La crisi COVID-19 ha posto il mondo e quindi l’Europa di fronte a una sfida di proporzioni storiche. Tale contesto emergenziale che caratterizza i tempi non solo attuali ha richiesto e richiede un intervento massiccio di politiche assistenziali e di investimento tanto nazionali, quanto dell’Unione, volte a supportare la cittadinanza, l’imprenditoria e il sistema economico nel suo complesso nella finalità di attenuare i danni socioeconomici scaturiti dalla emergenza sanitaria.


 

SOMMARIO: 1. Gli Interessi Finanziari dell’Unione europea. – 2. Le Risorse proprie tradizionali.  – 3. La Risorsa IVA. – 4. La Risorsa RNL. – 5. Altre entrate dell’Unione europea.

 

Gli Interessi Finanziari dell’Unione europea

La crisi COVID-19 ha posto il mondo e quindi l’Europa di fronte a una sfida di proporzioni storiche. Tale contesto emergenziale che caratterizza i tempi non solo attuali ha richiesto e richiede un intervento massiccio di politiche assistenziali e di investimento tanto nazionali, quanto dell’Unione[1], volte a supportare la cittadinanza, l’imprenditoria e il sistema economico nel suo complesso nella finalità di attenuare i danni socioeconomici scaturiti dalla emergenza sanitaria.
Invero, il surplus di spesa pubblica derivante dall’operare dei meccanismi assistenziali già predisposti dall’ordinamento e dall’intervento nell’economia da parte dello Stato o dell’Unione restituisce grande attualità al tema del reperimento delle risorse necessarie a tal fine.
Si impone, pertanto, una riflessione sulle dinamiche del prelievo e della spesa tanto a livello nazionale che dell’Unione.
Come noto, il finanziamento della spesa pubblica avviene attraverso il gettito derivante dal prelievo fiscale e/o attraverso l’accesso all’indebitamento, il quale dovrà essere anch’esso supportato dal gettito fiscale ma in un arco temporale successivo. 
In tale sede, almeno per quanto attiene ai profili di diritto interno, non si ritiene di prendere in considerazione il tema dell’accesso all’indebitamento, tema già affrontato altrove[2], la cui utilità e legittimità in ipotesi limite ed eccezionali come quella che viviamo non è mai stata posta in dubbio dai tanto criticati vincoli di bilancio. I vincoli redatti e al quale rispetto si sono impegnati gli Stati membri hanno imposto, in definitiva, una politica di bilancio prudente, in cui un nuovo ricorso all’indebitamento è espressamente contemplato come possibile ma solo per realizzare quel fine per il quale le politiche keynesiane sono state concepite: affrontare le crisi economiche, gli shock della domanda[3]. Semmai l’occasione suggerisce una riflessione sul valore della prudenza nella adozione delle politiche di indebitamento richiesta agli Stati membri dalla appartenenza all’Unione. È indubbio, infatti, che una minore esposizione debitoria a livello pubblico ha il pregio di sottrarre lo Stato al pericolo sempre concreto della speculazione finanziaria.
A livello dell’Unione, il ricorso all’indebitamento non è in via di principio precluso, anzi è consentito in determinati casi, come quelli previsti dall’art. 122 TFUE al fine di fornire assistenza finanziaria a Stati membri in difficoltà[4], ma sempre nel rispetto del principio del pareggio di bilancio che informa il sistema finanziario europeo[5]. Ciò significa che il ricorso al debito è permesso a condizione che l’Unione europea sia in grado di far fronte al rimborso del debito stesso e al servizio del debito.
L’impatto della crisi COVID-19 sull’economia ha sottolineato l’importanza di garantire all’Unione una capacità finanziaria sufficiente in caso di shock economici, che consenta il dispiegarsi di politiche keynesiane, in un contesto in cui il reperimento delle risorse finanziarie di entità eccezionale è stato concepito per non aggiungere pressione sulle finanze degli Stati membri, in un momento in cui i bilanci nazionali sono già sottoposti a enormi sollecitazioni per finanziare le misure economiche e sociali nazionali varate in risposta alla crisi. Il tutto però sempre in una ottica prudenziale circoscritta alla eccezionalità del caso[6].
In un tale contesto caratterizzato dalle ingenti spese pubbliche che gli Stati membri e l’Unione stanno realizzando appare cruciale, intanto, inquadrare le eventuali patologie che possono riguardare la dinamica del prelievo fiscale, a causa della loro attitudine a creare preoccupanti disfunzioni nel sistema finanziario dell’Unione.
Ebbene, dell’importanza strategica che riveste per l’Unione europea – inter alia – la capacità di riscossione del gettito fiscale è evidenza la lettera dell’art. 325 TFUE, il quale dispone che l’Unione e gli Stati membri combattono contro la frode e le altre attività illegali che ledono gli interessi finanziari dell’Unione stessa mediante misure che siano dissuasive e tali da permettere una protezione efficace negli Stati membri e nelle istituzioni, organi e organismi dell’Unione. Il comma 2, richiede agli Stati membri di adottare, per combattere contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione, le stesse misure che adottano per combattere contro la frode che lede i loro interessi finanziari.

