Il trattato su Guantanámo venne firmato nel 1903 poi rivisto e aggiornato nel 1934. Con quel trattato gli Stati Uniti riconoscono che Cuba ha la “sovranità finale” su Guantanámo, in cambio Cuba lascia agli Stati Uniti “giurisdizione e controllo completo” su quel pezzo dell’isola pensato come base navale attraverso un contratto di affitto “che può essere revocato solo per mutuo accordo”. Esiste un “buco legale”: l’accordo però non prevedeva l’installazione di centri di detenzione e di tortura.


 

L’attuale controllo da parte degli Stati Uniti di una base strategica sull’isola cubana, quella corrispondente a Guantanámo Bay, ha origine all’inizio del XX secolo. Cuba fu occupata per qualche anno dagli statunitensi in seguito alla dichiarazione di guerra di questi ultimi alla Spagna, nell’aprile del 1898. Il casus belli era evidente: la fine del dominio ispanico sull’area avrebbe lasciato spazio a un protettorato americano. Tuttavia, l’affondamento di un incrociatore[1] americano nella baia de La Habana da parte degli spagnoli fornì il pretesto perfetto per camuffare le mire espansionistiche degli yanquis
In seguito al Trattato di Parigi del 1898, nel quale veniva riconosciuta l’indipendenza dell’isola, gli americani pretesero che nella Costituzione cubana del 1901 fosse inserita l’Enmienda Platt, pena il mantenimento delle truppe statunitensi a Cuba. Questo testo conteneva sette articoli che regolavano i rapporti tra i due Paesi interessati, tra i quali vi erano la proibizione per Cuba di contrarre debiti troppo onerosi rispetto alle entrate dello Stato e l’impegno a non mettere in pericolo la propria indipendenza per mezzo di atti o trattati che potessero favorire il controllo, militare o politico, dell’isola, da parte di un Paese straniero. L’articolo più difficile da accettare per i cubani fu quello in cui gli Stati Uniti si riservavano il diritto di intervenire militarmente sull’isola qualora lo avessero ritenuto necessario e, di conseguenza, si accordavano la possibilità di comprare o affittare territori cubani per porvi basi navali aventi come scopo la protezione e la difesa di Cuba. La clausola finale chiariva che l’emendamento sarebbe stato inserito in un trattato permanente cubano-statunitense e che la sua modifica o abrogazione sarebbe stata possibile solo in seguito ad un accordo tra le due parti. Il 22 maggio 1903, i rappresentanti dei due Paesi firmarono il Tratado Permanente e l’anno successivo questo venne ratificato.

Nel 1934, questo accordo venne sostituito dal Tratado entre la República de Cuba y los Estados Unidos de America. Sebbene la nuova convenzione avesse abrogato l’articolo che permetteva l’intervento militare a Cuba, essa non modificava il diritto all’occupazione di territori cubani. Infatti, confermava l’affitto della base navale di Guantanámo[2] per circa il doppio della quota stabilita a inizio Novecento, che all’epoca ammontava a duemila dollari annui. Non fu mai fissata una data limite per l’occupazione.

È per questo motivo che gli Stati Uniti continuano, fino a data odierna, a occupare un territorio ottenuto tramite ricatto più di un secolo fa, pur sapendo che il pagamento non viene accettato dai cubani in segno di protesta. Di fatto, secondo quanto affermato da Fidel Castro nell’agosto del 2007, l’ultima volta in cui fu incassato l’affitto di Guantanámo fu nel 1959 quando, a causa della confusione causata dalla Rivoluzione, il pagamento fu inserito per errore nel bilancio in entrata. Durante quello stesso anno, il governo cubano chiarì l’equivoco ed espresse la propria volontà di considerare come rescisso il contratto di affitto, ma il Congresso statunitense si oppose alla richiesta ricordando a Castro che, come da contratto, qualsiasi modifica avrebbe richiesto l’accordo di entrambe le parti.

È importante menzionare che, in seguito alla minaccia di mantenere le truppe statunitensi a Cuba in occasione del primo trattato, gli Stati Uniti, al momento del rinnovo dell’accordo nel 1934, inviarono a Cuba una flotta di navi da guerra come monito. Oltre alla non accettazione del pagamento, vi sono dunque altri punti a favore della tesi cubana di invalidità del trattato in questione, tra cui il sopracitato vizio del consenso che, da solo, basterebbe a dichiarare la nullità di un atto. Inoltre, secondo le disposizioni del contratto di affitto originario, il territorio di Guantanámo può essere utilizzato esclusivamente come base navale. Perciò, l’utilizzo delle installazioni presenti sul territorio come centri di detenzione e di tortura costituisce una violazione importante dell’accordo che, secondo il moderno diritto internazionale, comporterebbe l’immediata nullità dello stesso.

