Dottrina Gerasimov: la strategia militare non convenzionale di Mosca

Dottrina Gerasimov: la strategia militare non convenzionale di Mosca

Nel 2013 il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Russe Valery Gerasimov elaborò una nuova dottrina militare russa, incorporandola nella dottrina ufficiale del 2014. La “Dottrina Gerasimov” ha rielaborato l’espressione di Guerra Ibrida nel panorama accademico degli esperti militari; ne ha messo in luce sei punti fondamentali, in cui si evidenziano i nuovi strumenti, necessari per attuare la strategia della “Guerra Ibrida”.


 

 

 


Introduzione alla Guerra Ibrida

Dopo l’occupazione russa della Crimea, avvenuta nel 2014, gli ambienti occidentali attuarono un significativo studio della Hybrid Warfare, strategia militare non convenzionale che la Russia stava rielaborando. L’articolo del Capo di Stato maggiore di Mosca ha rimesso sotto i riflettori una strategia che molti ritenevano estinta dalla galassia delle dottrine militari.
La coincidenza che precedette la crisi ucraina e la rivoluzione di Maidan[1] dei primi mesi del 2014 ha destato enorme preoccupazione nelle cancellerie europee. Ma la teoria Gerasimov non è altro che una revisione di un pensiero non-lineare, teoria che negli anni precedenti al 2014 è stata analizzata e revisionata anche dalle sfere statunitensi sin dai primi anni del 21esimo secolo.
Dal 2002 al 2008 diversi ufficiali hanno effettuato diverse analisi per comprendere meglio la Guerra Ibrida.
Il primo fu il maggiore statunitense William J. Nemeth quando nel 2002, con un resoconto intitolato “Future War and Chechnya[2], tentò di analizzare una probabile situazione di guerra ibrida, che si sarebbe venuta a creare durante la seconda guerra cecena.
Dopo Nemeth fu John McCuen che ebbe l’arduo compito di analizzare la Hybrid Warfare, partendo dagli studi compiuti da Nemeth. In quell’occasione si analizzò un possibile sviluppo di conflitti ibridi nella guerra del Vietnam e nel teatro militare della guerra del Libano, nel 1982. Nello scenario Libanese McCuen studiò il modus operandi delle milizie paramilitari sciite di Hezbollah[3]. Ma solamente con Frank G.Hoffman si iniziò a delineare una prima teoria semi-definitiva della Guerra Ibrida[4]. In conclusione Russel Glen revisionò il termine di guerra Ibrida elaborato da Hoffman. Nonostante i diversi studi compiuti da esperti statunitensi nel pensiero recente, post 2014 e Crimea, la definizione di Guerra Ibrida viene indirizzato, dai vertici americani e della NATO, verso le operazioni effettuate dal Cremlino. Il teatro della Crimea è stato il banco di prova della strategia non convenzionale russa.
In pochissimo tempo forze militari e ben equipaggiate, senza mostrine identificative, hanno occupato i punti strategici e nevralgici della Crimea, prendendone il controllo territoriale e neutralizzando le poche forze militari ucraine presenti in loco.
Solamente ad operazioni concluse, per stessa ammissione del Cremlino, si è scoperto che i cosiddetti “little green men” erano unità appartenenti alle forze armate russe, di cui parte di esse dislocate nella base militare russa di Sebastopoli, sede operativa della Flotta russa del Mar Nero[5].

