Economia criminale: come gli Shabaab reinvestono i proventi delle attività illecite nell’economia somala

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Il 28 settembre 2020, è stata presentata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la relazione di un gruppo di esperti[1] contenente i risultati della situazione di sicurezza in Somalia. Tale relazione copre il periodo dal 16 dicembre 2019 al 17 agosto 2020. Tanti i temi trattati. Ci focalizzeremo, in questo articolo, sui sistemi di finanziamento e reinvestimento di Al-Shabaab in Somalia.


 

Il gruppo islamista impiega un “sistema di tassazione” diversificato prevalentemente nella Somalia meridionale e centrale, dividendo il territorio in 10 regioni distinte di riscossione delle imposte. Le indagini del gruppo di esperti indicano che gli introiti in ciascuna delle 10 regioni sono quasi tutti diretti alla città di Jilib (controllata da Al-Shabaab), nella regione del Basso Juba. I fondi raccolti vengono quindi messi a disposizione del consiglio direttivo di Al-Shabaab, la Shura.

Somalia. Fonte: Political Geography Now

I canali di finanziamento sono diversi: dalla tassazione dei checkpoint in tutto il paese, all’estorsione a danno delle imprese, alla tassazione delle importazioni nei principali porti marittimi fino alla tassazione forzata della zakat (la raccolta dell’elemosina). Tale sistema è sorretto da intimidazioni e violenze, tipiche di gruppi criminali organizzati. Il gruppo raccoglie le sue entrate tramite pagamenti in contanti, trasferimenti elettronici di denaro e bonifici bancari. Dal rapporto, inoltre, emerge che Al-Shabaab utilizza istituzioni finanziarie nazionali, conti bancari e servizi di moneta elettronica per facilitare lo stoccaggio ed il successivo trasferimento dei ricavi generati. L’utilizzo del sistema bancario formale consente il trasferimento e la distribuzione immediati di grandi importi, eliminando il rischio del trasporto fisico del denaro contante attraverso territori ostili.

Nel periodo di riferimento, il gruppo di esperti ha concentrato le sue indagini sul sistema di “tassazione” di Al-Shabaab nella regione del Lower Juba e sull’estorsione di imprese a Kisimayo. Il gruppo ha inoltre esaminato due conti bancari associati alla riscossione di tasse sulle importazioni nel porto di Mogadiscio e sulle zakat (la raccolta dell’elemosina). Le indagini hanno rilevato che gli Shabaab avrebbero generato circa 13 milioni di dollari solo dalle due fonti sopra indicate. In sole 10 settimane, il conto zakat aveva depositi per 1,7 milioni di dollari.

Nostante le perdite territoriali e l’aumento degli attacchi aerei contro il gruppo, gli Shabaab gestiscono moltissimi checkpoint in tutta la Somalia, continuando ad estorcere denaro a numerose imprese in molte grandi città, e detenendo una rete di conti bancari per facilitare il sistema di tassazione. Nel rapporto emerge chiaramente che il gruppo abbia una posizione finanziaria molto solida e stia generando un avanzo di bilancio significativo, investendo i fondi in varie imprese, tra cui acquisti di proprietà ed investimenti in aziende a Mogadiscio.

Il governo federale della Somalia (FGS) sta cercando in diversi modi di interrompere i flussi finanziari del gruppo che avvengono attraverso il sistema bancario tradizionale. Attualmente, il settore finanziario somalo è composto principalmente da otto banche. Con la transizione della Somalia ai sistemi finanziari formali, tutti gli operatori bancari possono aspettarsi di essere interessati dagli introiti illeciti derivanti dalle attività di Al-Shabab, che ha da sempre adottato un modello di business flessibile.

Canali di Finanziamento

La tassazione dei Checkpoint nel Lower Juba. Sin dall’inizio della sua attività criminale, Al-Shabaab ha utilizzato un sistema molto efficace di tassazione dei checkpoint che attraversano le principali rotte di approvvigionamento nella Somalia meridionale e centrale. Il gruppo applica un’aliquota standard basata sul tipo di veicolo in transito e sulle merci trasportate. Viene applicata una tariffa aggiuntiva una tantum per l’immatricolazione di un nuovo veicolo. Vengono inoltre fornite ricevute di pagamento a tutte le persone che passano attraverso i posti di blocco. Nel marzo 2020, il gruppo di esperti ha intervistato due ex funzionari di Al-Shabaab, responsabili della riscossione delle tasse al checkpoint di Lebikus (25 km a ovest di Kismayo) nella regione del Basso Juba. Lebikus si trova lungo la principale via di rifornimento tra Kismayo e il confine tra Kenya e Somalia. Gli intervistati hanno affermato di aver raccolto tra i 150.000 e 200.000 dollari al mese in “tasse” al suddetto checkpoint nel 2019, per un totale stimato tra 1,8 e 2,4 milioni di dollari nel corso dell’anno. Al-Shabaab gestisce almeno sei posti di blocco simili nella sola regione di Juba.