Si rammenta, infatti, che la riscossione delle risorse proprie tradizionali dell’Unione è affidata agli Stati membri i quali agiscono conformemente alle disposizioni legislative, regolamentari o amministrative nazionali, e a fronte della quale attività gli Stati membri trattengono – a titolo di spese di riscossione – il 25% degli importi riscossi[7]. Riguardo alle altre risorse commisurate all’entità della riscossione della imposizione diretta e indiretta è chiaro che alle minori entrate statali corrisponderanno minori entrate dell’Unione, con evidente pregiudizio al quantum delle politiche di investimento dell’Unione.
Il presente lavoro si prefigge di evidenziare la criticità di taluni approcci commissivi od omissivi adottati dagli Stati membri che possono risultare lesivi di specifici interessi finanziari dell’Unione, nonché di analizzare, sempre nella medesima prospettiva, la criticità di talune pratiche che presentano in linea di massima dei profili di compatibilità con il diritto dell’UE, ma che all’esito di un esame più approfondito possono presentare i caratteri di una condotta elusiva, se non evasiva.
Il sistema finanziario dell’Unione è basato su un sistema di risorse proprie (art. 311 TFUE)[8], peraltro informato al principio di capacità contributiva dello Stato membro il quale consente che nessuno Stato membro si faccia carico di un onere di bilancio eccessivo rispetto alla propria prosperità relativa[9], in cui le entrate dell’Unione sono utilizzate indistintamente, secondo il principio della universalità, per finanziare tutte le spese iscritte nel bilancio annuale[10].

La trattazione degli interessi finanziari dell’Unione cui è circoscritto il presente lavoro vuole evidenziare nello specifico l’importanza decisiva che ha acquisito il tema della riscossione delle risorse proprie dell’Unione e dunque della riscossione della tariffa doganale comune, della risorsa IVA e della risorsa RNL, nonché della nuova risorsa propria dell’Unione composta dai proventi di un tributo alla cui corresponsione sono tenuti gli Stati membri in ragione del peso dei rifiuti di imballaggi di plastica generati e non riciclati[11].

A ben vedere, il tema acquisisce ancora maggiore rilevanza se lo si rapporta alla circostanza che il programma Next Generation EU, ovvero il piano di investimento per la ripresa dell’Europa da 750 miliardi di Euro, sarà realizzato mediante ricorso al debito da parte della Commissione europea per conto dell’Unione, o più precisamente tramite nuovi finanziamenti raccolti sui mercati finanziari e convogliati agli Stati membri attraverso i programmi della UE.

Si precisa che al fine dell’accesso all’indebitamento i massimali sulle risorse proprie, stabiliti con la relativa decisione, devono essere sufficientemente elevati in modo da garantire che ogni anno vi sia spazio finanziario per coprire tutte le passività dell’Unione. I massimali stabiliti nella Decisione sulle risorse proprie dell’Unione europea determinano quindi l’importo massimo dei fondi che, sotto qualsiasi forma, l’Unione può chiedere agli Stati membri di mettere a sua disposizione in un dato anno per finanziare le proprie spese, comprese le passività derivanti dal ricorso eccezionale al debito contratto dalla Commissione europea per conto dell’Unione. La differenza tra a) il massimale sulle risorse proprie e b) il massimale della spesa effettiva (massimale di pagamento del QFP) costituisce il cosiddetto “margine” headroom di sicurezza per garantire che l’Unione europea sia in grado – in qualsiasi circostanza – di ottemperare ai suoi obblighi finanziari, anche in periodi di recessione economica. Il margine è ritenuto essenziale perché l’Unione possa mantenere un rating di livello elevato quando si indebita sui mercati finanziari, in quanto assicura agli investitori che essi verranno rimborsati[12].

Dal 1º gennaio 2021 i massimali delle risorse proprie per l’UE sono stati fissati per i pagamenti all’1,40% dell’RNL di tutti gli Stati membri; per gli impegni all’1,46% dell’RNL di tutti gli Stati membri. Tali massimali saranno aumentati, in via eccezionale e temporanea, di altri 0,6 punti percentuali per coprire tutte le passività dell’UE risultanti dalle assunzioni di prestiti previste per finanziare gli sforzi di ripresa di Next Generation EU, fino a quando saranno stati rimborsati tutti i prestiti contratti[13].

La decisione sulle risorse proprie, che stabilisce le modalità di finanziamento del bilancio dell’UE, è stata adottata dal Consiglio il 14 dicembre 2020. Per entrare in vigore, la decisione deve essere approvata da tutti i 27 Stati membri dell’UE, conformemente alle rispettive norme costituzionali. Si applicherà retroattivamente dal 1º gennaio 2021.
Le conclusioni del Consiglio europeo del 17-21 luglio 2020, confermano l’intenzione di individuare, nel prossimo settennato, nuove risorse proprie da introdurre dopo il 2021 da destinare esclusivamente al rimborso anticipato delle passività legate al Next Generation EU[14].

Le Risorse proprie tradizionali

Le entrate dell’Unione provengono anzitutto dalle risorse proprie tradizionali costituite da prelievi, premi, importi supplementari o compensativi, importi o elementi aggiuntivi, dazi della tariffa doganale comune e altri dazi fissati o da fissare da parte delle istituzioni dell’Unione sugli scambi con i Paesi terzi, dazi doganali sui prodotti che rientrano nell’ambito di applicazione del trattato, ormai scaduto, che istituisce la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, nonché contributi e altri dazi previsti nell’ambito dell’organizzazione comune dei mercati nel settore dello zucchero.
Le risorse proprie tradizionali costituiscono circa il 16 per cento delle entrate del bilancio dell’Unione[15], al netto delle somme che gli Stati membri trattengono a titolo di spese di riscossione, le quali ammontano al 25 per cento del gettito riscosso alle frontiere esterne dell’Unione[16].
L’ammontare del gettito di tale risorsa è evidentemente connesso con la azione esterna dell’Unione e segnatamente con la politica commerciale adottata verso i Paesi terzi attuata sul piano bilaterale[17].

Nel 2019 l’UE ha attuato 44 accordi commerciali con 76 partner; gli scambi commerciali con questi partner ammontavano a 1 345 miliardi di EUR, pari al 33 % del commercio estero dell’UE (34 % delle esportazioni totali e 33 % delle importazioni totali)[18].

