Gestione e risposta alle emergenze sanitarie

Gestione e risposta alle emergenze sanitarie

Aspetti organizzativi ed operativi del meccanismo di risposta alle emergenze sanitarie.


Le situazioni di emergenza sanitaria individuale rappresentano un evento improvviso, spesso imprevedibile, che mette in pericolo di vita la persona interessata se non viene effettuato, entro pochi minuti, un intervento di soccorso in modo tempestivo e professionale.  Per questo tipo di emergenza le componenti sul campo sono quindi prevalentemente le strutture ed i servizi sanitari.
Le emergenze da epidemie e pandemia, coinvolgendo grandi gruppi di popolazione, o un intero Paese, assumono contorni molto più ampi, nazionali ed internazionali, tanto è vero che in alcuni casi di pandemia si può parlare di una situazione di sicurezza nazionale, con le derivanti implicazioni istituzionali, giuridiche ed organizzative.
I rischi umani, sociali ed economici di tali eventi sono così rilevanti che le situazioni di tipo epidemico sono costantemente controllate a livello internazionale e l’OMS, nel 2019, ha varato un piano quinquennale di azione per cercare di prevenire e risolvere tali situazioni. In tale piano dell’OMS è già previsto dunque anche il potenziale manifestarsi di una pandemia influenzale di vaste proporzioni.
In Italia il Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (CCM) è l’organo di consulenza del Ministero della Salute e di coordinamento degli altri soggetti (Regioni, ISS, INAIL, ecc.), purtroppo però questo coordinamento e l’indirizzo risultano non di rado ostacolati e rallentati dalle autonomie regionali ed anche dalle notevoli diversità di infrastrutture e servizi presenti nelle varie aree del territorio nazionale.
Il CCM si coordina non solo con il Ministero della Salute e con le Regioni ma anche con il Ministero degli Affari Esteri, con gli organismi internazionali, con gli Istituti di ricerca, ricovero e cura, con il Dipartimento di Protezione Civile e con il Ministero della Difesa.
Il CCM raccorda e promuove quindi le attività sanitarie sia di tipo preventivo che assistenziale da garantire su tutto il territorio nazionale, con i dicasteri coinvolti per le attività extra-sanitarie e di supporto, sia per proteggere la collettività che per mitigare l’impatto sull’economia nazionale e sul funzionamento sociale. 
Programmazione della prevenzione e dei servizi (entro i limiti dati dalla articolazione regionale), coordinamento, valutazione delle risorse disponibili e di quelle probabilmente necessarie in base a stime attendibili, sono gli aspetti operativi generali della organizzazione multilivello esistente in Italia.
Presso il Ministero degli Affari Esteri si attiva l’unità di crisi, che si raccorda con il Ministero della Salute, l’Istituto Spallanzani per le Malattie Infettive e l’OMS.

Il coordinamento di vertice è operato, in situazioni di chiara emergenza, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri che si avvale del Dipartimento della Protezione Civile, istituito dalla Legge 24/02/1992 n.225, Legge che all’art. 5 prevede la decretazione di uno “stato di emergenza” e il “potere di ordinanza” del Governo nella nomina dei commissari straordinari. Le strutture operative che costituiscono il sistema della protezione civile in Italia sono:

  • Le forze armate italiane
  • Le forze di polizia italiane
  • Il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco
  • La Croce Rossa Italiana (CRI)
  • Il Servizio Sanitario Nazionale (SSN)
  • I gruppi di ricerca scientifica
  • Le associazioni di volontariato (iscritte in appositi registri regionali)

Spostandosi a livello europeo, dalla fine degli anni ’90 l’Unione Europea, sulla scorta di varie catastrofi del decennio precedente, avviò un’azione di coordinamento in materia.  Lo strumento giuridico utilizzato fu la Decisione del Consiglio n. 2001/792 del 23 ottobre 2001 intitolata “Istituzione di un meccanismo comunitario inteso ad agevolare una cooperazione rafforzata negli interventi di soccorso della protezione civile”.
L’art. 1 della Decisione richiama a sua volta la Decisione N. 2850/2000/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 dicembre 2000 che istituisce un quadro comunitario di cooperazione nel settore dell’inquinamento marino dovuto a cause accidentali o intenzionali.

A livello globale, l’OMS appronta dei piani e suggerisce delle azioni. I piani internazionali relativi alle emergenze hanno individuato dieci punti principali: l’inquinamento atmosferico, le malattie non trasmissibili, l’influenza globale (è questo il caso attuale del COVID-19), le situazioni fragili e vulnerabili, la resistenza antimicrobica, l’ebola e altri agenti patogeni, il potenziamento dell’assistenza sanitaria primaria, le vaccinazioni, il dengue e l’HIV.
Purtroppo nel mondo il primo contatto che avviene attraverso l’assistenza sanitaria primaria non è all’altezza del compito, che sarebbe quello di fornire un’assistenza completa, accessibile e basata sulla comunità per tutta la vita. Il problema riguarda prevalentemente i Paesi a basso e medio reddito che mancano di risorse e coperture adeguate, ma anche alcuni Paesi nei quali il decentramento delle funzioni sanitarie (es.: le Regioni in Italia) ha accentuato le differenze territoriali nella disponibilità di servizi e strutture, non garantendo a tutti lo stesso tipo e qualità di assistenza e di servizi.
Un diverso aspetto, ma non secondario, è la reperibilità di farmaci e presidi di protezione individuale (DPI): è evidente in queste settimane di epidemia da COVID-19 che alcuni Stati non sono autosufficienti nella produzione e disponibilità di tali materiali. Ciò determina forti disparità, dipendenza e precarietà per cause economiche e miopia di strategie politico-economiche più che tecnico-scientifiche, cioè spesso ci sarebbe la capacità di produrre dei materiali o farmaci ma di fatto mancano le manifatture ovvero i produttori oppure alcuni brevetti o accordi economici e di mercato ne bloccano la produzione.
L’interdipendenza dell’economia globalizzata attuale mostra in questi casi tutti i suoi limiti. 


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Alexander Virgili

Alexander Virgili

Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali presso l’Università di Napoli “Federico II”, ha conseguito il Master in Istituzioni e Politiche Spaziali realizzato in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana presso la SIOI. Tra i ruoli ricoperti è Segretario di MSOI Napoli, associazione giovanile delle Nazioni Unite in Italia. È il membro più giovane della Commissione Questioni Internazionali, presieduta dall'Ambasciatore Bosco, della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo e Consulente della CSI Strategic Studies. Da anni è attivo nel settore della difesa e protezione civile, sia con ruoli direttivi nel Nucleo Operativo di Napoli del Corpo Italiano di San Lazzaro, ramo nazionale della ONG Lazarus Union, che come personale volontario in ausilio alle FF.AA. presso il Corpo Militare della Croce Rossa Italiana.

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