La tassazione delle imprese a Kismayo. Dal 31 marzo al 4 aprile 2020, il gruppo di esperti ha condotto 15 interviste con aziende di Kismayo (sei società all’ingrosso e nove punti vendita al dettaglio locali) per indagare sulle pratiche di estorsione di Al-Shabaab nella città. Delle 15 aziende intervistate, 12 hanno affermato di aver pagato ad Al-Shabaab una rimessa mensile indipendentemente dalla merce venduta. Le società all’ingrosso dovevano effettuare un pagamento mensile di 600 dollari, mentre i punti vendita più piccoli ne pagavano 300. I pagamenti sono stati effettuati tramite trasferimenti elettronici di denaro mobile. Il gruppo ha rilevato che se Al-Shabaab dovesse applicare la sua aliquota fiscale minima mensile di 300 dollari a tutte le 1.600 aziende registrate a Kismayo, il gruppo guadagnerebbe 480.000 dollari al mese o 5,8 milioni di dollari all’anno dalla tassazione delle sole imprese di Kismayo.

La tassazione del porto di Mogadiscio. Secondo i membri della comunità imprenditoriale di Mogadiscio, Al-Shabaab si è infiltrato nel porto della città, accedendo ai dati detenuti dagli agenti di spedizione commerciali e chiedendo pagamenti di aliquote alle imprese che importano merci nel porto. La comunità imprenditoriale è quindi gravata da un doppio carico fiscale, governativo (tasse sulle importazioni) e criminale (le “tasse sulle importazioni” di Shabab). All’inizio del 2020, un’azienda internazionale ha importato circa 10.000 tonnellate di generi alimentari nel porto di Mogadiscio. Due settimane dopo, Al-Shabaab ha contattato telefonicamente l’azienda ordinandole di effettuare un pagamento di 40.000 dollari per le merci importate (calcolando l’aliquota su una base di 4 dollari per tonnellata). Il gruppo di esperti ha indagato su due ulteriori pagamenti effettuati da imprese di import-export a Mogadiscio nel 2020, che hanno seguito un modello identico. Al-Shabaab ha nuovamente chiesto pagamenti in base al processo e all’aliquota sopra descritti. In ciascuno dei tre casi, le aziende hanno effettuato il pagamento tramite bonifico bancario diretto su un unico conto corrente.

La tassazione della Zakat. La Zakat (raccolta dell’elemosina) è l’obbligo religioso annuale di pagare una percentuale della propria ricchezza per devolverla ai poveri. La Zakat viene solitamente riscossa a un tasso annuo del 2,5% della ricchezza netta di un individuo o di un’azienda. Al-Shabaab sfrutta l’obbligo religioso della zakat per imporre la propria tassazione su individui ed imprese. Da aprile a giugno 2020, l’organizzazione ha raccolto pagamenti per la zakat da comunità e imprese in tutta la Somalia. A maggio, Al-Shabaab ha contattato oltre 70 operatori economici a Mogadiscio, ribadendo il loro obbligo di pagare. Il gruppo criminale mantiene un registro dei cittadini, che include valutazioni finanziarie su individui e imprese. Nel mese di maggio 2020, il gruppo di esperti ha intervistato cinque imprenditori con sede a Mogadiscio che avevano pagato la zakat agli Shabab. Un intervistato ha affermato che questi ultimi lo avevano contattato per telefono intimandogli di presentarsi al tribunale di Mubarak, nella regione del Basso Scebeli, per il pagamento della tassa. Una volta recatosi in città, il proprietario dell’azienda ha scoperto che il gruppo era in possesso di documenti attestanti i suoi guadagni e i beni della sua azienda. L’uomo è stato costretto a pagare più di 100.000 dollari in zakat al gruppo, in base al fatturato annuo della sua azienda. Il gruppo di esperti ha così esaminato due documenti forniti al proprietario dell’azienda da Al-Shabaab dopo il pagamento della zakat. La prima era una ricevuta che confermava il pagamento di oltre 100.000 dollari da parte dell’imprenditore. Il secondo era una ricevuta bancaria che mostrava un deposito in contanti dello stesso importo effettuato su un conto bancario.

Stoccaggio e trasferimento di fondi

Come già accennato, Al-Shabaab utilizza circuiti bancari nazionali formali per facilitare il deposito e il trasferimento dei fondi. Il gruppo gestisce diversi conti bancari per lo stoccaggio e il trasferimento di denaro derivante da “tassazione”. Gli introiti derivanti dalle tasse portuali e dalle zakat esaminati dal gruppo di esperti venivano gestiti da un istituto bancario somalo, una delle otto banche operanti in Somalia. Inoltre, il gruppo di esperti ha esaminato la documentazione di altri 38 conti bancari legati al gruppo.