Con particolare riferimento al quadrante geopolitico delle Americhe, si rileva che l’UE ha concluso quattro accordi commerciali con 11 Paesi dell’America latina: Messico, Cile, i partner andini Colombia, Ecuador e Perù e i sei partner dell’America centrale (Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama). Una volta entrato in vigore l’accordo UE-Mercosur, l’Unione intratterrà relazioni commerciali preferenziali praticamente con tutti i Paesi dell’America latina, ad eccezione della Bolivia e del Venezuela (più di qualsiasi altra regione e alla pari dell’EFTA). L’accordo con il Messico, ad esempio, risale ai primi anni 2000 ed è stato modernizzato in modo da intensificare gli scambi commerciali, promuovere la partecipazione delle PMI e introdurre nuove discipline, ad esempio quelle relative ai servizi (digitali, marittimi, finanziari, ecc.), all’energia o agli investimenti, che aumenteranno le opportunità per le imprese dell’UE e i benefici per i consumatori, mentre i capitoli relativi al commercio e allo sviluppo sostenibile prevedono impegni in materia di lavoro e ambiente, compresi l’accordo di Parigi e le convenzioni fondamentali dell’OIL. Un processo analogo di modernizzazione è in corso per quanto riguarda il Cile[19].

Il ruolo dell’UE in America latina rimane incisivo: in America latina l’UE rappresenta la principale fonte di cooperazione allo sviluppo e di investimenti esteri diretti, nonché il terzo partner commerciale dopo Stati Uniti e Cina. Sebbene gli Stati Uniti abbiano conservato il loro storico primato come maggiore partner commerciale dell’America latina, negli ultimi anni la Cina ha superato l’UE diventando il secondo principale partner. I modelli variano: il Messico e l’America centrale sono maggiormente legati all’economia statunitense, i Paesi andini ricchi di risorse minerarie stanno intensificando gli scambi con la Cina, mentre la Cina e l’UE sono i partner più importanti per i Paesi del Mercosur. Gli accordi commerciali con l’UE hanno contribuito a consolidare nel tempo la posizione dell’Unione quale investitore e partner commerciale nella regione. Gli accordi hanno inoltre contribuito a contrastare l’erosione delle preferenze tariffarie derivante dagli accordi commerciali conclusi da partner latinoamericani con Paesi come gli Stati Uniti o la Cina. Gli scambi commerciali tra l’UE e i suoi attuali partner commerciali dell’America latina e del Mercosur ammontavano a 192 miliardi di EUR, registrando un avanzo di 22 miliardi di EUR per l’UE. Le esportazioni di merci dell’UE verso gli 11 paesi dell’America latina con i quali ha concluso accordi commerciali sono cresciute del 12 %, passando da poco meno di 59 miliardi di EUR nel 2015 a 66 miliardi di EUR. La quota di mercato delle importazioni di questi paesi dall’UE è rimasta pari a circa il 12 %, mentre quella dagli Stati Uniti è leggermente diminuita, passando dal 42,5 % al 40,3 %, e quella dalla Cina è rimasta stabile al 19 % circa[20].

Appare di sicuro rilievo che sia stato varato un programma finanziato dall’UE sulla condotta responsabile delle imprese in America latina, attuato in partenariato con l’OCSE[21], l’Organizzazione internazionale del lavoro[22] e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani[23].

Per i partner dell’America latina, il fatto che l’UE abbia soppresso i suoi dazi sulla maggior parte dei prodotti li aiuta a diversificare le loro esportazioni e a integrarsi meglio nelle catene del valore e nell’economia mondiale. Per le imprese dell’UE, gli accordi offrono nuove opportunità in mercati emergenti con un elevato potenziale di crescita nonché l’accesso a materie prime e fattori produttivi essenziali per l’industria e l’agricoltura.

Nondimeno tutti i benefici connessi con la creazione di zone di libero scambio non possono far venire meno l’esigenza di osservare al giusto se talune politiche possano agevolare fenomeni elusivi o evasivi proprio riferiti alle risorse tradizionali comuni.

Invero, a partire dalla firma dell’Accordo di libero scambio (di nuova generazione) tra UE, Colombia e Perù intervenuta nel 2012[24], si è osservato da parte di talune multinazionali un recente mutamento di rotta commerciale internazionale, sempre nel quadro di quel fenomeno di delocalizzazione produttiva in cui si è configurata una sorta di specializzazione produttiva in capo ai Paesi soprattutto in via di sviluppo. In particolare, ci si interroga sulla legittimità della introduzione di merci sul mercato europeo attraverso una rotta – di cui la firma di quei trattati agevola la definizione – che dall’Asia fa uno scalo in Colombia prima di approdare sul mercato europeo. È appena di caso di rilevare, infatti, che una tratta del genere avrebbe il pregio di consentire alle multinazionali un risparmio significativo in ordine al pagamento dei dazi alle frontiere esterne dell’Unione, il cui ammontare è certamente inferiore rispetto agli oneri praticati alle frontiere esterne colombiane, e così introdurre ugualmente le merci nel mercato comune europeo, avvalendosi per le stesse del regime di libera pratica predisposto dal richiamato accordo di libero scambio[25].
Il potenziale impatto negativo sugli interessi finanziari dell’UE e sulle questioni di concorrenza, legate alle nuove rotte commerciali internazionali che i trattati sopra menzionati potrebbero agevolare è di indubbia evidenza almeno in termini di minori entrate per il bilancio europeo.

