni, di partecipazione al processo decisionale e alla giustizia in materia ambientale, come elementi essenziali per un buon processo decisionale ambientale. Ciò suggerisce che i diritti umani devono essere attuati al fine di fornire protezione ambientale.
Ultima e terza dimensione si concentra sul riconoscimento di alcuni diritti, come il diritto a un ambiente sicuro, sano ed ecologicamente equilibrato come un diritto umano in sé. [4]

Individuare e fare appello ai diritti umani in questo caso è utile per creare una sorta di obbligo in capo agli Stati. Infatti, anche se i diritti umani non sono vincolati da obblighi legali creano obblighi sostanziali, fattore che ha portato i cittadini a rivendicare maggiori diritti ambientali. Questi sono stati formulati solo di recente, raramente oggetti alle riflessioni della giurisprudenza e sono poco riconosciuti dai leader politici. Tuttavia, la presenza di riferimenti all’ambiente e alla sua qualità, creano una base legale per rivendicare giustizia contro i disastri ambientali, come il cambiamento climatico.
Con questa base legale essi potrebbero essere inclusi direttamente nei negoziati che regolano il diritto climatico e il surriscaldamento globale antropologico. Infatti, i principali negoziati climatici, ossia il Protocollo di Kyoto e l’accordo di Parigi, non menzionano i diritti umani, e conseguentemente, non creano neanche obbligazioni per gli stati firmatari nel rispetto di questi. Del resto, il surriscaldamento globale è sempre stato regolato solo con la riduzione dell’emissioni di CO2, a ciò consegue un vero e proprio regime economico che si concentra su un mercato internazionale di riduzioni volontaria di emissioni.[5] 

Anche nel classico approccio di mitigazione e adattamento climatico i diritti umani non sono considerati. Nella mitigazione, i diritti umani sono considerati diritti negativi dagli Stati che quindi si concentrano sulla riduzione delle emissioni o sulla legislazione ambientale. Invece, l’adattamento si concentra su tutte quelle azioni che si possono predisporre per limitare gli impatti negativi degli eventi climatici, qui i diritti umani potrebbero avere un approccio positivo dove gli Stati dovrebbero rispettarli e proteggerli.  Come si può dedurre, il meccanismo di adattamento è poco implementato anche se, in questo preciso momento storico, la necessita è quella di spostare l’attenzione sui diritti umani, reinventandoli in modo da rendere giustizia tra le popolazioni.[6]


Note

[1] Climate Change: The IPCC 1990 and 1992 Assessments , Intergovernmental Panel on Climate Change, 1992 https://www.ipcc.ch/site/assets/uploads/2018/05/ipcc_90_92_assessments_far_full_report.pdf

[2] “Climate Change, Justice and Sustainability: Linking Climate and Development Policy”, Ottmar Edenhofer, Johannes Wallacher, Hermann Lotze-Campen, Michael Reder, Brigitte Knopf, Johannes Müller, Springer Science & Business Media,  2012

[3]The Oxford Handbook of International Climate Change Law”, Cinnamon Piñon Carlarne, Kevin R. Gray, Richard Tarasofsky, Oxford University Press, 2016

[4] UNEP, Human Rights and the Environment ( http://web.unep.org/divisions/delc/human-rights-and-Environment )

[5] “The Global Warming Desk Reference”, Bruce Elliott Johansen, Greenwood Publishing Group, 2002

[6] “Human Rights and Climate Change”, Stephen Humphreys, Mary Robinson, Cambridge University Press, 2010


 Foto copertina: immagine web. WorldFutureCouncil


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Paola Apollaro

Laureata con lode alla magistrale in Global Politics and International Relations all'università di Macerata, dove ho conseguito anche la laurea triennale di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali. Appassionata di diplomazia e del diritto ambientale. Inoltre, in questo ultimo campo approfondirò ulteriormente i miei studi e le mie ricerche con il percorso di dottorato.

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