Ci sarà mai giustizia per la Repubblica Centrafricana?

Ci sarà mai giustizia per la Repubblica Centrafricana?

Dopo 7 anni dall’inizio del conflitto, tra poche prospettive di pace e diversi casi di sfruttamento e abuso sessuale da parte delle forze di pace dell’ONU, la situazione in Repubblica Centrafricana resta tragica.


 

Dopo 7 anni dall’inizio del conflitto che ha portato più di 2 milioni di persone in estremo bisogno di assistenza umanitaria, e quasi 1,5 milioni tra sfollati e rifugiati nei paesi limitrofi[1], la situazione in Repubblica Centrafricana (da qui in poi RCA, ndr) resta tragica. Le implicazioni della guerra civile scoppiata nel 2013 tra i gruppi ribelli musulmani Seleka e le milizie cristiane Anti-Balaka continuano ad influenzare la stabilità del paese e del suo governo che, impegnatosi nel febbraio 2019 con l’ottavo accordo di pace firmato a Khartoum, resta in balia degli attacchi dei nuovi gruppi armati che si fronteggiano ai quattro angoli del paese.

La violenza è in aumento e coinvolge due nuovi gruppi: FPRC (Front populaire por la renaissance de la Centrafrique) e MLCJ (Mouvement national pour la libération de la Centrafrique), che con i loro scontri nel nord del paese hanno causato lo sfollamento di altre 24 mila persone.[2]

Secondo l’opinione autorevole di Human Rights Watch, i gruppi ribelli armati hanno continuato a commettere gravi violazioni dei diritti umani estendendo il loro controllo al 70% del paese, mentre il governo centrale di Bangui, guidato dal Presidente Touadéra, si limita a controllare la capitale e le zone circostanti.

Mentre alcuni tribunali locali hanno condannato i leader dei gruppi armati implicati in gravissimi crimini di guerra, l’impunità generale per gli abusi è continuata. Unica novità rilevante è stata la creazione del Tribunale penale Speciale (Special Criminal Court), un’istituzione con il compito di incriminare i militanti per i crimini commessi dopo il colpo di stato che nel 2013 diede inizio alla guerra.

Il Tribunale è un’istituzione ibrida fatta di elementi nazionali ed internazionali. I suoi consulenti provengono da paesi occidentali e tra gli Stati “donatori” ci sono Francia, Olanda, Stati Uniti e l’Unione Europea, i quali però non voglio essere visti come white-saviors[3] che si intromettono nella legislazione di un’ex colonia della Françafrique, e hanno sottolineato che i processi seguiranno la legislazione nazionale della RCA la quale, all’interno del Codice Penale, riconosce i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità rifacendosi alla Convenzione di Ginevra del 1949.[4]

Human Rights Watch, in un lungo rapporto redatto nel 2018[5], ha evidenziato le numerose lacune del Tribunale che vede il suo operato a rischio a causa della mancanza di personale e finanziamenti.

La missione ONU di mantenimento della pace nel paese (MINUSCA), è un altro attore chiave nel rafforzamento del sistema giudiziario centrafricano, ma in molti hanno già descritto i disordini che si verificano in seno al Tribunale Speciale tra i procuratori locali, il personale MINUSCA e quello delle Nazioni Unite, in una Babele di incarichi e burocrazia che impedisce ai singoli di lavorare secondo propria iniziativa.

Di fatto, il Tribunale si trova a dover affrontare un paese in cui anni di guerra e violenza incontrollata hanno distrutto il tessuto sociale, normalizzando gravissimi abusi come strumenti di tortura nei confronti degli individui più deboli. Proprio il conflitto centrafricano ha evidenziato il ricorso alla violenza di genere come strumento di attacco da parte delle milizie, una forma di tortura che lascia dietro di sé danni invisibili contribuendo ad una crescita drammatica di contagi di HIV ed orribili lesioni personali. Molte organizzazioni internazionali, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, hanno dedicato larga parte delle loro ricerche sul conflitto dando voce alle donne vittime di abusi, ad oggi rimaste sole, senza alcuna riparazione per i torti subiti, e con la responsabilità di crescere i figli frutto delle violenze[6].

