La crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina ha costretto gli Stati europei a rivedere e diversificare le loro fonti di gas. Una delle più importanti è il Corridoio Meridionale del Gas, un’infrastruttura che connette le riserve dei Paesi del Mar Caspio, in particolare l’Azerbaijan, all’Europa Occidentale. Tassello fondamentale di questa linea di rifornimento è il Trans Adriatic Pipeline (TAP). Sebbene questa fonte energetica sia di grande importanza strategica per l’Europa in chiave di diversificazione da Mosca, essa si trova in un’area altamente instabile e sottoposta agli scossoni geopolitici dovuti alle politiche imperialistiche di Turchia, Russia e Iran.


La necessità europea di rendersi più indipendenti da Putin in materia di gas non è una novità. Nel 2008, dopo l’invasione russa della Georgia, la Commissione aveva sottolineato l’importanza del progetto del Corridoio Meridionale del Gas, definendolo “una delle più alte priorità dell’Unione in campo energetico”[1]. Il progetto iniziale, chiamato Nabucco, prevedeva un gasdotto lungo 3.800 km e con una capacità di 31 miliardi di metri cubi (gmc) all’anno. Il gasdotto avrebbe fornito all’Europa il gas proveniente da Azerbaijan, Turkmenistan, Iran, Iraq ed Egitto, passando per la Turchia e il Balcani. Per ragioni commerciali e finanziarie l’opzione Nabucco fu scartata. Il progetto finale, completato a gennaio 2021, quando il TAP entrò finalmente in funzione, è molto ridimensionato rispetto a quello iniziale. L’unico fornitore è l’Azerbaijan attraverso il giacimento Shah Deniz II. Il Corridoio si compone di una parte iniziale, il South Caucasus Pipeline (SCP), che passa dalla Georgia per connettersi in Turchia al Transanatolische Pipeline (TANAP) e infine il TAP, che attraversa Grecia, Albania e Adriatico e termina a Brindisi. Il gasdotto ha una capacità di 16 gmc di gas annui, di cui 6 vanno alla Turchia, 8 all’Italia, 1 alla Grecia e 1 alla Bulgaria.

Seguendo il gas

Sebbene il Corridoio sia importante per fornire all’Europa un’alternativa al gas russo, esso suscita varie perplessità. Anzitutto l’Azerbaijan è uno Stato tutt’altro che democratico e la Ong Freedom House ha avvertito che il Corridoio rafforzerà finanziariamente il regime corrotto e repressivo di Aliyev.[2] Recentemente il ministro degli Esteri Di Maio ha viaggiato a Baku per aumentare le forniture di gas azero, in una corsa al gas che ha visto l’Italia rivolgersi anche ad Angola, Congo, Algeria, Mozambico, Qatar ed Egitto. Inoltre, l’area è sede del conflitto mai sopito del Nagorno-Karabakh, scoppiato di nuovo nel 2020 e che ha visto la partecipazione di Turchia e Israele a fianco di Baku e di Russia e Iran in difesa di Yerevan. Il Nagorno-Karabakh è un’isola cristiana all’interno del territorio dell’Azerbaijan, prevalentemente musulmano. È connessa con una striscia di terra all’Armenia. Sia Baku che Yerevan ne reclamano la sovranità. L’area è oggetto della contesa tra le potenze regionali con ambizioni imperiali, ovvero Russia, Turchia e Iran. Ognuna di queste ambisce ad aumentare la propria sfera di influenza in una zona di mondo tendenzialmente libera dall’egemonia americana. Il conflitto ha causato migliaia di vittime e visto la sconfitta dell’Armenia, ma una pace duratura è ben lontana.
La Georgia è uno degli Stati più preoccupati dall’invasione russa del 24 febbraio. Già nel 2008 Mosca aveva bloccato il processo di integrazione di Tbilisi nell’UE e nella NATO con una breve guerra di 5 giorni. Ai tempi Putin era contrario al governo pro-occidentale eletto nel 2003. Aveva poi lanciato l’invasione con la scusa di difendere le repubbliche separatiste di Ossezia del Sud e Abkhazia. Circostanze molto simili a quelle che hanno portato all’invasione dell’Ucraina. Il conflitto è congelato e rimane il timore di una secessione dell’Ossezia del Sud e dell’Abkhazia, circa il 20% del territorio georgiano. La Russia supporta questi indipendentismi e dal 2008 occupa entrambe le regioni, compiendo operazioni di pulizia etnica. Il destino dei georgiani che abitano queste terre è nelle mani di Mosca, che sta lentamente spostando la linea di confine e impedisce alle famiglie divise di ricongiungersi. Questa “occupazione strisciante”, come chiamata dai georgiani, è temuta dall’Europa, che ha istituito una missione di monitoraggio per tenere sotto controllo la cosiddetta borderisation, cioè la costruzione di un confine fisico. Bruxelles teme che se la Russia invadesse di nuovo, il Corridoio Meridionale del Gas rischierebbe di cadere sotto il controllo di Mosca. Data la sua situazione, Tbilisi è molto simpatetica verso Kiev e guarda con attenzione gli eventi degli ultimi mesi.