La risorsa IVA

Altra entrata dell’Unione è la risorsa propria basata sull’IVA, che trasferisce alla UE una parte dei gettiti degli Stati membri basati sulle rispettive basi imponibili IVA armonizzate. In particolare, si applica una aliquota uniforme di prelievo dello 0,30 per cento, valida per tutti gli Stati membri, al gettito IVA totale riscosso, diviso per l’aliquota IVA media ponderata calcolata per l’anno civile pertinente, come previsto dal Regolamento n. 1553/89 del Consiglio[26]. Ad ogni modo, per ciascuno Stato membro, l’imponibile da prendere in considerazione a tal fine non è superiore al 50 % del reddito nazionale lordo (di seguito RNL)[27].
Tale risorsa rappresenta circa il 12 per cento delle entrate dell’Unione[28].
È facile dunque comprendere come il mancato contrasto alle frodi in materia di IVA sia idoneo a ledere gli interessi finanziari dell’Unione[29].
D’altro canto la Commissione già si è cominciata ad occupare di gap nel gettito fiscale degli Stati membri attraverso la realizzazione di taluni studi. In particolare, la Commissione europea ha stimato che nel 2011, il gettito IVA complessivamente sottratto nell’Unione per fenomeni di evasione ed elusione fiscale, incluse le frodi, ammontasse a 193 miliardi di euro, ossia il 18 per cento dell’IVA potenziale o l’1,5 per cento del PIL dell’UE[30].
Anche negli anni successivi è stato rilevato che il gap tra il prelievo IVA atteso e quello effettivamente riscosso fosse molto significativo, nonostante si potesse registrare una contrazione della percentuale del gap rispetto all’anno precedente. Per l’annualità 2016 si è registrata una perdita pari a 150 miliardi di euro circa, con un miglioramento del gap per taluni Paesi e un peggioramento per altri[31]

La situazione non è mutata neanche più recentemente. Infatti, se è vero che nel 2018 si è osservata una contrazione del gap pari a un miliardo di EUR, il dato non può considerarsi positivo poiché l’andamento della riduzione precedente era stato più significativo. Inoltre, è ragionevole attendersi che tale tendenza al ribasso continui almeno per un altro anno, in ragione della pandemia[32].
Secondo l’ultimo studio della Commissione[33], le variazioni delle stime del divario del gap IVA tra gli Stati membri riflettono le differenze esistenti negli Stati membri sugli adempimenti fiscali, la lotta alla evasione e alla elusione, la disciplina riguardante i fallimenti, l’insolvenza, nonché sui poteri della amministrazione tributaria. Tuttavia, sebbene tale indicatore possa essere un utile strumento per pesare le performance della amministrazione fiscale di uno Stato membro, nondimeno dovrebbero essere considerati anche altri fattori, come il livello di sviluppo economico dello Stato o la qualità delle statistiche nazionali. 

È appena il caso di rilevare che la scarsa attenzione riposta da taluni governi verso il perseguimento delle condotte che sono pregiudizievoli per le finanze tanto interne quanto dell’Unione è idonea a privare di effetto utile le previsioni di cui all’art. 325 TFUE, con tutte le conseguenze che ne derivano.

La risorsa RNL

La risorsa propria che attualmente costituisce la più importante fonte di finanziamento del bilancio dell’Unione, per un ammontare pari a circa il 71 per cento delle entrate[34], è quella basata sul Reddito nazionale lordo (RNL) complessivo degli Stati membri.
La risorsa RNL consiste in un contributo statale calcolato attraverso un tasso uniforme proporzionale al reddito nazionale di ciascuno Stato membro. L’aliquota uniforme è fissata secondo la procedura di bilancio, tenuto conto del totale di tutte le altre entrate e si applica all’RNL di ciascuno Stato membro[35].
L’RNL equivale al PIL al netto dei redditi primari che le unità istituzionali residenti corrispondono a unità istituzionali non residenti, più i redditi primari che le unità istituzionali residenti percepiscono dal resto del mondo.

Tale risorsa è quella che meglio realizza il principio della capacità contributiva poiché prende in considerazione il concetto di prosperità relativa dello Stato rilevante sia ai fini della partecipazione all’onere contributivo fiscale, sia con riguardo alla destinazione della spesa pubblica europea, che privilegia i Paesi aventi una prosperità relativa più bassa.

Ebbene, anche in materia di imposizione diretta valgono le medesime considerazioni effettuate in materia di elusioni ed evasione fiscale in ordine alla risorsa IVA, quanto al medesimo carattere pregiudizievole.
Infatti, una tassazione equa, una lotta decisa contro la frode fiscale, l’evasione fiscale, la pianificazione fiscale aggressiva e il riciclaggio di denaro svolgono un ruolo centrale nella definizione di una società equa e di una economia forte, difendendo nel contempo il contratto sociale e lo Stato di diritto; inoltre, un sistema fiscale equo ed efficiente è fondamentale per affrontare le disuguaglianze, non solo attraverso il finanziamento della spesa pubblica a sostegno della mobilità sociale, ma anche mediante la riduzione delle disparità di reddito. La politica fiscale può esercitare una notevole influenza sulle decisioni in materia di occupazione, sui livelli degli investimenti e sulla volontà delle imprese di espandersi[36].
Già nel 2012 veniva pubblicato uno studio realizzato dal Tax Research London sull’evasione fiscale degli Stati membri dell’Unione sulla base del PIL europeo 2009, realizzato per gruppi politici del Parlamento europeo[37], il quale attesta che l’evasione fiscale complessiva si approssimava al valore di 860 miliardi di euro annui[38], senza tener conto del fenomeno dell’elusione che avrebbe fatto aumentare l’importo delle frodi fiscali a mille miliardi di euro[39]. L’attività di quantificazione delle perdite, tuttavia, non è così agevole, e ciò a causa della eterogeneità dei diversi fenomeni della evasione ed elusione fiscale, e quindi della pianificazione fiscale aggressiva, della erosione della base imponibile e trasferimento degli utili, della economia non osservata (anche denominata economia sommersa), del riciclaggio. Proprio per tale motivo il Parlamento europeo si è espresso per una valorizzazione del programma Fiscalis per la cooperazione tra gli Stati membri nel settore fiscale, con cui gli stessi, coordinati dalla Commissione, assumono l’onere di stimare i propri gap fiscali e pubblicare i relativi risultati secondo una cadenza periodica annuale predefinita[40].