Con non troppa sorpresa da parte degli addetti ai lavori, ma con grande scandalo nel panorama internazionale, nella primavera del 2014 iniziarono a circolare voci tra i membri più autorevoli dell’ONU secondo cui le truppe internazionali avrebbero abusato sessualmente di diversi bambini in cambio di cibo o denaro in RCA. I presunti colpevoli sono stati identificati tra i soldati appartenenti all’operazione militare francese Sangaris a seguito di una lunga indagine condotta da UNICEF.

Tra il 2015 ed il 2016 invece, Human Rights Watch ha documentato diversi casi di sfruttamento e abuso sessuale da parte delle forze di pace dell’ONU, i soldati della missione MINUSCA. Delle numerose vittime, solo una aveva ricevuto cure mediche a seguito della violenza, ma tutte hanno avuto il coraggio di denunciare e raccontare le violenze subite da soldati che sembrano tutti provenire dal contingente inviato dalla Repubblica del Congo, una missione di 800 uomini stanziati nell’aeroporto di Bambari, nel sud-est del paese.

A queste accuse se ne sono aggiunte molte altre, andando a comporre un quadro orribile di abusi commessi dai soldati delle forze di pace provenienti anche da Chad, Guinea Equatoriale, Burundi e Gabon; come sottolineato da Hillary Margolis, ricercatrice del dipartimento dei diritti delle donne a Human Rights Watch: “Non basta mandare a casa le forze di pace. L’ONU deve insistere affinché i paesi d’origine delle truppe portino gli stupratori e gli altri abusatori davanti alla giustizia, e che i sopravvissuti ricevano l’appoggio di cui hanno bisogno.”[7]

In base all’accordo firmato tra le Nazioni Unite e i Paesi che contribuiscono alle missioni di pace dell’ONU, le nazioni che inviano contingenti propri sono responsabili dell’esecuzione di procedimenti giudiziari contro i soldati che commettono sfruttamento e abusi sessuali. L’ONU può rinviare le truppe nel paese d’origine e proibire loro di partecipare a future missioni, ma non ha la capacità indipendente di perseguirle, il che lascia i responsabili impuniti e le vittime abbandonate.

 

Impunità diffusa   

Gli inquirenti francesi si preparano a tornare in RCA per continuare le indagini circa le accuse mosse ai soldati delle missioni Sangaris e MINUSCA di aver abusato sessualmente di bambini nel campo di sfollati di M’Poko, ma ad oggi non ci sono segnali di una messa in stato d’accusa di questi soldati, né una certezza che verranno sottoposti a processo e condannati a giusta pena.

Ciò accade nonostante le numerosissime testimonianze raccolte da ufficiali dell’ONU nella primavera del 2014 che raccontano nel dettaglio le violenze commesse dai soldati francesi in cambio di cibo e denaro; nei documenti si leggono i nomi delle piccole vittime e vengono indicati i soprannomi, le caratteristiche fisiche dei circa 11 uomini che si sarebbero macchiati di questi orribili crimini.

La vicenda ha inizio con il dispiegamento delle truppe francesi nel 2013, con il benestare del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, a seguito della richiesta dell’allora Presidente dell’RCA Michel Djotodia mentre il Paese stava attraversando il momento più buio della crisi. I soldati erano responsabili della sicurezza e del mantenimento di uno dei campi per sfollati nella zona della capitale, Bangui, precisamente all’interno dell’ex aeroporto di M’Poko che nel picco della crisi ospitava circa 100.000 persone. Il campo è stato chiuso nel 2017[8], ma negli anni del suo funzionamento ha rappresentato un luogo infernale più che di protezione per le migliaia di persone che vi si erano rifugiate, a cominciare proprio dalle categorie più vulnerabili: donne e bambini.

Dalle testimonianze raccolte dall’UNICEF, i bambini raccontano di essere stati avvicinati con la promessa di ricevere cibo o denaro in cambio di prestazioni sessuali o altre violenze[9]. I bambini (un fratello e una sorella di 6 e 9 anni) parlano dei soldati francesi, ma nelle accuse si legge anche di truppe provenienti dal Chad, dalla Guinea Equatoriale, mentre due ragazze adolescenti (di 14 e 16 anni) raccontano degli abusi subiti da alcuni soldati appartenenti al contingente georgiano delle truppe EUFOR-RCA, la missione Europea che dal Febbraio 2014 al Marzo 2015 ha avuto compito di stabilizzare la situazione nel Paese[10].