Il presidente dell’Ossezia del Sud Alan Gagloyev, ex KGB, ha fatto sapere che non intende far tenere nessun referendum sulla secessione, ma seguirà la strada dell’annessione alla Russia seguendo il diritto internazionale e dialogando con Mosca. Un’altra batosta per Tbilisi è stata il mancato ottenimento dello status di candidata ad entrare nell’Unione Europea, processo che la Georgia sperava di accelerare come avvenuto per Ucraina e Moldavia.
Continuando il percorso del Corridoio Meridionale del Gas, altre perplessità riguardo questa fonte di approvvigionamento sono sollevate dalla Turchia. Erdogan è l’ennesimo leader autoritario a cui l’Europa è costretta a rivolgersi per le forniture di gas. Ankara già sfrutta la sua posizione geografica per ricattare Bruxelles sui migranti, in modo da ricevere milioni di euro per tenerli al di là del confine. Il Corridoio fornisce a Erdogan un’altra arma per ottenere ciò che vuole dall’Unione. La Turchia è un attore molto ingombrante, che persegue una politica imperialistica a dispetto delle sue limitate capacità economiche. L’Asia centrale è percepita da Ankara come una regione che di diritto deve rientrare nella sfera di influenza turca, alla luce del passato ottomano che il presidente vuole rievocare e delle minoranze turcofone che abitano la zona. Inoltre, il TANAP attraversa territori che hanno subito l’impatto delle politiche di Erdogan contro i curdi del PKK e hanno visto scontri tra le due parti.

Sviluppi futuri

Il Corridoio Meridionale del Gas è molto utile all’Europa perché fornisce una fonte di approvvigionamento energetica alternativa alla Russia. Tuttavia, esso attraversa territori molto instabili, anche a causa di Mosca. Inoltre, finanzia leader autocratici e le loro guerre. In futuro il Corridoio potrà essere espanso, dato che finora le forniture energetiche sono limitate, specialmente se verrà completato il progetto EastMed. Questo era stato criticato perché non potrà essere pronto prima del 2028 e per essere redditizio dovrà operare almeno fino al 2043-48, risultando poco utile per gli sforzi dell’Unione verso l’emancipazione da Mosca nel breve termine. Esso è stato anche criticato dalla Turchia, dato che porterebbe in Europa il gas del Mediterraneo Orientale (Israele e Cipro) passando dalla Grecia. Ankara non vede di buon occhio le operazioni di approvvigionamento energetico che non la beneficiano e in cui la Grecia è protagonista. Inoltre, c’è molta tensione riguardo alcuni giacimenti del Mediterraneo Orientale, su cui la Turchia pretende di avere il controllo. Ancora, il Corridoio potrà essere espanso a nuove fonti energetiche nell’Asia centrale, avvicinandolo all’iniziale progetto Nabucco. Non si può dire che il Corridoio meridionale del gas sia un game-changer, specie se comparato con la quantità di gas che viene dalla Russia (198 gmc all’anno contro 16), ma aumenta la sicurezza energetica europea, seppur con tutta l’instabilità a cui è sottoposto.


Note

[1] Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European economic and social committee and the committee of the regions: “Second Strategic Energy Review – An EU Energy Security and Solidarity Action Plan”
[2] Corruption on the Caspian: Fueling Aliyev’s Regime, freedomhouse.org


Foto copertina: Map showing the location of the Shah Deniz gas field, the route of the South Caucasus Pipeline (SCP), the Trans-Anatolian gas pipeline (TANAP) under construction and the planned Trans Adriatic Pipeline (TAP), as well as the not realized Nabucco pipeline.