All’epoca della stesura del contratto, venne stabilito che gli Stati Uniti avrebbero mantenuto la completa giurisdizione e il controllo della zona; tuttavia, si riconobbe anche che la República di Cuba avrebbe conservato la sovranità definitiva. Queste condizioni creano quello che viene definito un “buco nero giuridico”.[3]

Durante i primi anni del Novecento, iniziò a diffondersi la prassi dell’affitto di territori tra Stati per ovviare a situazioni di conflitto. Il leasing spesso era un espediente che permetteva di evitare guerre ed eludere la cessione formale di un territorio, qualora questo fosse stato conteso tra due Paesi. Inoltre, aveva il vantaggio di non essere una soluzione definitiva, a meno che non fosse specificato il contrario[4].

Sebbene tale pratica risolvesse molte controversie, sollevava un problema considerevole dal momento che consentiva a più di uno Stato di disporre di elementi di sovranità sulla stessa area. I diritti trasferiti da un Paese all’altro possono essere divisi in due tipi: quelli associati all’obiettivo dell’affitto e quelli giurisdizionali, che ne agevolano la realizzazione. Mentre i primi possono essere ceduti parzialmente o totalmente, l’attribuzione delle funzioni giurisdizionali è molto più complessa e la questione, nei singoli casi, è stata affrontata in diversi modi. Infatti, vi sono due diversi livelli di competenza giudiziaria: quello internazionale[5] e quello tra i due Stati coinvolti nell’accordo[6]. Si aggiunge un terzo livello nel momento in cui la locazione ha scopi militari, in quanto il sistema legale deve disporre di procedure diverse per i civili e per i soldati. A tutti questi livelli i problemi si sollevano nel momento in cui nessuno dei due Paesi esercita la sovranità nello stesso modo in cui lo fa sul proprio territorio.

Il contratto di locazione della base di Guantanámo non lasciò dubbi riguardanti la giurisdizione a livello bilaterale: gli Stati Uniti avrebbero avuto “completa giurisdizione e controllo sul territorio”. Tuttavia, la “completa giurisdizione” non fu applicata al livello in cui viene applicata sul suolo americano.

The United States has only a qualified jurisdiction over these regions and not sovereignty, and the conditions of exercise of jurisdiction in these leased areas are accordingly unlike the conditions within the areas over which the United States exercises sovereignty.”[7]

È evidente che la giurisdizione americana in territori diversi dagli Stati Uniti, ma semplicemente sotto il loro controllo, fosse una questione mai approfondita a sufficienza dalla legislazione, la quale a volte includeva i suddetti territori ed altre volte li escludeva. Il politologo Gary L. Maris, nel 1967, affermò che è spesso difficile determinare quale legge verrà applicata a Guantanámo e predisse che l’approccio case-by-case avrebbe continuato ad essere la norma[8], contribuendo a creare un clima di costante incertezza e arbitrarietà attorno alla questione. Ad esempio, nel 1932, il Segretario di Stato annunciò che il diritto alla cittadinanza americana, riservato ai nati in territorio statunitense, non sarebbe stato applicato in caso di nascite a Guantanámo Bay dal momento che quest’ultima “non è mai stata incorporata agli Stati Uniti o diventata parte del territorio nazionale”. In altre circostanze, tuttavia, viene affermato il contrario:

In every practical sense Guantanamo is not abroad; it is within the constant jurisdiction of the United States.[9]

Nonostante questo agujero negro legal sia fonte di controversie, non è mai stato fatto nulla per eliminarlo. Il caso di Guantanámo è unico, in quanto il gap giurisdizionale creatosi viene usato dallo Stato “affittuario” per perseguire le proprie politiche in modo diverso da come potrebbe e dovrebbe fare sul suolo nazionale.

“I arrived at Guantanamo thinking about it as a state of exception, an un-American place where accused men were held for years without charge or trial and tortured, not knowing if they were ever going to leave.” [10]

Non essendo la baia considerata ufficialmente territorio statunitense, i metodi di interrogatorio e le garanzie per i detenuti della prigione, istituita nel 2002 da George W. Bush in seguito ai fatti dell’11 settembre, non sono regolati dalla legge del Paese. Ciò nonostante gli Stati Uniti abbiano sottoscritto alcune convenzioni come la Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici, la Convenzione Contro la Tortura e altre Pene o Trattamenti Crudeli, Inumani o Degradanti e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Per quanto sopra indicato, dove non arriva il diritto costituzionale si dovrebbe tener conto del diritto internazionale.

