Le incompiutezze della costruzione istituzionale dell’Ue determinano politiche di respingimento di profughi e migranti spesso in contrasto con i principi che ispirano la stessa Unione europea.


 

Il 7 dicembre 2020 ha segnato i vent’anni dall’approvazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea[1].
Una tappa importante nella storia dell’unificazione europea, che ha codificato in un testo comune principi già alla base delle costituzioni nazionali dei vari Stati dell’Unione, ne ha aggiunti altri nuovi e, non da ultimo, ha rappresentato in questo ventennio un elemento importante nel processo di sviluppo del diritto europeo e del riconoscimento della supremazia dello stesso (nelle materie di competenza) rispetto alle norme nazionali. I cittadini europei possono con qualche ragione vantare di vivere all’interno di quello che è probabilmente il sistema di regole e valori più avanzato del mondo contemporaneo, dove parole come dignità, giustizia, solidarietà, trovano riscontro in norme giuridiche e strumenti giurisdizionali che ne garantiscono il rispetto e l’applicazione.

Lo stesso non può dirsi per quanto riguarda l’applicazione degli stessi alti principi all’esterno dei confini dell’Ue, o all’interno degli stessi nei confronti di coloro che cittadini europei non sono.

Il fenomeno migratorio pone infatti da anni l’Europa di fronte alle proprie incompiutezze e, di conseguenza, alle proprie colpe.
Profughi di guerre più o meno dichiarate, oppositori politici in fuga da persecuzioni oppure “semplici” migranti economici spinti dal miraggio dell’Europa ricca e sicura vengono sistematicamente (o quasi) respinti senza badare troppo ai mezzi.
Non sono soltanto i naufragi ripetutisi per anni in un Mediterraneo “svuotato” di missioni militari di soccorso e dove le iniziative umanitarie private sono accusate di collaborazione con i trafficanti di esseri umani a ricordarcelo[2].

In questi giorni migliaia di persone bivaccano come possono nella neve, con temperature sotto lo zero, nella Bosnia nord-occidentale. Migranti e profughi che tentano di varcare il confine con la Croazia per entrare in Europa e che da mesi sono vittime di respingimenti violenti e illegali se non di veri e propri episodi di tortura: da parte direttamente delle autorità croate, secondo accuse recentemente documentate, comunque certamente da gruppi paramilitari organizzati[3].
Pochi giorni fa il campo profughi di Lipa, dopo il ritiro del personale dell’OIM (Organizzazione Internazionale delle Migrazioni) perché le autorità bosniache non avevano attrezzato il campo per l’inverno, è stato praticamente distrutto da un incendio e centinaia o migliaia di uomini, donne, bambini si riparano ora come possono nella foresta o in edifici abbandonati, senza acqua né elettricità né riscaldamento.
La vigilia di Natale, l’ennesimo naufragio al largo della Tunisia ha fatto almeno una ventina di vittime, di cui diciannove donne: quattro erano incinte[4].

Frontex, l’Agenzia europea della guardia di costiera e frontiera, è sotto accusa[5] per presunti respingimenti illegali di persone aventi diritto a chiedere asilo verso Libia e Turchia, due paesi che in modo diverso, taciuto ma evidente, sono chiamati a fare il lavoro sporco per proteggere la fortezza europea dalla temuta “invasione”[6].

Imbrigliate dalla competenza nazionale in tema di immigrazione, le Istituzioni europee tentano ora di far accettare agli Stati membri un nuovo approccio in materia di migrazione ed asilo[7], tendente da un lato ad una maggiore cooperazione tra stati nell’applicazione del Regolamento di Dublino[8] in materia di protezione internazionale, auspicando una condivisione leale di responsabilità e solidarietà tra i vari paesi Ue, così da non lasciare soli i paesi di primo arrivo, e dall’altro a migliorare la cooperazione con i paesi di origine e transito.
Obiettivo finale: procedure efficaci che garantiscano l’accoglienza e l’integrazione dei rifugiati e il ritorno al paese d’origine di coloro che non hanno diritto a restare in Europa. Il nuovo Patto sulle migrazioni proposto dalla Commissione europea è tuttavia accusato da analisti e organizzazioni internazionali di nascere già vecchio in quanto a filosofia di fondo, puntando sulla limitazione degli arrivi irregolari e sostanzialmente sulla riduzione del numero dei beneficiari di protezione internazionale[9].
L’ottica unica sembra continuare ad essere quella della necessaria “difesa” dei confini esterni, laddove alla pur necessaria regolamentazione e limitazione degli ingressi dovrebbe affiancarsi una strategia politica di gestione del fenomeno a 365 gradi. Il che vorrebbe dire non solo gestire in maniera legale ed umana le richieste di asilo da parte di coloro che fuggono guerre e persecuzioni. Ma anche guardare in faccia la realtà della dimensione epocale dell’altra immigrazione, quella economica.
Volerla ignorare contando su respingimenti ed espatri potrebbe essere una scelta suicida per l’Europa.