Dall’ufficio del Procuratore generale a Parigi si è saputo che non ci sono stati progressi significativi dall’inizio dell’indagine nel Maggio 2015, quando il caso divenne una vera e propria inchiesta criminale grazie anche alla diffusione sui media di tutto il mondo[11].

Il sistema giudiziario francese riconosce la presunzione d’innocenza per gli imputati sino ad effettiva condanna in tribunale, cosa che nel caso specifico non è ancora avvenuta. Proprio per questo motivo sono state molte le voci levatesi per la lentezza delle indagini, come sottolineato da molte organizzazioni internazionali specializzate nel contrasto alla violenza di genere e agli abusi contro i minori.

La cronologia di questo caso suggerisce infatti che i responsabili avrebbero dovuto e potuto muoversi con maggiore anticipo: gli investigatori francesi, per esempio, hanno intervistato le vittime soltanto nel Giugno 2015, ovvero quasi un anno dopo il lunghissimo rapporto inviato dall’ex Alto Funzionario per i rifugiati Anders Kompass alla Missione diplomatica francese a Ginevra[12].

 

Da funzionario a “whistleblower”  

Nel luglio 2014, Anders Kompass, direttore della Divisione Operazioni Estere e Cooperazione Tecnica dell’Ufficio dell’Alto Commissario per i rifugiati (UNHCR), ha ricevuto un rapporto scritto da un responsabile dei diritti umani nella Repubblica Centrafricana. Il rapporto conteneva prove schiaccianti dello stupro e dell’apparentemente continuo abuso sessuale di ragazzi da parte delle truppe francesi di mantenimento della pace.

Kompass ha consegnato il rapporto in via confidenziale alla missione francese presso le Nazioni Unite a Ginevra affinché fosse trasmesso all’autorità giudiziaria francese, l’unica responsabile di affrontare gli abusi in modo rapido ed efficace.[13]

Otto mesi dopo, a Kompass è stato chiesto di dimettersi dall’Alto Commissario delegato per aver fatto trapelare il rapporto.

Quando si è rifiutato, gli alti funzionari – compresi quelli responsabili della supervisione indipendente all’ONU – si sono riuniti per decidere collettivamente cosa fare. Alla fine, hanno messo Kompass sotto inchiesta per una divulgazione non autorizzata di informazioni riservate.[14]

Nel corso del 2015, Kompass è stato sottoposto a una revisione delle sue azioni da parte di una commissione esterna e a un’indagine dell’OIOS (Ufficio delle Nazioni Unite per i servizi interni), entrambe durate oltre nove mesi. Inoltre, è stato sospeso dal suo incarico, una decisione presa – per ragioni sconosciute – dall’Alto Commissario stesso, Zeid Ra’an al Hussein, e ribaltata dal Tribunale di Controversia dell’ONU come ingiustificata. La sospensione è stata anche messa in discussione dalla commissione esterna, sottolineando che la spiegazione di Zeid per la sospensione di Kompass era irrazionale[15]. Il 17 dicembre 2015, Kompass è stato scagionato dalla commissione esterna e l’8 gennaio 2016, l’OIOS ha notificato a Kompass che l’indagine lo aveva scagionato anche dall’accusa di aver diffuso materiale strettamente confidenziale alle autorità francesi.

 

Indagine senza fine  

Gli inquirenti francesi hanno provato a difendersi incolpando il complesso sistema delle Nazioni Unite che ha impedito a parte dello Staff coinvolto di essere interrogato, obbligandoli a seguire “le vie ufficiali” per le quali, però, settimane intere sarebbero passate tra una comunicazione e l’altra. Secondo gli investigatori sarebbe stata l’immunità riconosciuta ai membri delle Nazioni Unite ad avere funzionato da ostacolo nel momento in cui sono stati chiamati a testimoniare in merito ad una vicenda che hanno vissuto in prima persona.

La realtà è che la lentezza delle indagini rispecchia quella sistematica di tutti i casi di stupro ed abusi, per i quali la durata media in Francia è di 3 anni e mezzo che diventano 5 se si vuole arrivare a sentenza.

In questa particolare vicenda, poi, si tenga presente che i crimini sono stati commessi in una nazione ancora in balia della violenza, e che le truppe coinvolte, gli ufficiali della missione Sangaris e quelli appartenenti al contingente MINUSCA, erano stati prontamente ritirati dal territorio Centrafricano e inviati in alcuni casi all’altro capo del mondo ben prima della diffusione delle accuse.