La Hybrid Warfare russa prima di Gerasimov

L’articolo di Gerasimov si può considerare un sostanziale cambiamento del pensiero militare russo, che fu sottoposto ad una revisione sin dai primi anni post-URSS.
L’attuale dottrina affonda le sue origini nell’opera, che il generale Makhmut Gareev pubblicò nel 1995.
Nel volume “La guerra arriverà domani” l’ufficiale russo teorizza che il progresso tecnologico avrebbe dato le capacità di attuare precisi raid ed operazioni militari nel cuore del territorio nemico. Oltretutto Gareev afferma che lo sviluppo di sofisticati sistemi di comunicazione avrebbe potenziato gli strumenti di information warfare[6].
La diffusione di notizie false nello spazio informativo, nella strategia dottrinaria russa, mirano a destabilizzare il tessuto sociale del paese, con l’obiettivo finale di minare la fiducia della popolazione verso il proprio governo e le istituzioni dello stato stesso.
Sulla information warfare avviene un ulteriore aggiornamento, compiuto dal generale Vladimir Splichenko. Per l’ufficiale le guerre future sarebbero state combattute senza attaccare direttamente gli apparati militari, ma sarebbero state colpite, indirettamente, le strutture economiche degli stati. L’attuale strategia della information warfare post-Unione Sovietica è radicata nella strategia sovietica[7].
Durante il periodo sovietico i servizi d’intelligence di Mosca usavano la strategia della Information per supportare campagne politiche, finalizzate a rivoluzioni comuniste filo-sovietiche.
Con l’implosione dell’URSS e la nascita della Russia post-sovietica la dottrina russa ha ricevuto necessariamente un aggiornamento. Ereditando la quasi totalità del vecchio apparato militare sovietico Mosca, pazientemente, ha incominciato ad attuare una completa modernizzazione delle sue forze armate; contemporaneamente anche la stessa dottrina militare ha subito una riforma.
Nel 2003, durante la prima presidenza di Vladimir Putin, Mosca approva il libro bianco della difesa con cui il pensiero militare russo integra la necessità di un progresso tecnologico per l’apparato bellico del paese. Per il Cremlino la riorganizzazione militare del suo obsoleto apparato, ereditato dall’Unione Sovietica, è obbligatorio per rendere le forze militari flessibili. La riforma dottrinaria subisce un ulteriore passo con il predecessore di Gerasimov, Nikolay Makarov.
Makarov applica le prime innovazioni sulla flessibilità delle forze russe, rendendole pronte ad intervenire in qualsiasi scenario. Makarov consegna a Gerasimov, nominato nel 2012 Capo di Stato Maggiore delle forze armate russe, gli strumenti necessari per continuare il processo di riforma.
Gerasimov ha appreso gli insegnamenti dei suoi predecessori è la sua dottrina, per l’opinione pubblica, viene considerata da molti come il principale strumento di guerra ibrida del 21esimo secolo[8].

