3 febbraio 2016 il corpo senza vita di Giulio Regeni 28enne ricercatore italiano della prestigiosa Università di Cambridge, viene ritrovato in una scarpata della Desert Road la strada che dal Cairo porta ad Alessandria.
Dopo 5 anni non si è arrivati ancora ad una verità giudiziaria. Quando la realpolitik detta l’agenda politica.


Nelle prime ore, dopo il ritrovamento del corpo, si è parlato di un incidente stradale, poi quando è circolata la notizia che quel corpo apparteneva al ricercatore italiano scomparso il 25 gennaio, ecco un nuovo depistaggio.
Un blitz della polizia egiziana uccide 5 persone ritrova i documenti di Giulio, ma i 5 erano delinquenti comuni e non erano stati loro ad uccidere Giulio. Il Ros analizzando i dati delle celle telefoniche scoprono che il capo della banda di nome Tarek, il giorno del sequestro si trovava a più di 100km dal Cairo.

Ma perché Giulio era in Egitto?

Giulio era in Egitto per fare ricerca sul principale sindacato indipendente egiziano: quello dei venditori ambulanti, che comprende un numero elevato di lavoratori tra i più tartassati dalla crisi economica e che ha visto crescere il numero degli iscritti dal 4 al 90% degli appartenenti alla categoria.
La referente di Giulio è la professoressa Maha Abdelarahman, autrice di “La lunga rivoluzione dell’Egitto: movimenti di protesta e sommosse” che di fatto l’ha inserita nell’elenco degli avversari di Al Sisi. L’Università invita Giulio ad andare Al Cairo e portare avanti una ricerca “partecipata” cioè non limitarsi alle fonti ufficiali ma incontrare sindacalisti, venditori, insomma esporsi. Certo rappresenta il normale metodo di ricerca sul campo. Allora ci chiediamo è se l’Università ha fatto tutto il possibile per tutelare un suo studente.
Mohamed Abdallah, capo del sindacato dei venditori ambulanti, confidente degli organi di sicurezza egiziani, era diventato un frequentatore abituale di Giulio. Abdallah munito di una telecamera nascosta registra la conversazione con Giulio sulla possibilità di ottenere un contributo di 10.000£ attraverso un concorso indetto da Antipode Foundation, una potente ong britannica, nel corso della discussione Abdallah prima fa riferimento alla moglie malata, poi fa una domanda molto provocatoria, se i soldi del progetto possono essere utilizzati a fini privati, per progetti politici destinati a promuovere la libertà. Giulio risponde che non è il momento per la politica e poi gli esborsi vanno giustificati.

La data della scomparsa

Giulio scompare il 25 gennaio del 2016, non una data qualsiasi, infatti il 25 gennaio è l’anniversario di Piazza Tahrir, dove nel 2011 migliaia di persone protestarono ad oltranza fino alla destituzione di Hosni Mubarak dopo 30 anni di potere. Alle 19 Giulio invia l’ultimo messaggio alla fidanzata prima di scendere per una cena con gli amici. Non arriverà mai all’appuntamento.

 

Ma perché tanto accanimento contro Giulio?

In altri casi, il “visitante” viene rispedito a casa con un foglio di via. Giulio no, è stato torturato brutalmente ad intervalli di 12h, volevano la confessione che fosse una spia al servizio degli inglesi, alla fine visto che non confessava, è stato eseguito l’ordine di ucciderlo, era diventato un testimone troppo scomodo dei metodi egiziani.

Giulio era una spia?

La storia che Giulia fosse una spia salta fuori perché tra il 2013 e il 2014, il ricercatore aveva con la “Oxford Analytica – agenzia specializzata nella gestione del rischio nelle relazioni internazionali”, fondata nel 1975 da David Young ex collaboratore di Henry Kissinger. Tanti giornali, tra cui il NewYorkTimes ma anche giornali italiani, affermano che Giulio era un informatore dell’Aise (il controspionaggio italiano all’estero), la Farnesina smentisce subito. Impone il silenzio stampa anche all’ambasciatore Maurizio Massari.
La bufala che fosse una spia è stata smontata dagli accertamenti degli investigatori italiani, che analizzando i conti di Giulio non hanno trovato nulla di sospetto ma solo cifre adeguate ad uno studente.

La Realpolitik detta l’agenda politica

Un anno e mezzo dopo la decisione di ritirare l’ambasciatore Massari, Roma decide di ristabilire i rapporti diplomatici con l’Egitto, la decisione viene presa, come tutte le decisioni impopolari, a ferragosto. La Cairo non viene inviato nuovamente Massari, il suo attivismo e il suo impegno per la vicenda non erano graditi.

Ma perché abbiamo ristabilito le relazioni nonostante la questione Regeni?

La risposta si chiama Zohr, un giacimento di gas naturale scoperto a 190 km al largo di Port Said che contiene 850 miliardi di metri cubi di gas, insomma si tratta della più grande fonte di energia del Mediterraneo, è a scoprirla è stata l’Eni. La scoperta di Zohr rappresenta un’occasione ghiotta per l’Italia e rafforzare i rapporti con l’Egitto è una priorità. E allora qualcuno si chiede: chi poteva avere interesse a sabotare l’accordo italo-egiziano? I Fratelli Musulmani per indebolire Al-Sisi ma soprattutto chi vedeva intaccati i propri interessi proprio a causa dell’Eni e di Zhor: la British Petroleum e quindi l’Inghilterra. Le pressioni inglesi porteranno l’Eni a cedere il 10% della società che gestisce il giacimento proprio alla British, u altro 10% alla Mudabala degli EAU e un 30% alla Rosneft russa.

Insomma bastava una soffiata anonima che segnalasse Giulio come spia al Mukhabarat egiziano e aspettare le conseguenze. A confermare questa pista è proprio il Presidente Al-Sisi il giorno dell’inaugurazione del giacimento rivolgendosi a chi voleva rovinare i rapporti tra i due paesi ma ha fallito.
Allora cosa fare

Gli anni trascorsi evidenziano che dal Cairo non c’è l’interesse ad assumersi la responsabilità di ciò che è avvenuto nemmeno davanti all’evidenza. Probabilmente non si arriverà mai ad una verità giudiziaria per i mandanti e le motivazioni che hanno portato alla morte del nostro ricercatore.
Il nostro paese da solo non ha né il peso politico, né economico, né militare per richiedere con forza la verità. Al Sisi è accolto come una star al G7 di Biarritz, viene insignito della Légion d’honneur dal Presidente Macron?
Quanto è credibile parlare di rispetto dei diritti umani come fondamento della struttura occidentale se poi: gli accordi energetici, gli accordi per le forniture militari, la stabilità della regione e il turismo valgono più della vita di un ricercatore?