La “tassazione” portuale e i conti zakat hanno dimostrato modelli simili di attività finanziaria poco trasparente, come depositi continui di denaro contante e trasferimenti frequenti di oltre 10.000 dollari. Il modello di prelievo è quasi identico per entrambi i conti, per cui vengono regolarmente effettuati trasferimenti per multipli di 50.000 dollari. Nel conto zakat, l’intero 1,7 milioni di dollari è stato trasferito in in 87 diverse transazioni, 38 delle quali erano transazioni di oltre 10.000 dollari effettuate su conti bancari all’interno dello stesso istituto. Ad esempio, a metà maggio 2020, 358.608 dollari sono stati trasferiti dal conto zakat a tre destinatari, con un solo individuo che ha ricevuto 310.000 dollari. Nel conto sulla tassazione dei porti, gli 1,2 milioni di dollari sono stati trasferiti in 40 transazioni. Ventiquattro di queste erano transazioni di oltre 10.000 dollari effettuate su altri conti bancari[2].

Canali di spesa e governance finanziaria di Al-Shabaab

La spesa operativa annuale di Al-Shabaab nel 2019 è stata di circa 21 milioni di dollari. Di questi, 16,5 milioni di dollari sono stati assegnati alle unità di supporto militare e logistico, con il 40% dei fondi stanziati per l’acquisto di armi e munizioni. Altri 4,9 milioni di dollari sono stati assegnati al braccio dell’intelligence di Al-Shabaab, l’Amniyat. Inoltre, le indagini del gruppo di esperti indicano che Al-Shabaab sta investendo i fondi in eccedenza in varie aziende, comprese le piccole e medie imprese nel mercato di Bakara a Mogadiscio. Inoltre, come accennato in precedenza, il gruppo di esperti ha rilevato come il sistema finanziario di Al-Shabaab resti fortemente centralizzato. Il gruppo genera ricavi da 10 regioni separate e inoltra i fondi al centro finanziario di Jilib. I fondi raccolti sono a disposizione del consiglio direttivo di Al-Shabaab, la Shura, per la successiva distribuzione a ciascuno dei dipartimenti, in particolare quelli militare, di polizia e di giustizia.

Nel 2018, il gruppo di esperti ha identificato Hassan Afgooye come capo del dipartimento finanziario di Al-Shabaab. Afgooye continua ad esercitare un ruolo di supervisione e monitoraggio su tale dipartimento. Tuttavia, il controllo operativo e la gestione quotidiana sono sotto la guida di Abdikarim Horseed, detto “Jaffar”. Le operazioni di zakat di Al-Shabaab, gestite sotto la guida di Mohamed Mire, sono indipendenti dal suo dipartimento commerciale. Infine, il gruppo dispone di un sistema finanziario responsabile e prevedibile, comprensivo di fornitura di ricevute. I dipartimenti di raccolta regionali di Al-Shabaab controllano la riscossione delle entrate e detengono registri finanziari che vengono verificati dall’Amniyat per garantire la salvaguardia dei fondi raccolti. Gli ufficiali finanziari di Al-Shabaab ricevono una formazione regolare sull’amministrazione finanziaria dalla leadership del gruppo. La formazione fornita si concentra su contabilità, documentazione e comunicazione efficace tra funzionari finanziari e comunità.


Note

[1] Il guppo è così composto: Natascha Hryckow (Coordinatrice), Brian O’Sullivan (Esperto di gruppi armati e risorse naturali), Irene Raciti (Esperta umanitaria), Matthew Rosbottom (Esperto di finanza) e Richard Zabot (Esperto di armi).

[2] Ai sensi dell’articolo 14 del Somali Anti-Money-Laundering and Countering the Financing of Terrorism Act del 2016, qualsiasi soggetto che redige il bilancio deve segnalare tempestivamente al Financial Reporting Center qualsiasi transazione o serie di operazioni che superano la soglia designata di 10.000 dollari o l’equivalente in qualsiasi altra valuta. I conti esaminati dal gruppo di esperti hanno registrato un totale di 128 transazioni di oltre 10.000 dollari, che dovevano essere tutte segnalate al Financial Reporting Centre. Le 128 transazioni di oltre 10.000 dollari esaminate dal gruppo di esperti includevano depositi in contanti e trasferimenti bancari diretti. Cinquantatré di queste transazioni sono state effettuate in contanti.


Foto copertina: Operai che trasportano sacchi di zucchero e farina da una nave da carico al porto di Mogadiscio in Somalia. Fonte. ADF Magazine