Karl Haushofer è considerato uno dei padri della geopolitica moderna. Accusato di essere stato l’ideologo e propagandista della geopolitica del Terzo Reich, Haushofer promuoveva l’integrazione eurasiatica in contrapposizione al potere marittimo anglo-statunitense. Con Marco Ghisetti, autore della postfazione del libro “Il blocco continentale” (Anteo edizioni), riscopriamo le teorie di Karl Haushofer.


Biografia 

Nato a Monaco di Baviera nell’agosto del 1869, Haushofer è stato geografo, politologo, storico e generale tedesco.
Inviato in Giappone come addetto militare nel 1909, si rese protagonista di numerose iniziative che diedero vita ad uno sviluppo di una diplomazia informale tra Tokyo e Berlino che porterà, anni dopo, all’alleanza tra Germania e Giappone[1].
Nell’aprile del 1913 cominciò a seguire i corsi di geografia presso l’Università di Monaco. Durante la prima guerra mondiale combatté in Lorena, Piccardia, Galizia, Alsazia, Champagne e Carpazi. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale l’autore, formato dalle opere di Kjellén e di Ratzel, fu il teorico di una geografia difensiva. Al termine della guerra, Haushofer ritorna all’università e, presentando una tesi sui mari interni del Giappone, nel 1919 è nominato professore di geografia all’Istituto di Geopolitica presso l’Università Ludwig-Maximilians di Monaco. I sentimenti di Hausofher, così come quelli di buona parte del mondo tedesco di allora, erano forgiati dalla ferma volontà di revisionare gli errori del Trattato di Versailles, che aveva portato, secondo le parole dell’autore tedesco, alla cancellazione della Germania come soggetto della storia. Nell’aprile 1919 fece conoscenza con Rudolf Hess, suo studente, che sarebbe diventato suo intimo amico ed avrebbe tutelato sua moglie ebrea ed i figli dalle Leggi di Norimberga.
Nel gennaio 1924 uscì il primo numero di “Zeitschrift für Geopolitik” importante pubblicazione da lui fondata che ebbe ampio rilievo nella Germania del suo tempo. Inoltre, fondò un’associazione per la tutela delle minoranze tedesche all’estero, la Verein für das Deutschtum im Ausland. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, Haushofer consigliò al comando militare tedesco di non attaccare l’Unione Sovietica. La vita di Haushofer cambia quando Hess diserta per il Regno Unito e soprattutto quando il figlio Albrecht fu arrestato e giustiziato per aver preso parte nel luglio del’44 al fallito attentato ad Hitler. Haushofer venne deportato a Dachau.
Terminato il conflitto, Karl Haushofer fu scagionato dalle accuse di complicità nel genocidio, ma gli venne revocato il titolo di professore onorario ed il diritto alla pensione. Disperati e ridotti alla miseria, la notte tra il 12 e il 13 marzo 1946, Karl Haushofer, dopo aver ucciso la moglie, si suicidò[2].
Delle teorie di Haushofer ne parliamo con Marco Ghisetti, analista geopolitico e autore di “Talassocrazia“, che ha firmato la postfazione di “Il blocco continentale” (Anteo edizioni, acquista qui).

Perché Haushofer è considerato uno dei padri della geopolitica?