e dopo Gerasimov

Quando Gerasimov rende pubblico il suo articolo, il lavoro delinea i principali passaggi della nuova strategia non convenzionale, prendendo spunto dagli eventi delle primavere arabe 2011-2012.
Il contributo di Gerasimov illustra un preciso schema della guerra ibrida e del suo utilizzo nei principali teatri dello scacchiere globale.
Per ciò l’elaborato del capo di stato maggiore diventa il principale documento in cui, analisti ed esperti militari, analizzare nel profondo il pensiero di Gerasimov.
Nella teoria di Gerasimov gli strumenti non militari, come la pressione in campo economico e diplomatico, coordinati con gli apparati militari e d’intelligence del Cremlino sono il fulcro della nuova dottrina russa[9].
Per il generale le unità paramilitari, delle forze speciali e l’infiltrazione dello spazio informativo sono, con un chiaro e preciso coordinamento tra esse, parte fondamentale per l’applicazione della strategia “non lineare”.
Per lo stesso Gerasimov la mobilitazione delle forze convenzionali, nel momento giusto o per estrema necessità, sono l’ultima risorsa. Ma per attuare questo strumento bisogna creare una false flag, chiedendo l’istituzione di una missione peacekeeping, sotto l’egida internazionale (ONU) e su richiesta di Mosca.
Nel documento di Gerasimov il generale analizza la sottile linea che esiste tra lo stato di guerra e lo stato di pace, linea porosa che influenza e avvantaggia l’infiltrazione della strategia ibrida, teorizzata dal capo di stato maggiore del Cremlino[10]. Le Primavere Arabe vengono descritte, dal generale, come un esempio significativo. Le manifestazioni e le proteste di piazza, per Gerasimov, hanno avuto successo grazie all’utilizzo dei nuovi mezzi di informazione come i social network, con il supporto, ufficiale o meno, di possibili agenti provocatori, infiltratisi tra le file dei manifestanti[11].
Lo sviluppo della dottrina Gerasimov ripercorre il secondo periodo di riorganizzazione delle forze armate russe. Nel 2008, quando Vladimir Putin ricopriva la carica di primo ministro, Mosca ha appena concluso una guerra lampo contro la Georgia, completando gli obiettivi di tutelare la “sovranità” dell’Ossezia del Sud e dell’Abcasia.
Ma il conflitto rivela gli enormi gap strutturali ed organizzativi delle forze russe nonostante le riforme precedenti abbiano tentato di risolvere e di rimpiazzare gli obsoleti mezzi dell’era sovietica[12]. In meno di dieci anni, dal 2008 al 2014, il Cremlino rimpiazza il grosso dell’obsoleto dispositivo bellico sovietico, puntando su ricerca e sviluppo, su progresso tecnologico e innovazione.
Il vento di rinnovamento condiziona la revisione della stessa dottrina militare russa, in cui Gerasimov contribuisce nella riorganizzazione.
Teoricamente la dottrina di Gerasimov non è parte del pensiero militare russo ufficiale, ma l’articolo del generale, dalla sua pubblicazione, ha condizionato le scelte strategiche dei vertici governativi russi nella gestione della politica estera della Russia putiniana.
La crisi ucraina del 2014 diventa, de facto, il campo di prova della dottrina Gerasimov, l’anno successivo dalla sua pubblicazione.
Gli eventi ucraini hanno materializzato le principali preoccupazioni degli analisti occidentali, scenari che mai avrebbero immaginato[13].
L’Occupazione della Crimea, tra febbraio e marzo 2014, viene completata con truppe militari, denominati “little green men”, che occupano i principali centri urbani e le principali basi militari, acquisendo il controllo della Crimea in pochissimi giorni.
Solo dopo alcune settimane si viene a conoscenza che le forze erano reparti militari della Federazione Russa, ammissione pervenuta dalla stessa Mosca. Per il Cremlino le forze russe sono dovute intervenire per garantire la sicurezza della minoranza russofona crimeana. Ma con il Referendum del marzo del 2014, supportato dalla stessa Russia, la Crimea viene annessa dalla Federazione.
L’occupazione e la successiva annessione vengono condannati dalla comunità internazionale, definendo le azioni russe come una grave violazione del diritto internazionale e della sovranità territoriale di Kiev.
Il campo di prova della dottrina Gerasimov è stato senza dubbio la crisi ucraina del 2014 con la Crimea, ma la successiva crisi esplosa nell’ucraina orientale, dove le forze ribelli filorusse del Donbass (Doneck e Lugansk) ancora oggi si confrontano con le forze governative ucraine.
Nello scenario dell’Ucraina la dottrina Gerasimov ha visto una sua prima attuazione pratica, dove la combinazione di forze paramilitari e non regolari sono state supportate, indirettamente, dalle forze regolari russe e dagli apparati d’intelligence del Cremlino.

Le 6 fasi della Dottrina Gerasimov

Per Gerasimov la fase turbolenta delle primavere arabe ha influenzato lo sviluppo del suo studio.
La destabilizzazione del MENA (Middle East and North Africa) aveva scatenato un periodo in cui si susseguivano crolli dei vecchi regimi autoritari come in Tunisia ed Egitto, interventi stranieri come la NATO in Libia nel 2011, che ha comportato la caduta di Muammar Gheddafi, lo scoppio di violente guerre civili come quella siriana, susseguita dall’intervento militare russo nel settembre del 2015, o ad una restaurazione di governi diretti dai vertici militari come il Colpo di stato militare in Egitto avvenuto nel luglio del 2013.

Gerasimov vede questo come un monito. In pochi mesi quella che era una nazione fiorente in ambito economico e con una parziale stabilità politica, può crollare in poche settimane e precipitare in una spirale di violenza o in una guerra civile, dove le grandi potenze, sia regionali sia globali, tentano di costruire un proprio dominio a discapito degli altri competitor. Nella nuova dottrina i mezzi non-militari sono parte integrante delle strategie belliche, in alcuni casi rimpiazzando le tecniche militari La Dottrina Gerasimov è sintetizzata in 6 fasi, sintesi effettuata dallo stesso Capo di Stato maggiore 