Anche la Relazione sui reati finanziari, l’evasione fiscale e l’elusione fiscale del Parlamento europeo del 2019[41] riconosce che le norme fiscali esistenti spesso non sono in grado di tenere il passo con la crescente rapidità che caratterizza l’attuale economia, essendo state concepite, nella maggior parte dei casi, all’inizio del XX secolo. Viene lì sottolineata la necessità urgente e continua di riformare tali norme, affinché i sistemi fiscali internazionali, dell’UE e nazionali, siano idonei rispetto alle nuove sfide economiche, sociali e tecnologiche del XXI secolo, essendo evidente che gli attuali regimi fiscali e metodi contabili non dispongono dei mezzi per tenere il passo di tale evoluzione e per garantire che tutti i partecipanti al mercato paghino la loro giusta quota di imposte.
A parte l’impatto dei divari fiscali sui bilanci nazionali e dell’UE e quindi in concreto sulla possibilità di fornire, inter alia, servizi pubblici di qualità, compresi istruzione a prezzi accessibili, assistenza sanitaria e alloggi, sicurezza, controllo della criminalità, risposta alle emergenze, sicurezza e assistenza sociale, applicazione delle norme sul lavoro e in materia di ambiente, lotta contro il cambiamento climatico, promozione della parità di genere, trasporti pubblici e infrastrutture essenziali al fine di promuovere e, se necessario, stabilizzare lo sviluppo socialmente equilibrato, progredire verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile, la necessità di ridurre i gap fiscali deriva dalla opportunità di garantire parità di condizioni ed equità fiscale tra tutti i contribuenti, di rafforzare la fiducia nel processo democratico di elaborazione delle politiche, garantendo che gli autori delle frodi non dispongano di un vantaggio fiscale tra l’altro competitivo rispetto ai contribuenti onesti.

Tutto ciò assume una valenza ancora più significativa se prendiamo in considerazione i vincoli di bilancio e le ingenti immissioni di liquidità nel sistema richieste dalla crisi innescata dalla emergenza Covid.
In tale sede si ritiene di evidenziare la forte criticità delle transazioni in contante proprio con riferimento almeno ai fenomeni della evasione fiscale in materia di imposizione diretta e indiretta, della economia sommersa e del riciclaggio richiamati poiché atti ad arrecare pregiudizio agli interessi finanziari dell’UE.
È appena il caso di rilevare che alcuni Stati membri dispongono già di restrizioni sui pagamenti in contanti, a testimonianza della criticità del loro uso: è il caso dell’Italia, in cui almeno a partire dal 2011 è in atto da tempo un tentativo di contrasto al fenomeno che ha conosciuto l’introduzione di vincoli all’utilizzo del contante a favore dell’uso della moneta elettronica[42].
Tematica che nel nostro Paese ha acquisito sempre maggiore importanza al punto da adottare come modello di riferimento il già osservato modello Corea del Sud, il quale rappresenta il riferimento nella promozione dei sistemi di pagamento innovativi[43]. Il Paese asiatico, nel 1990, aveva uno dei tassi di penetrazione di carte di pagamento più bassi al mondo (5%) con un altissimo livello di evasione fiscale; oggi è una delle realtà all’avanguardia, con il 75% delle spese di consumo effettuate cashless. Le iniziative varate negli anni ’90 dal governo sud coreano hanno riguardato interventi integrati a più livelli: deduzione del 20% dell’IVA per i consumatori che spendono più del 10% del loro reddito con carte; deduzione dell’IVA per i commercianti fino al 2,6% degli incassi con carta; uso obbligatorio di pagamenti elettronici per spese sopra i 50.000 Wan; sistema di lotteria con estrazione degli scontrini dei pagamenti effettuate con carte; sanzioni per i commercianti che rifiutino i pagamenti con carte o che applichino sovrapprezzi. L’insieme di queste misure aveva portato già nel 2011 ad un valore di transazioni con carte di pagamento pari a 512 miliardi di Dollari, equivalenti al 42,6% del PIL coreano[44].
Il programma cashback italiano[45], infatti, rappresenta un primo passo nella direzione della lotta al fenomeno della evasione attuata sulla falsariga del pacchetto di misure attuate dalla Corea del Sud, ovvero riconoscendo una premialità a coloro i quali si prestino alla utilizzazione di strumenti di pagamento tracciabili anche per importi irrisori[46].

A livello dell’Unione si osserva che mentre le norme relative ai controlli sul denaro contante presso le frontiere esterne dell’Unione sono state armonizzate[47], le norme tra gli Stati membri per quanto riguarda i movimenti di denaro contante all’interno dei confini dell’UE variano da Stato a Stato.
Sul punto si rinnova l’auspicio già espresso a proposito della riflessione sulle prospettive della comunitarizzazione dei vincoli di bilancio e debito contenuti nel Trattato sulla Stabilità, il Coordinamento e la Governance nell’Unione economica e monetaria del 2012[48], secondo cui una soluzione integrata del problema dell’evasione fiscale latu sensu come quella attuata dalla Corea del Sud affidata alla Commissione europea potrebbe davvero imprimere una svolta definitiva alla lotta del fenomeno, con evidente beneficio per gli Stati membri, i quali disporrebbero di più ingenti risorse cui attingere, riuscendo a rimanere nel rispetto del livello di indebitamento pattuito, ma anche per l’Unione che disporrebbe di un gettito maggiore proveniente dalla risorsa IVA e dalla risorsa RNL[49].
D’altro canto proprio la frammentazione e la natura divergente di tali misure e il loro effetto pregiudizievole sul corretto funzionamento del mercato interno e non solo hanno indotto di recente il Parlamento europeo a rivolgere un invito alla Commissione a elaborare una proposta riguardante le restrizioni europee ai pagamenti in contanti[50]

Altre entrate dell’Unione europea

Il bilancio dell’Unione è finanziato altresì da ulteriori entrate che esulano dal sistema delle risorse proprie appena descritto, poiché il loro ammontare, non essendo supportato da un impegno degli Stati membri, non è definibile a priori e dunque non vi si può fare affidamento ai fini del rispetto della regola del pareggio di bilancio.
Rientrano in tale categoria di ulteriori entrate le imposte sulle retribuzioni del personale dell’UE e i contributi versati da Paesi terzi a favore di determinati programmi dell’Unione.
Vi rientrano altresì gli interessi di mora relativi alle risorse proprie messe a disposizione dagli Stati membri[51], nonché gli interessi sui depositi nell’ambito della governance economica dell’Unione.
Nel novero delle altre entrate del bilancio dell’Unione sono inserite le sanzioni connesse all’attuazione delle norme in materia di concorrenza. Invero, la Commissione può infliggere multe e altre sanzioni alle imprese e associazioni di imprese quando non adempiono gli obblighi imposti dagli articoli 101 e 102 TFUE o non rispettano il regolamento concernente l’applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato o il regolamento sulle concentrazioni[52].
Le multe devono essere pagate in generale entro tre mesi dalla notifica della decisione della Commissione. Tuttavia, la Commissione non riscuote l’importo dovuto se l’impresa ha presentato un ricorso dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione. L’impresa deve fornire alla Commissione un pagamento provvisorio o una garanzia finanziaria che copra sia il capitale del debito che gli interessi o le maggiorazioni entro la data di scadenza del termine di pagamento[53].

Sono prese in considerazione come altre entrate anche le penalità di mora e somme forfettarie comminate agli Stati membri ex art. 260 TFUE per la mancata esecuzione di una sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che constata l’inadempimento di obblighi derivanti dal trattato o nell’ipotesi di mancata comunicazione alla Commissione delle misure di trasposizione di una direttiva.

Infine, sono annoverate come altre entrate le multe che sanzionano le frodi e le irregolarità commesse a danno degli interessi finanziari dell’Unione e quelle nell’ambito della governance economica dell’Unione ex art. 126 TFUE.

Se vi è un’eccedenza, l’eventuale saldo positivo di ciascun esercizio è inserito nel bilancio dell’anno successivo come entrata. Le altre entrate, i saldi e gli adeguamenti tecnici rappresentano di norma meno del 10% delle entrate totali.


Note

[1] L’UE ha elaborato un pacchetto finanziario globale di 1 800 miliardi di EUR a prezzi 2018 per i prossimi anni allo scopo di affrontare le conseguenze socioeconomiche della pandemia di COVID-19 e le priorità a lungo termine dell’UE. Il piano è articolato intorno a due cardini: il quadro finanziario pluriennale (QFP) 2021-2027 adottato in data 17.12.2020 all’esito della approvazione del Parlamento europeo che comprende 1.074,3 miliardi di EUR per e lo strumento straordinario per la ripresa, denominato Next Generation EU da 750 miliardi di EUR.

[2]M. CAPUTO, Governance Economica dell’Unione europea, Edizioni Accademiche Italiane, 2017; M. CAPUTO, Il Singolo, tra Diritti e Opportunità, nel Processo di Integrazione Europea, Editoriale Scientifica, 2018, pp. 34-54.

[3]M. CAPUTO, Il Singolo, tra Diritti e Opportunità, nel Processo di Integrazione Europea, sopra citato, p. 51 e la dottrina ivi citata:  J.M. KEYNES propone la sua “Teoria Generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta” all’indomani dello scoppio della crisi economica del ’29. Significativa è l’affermazione del premio Nobel R. LUCAS, avversario di Keynes che però ammette: “Credo che chiunque in trincea sia keynesiano”.

[4] Il comma 2 dell’art. 122 TFUE prevede che qualora uno Stato membro si trovi in difficoltà o sia seriamente minacciato da gravi difficoltà a causa di calamità naturali o di circostanze eccezionali che sfuggono al suo controllo, il Consiglio, su proposta della Commissione, può concedere a determinate condizioni un’assistenza finanziaria dell’Unione allo Stato membro interessato. Il presidente del Consiglio informa il Parlamento europeo in merito alla decisione presa.

[5]Artt. 310, comma 4, e 312 TFUE.

[6] Il conferimento alla Commissione europea del potere di contrarre prestiti per conto dell’Unione sui mercati dei capitali, operato con la Decisione (UE, Euratom) 2020/2053 del Consiglio del 14 dicembre 2020, è circoscritto alla sola ed esclusiva finalità di finanziare le misure volte a far fronte alle conseguenze della crisi COVID-19, considerando nn. 14-16.

[7] Gli importi che gli Stati membri trattengono a titolo di spese di riscossione delle risorse proprie tradizionali sono stati aumentati dal 20 al 25% dall’art. 9 della Decisione Decisione (UE, Euratom) 2020/2053, sopra citata.

[8] Il sistema di finanziamento dell’Unione è fondato su un meccanismo sostanzialmente intergovernativo: invero, la decisione che definisce l’ammontare delle risorse proprie è adottata all’unanimità ed è sottoposta alle procedure di adattamento degli Stati membri, presentando dunque natura convenzionale, art. 311, comma 3.