Il governo statunitense, fino a poco tempo fa, definiva i detenuti di Guantanamo “unlawful enemy combatants: una nuova categoria di prigionieri inventata ex novo, che perciò non disponeva di chiare indicazioni riguardanti diritti e procedure da seguire.[11] Rifiutando di concedere a queste persone lo status di “prigionieri di guerra”, venivano negati loro i diritti che derivano da tale condizione conformemente alla Terza Convenzione di Ginevra del 1949, e veniva violato l’articolo 5 di tale accordo. Quest’ultimo, in caso di dubbio circa l’appartenenza dei detenuti alla categoria di prigionieri di guerra, prevede che il loro statuto sia determinato, caso per caso, da un tribunale competente. L’esclusione a priori dello status di civile non è possibile, eppure il governo americano si rifiutò di concedere ai detenuti la possibilità di dimostrare di possedere uno status diverso da quello riconosciuto loro. Inoltre, molti di essi non seppero mai con quali accuse fossero detenuti, alcuni furono presi per errore, pochissimi ebbero l’occasione di comparire davanti al tribunale di guerra ed erano considerati i più fortunati: “almeno verranno processati”. Vigeva la presunzione di colpa, stabilita durante l’amministrazione Bush.

You don’t pick up people and bring them to an island prison and decide you’re going to figure out what to do with them later. […] And yet it happened. And we’ve continued to detain people that didn’t do anything to deserve being detained for 14 years – not only that, we built an entire structure to institutionalize this policy.[12]

Inoltre, Thomas Wilner, avvocato principale dello storico caso della Corte Suprema Boumediene v. Bush, invita a riflettere sul fatto che, nella maggior parte dei casi, l’unica testimonianza del fatto che un detenuto avesse commesso un crimine o fosse un terrorista erano le parole di un altro detenuto, il quale, possibilmente sotto tortura, era stato indotto a pronunciare falsa testimonianza al fine di soddisfare gli inquisitori.

“In the beginning, the U.S. government was happy with its secret operations, since it thought it had managed to gather all the evils of the world in GITMO, and had circumvented U.S. law and international treaties so that it could perform its revenge. But then it realized, after a lot of painful work, that it had gathered a bunch of non-combatants. Now the U.S. government is stuck with the problem, but it is not willing to be forthcoming and disclose the truth about the whole operation.”[13]

Al giorno d’oggi il centro di detenzione di Guantanamo Bay non è stato chiuso e vi sono ancora 40 prigionieri.


Note 

[1] Particolare tipo di nave da guerra.

[2] Al contrario, Bahía Honda e la Isla de Pinos (attuale Isla de la Juventud) furono restituite a Cuba rispettivamente nel 1912 e 1925.

[3] Strauss Michael J., The Leasing of Guantanamo Bay, Praeger Security International, Westport, 2009.

[4] Va comunque precisato che, anche in caso di affitto perpetuo, l’accordo può essere modificato, come avvenne per il Canale di Panama nel 2000.

[5] È il livello fondamentale poiché determina lo Stato competente per pronunciarsi su situazioni verificatesi sul territorio in questione.

[6] Ogni Stato deve determinare le circostanze e i casi nei quali il proprio sistema legale interno sarà di riferimento per regolare le controversie presenti su un territorio diverso da quello sul quale esercita completa sovranità e giurisdizione.

[7] U.S. Naval War College, International Law Situations with Solutions and Notes, 1907, Washington, D.C., Government Printing Office, 1908, p. 18.

[8]Gary L. Maris, “International Law and Guantánamo,” in Journal of Politics, n. 29, (1967), pp. 270–272.

[9] Corte Suprema, Rasul v. Bush, 542 U.S. at 487, 2004.

[10] Debi Cornwall, avvocato dei diritti civili negli Stati Uniti.

[11] Solo nel 2006, con la Military Commission Act proposta da Bush e approvata dal Congresso, venne definita tale categoria di prigionieri, ai quali vennero riconosciute poche protezioni legali o nessuna, a seconda dei casi.

[12]George M. Clarke, avvocato che rappresentò 6 detenuti di Guantanamo.

[13]Slahi Mohamedou Ould and Larry Siems, Guantánamo Diary, Little, Brown and Company, New York, 2015.

Fonti