Prima Fase – Fase occulta

La prima fase incomincia con la Russia che attua una destabilizzazione nei confronti dello stato, con l’obiettivo di indebolire le istituzioni statali in cui si intende pianificare un cambio di regime.
Il Cremlino attiva le sue cellule e sfrutta una possibile componente russofona o gruppo etnico vicino alla Russia, che possono diventare come una sorta di “Quinta colonna” del Cremlino.
Grazie ad esse vengono pianificati atti di destabilizzazione ed organizzate proteste anti-governative. Queste mirano a far crescere una possibile repressione, da parte delle forze di sicurezza, contro la comunità russofona.
Con il supporto russo i gruppi etnici russofoni fondano partiti politici che tentano di opporsi al governo; in questo scenario Mosca supporta i movimenti politici costruendo campagne politiche e antigovernative con il fine di applicare una contro-informazione.
Se la prima fase ottiene il successo previsto da Mosca, essa passa alla seconda fase[14].

Seconda Fase – Aumento della tensione

La seconda fase, in caso il conflitto tra le parti dovesse continuare, vede Mosca attuare strategie finalizzate ad inasprire la tensione. Il governo russo emette sanzioni economiche e fa pressioni diplomatiche sulle autorità governative chiedendo la cessazione della repressione. Contemporaneamente i leader politici iniziano a schierarsi da una parte o dall’altra. Facendo così la fiducia verso le istituzioni inizia a sgretolarsi. Se la seconda fase consegue gli obiettivi dichiarati si passa alla terza fase.[15]

Terza Fase – inizio ufficioso di operazioni belliche russe

 In questa fase si iniziano ad intravedere le prime azioni paramilitari. Le manifestazioni pacifiche si trasformano in azioni di sabotaggio, violenze nei confronti degli oppositori politici e filogovernativi, si vengono a creare unità paramilitari, che in alcuni casi tentano di eliminare i leader vicini al governo. Nel momento esatto, mentre il paese sprofonda in uno stato di semi-guerra civile, Mosca incomincia ad inviare unità militari nel paese, ed attiva le cellule paramilitari, fino ad allora dormienti, dislocate nel paese. Le unità di Mosca hanno il compito di garantire un supporto e di aumentare la tensione tra i governativi e gli anti-governativi (a supporto di quest’ultimi) Creando una false flag, intensificata dalla stessa Mosca, quest’ultima decide di mobilitare le sue forze militari. La dichiarazione che Mosca, usa in questo caso, per giustificare la mobilitazione militare è che potrebbe esserci una possibile minaccia agli interessi nazionali russi e alla sicurezza della Federazione. Dopo ciò Mosca attua la quarta fase[16].

Quarta Fase – Crisi Definitiva 

Nella quarta fase si incominciano ad intravedere le prime operazioni militari delle forze regolari, appoggiate da una imponente campagna mediatica e diplomatica. Ciò mira ad acquisire i principali punti strategici ed installazioni militari, neutralizzando le forze nemiche e distruggere le sue capacità belliche. Successivamente Mosca mira ad isolare il governo avversario. Per evitare condanne internazionali, il governo russo sfrutta le sue capacità informative e diplomatiche per garantirsi un supporto sia in patria sia presso le cancellerie internazionali[17].

Quinta Fase – Risoluzione

La fase 5 è il giro di boa della strategia russa. Dopo la conclusione delle operazioni militari, il governo russo tenta di concluderle massimizzando il suo vantaggio, e applicando una strategia informativa, che neghi il suo diretto coinvolgimento nelle destabilizzazioni precedenti all’intervento russo. Prima di ritirare le truppe, sotto richiesta della comunità internazionale, tenta di plasmare l’apparato statale ed istituire un governo sotto sua diretta (o indiretta) influenza politica.[18]

Sesta Fase – Restaurazione dell’ordine nel paese

Nella fase 6 la Russia consolida gli obiettivi conseguiti, fa intervenire le sue forze militari per abbassare la tensione tra le parti e disloca, sotto la falsa bandiera delle operazioni di peacekeeping, le sue forze militari nei punti strategici del paese sotto autorizzazione del governo, che è di fatto sotto influenza politica del Cremlino[19].