Haushofer è considerato uno dei padri della geopolitica poiché fu il principale animatore della discussione geopolitica tedesca durante il periodo d’oro di questa disciplina, cioè il periodo interbellico. Dopo la Prima Guerra Mondiale e dopo esser stato messo a riposo, infatti, il general-maggiore Haushofer decise di prender la penna al posto della spada e di fornire alla classe dirigente tedesca un sapere scientifico che le permettesse di “pensare per continenti”, ovvero di delineare linee strategiche che permettessero alla Germania, unico impero continentale europeo sopravvissuto alla frammentazione di Versaglia, di sopravvivere alla completa periferizzazione dell’Europa ed anzi di assurgere ad una posizione di prim’ordine nella politica mondiale. La profondità e vastità della sua opera scientifica, unita alle numerose collaborazioni che riuscì ad instaurare sia come professore universitario che come fondatore della Zeitschrift für Geopolitik, cioè la principale rivista tedesca di discussione geopolitica, rendono la conoscenza delle teorie di Haushofer imprescindibili per la corretta comprensione di ogni tipo di politica internazionale in chiave spaziale, ovvero che non voglia limitarsi alla asettica lettura istituzionale delle politiche di potenza.
Complessivamente, l’impegno personale, la rilevanza istituzionale delle posizioni ricoperte e, ovviamente, la vastità dell’architettura euristica delle sue teorie hanno contribuito a rendere Haushofer uno dei padri della geopolitica moderna.

Quali sono i principali aspetti delle sue teorie?

Il principale aspetto delle sue teorie è ovviamente la lettura spaziale della politica internazionale e dell’azione politica, alla quale lettura vengono subordinate – senza per questo venir mai eliminate od ignorate – le altre chiavi di lettura della politica internazionale (personalistica, istituzionale, economica, ecc.).
Secondo Haushofer lo spazio influenza sia l’azione ma anche l’essenza e l’identità dell’attore politico. Allo stesso modo, l’identità e l’essenza dell’attore politico intervengono sullo spazio da esso abitato. Dico “influenza” poiché le teorie di Haushofer non sono di tipo deterministico: lo spazio (o meglio, gli spazi, al plurale) sono una delle tante componenti di cui la scienza geopolitica deve prendere in considerazione nelle sue analisi, ma è senz’altro la più rilevante ed influente, tanto da rendere le teorie di politica internazionale di tipo istituzionalista, ad esempio, che oggi sono molto in voga, generalmente asettiche secondo l’impianto teorico haushoferiano.
Dalla lettura spaziale del mondo politico si possono trarre numerosi altri aspetti ricorrenti in Haushofer, come ad esempio la necessità di “pensare per continenti”, il differente tipo di organizzazione economica che le potenze terresti territorialmente contigue istituiscono rispetto a quella delle potenze marittime con una organizzazione spaziale di tipo radiale, l’importanza della posizione tedesca all’interno della penisola europea, che rende Berlino il perno favorito per ogni unificazione europea, la crescita degli Stati Uniti e delle potenze asiatiche, che renderanno il Pacifico il principale baricentro di potenza mondiale, la necessità per le potenze europee non possedenti di spazio di costruire un “grande spazio” in Africa, ecc. 

Haushofer ipotizzava una contrapposizione tra le potenze terrestri e le potenze oceaniche con quest’ultime (Stati Uniti e Gran Bretagna) che perseguivano una strategia di rottura blocco continentale alimentando divisioni per scongiurare l’unificazione dello spazio euroasiatico, in particolare tra Germania e Unione Sovietica. Crede che questa visione sia in ancora attuale?