[9] Anche la spesa pubblica europea risponde al medesimo principio solidaristico che si realizza nella maggiore o minore destinazione delle risorse, rispettivamente, a favore degli Stati membri che di volta in volta, in ragione della capacità contributiva, si qualifichino come contribuenti netti o lordi. Sulla circostanza che è il principio di solidarietà a informare il bilancio dell’Unione v. Relazione finanziaria 2012 dell’Unione europea: il bilancio dell’Unione, uno strumento d’investimento sempre più importante nell’UE, pubblicata dalla Commissione europea il 26 novembre 2013.

[10] Art. 7 della Decisione (UE, Euratom) 2020/2053, sopra citata.

[11]Tale nuova risorsa è stata introdotta dalla Decisione (UE, Euratom) 2020/2053, sopra citata, art. 2 lett. c). Costituiscono inoltre risorse proprie iscritte nel bilancio dell’Unione le entrate provenienti da nuove imposte eventualmente istituite, nell’ambito di una politica comune, ai sensi del TFUE, a condizione che sia stata seguita la procedura di cui all’articolo 311 TFUE. 

[12] Il rating della UE è attualmente AAA (Fitch), Aaa (Moody’s), AA (S&P). Così UPB, La nuova Decisione sulle Risorse Proprie, in Flash n. 1 del 4 agosto 2020, p. 3.

[13] E comunque al più tardi entro il 31 dicembre 2058, artt. 3-6 Decisione (UE, Euratom) 2020/2053, sopra citata. Sul punto era stato il Consiglio europeo a specificare che gli ulteriori 0,6 punti percentuali annui potranno essere richiesti agli Stati membri solo come estrema ratio, https://www.consilium.europa.eu/media/45118/210720-euco-final-conclusions-it.pdf.

[14]Ibidem e considerando n. 8 Decisione (UE, Euratom) 2020/2053, sopra citata. Si precisa che la nuova risorsa propria basata sul riciclaggio della plastica non sarà, volutamente, oggetto della presente trattazione.  

[15] UPB, La nuova Decisione sulle Risorse Proprie, sopra citata, p. 2.

[16] Art. 9 della Decisione Decisione (UE, Euratom) 2020/2053, sopra citata.

[17] L’elenco degli accordi in ordine alfabetico è consultabile sul sito web della DG Commercio: https://ec.europa.eu/trade/policy/countries-and-regions/negotiations-and-agreements/.

[18] RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI sull’attuazione degli accordi commerciali dell’UE 1º gennaio 2019 – 31 dicembre 2019, 12.11.2020 COM(2020) 705 final, p. 5.

[19] Ibidem, pp. 17 ss.

[20] Ibidem, p. 18.

[21] http://mneguidelines.oecd.org/rbclac.htm.

[22] https://www.ilo.org/americas/programas-y-proyectos/WCMS_735906/lang–en/index.htm.

[23] https://www.ohchr.org/EN/Issues/Business/Pages/JointProjectResponsibleBusinessConduct.aspx.

[24] ACCORDO COMMERCIALE tra l’Unione europea e i suoi Stati membri, da una parte, e la Colombia e il Perù, dall’altra del 21 dicembre 2012.

[25] Art. 105 dell’Accordo, sopra citato.

[26] Regolamento (CEE, Euratom) n. 1553/89 del Consiglio, del 29 maggio 1989, concernente il regime uniforme definitivo di riscossione delle risorse proprie provenienti dall’imposta sul valore aggiunto. 

[27] L’RNL equivale al PIL al netto dei redditi primari che le unità istituzionali residenti corrispondono a unità istituzionali non residenti, più i redditi primari che le unità istituzionali residenti percepiscono dal resto del mondo. V. allegato A, punto 8.89, del regolamento (UE) n. 549/2013.

[28] UPB, La nuova Decisione sulle Risorse Proprie, p. 3.

[29] Taricco, C-105/14, sent. 8 settembre 2015; Taricco bis, C-42/17, sent. 5 dicembre 2017.

[30] European Commission (2013), Study to Quantify and Analyse the VAT Gap in the EU-27 Member States – Final Report. Dall’analisi sono esclusi Cipro e Croazia.

[31] Per un approfondimento v. il Report 2018 al seguente link: https://ec.europa.eu/taxation_customs/sites/taxation/files/2018_vat_gap_report_en.pdf

[32] Per un approfondimento v. il Report 2020 al seguente link: https://ec.europa.eu/taxation_customs/sites/taxation/files/vat-gap-full-report-2020_en.pdf

[33] Ibidem.

[34] UPB, La nuova Decisione sulle Risorse Proprie, p. 3.

[35] Limitatamente al periodo 2014-2020, la Danimarca, i Paesi Bassi e la Svezia hanno beneficiato di riduzioni lorde del proprio contributo annuo basato sul Reddito nazionale lordo pari, rispettivamente, a 130 milioni di EUR, 695 milioni di EUR e 185 milioni di EUR. L’Austria ha beneficiato di una riduzione lorda del proprio contributo annuo basato sull’RNL pari a 30 milioni di EUR nel 2014, a 20 milioni di EUR nel 2015 e a 10 milioni di EUR nel 2016. Per il periodo 2021-2027, le riduzioni sono a favore dell’Austria nella misura di 565 milioni di EUR, della Danimarca per un importo di 377 milioni di EUR, della Germania per un importo di 3.671 milioni di EUR, dei Paesi Bassi per un importo di 1.921 milioni di EUR, della Svezia per un importo di 1.069 milioni di EUR. Tali riduzioni sono finanziate da tutti gli altri Stati membri, art. 2, nn. 3-4, Decisione (UE, Euratom) 2020/2053, sopra citata.

[36] Relazione sui reati finanziari, l’evasione fiscale e l’elusione fiscale, adottata con  Risoluzione del Parlamento europeo del 26 marzo 2019, punto 9.

[37] Closing the European Tax Gap, a report for Group of the Progressive Alliance of Socialists & Democrats in the European Parliament by Richard Murphy FCA, Director, Tax Research UK, reperibile alla seguente pagina web: http://europeansforfinancialreform.org/en/system/files/3842_en_ richard _murphy_eu_tax_gap_en_120229.pdf.

[38] Ibidem, p. 10 e ss. per una disamina dell’evasione realizzata da ciascuno Stato membro.

[39] Anche nel 2019 le ultime stime dell’evasione fiscale nell’Ue indicano una cifra di circa  825 miliardi di euro all’anno, sul punto v. R. MURPHY, The European Tax Gap, 2019, http://www.taxresearch.org.uk/Documents/EUTaxGapJan19.pdf

[40]Relazione sui reati finanziari, l’evasione fiscale e l’elusione fiscale, sopra citata, punto 20.

[41]Relazione sui reati finanziari, l’evasione fiscale e l’elusione fiscale, sopra citata, punto 1.

[42] Il d.l. 6 dicembre 2011, n. 201, all’art. 12 ha previsto che le “limitazioni all’uso del contante e dei titoli al portatore, di cui all’articolo 49, commi 1, 5, 8, 12 e 13, del decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231, sono adeguate all’importo di euro mille”. V. anche CNEL, Moneta Elettronica, Osservazioni e Proposte, 2014, reperibile alla seguente pagina web: http://www.camera.it /temiap/temi17/Osservazioni_Proposte_MONETA_ELETTRONICA.pdf; o anche Audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sugli organismi della fiscalità e sul rapporto tra contribuenti e fisco, Senato della Repubblica, 2014, reperibile alla seguente pagina web: https://www.bancaditalia .it/pubblicazioni /interventi-vari/int-var-2014/audizione-050314.pdf. Il limite all’uso del contane è stato nuovamente innalzato dalla Legge di stabilità 2016 a euro 3.000,00 a decorrere dal 1 gennaio 2016, salvo che per il money transfer, ovvero il servizio di rimessa di denaro con l’estero, a titolo esemplificativo quello fornito da Western Union. A decorrere dal 1° luglio 2020, il limite all’uso del contante passa dagli attuali 3.000 euro a 2.000 euro. La modifica è stata approvata con il decreto fiscale 2020, all’interno di un pacchetto più esteso di misure finalizzate al contrasto dell’evasione fiscale e a disincentivare l’utilizzo del contante a favore della moneta elettronica. Dal 1° gennaio 2022, scatterà un’ulteriore riduzione che porterà la soglia a 1.000 euro, importo previsto ab origine, art. 18, D.L. n. 124/2019, convertito con modificazioni dalla L. 19 dicembre 2019, n. 157.

[43] M. CAPUTO, Governance Economica dell’Unione europea, sopra citato, p. 96.

[44] Indagine Conoscitiva su Moneta Elettronica, proposta all’attenzione delle Commissioni Riunite VI e X “Finanze” e “Attività Produttive”nell’ambito della discussione delle risoluzioni n.7-00391 Alberti e n. 7-00433 Causi, dell’Italian e-payment coalition (IEPC).

[45] Il D.M. 24 novembre 2020, n. 156, noto come “Regolamento cashback”, attuando l’articolo 1, commi da 288 a 290, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160, disciplina condizioni, fattispecie, criteri e modalità operative finalizzate all’attribuzione di un rimborso in denaro, in favore dell’aderente che, al di fuori dall’esercizio dell’attività d’impresa, arte o professione, effettua acquisti da esercenti (esclusa, pertanto, la modalità on line), attraverso strumenti di pagamento elettronici.

[46]M. SUNG, R.AWASTHI,H. CHUL, Can Tax Incentives for Electronic Payments Curtail the Shadow Economy? Korea’s Attempt to Reduce Underreporting in Retail Bunisess, in Korean Journal of Policies Studies, 2017 e in Policy Research Working Paper 7936, Word Bank, Washington DC, 2017, reperibile al seguente link:  https://openknowledge.worldbank.org/bitstream/handle/10986/25945/WPS7936.pdf?sequence=1&isAllowed=y.

[47] REGOLAMENTO (UE) 2018/1672 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 23 ottobre 2018 relativo ai controlli sul denaro contante in entrata nell’Unione o in uscita dall’Unione e che abroga il regolamento (CE) n. 1889/2005.

[48] Il TSCG, cd. Fiscal Compact, è del 2 marzo 2012.

[49] M. CAPUTO, Governance Economica dell’Unione europea, sopra citato, p. 96.

[50]Relazione sui reati finanziari, l’evasione fiscale e l’elusione fiscale, sopra citata, punto 14.

[51] Per un approfondimento sui dati italiani, Corte dei Conti, Relazione speciale, Trasferimento delle risorse proprie al bilancio dell’UE: profili critici, deliberazione n. 13/2016, pp. 45 e ss.

[52]Regolamento (CE) n. 1/2003 del Consiglio, del 16 dicembre 2002, concernente l’applicazione delle regole di concorrenza di cui agli articoli 81 e 82 del trattato (GU L 1 del 4.1.2003, pag. 1); Regolamento (CE) n. 139/2004 del Consiglio, del 20 gennaio 2004, relativo al controllo delle concentrazioni tra imprese (GU L 24 del 29.1.2004, pag. 1), in particolare gli articoli 14 e 15.

[53] ADOZIONE DEFINITIVA (UE, Euratom) 2020/1776 del bilancio rettificativo n. 7 dell’Unione europea per l’esercizio 2020, sopra citata.


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