Le 6 fasi possono non essere schematiche

Lo studio della dottrina Gerasimov ci obbliga nel effettuare un analisi approfondita delle 6 fasi, visto che non è un schema predefinito. Le 6 fasi possono cambiare pianificazione, in base alle condizioni in cui il Cremlino deve iniziare le sue operazioni. La visione Gerasimov è de facto una importante evoluzione della “Maskirovka” di tradizione russo/sovietica. In essa Mosca tentava d negare il suo diretto coinvolgimento nelle operazioni che svolgeva Nel pensiero di Gerasimov le sei fasi possono essere utilizzate senza transitare dalla 1 alle 6. Ciò garantisce massima flessibilità per i comandi militari russi.  Nei parametri occidentali la “guerra ibrida” è stata collegata alle teorie di Valery Gerasimov, ma bisogna effettuare un ulteriore suddivisione in due principali teorie che la compongono: Political Warfare e Hybrid Warfare.

La versione russa della “guerra Ibrida”

Il primo analista che elaborò la separazione in Political Warfare e Hybrid Warfare della dottrina Gerasimov fu Mark Galeotti[20]. La Political Warfare ha le sue fondamenta nella visione militare dell’Unione Sovietica; essa si concentra nella guerra permanente nel campo politico, combattuta con gli strumenti della propaganda, con il supporto logistico di centri studi filogovernativi e think tanks istituiti appositamente dal governo, con il fine di destabilizzare i paesi che erano visti come avversari dal Cremlino. Nel pensiero attuale la Political Warfare sfrutta gli strumenti moderni come le unità cyber per compiere attacchi alle strutture informatiche o appoggiando movimenti o partiti filorussi, supportati dai centri studi vicini al Cremlino[21]. Gerasimov ha implementato nella tradizionale Political Warfare, per Galeotti, la strategia della guerra ibrida (Hybrid Warfare).
Con azioni militari non dichiarate Mosca effettua un ulteriore aggiornamento che prima era caratterizzato dal supporto politico verso movimenti politici filorussi, come avviene nel Donbass. Questa strategia ha l’ambizione, secondo i dettami di Gerasimov, di restaurare una sfera d’influenza russa nel suo estero vicino e con una implementazione della influenza russa in Europa. 

La Dottrina Gerasimov strumento di Mosca per la sua politica estera?

Dal 2014 la politica estera del Cremlino ha subito una profonda revisione, integrando i concetti della teoria di Gerasimov, confermati in un recente discorso pubblico
In quella occasione ha delineato che la Russia, nel prossimo futuro, dovrà sfruttare la visione della guerra ibrida, in cui si connettono operazioni militari supportate dall’intelligence e dalla propaganda politica, saranno asset decisivi per la politica estera russa dei prossimi anni[22].
Se ufficialmente la visione di Gerasimov non è stata inserita nella dottrina militare approvata dal Cremlino è stata decisiva per la recente politica estera e per consolidare l’influenza russa in Siria (paese in cui Mosca è presente con due importanti basi militari come quella navale di Tartus e aerea di Khmeimim), testa di ponte necessaria per espandere l’influenza del Cremlino nel Medio Oriente e nel garantire la sfera d’influenza russa tradizionale del Caucaso, dei Balcani e dell’Asia Centrale.
Oltretutto Mosca è riuscita ad imporsi come importante mediatore per i paesi mediorientali[23].
Grazie al peso politico, militare ed economico la Russia mantiene una forte influenza nel tradizionale estero vicino, come l’Asia Centrale e il Caucaso. Ciò rende la dottrina Gerasimov indispensabile per conseguire gli obiettivi geostrategici russi per il medio e, in certi casi, il lungo periodo[24].

Conclusioni

Il recente sviluppo della dottrina Gerasimov ha contribuito ad una sostanziale revisione del concetto strategico della guerra ibrida, strategia che mira ad intensificare i livelli di escalation con nuovi strumenti, dove pressione diplomatica, economico-finanziaria, operazioni d’intelligence e di forze speciali vengono combinati per attuare le operazioni non lineari. Le operazioni ibride russe sono supportate dalle forze militari, mobilitate dai vertici militari in caso di necessità.