 

Un problema sistemico? 

La campagna “CODE BLUE”[16] dell’Organizzazione Aids-Free World ha messo in risalto il gravissimo e continuo problema degli abusi commessi da personale dell’ONU in situazioni di crisi ed emergenza umanitaria. Oltre ai crimini rilevati e denunciati dalle organizzazioni non governative che si occupano di diritti umani, un grande interrogativo sorge anche rispetto alle soluzioni proposte dall’istituzione ONU, politiche, procedure e pratiche che creano e sostengono una cultura istituzionale di impunità.

Ad oggi il sistema resta ancorato alla segretezza, all’impunità e agli interessi intestatali, in un intrico di burocrazia e politica nel quale a farne le spese sono, come sempre, le vittime.


Note

[1] Fonte UNHCR                                                                                                                                               

[2] http://www.rfi.fr/fr/afrique/20200216-centrafrique-minusca-prises-fprc-birao

[3] Da Urban Dictionary “si riferisce alle persone occidentali che vanno a “risolvere” i problemi delle nazioni in difficoltà o delle persone di colore senza comprendere la loro storia, i loro bisogni o lo stato attuale della regione

[4] https://www.wipo.int/edocs/lexdocs/laws/fr/cf/cf003fr.pdf

[5] Human Rights Watch, “Looking for Justice” The Special Criminal Court, a New Opportunity for Victims in the Central African Republic, 2018

[6] Human Rights Watch, “They said we are their slaves”, Sexual Violence by armed groups in the Central African Republic, 2016

[7] Traduzione dell’autrice da Human Rights Watch, “Central African Republic: Rape by peacekeepers” UN, troop-contributing countries should hold abusers accountable”, February 2016

[8] https://www.msf.org/central-african-republic-five-reasons-care-about-closure-mpoko-camp

[9] http://www.rfi.fr/fr/afrique/20160209-rca-justice-francaise-viols-centrafrique-sangaris

[10] https://www.voaafrique.com/a/viols-centrafrique-enquete-francaise-etendue-accusations-sangaris/3181374.html

[11]https://www.theguardian.com/world/2015/apr/29/un-aid-worker-suspended-leaking-report-child-abuse-french-troops-car

[12]https://www.theguardian.com/world/2016/jan/18/un-whistleblower-who-exposed-sexual-abuse-by-peacekeepers-is-exonerated?CMP=share_btn_link

[13] Qui un report redatto dallo stesso Kompass che riassume le tappe principali di questa storia e del suo operato: https://static1.squarespace.com/static/514a0127e4b04d7440e8045d/t/55660871e4b086598604d7f9/1432750193924/04-2+-+Statement+by+Anders+Kompass%2C+OHCHR+-+March+29%2C+2015.pdf

[14] Qui un report indirizzato a Flavia Panseri, allora Vice Alto Commissario per i Diritti Umani   https://static1.squarespace.com/static/514a0127e4b04d7440e8045d/t/55661583e4b0594cb0bb1d06/1432753539881/04-6+-+Statement+by+Human+Rights+Officer%2C+OHCHR+-+March+26%2C+2015.pdf

[15] Qui il report confidenziale redatto dall’allora Alto Commissario per i Diritti Umani Al Hussein  https://static1.squarespace.com/static/514a0127e4b04d7440e8045d/t/55661448e4b0b7578fd8dfd3/1432753224562/04-4+-+Statement+by+Zeid+Ra%27ad+Al+Hussein%2C+OHCHR+-+March+29%2C+2015.pdf

[16] http://www.codebluecampaign.com


Foto copertina: Minusca è intervenuto per porre fine ai combattimenti di Alindao | Foto delle Nazioni Unite / Flickr / CC BY-NC-ND 2.0


Scarica Pdf

Tania Corazza

Sono laureata in Cooperazione Internazionale allo Sviluppo e lavoro in una ONG come Responsabile dei progetti di sostegno a distanza. La passione per il diritto internazionale e la tutela dei diritti umani mi hanno spinta a continuare gli studi con un Master in Diritto delle Migrazioni. Ho un debole per la musica soul anni '50.

Vedi tutti gli articoli
Vai alla barra degli strumenti