A sud di un vecchio continente in declino demografico preme infatti l’eccezione demografica del mondo attuale: l’Africa. Più del 40 per cento della popolazione africana ha meno di quindici anni (dati 2018).
La sola Nigeria, che nel 1960 contava circa 40 milioni di abitanti, nel 2010 aveva raggiunto i 150 milioni ed è oggi probabilmente oltre i 180. La capitale Lagos è arrivata, dai 350 mila abitanti del 1960, a superare Il Cairo nel 2012 come città più popolosa d’Africa, con 21 milioni di persone: si calcola che dovrebbero raddoppiare nel 2050[10]. Dalle campagne i giovani si spostano verso le capitali e dalle capitali cercano di partire per l’Europa. Non è soltanto un’emigrazione di disperati, è l’emigrazione dei giovani e dei giovanissimi in cerca di standard di vita diversi da quelli delle generazioni passate, è l’emigrazione anche dei nuovi ceti medi che cercano di sbarcare nella ricca Europa per costruire qui il futuro dei propri figli. Non è pensabile credere di gestire questi fenomeni negandoli e chiudendo i confini. La demografia, le molteplici dimensioni dell’immigrazione e le tensioni montanti intorno ad essa dovrebbero costituire uno dei principali argomenti di riflessione da parte dei Governi e delle forze politiche europee nonché un tema proposto ai cittadini in maniera seria, non solamente tramite slogan semplicistici. Si tratta di uno dei più importanti temi dell’agenda del futuro e sarebbe opportuno che se ne discutesse approfonditamente nel dibattito pubblico. Proponendo visioni e progetti. E possibilmente, nel frattempo, nel rispetto di quei principi universali di cui l’Europa si afferma portatrice.


Note

[1] Vedi GU C 202 del 7.6.2016. Il testo in tutte le lingue ufficiali Ue è disponibile anche online sul portale EUR-Lex.
[2] Il riferimento, per quanto riguarda specificamente l’Italia, è all’operazione “Mare Nostrum” nel Mediterraneo meridionale operata dalla nostra Marina Militare nel 2013-2014 ed alle successive politiche di “chiusura dei porti” e di messa in stato di accusa delle operazioni di soccorso ad opera di differenti ONG.
[3] Secondo numerose testimonianze raccolte da organizzazioni non governative e report giornalistici recenti. Vedi per tutti Border Violence Monitoring Network (https://www.borderviolence.eu/) e, in italiano, tra gli altri https://www.valigiablu.it/croazia-violenza-migranti/ e la serie di articoli pubblicati dal quotidiano Avvenire negli ultimi mesi del 2020 (da ultimo il 13 dicembre).
[4] Il Fatto Quotidiano, 25 dicembre 2020.
[5] Repubblica, 2 dicembre 2020.
[6] Sugli accordi a livello Ue o bilaterali da parte dei singoli Stati europei con Libia e Turchia la pubblicistica è estesa, per una sintesi vedi “La tragedia dei profughi e le debolezze dell’Europa”, Zeppelin, 3 marzo 2000.
[7] La Commissione europea ha presentato il 23 settembre 2020 un nuovo “Patto su migrazione ed asilo”. Informazioni dettagliate sulla proposta ed aggiornamenti sugli sviluppi delle discussioni sono disponibili sulla pagina web della Direzione Generale Migrazione e Affari Interni della Commissione.
[8] Regolamento (UE) n. 604/2013 del 26 giugno 2013.
[9] Per una breve sintesi delle critiche alla proposta della Commissione, vedi per tutti “Europa: un nuovo vecchio patto sulle migrazioni”, ISPI, 23 settembre 2020.
[10] Stephen Smith « La ruée vers l’Europe : La jeune Afrique en route pour le Vieux Continent », Grasset, Paris 2018.


Foto copertina: Frontex al lavoro durante un’operazione di salvataggio @European Union 2016 – Frontex