I recenti sviluppi nel settore militare e gli interventi russi in Crimea nel 2014 e quello in Siria nel settembre del 2015 hanno mostrato un decisivo grado di flessibilità, in grado di intervenire rapidamente al minimo mutamento della situazione politica interna. Ciò ha garantito a Mosca di intervenire rapidamente al minimo mutamento e di ristabilire un contro bilanciamento per garantire un significativo vantaggio in campo militare e diplomatico come è avvenuto nella guerra civile siriana[25].

Ancora oggi è complicato prevedere le prossime mosse che effettuerà la Federazione Russa e dove verranno applicati i dettami della dottrina Gerasimov ma per questo motivo è necessario analizzare le mosse del governo russo nello scacchiere internazionale, azioni rese imprevedibili con lo sviluppo della visione di Gerasimov, dove ogni settore ha sviluppato un alto tasso di integrazione in cui i diversi apparati di sicurezza, d’intelligence e delle forze armate dialogano tra di loro.

Ma la strategia Gerasimov deve fare i conti con le debolezze strutturali e con il suo obsoleto apparato economico, che non garantisce una crescita efficiente[26]. Ciò rende difficile per il Cremlino attuare azioni decisive nello scacchiere globale, senza le risorse economiche necessarie. Per questo Mosca ha sviluppato operazioni militari a bassa intensità e “low cost” che gli garantiscono per ora una proiezione globale in grado di tutelare i suoi interessi nazionali all’estero; ma la leadership russa è consapevole che nel medio-lungo periodo sarà complicato rispondere in modo efficace alle sfide attuali che l’ha attendono nello scacchiere globale[27].


Note

[1] La rivoluzione ucraina del 2014 ha avuto luogo dopo una serie di episodi di violenza nella capitale di Kiev culminata con la cacciata dell’allora presidente dell’Ucraina, Viktor Janukovyč. Questa fu immediatamente seguita da una serie di cambiamenti in rapida successione nel sistema socio-politico dell’Ucraina, tra cui l’installazione di un nuovo governo ad interim, il ripristino di una versione precedente della costituzione, l’appello a tenere elezioni presidenziali improvvisate in pochi mesi oltre all’abolizione della lingua russa.

[2] https://core.ac.uk/download/pdf/36699567.pdf

[3] https://www.opiniojuris.it/hezbollah/

[4] INTRODUZIONE ALLA GUERRA IBRIDA di Umberto Banchieri https://www.academia.edu/38684674/INTRODUZIONE_ALLA_GUERRA_IBRIDA

[5] Emanuela C. Holgersson, Sulle tracce del modello russo di guerra ibrida: dall’epoca sovietica al political warfare contemporaneo in Ucraina (Novembre 2019) http://fondazionegermani.org/wp-content/uploads/2019/12/HOLGERSSON-Sulle-tracce-del-modello-russo-di-guerra-ibrida.pdf

[6] INTRODUZIONE ALLA GUERRA IBRIDA di Umberto Banchieri 

[7] Ibid pag-3

[8] Emanuela C. Holgersson, Sulle tracce del modello russo di guerra ibrida: dall’epoca sovietica al political warfare contemporaneo in Ucraina (Novembre 2019) 

[9] La Dottrina Gerasimov e la filosofia della guerra non convenzionale nella strategia russa contemporanea, di Nicola Cristadoro; Libellula Edizioni, Settembre 2018; Pag:48-50

[10] La Dottrina Gerasimov e la filosofia della guerra non convenzionale nella strategia russa contemporanea, di Nicola Cristadoro; Libellula Edizioni, Settembre 2018; Pag:48-50

[11] La Dottrina Gerasimov e la filosofia della guerra non convenzionale nella strategia russa contemporanea, di Nicola Cristadoro; Libellula Edizioni, Settembre 2018; Pag:48-50

[12] Manuale di Studi Strategici; Da Sun Tzu alle ‘guerre ibride’; a cura di Giampiero Giacomello e Gianmarco Badialetti.  Cap ottavo “Guerre Ibride e il ritorno della Massa”, paragrafo 8.2 “La Scuola Russa”pp 193-197

[13] Manuale di Studi Strategici; Da Sun Tzu alle ‘guerre ibride’; a cura di Giampiero Giacomello e Gianmarco Badialetti.  Cap ottavo “Guerre Ibride e il ritorno della Massa”, paragrafo 8.2 “La Scuola Russa”pp 193-197

[14] La Dottrina Gerasimov e la filosofia della guerra non convenzionale nella strategia russa contemporanea, di Nicola Cristadoro; Libellula Edizioni, Settembre 2018; 63-65

[15] La Dottrina Gerasimov e la filosofia della guerra non convenzionale nella strategia russa contemporanea, di Nicola Cristadoro; Libellula Edizioni, Settembre 2018; 63-65

[16] Ibid 63-65

[17] Ibid 63-65

[18] Ibid 63-65

[19] Ibid 63-65

[20] INTRODUZIONE ALLA GUERRA IBRIDA Pag 6 di Umberto Banchieri https://www.academia.edu/38684674/INTRODUZIONE_ALLA_GUERRA_IBRIDA

[21] INTRODUZIONE ALLA GUERRA IBRIDA Pag 6 di Umberto Banchieri

https://www.academia.edu/38684674/INTRODUZIONE_ALLA_GUERRA_IBRIDA

[22] Gurfinkiel Michel (2018) The Strategic Goals of a Restored Russia, BESA Center Per- spectives Paper No. 796, https://besacenter.org/perspectives-papers/strategic-goals-restored-russia/

[23] Per la Russia la guerra ibrida è un vettore di politica estera. Le parole di Gerasimov di Emanuele Rossi

[24] Per la Russia la guerra ibrida è un vettore di politica estera. Le parole di Gerasimov di Emanuele Rossi

[25] Manuale di Studi Strategici; Da Sun Tzu alle ‘guerre ibride’; a cura di Giampiero Giacomello e Gianmarco Badialetti. Cap ottavo “Guerre Ibride e il ritorno della Massa”, paragrafo 8.2 “La Scuola Russa”pp 193-197

[26] Gurfinkiel Michel (2018) The Strategic Goals of a Restored Russia, BESA Center Per- spectives Paper No. 796, https://besacenter.org/perspectives-papers/strategic-goals-restored-russia/

[27] Per la Russia la guerra ibrida è un vettore di politica estera. Le parole di Gerasimov di Emanuele Rossi


Fonti

Gerasimov, Tsennost’ nauki v predvideniye, Voyenno – promishlenniy kurier, Russia, 27 febbraio 2013 

INTRODUZIONE ALLA GUERRA IBRIDA di Umberto Banchi

La Dottrina Gerasimov e la filosofia della guerra non convenzionale nella strategia russa contemporanea, di Nicola Cristadoro; Libellula Edizioni, Settembre 2018

Manuale di Studi Strategici; Da Sun Tzu alle ‘guerre ibride’; a cura di Giampiero Giacomello e Gianmarco Badialetti.

Cap ottavo “Guerre Ibride e il ritorno della Massa”, paragrafo 8.2 “La Scuola Russa”pp 193-197.

Per la Russia la guerra ibrida è un vettore di politica estera. Le parole di Gerasimov di Emanuele Rossi  

Gurfinkiel Michel (2018) The Strategic Goals of a Restored Russia, BESA Center Per- spectives Paper No. 796, https://besacenter.org/perspectives-papers/strategic- goals-restored-russia/  

From hybrid warfare to “cybrid” campaigns: the new normal? Antonio Missiroli *  http://www.ndc.nato.int/download/downloads.php?icode=606 ;; http://www.ndc.nato.int/news/news.php?icode=1350 

Marco Rota, Guerra politica, disinformazione e disattivazione neuronale [Marzo 2019]

Emanuela C. Holgersson, Sulle tracce del modello russo di guerra ibrida: dall’epoca sovietica al political warfare contemporaneo in Ucraina (Novembre 2019)


Copertina:Valery Gerasimov e Vladimir Putin- Kremlin.ru

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Francesco Cirillo

Francesco Cirillo

Francesco Cirillo Frequenta Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università di Roma Tre, segue i settori della geopolitica e strategia militare e dei sistemi geoeconomici. Studioso di storia contemporanea e degli apparati di sicurezza e intelligence, ha come aree di interesse la Russia, l’Asia centrale, l’Asia e il Medio Oriente. Scrive per diverse testate di settore ed è membro di Starting Finance, la più grande community finanziaria a livello italiano, in cui ricopre il ruolo di Responsabile staff

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