La validità di questa ipotesi haushoferiana sembra proprio confermata dalle recenti dinamiche internazionali, dove al tentativo congiunto sino-russo di promuovere l’integrazione eurasiatica si contrappone il tentativo anglo-statunitense di contrastarlo e di promuoverne invece la frammentazione. La strategia congiunta di Russa e Cina consiste infatti nel promuovere la creazione di una architettura economica eurasiatica alternativa a quella promossa dagli Stati Uniti nel momento unipolare. Infatti, convinzione di Mosca e Pechino è che modificando la struttura economica e commerciale, partendo dall’Eurasia ma da lì estendendola all’intero mondo, si possa scalzare gli Stati Uniti dall’apice della catena del valore economico mondiale, ponendo invece al centro la nuova regione della Grande Eurasia multipolare. Se durante la Seconda Guerra Mondiale Haushofer promosse la triade Berlino-Mosca-Tokio per formare il blocco continentale che avrebbe estromesso le potenze marittime dall’Isola-Mondo e da lì favorito la creazione di un mondo alternativo fondato sulla coesistenza di pan-regioni autarchiche ed autonome, adesso la medesima triade potrebbe formarsi con un asse Berlino-Mosca-Pechino, dove Berlino rimane il principale motore economico della parte più occidentale della massa terrestre eurasiatica, Mosca rimane il ponte settentrionale e terrestre di congiuntura e Pechino, al posto di Tokio, è il principale motore economico della parte orientale dell’Eurasia. La validità di questo schema haushoferiano, reso famoso già prima da Mackinder ma in realtà già paventato a metà Ottocento dagli strateghi anglosassoni, sembra essere confermata sia dalle affermazioni dei capi di Stato russi e cinesi, che tentano di traghettare l’Europa germanizzata dentro la macroregione geoeconomica della Grande Eurasia, sia da quelle provenienti da Washington, dove invece la tendenza è quello di impedirlo in ogni modo.

Karl Haushofer è stato spesso accusato di essere stato l’ideologo della geopolitica del Terzo Reich. Che rapporto c’era tra Haushofer e il nazismo?

Il rapporto tra Haushofer ed il nazionalsocialismo si è caratterizzato per il tentativo del primo di fare da “consigliere del principe” al revisionismo del Terzo Reich, cercando di consigliarlo sulle politiche estere che secondo il general-maggiore bavarese dovevano essere seguite da Berlino. Haushofer lavorò anche per promuovere l’avvicinamento culturale, e non solo geopolitico, della Germania nazionalsocialista a Italia e Giappone, dove instaurò numerose collaborazioni con personalità locali. L’insistenza sulla componente spaziale e non razziale nella politica estera da seguire non rese Haushofer il più coerente rappresentante dell’ideologia del Terzo Reich; ciononostante, Haushofer riuscì comunque a ricoprire all’estero incarichi anche prestigiosi e, in politica interna, a giocare un ruolo di qualche rilievo. Nel secondo dopoguerra ciò contribuì a liquidare la Geopolitik haushoferiana a mero strumento propagandistico privo di valore scientifico e ad etichettare Haushofer come un mero propagandista delle politiche espansionistiche hitleriane. Tuttavia, studi più recenti e meno interessati supportano invece l’idea che nella macchina decisionale del Terzo Reich Haushofer fu molto meno influente e rilevante di quanto si era creduto e che l’architettura euristica della Geopolitik haushoferiana abbia un valore scientifico che non possa essere abbassato alla mera funzione di propaganda bellicista. 

Durante la guerra fredda, la geopolitica venne bollata come fanta-disciplina al servizio della Germania nazista e per questo messa da parte. Oggi però la geopolitica è tornata di gran moda. Ma come possiamo definire la geopolitica?

Sebbene non vi sia un pieno accordo su come si possa definire la “geopolitica”, una definizione “di comodo” ma comunque valida ed utile può essere quella della geopolitica come la disciplina che studia l’azione dell’attore politico all’interno dello spazio, spazio che può essere declinato in vari modo: spazio geografico, morfologico, economico, culturale, spazio come “posta in palio”, ecc. Proprio in questi anni stiamo assistendo non solo ad un rinnovato interesse per questa disciplina da parte dei mezzi d’informazione, ma anche da parte dell’accademia, in particolar modo italiana, che attualmente sta fornendo numerosi spunti di riflessione per una seconda rinascita della geopolitica. Nei prossimi anni, conseguentemente, si potrebbe finalmente giungere ad una definizione accurata e scientificamente solida della geopolitica, oltre che ad una completa ripresa degli studi di geopolitica.


Note

[1] Riccardo Rosati, L’idea imperiale del Giappone per Karl Haushofer, https://www.barbadillo.it/91915-lidea-imperiale-del-giappone-per-karl-haushofer/
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Haushofer


Foto copertina: