In Italia non esiste una legge che disciplini in modo organico la materia relativa alla legittimità dei portatori d’interesse. Alcune istituzioni hanno predisposto un registro, ma si va in ordine sparso e senza un provvedimento organico regna il caos.


 

Le origini e l’evoluzione della professione del lobbista

La leggenda narra che il termine lobbysts nacque grazie alle consuetudine del presidente Ulysses Grant (1869-1877) di ricevere presso la lobby (hall) del Willard Hotel di Washington esponenti che si ponevano lo scopo di rappresentare gli interessi del mondo sociale.
Se si parla di lobbismo è impossibile non menzionare questa celebre definizione dell’ex presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy “Il lobbista mi fa capire in tre minuti quello che un mio collaboratore mi spiega in tre giorni”.
Venendo all’attualità, quante volte è capitato di sentire che una determina lobby avesse ostacolato l’approvazione di un provvedimento?
In realtà chi sono e cosa fanno i lobbisti e, soprattutto, in Italia in che modo è disciplinata la figura dei portatori d’interesse?
Nel corso degli ultimi venti anni si è assistito ad una modificazione sostanziale della figura del lobbista nel nostro Paese. Se ancora oggi i media trattano l’argomento utilizzando spesso stereotipi consolidati che distorcono la funzione e l’attività di relazione con le Istituzioni, al contrario le organizzazioni complesse di qualsiasi natura (dalle aziende alle ONG alle associazioni imprenditoriali) hanno sviluppato la consapevolezza che il lobbying rappresenta una leva strategica necessaria per raggiungere i propri obiettivi.[1]
Questo fenomeno ha prodotto la nascita e la strutturazione di mercato con la conseguente esigenza di formare figure professionali in grado di svolgere diverse funzioni in una attività in evoluzione costante.

Il ritardo italiano rispetto a gli Stati Uniti e all’Unione Europea.

Il lobbista italiano, differentemente da quanto accade negli Stati Uniti o nella Unione Europea, non ha un riconoscimento giuridico, sa solo quello che non è. Vive nel limbo normativo dove si intersecano piccole regolamentazioni settoriali, regionali e locali ma è totalmente privo di una legge di contesto che possa dire «cosa fare ma soprattutto cosa non fare». Questo rende ancora più confusa la figura del lobbista che nel momento in cui gli si chiede «ma tu di preciso che fai?» sente un brivido scorrere lungo la schiena.[2]
Anche se molto in ritardo rispetto ad altri paesi, anche nel nostro paese, la professione del lobbista è in costante crescita, anche grazie al fatto che negli ultimi trenta anni  in Italia, insieme ai partiti politici, sono andate in crisi tutte le cosiddette banche della collera (sindacati e associazioni di rappresentanza dei datori di lavoro ed associazionismo cattolico) ovvero tutti quei soggetti che  avevano la funzione di effettuare un collegamento tra decisore pubblico e le istanze del tessuto produttivo e sociale.

I numeri di Washington e Bruxelles.

Per dare una dimensione numerica del fenomeno lobbying, occorre considerare che a Washington, secondo i dati, nel 2018 operavano 11.641 soggetti, e ciò pone la città della Casa Bianca sicuramente tra le capitali mondiali del lobbismo. Bruxelles, dove lavorano istituzioni le cui decisioni programmano e influenzano la vita di oltre 500 milioni di abitanti, secondo i dati al 2019, ha superato Washington con i suoi 11.801 iscritti al “Registro per la Trasparenza”.[3]
Oggi all’interno della Unione Europea non esiste una regolamentazione univoca dell’attività di rappresentanza d’interessi, ed i singoli Stati membri hanno approcci diversi. Alcuni paesi hanno una chiara legislazione, ma molti altri no. E’ importante specificare che L’UE e gli USA si sono dotati di una normativa che ha come oggetto le c.d. “revolving doors”. Applicabile a chi ha rivestito cariche elettive o pubbliche impedendo che al termine del loro incarico si possano mettere al servizio di aziende private o società di consulenza per svolgere attività di lobbying.

L’assenza di una normativa nazionale organica.

La situazione italiana è a dir poco caotica: esiste la regolamentazione della attività di lobbying alla Camera dei Deputati, ma non al Senato e solo alcuni ministeri hanno istituito il registro dei portatori d’interesse, registri tra le altre cose tutti diversi tra loro. Perché non approvare una legge per regolamentare questo settore?

A chi conviene questo caos?

Sicuramente i rappresentanti delle società e dei professionisti che operano in tale settore vorrebbero fosse regolamentato. Molte associazioni di categoria e anche coalizioni di esse da anni, infatti, si stanno battendo per spingere il Parlamento ad approvare una legge che colmi tale vuoto.
Fa riflettere il fatto che oltre 50 disegni di legge in più di 50 anni non sono riusciti a produrre un testo che regolamenti il lobbying in Italia, mantenendo opaco un processo – quello della formazione delle decisioni pubbliche – che dovrebbe invece essere aperto e alla luce del sole. Questa opacità ha contribuito a demonizzare un’attività che è invece legittima e parte integrante della democrazia perché il fatto che diversi gruppi di interesse, sia privati che della società civile, cerchino di influenzare le scelte dei decisori pubblici, fa parte del processo democratico.[4]

La speranza e le prospettive per giungere finalmente all’approvazione di una legge in Italia.

Negli ultimi mesi, tuttavia, qualcosa ha iniziato a muoversi concretamente. Si può dire che si è organizzata una “super coalizione” per spingere verso l’approvazione una legge che disciplini la presenza dei lobbysti nel mondo della politica, a partire dal Parlamento, il luogo dove materialmente le leggi vengono approvate.
L’iniziativa, presentata il 7 dicembre 2020 alla Camera, si chiama Lobbying4Change e raccoglie 14 organizzazioni della società civile che chiedono di accelerare l’iter di approvazione della legge sul lobbying in discussione nella Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio. Il gruppo raccoglie Altroconsumo, Associazione Antigone, Calciosociale, Cittadinanza Attiva, Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, Cittadini per l’aria, Ciwf Italia, Equo Garantito, Fondazione Etica, Isde – Associazione Medici per l’Ambiente, Lipu- Lega Italiana Protezione Uccelli, Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, Slow Food Italia e The Good Lobby, l’associazione che ha promosso la coalizione. Sul sito di The Good Lobby c’è anche una petizione online che ha già raccolto 15 mila firme.[5]
Dopo tanti tentativi finiti nel nulla l’auspicio dei sostenitori di questo provvedimento è che finalmente si possa arrivare ad una regolamentazione della professione, e a chi sostiene che la legge non debba essere approvata per non legittimare il rischio di un proliferare di corruzione, i rappresentanti dei lobbisti rispondono che la lotta alla corruzione non ha niente a che vedere con la regolamentazione delle lobby perché  è un’attività professionale seria e delicata che va vista positivamente, non come intrusione indebita nelle istituzioni né come una concessione da parte degli organi istituzionali. Abbandonare visioni “punitive” dell’attività di rappresentanza degli interessi significa anche aprirsi ad un maggiore equilibrio nella determinazione di doveri e diritti di tutte le parti coinvolte nell’iter di formazione che poi condurrà al testo legislativo.[6]
Troppe volte si è banalizzato o sminuito su una professione che merita rispetto al pari di altre attività. Il lobbista è un professionista che con dedizione, passione, onesta e sacrificio ha studiato e ora lavora quotidianamente per svolgere al meglio la sua professione. Senza dubbio per essere un buon lobbista bisogna avere delle caratteristiche e delle attitudini personali


Note

[1] Fabio Bistoncini “Professione Lobbista una riflessione dall’interno” https://www.youtrend.it/wp-content/uploads/2019/02/Pomposo-Professione-lobbista-Paradoxa.pdf
[2] Gaetano Gatì https://www.linkiesta.it/2020/06/lobbista-lobby-cos-e-significato/
[3] Gennaro Giancarlo Trosio https://www.riskcompliance.it/news/lobbying-comparazione-fra-usa-ue-e-italia-numeri-e-legislazione/
[4] “Una legge sul lobbying, per il bene della democrazia” https://www.thegoodlobby.it/campagne/lobbying-italia/
[5]  Silvio Buzzanca “Legge sui lobbisti, nasce una coalizione di associazioni per spingere l’approvazione” La Repubblica 7.12.2020
[6] Associazione Il Chiostro memoria relativa l’audizione presso la I Commissione Affari Costituzionali Camera dei Deputati 16 giugno 2020


Foto copertina: Immagine web

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Michelangelo Chinni
Consulente per aziende pubbliche e private in materia di monitoraggio istituzionale e fondi comunitari, nel comparto trasporti e logistica, anche grazie all'esperienza maturata in anni di attività lavorativa per l'allora Ministero delle Infrastrutture e Trasporti. Laureato in Giurisprudenza con una tesi in Analisi delle Politiche Pubbliche dal titolo “Tra menzogna e politiche simboliche – L'esempio italiano del Ponte sullo Stretto di Messina”, ho approfondito gli studi con una formazione post lauream in materia di advocacy e fondi europei. Ho incarichi direttivi in diverse associazioni e fondazioni e durante gli studi universitari ho vissuto un'esperienza da amministratore locale come consigliere del Municipio XIII Roma Aurelio. Appassionato non più praticante di sport e profondamente innamorato del fenomeno social popolare chiamato calcio.