La crisi che squarcia il cuore dell’Europa orientale, tra Ucraina e Russia, sorge dalle ceneri di un filo comune molto antico che unisce le due parti in gara. Da una parte la storia, dall’altra la lingua. Entrambi gli elementi traggono origine le une dalle altre, al contempo sottolineando però, le loro profonde differenze. La visione di Kiev


Stando ai fatti attuali, vediamo come le contestazioni attuate con il contributo russo all’interno dei confini dello Stato ucraino, poggiano ed intrecciano la loro politica nazionale ed internazionale proprio con quanto poc’anzi affermato. Accenneremo alla storia e alle politiche interne allo Stato ucraino, in quanto sono state queste il motore che ha infuocato la Rivoluzione della Dignità portandoci allo stato attuale delle cose: secessionismo, intervento russo a favore dei russofoni ucraini con la conseguente annessione della Crimea, ed in fine la richiesta di negare la possibilità all’Ucraina di entrare all’interno del Patto Atlantico. Il dibattito odierno però, rimarca maggiormente l’aspetto linguistico, ancor prima di quello storico, ma perché proprio la lingua?

Storia

Entrambe le nazioni, traggono origine, dall’antica storia della Rus’ di Kiev (Киевская Русь). A metà del IX secolo, i Varangiani scesi dalla Scandinavia, crearono le basi dello Stato della Rus’ di Kiev con capitale a Kiev, la fondazione nello specifico si attribuisce a Riyrik di Novgorod.
Nel 988 la Rus’ di Kiev[1], sotto l’egida di Volodymyr il Grande, si configurava come il regno più grande d’Europa. La sua estensione arrivava al Mar Baltico a Nord, al Mar d’Azov e al Mar Nero a Sud, al fiume Volga ad Est per arrivare fino ai Carpazi ad Ovest. Nel frattempo nel XII secolo, era sorto il Principato di Suzdal-Vladimir, nella parte Nord-Orientale dello stato. Il quale, divenne in seguito noto, con il nome Moscovia[2]. Il quale espanse, pian piano, andando ad inglobare tutti i territori appartenuti in precedenza alla Rus’ tranne che per l’Ucraina e la Bielorussia. Ciò in quanto nel 1237, Batu Khan invase la Rus’ di Kiev, facendo sì che i suoi territori venissero inglobati nel Gran Ducato della Lituania poi divenuto il Commonwealth Polacco-Lituano. Nella metà del XXVII secolo nasce un nuovo Stato Ucraino, l’Etmanato Cosacco, in seguito alla rivolta contro i polacchi. Nonostante le continue pressioni moscovite, l’Etmanato, rimarrà indipendente per più di 100 anni. Nell’ultima parte del XXVIII secolo, la maggior parte dei territori ucraini, verrà assorbita dall’Impero Russo. Dopo il collasso della Russia Zarista nel 1917, l’Ucraina vivrà un breve periodo d’indipendenza, dal 1917 al 1920. Per trovarsi poi, insieme ad altre 14 repubbliche socialiste, a dover sottostare alle regole dell’Unione Sovietica fino al 1991 anno in cui diverrà indipendente in seguito alla caduta dell’URSS avvenuta in quegli stessi anni[3].

Pro-europei o Pro-russi?

Fin dagli albori della sua storia, come nazione Indipendente, l’Ucraina si troverà ad essere sotto l’influenza politica sia europea che russa. Questa dualità, è frutto, di alcune ragioni che poc’anzi abbiamo riportato.
L’Ucraina orientale, cadde sotto il dominio imperiale russo alla fine del 17 ° secolo, molto prima dell’Ucraina occidentale. Questo ci aiuta a comprendere il perché, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, le persone nell’est hanno generalmente sostenuto più politici inclini alla Russia mentre ad ovest, erano più protesi verso l’Europa. L’Ucraina occidentale, ha trascorso secoli sotto il controllo mutevole di potenze europee, come la Polonia e l’Impero austro-ungarico. Il terzo occidentale dell’Ucraina, è stato persino parte della Polonia per diversi anni, prima di venir inglobato all’interno dei territori dell’URSS.
Questo fenomeno è chiaramente visibile, in alcune annate più in altre meno, se si guarda la distribuzione delle votazioni ucraine nel corso degli anni. Esempio lampante di questa divisione è l’elezione del presidente Kuchma nel 1994. Kuchma vinse, le elezioni contro Kravchuk, con un 52,2% contro un 45,1%. Kuchma fu sostenuto principalmente dalle regioni orientali e Leonid Kravchuk da quelle occidentali. Meno visibile invece nel 1999, quando Kravchuk, il quale seguiva una politica da una parte pro europea e dall’altra di cooperazione con la Russia, vinse con un 63,65% contro un 23,27% di V″jačeslav Čornovil.[4]
Interessante notare che, pian piano la parte centrale della nazione, ha iniziato a volgere lo sguardo ad ovest allineando il suo pensiero a quello europeo.
Ma cosa, ha fatto scoppiare, la dualità tra questi due filoni di pensiero e di politica?


Dal 1991 al 2014, anno in cui il dualismo tra influenza europea e quella russa sono esplose, nell’Ucraina indipendente si sono susseguiti 4 Presidenti diversi, con le loro altrettanto diverse politiche in termini di equilibri geopolitici. Ogni presidenza a modo suo, chi meno chi più, mediante la politica perpetrata ha contribuito a questa esplosione.

Aspetti importanti della politica perseguita dai presidenti[5]

Kravchuk (1991-94): Il sostegno, elettorale, proveniva da tutta l’ucraina nel suo complesso esclusa la regione di Lvov, Ivano Frankovsk e Ternopil. Da una parte, la sua politica era tesa al compromesso con la Russia in materia di insediamenti post-sovietici, come nel caso del destino delle armi nucleari della flotta del Mar Nero.
Dall’altra il 14 giugno 1994, alla fine del suo mandato, Kravchuk firmò un’importante accordo di cooperazione e partenariato con l’UE, che gettò le basi per l’integrazione europea dell’Ucraina. 

Kuchma (1994-2005): Nelle elezioni del 1994, Kuchma, veniva eletto, nelle regioni orientali. Mentre nell’elezioni del 1999, la situazione si ribaltò. Il suo consenso, questa volta proveniva principalmente dalle regioni occidentali e centrali. Nel dicembre 1994, firmò il Memorandum di Budapest sullo status non nucleare dell’Ucraina e la rinuncia alle armi nucleari in cambio di garanzie di sovranità da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Russia. Nel 1997 ha firmato la Carta di partenariato speciale tra Ucraina e NATO e nel 2002 il Piano d’azione NATO-Ucraina, che ha definito le aspirazioni dell’Ucraina all’adesione alla NATO. Nel 2003, su insistenza del presidente, sono state rafforzate le aspirazioni del paese all’adesione all’UE e alla NATO. Nello stesso anno, viene firmato un accordo, volto alla creazione di uno spazio economico unico con Russia, Bielorussia, e Kazakistan.  Fu proprio Kuchma, a firmare il ‘’Big Deal’’ con la Russia, la quale riconosceva l’integrità territoriale ucraina. Mentre nel 1997, viene firmato un accordo di condivisione della flotta, nel Mar Nero con la Russia. In base a questo accordo, le truppe russe, avrebbero dovuto lasciare la Crimea nel 2017.

– Juščenko (2005-2010): Fu sostenuto, durante le elezioni, sia dall’ucraina centrale, occidentale che da alcune regioni orientali che protendono generalmente verso politiche pro-russe. Ha cercato un piano d’azione per l’adesione alla NATO, ha inoltre avviato, un dialogo con l’UE nel 2008 sull’ottenimento di un regime senza visti per l’Ucraina. Nel 2007 il presidente, ha avviato i negoziati, per sostituire l’accordo di partenariato e cooperazione con l’UE con un nuovo formato rafforzato per la cooperazione: l’accordo di associazione con l’UE. A causa di politiche filo-occidentali, ci furono continui conflitti con la Russia, le cui conseguenze furono due grandi crisi del gas, quando la Russia chiuse le forniture durante le vacanze di Capodanno.

-Janukovyč (2010-2014): Il suo sostegno elettorale, arrivò dalle regioni orientali. Nel 2010 Janukovyč ha stipulato “accordi di Kharkiv” con la Russia sull’estensione della permanenza della flotta russa del Mar Nero in Crimea dal 2017 al 2042 in cambio di uno sconto sul gas. Su iniziativa del Presidente, la legislazione ha rimosso la menzione del desiderio dell’Ucraina di integrarsi nella NATO e ha aggiunto una norma sullo status non allineato dell’Ucraina. La decisione geopolitica più drammatica di Janukovyč è stata il rifiuto di firmare l’accordo di associazione con l’UE. Questa decisione portò a proteste a Kiev, che in seguito furono soprannominate Euromaidan, che lo costrinsero a fuggire dal paese. Nel marzo 2014, Janukovyč ha scritto una lettera chiedendo a Vladimir Putin di usare le forze armate russe in Ucraina per ripristinare “pace, legge e ordine”.
La presidenza di Kuchma, però, viene ricordata anche e soprattutto, per la privatizzazione delle maggiori imprese industriali ucraine. Si formò una classe di cosiddetti oligarchi, concentrando nelle loro mani gran parte delle risorse economiche del paese. Uno dei più ricchi oligarchi del paese, Victor Pinche, è il genero di Kuchma. Janukovyč, è famoso, per corruzione, abuso di potere e i suoi stretti legami con Mosca. In realtà, in tutte le presidenze è esistita la corruzione, ma in queste due essa è regnata sovrana più che in altre. La corruzione e gli stretti legami con Mosca, sono i due elementi che hanno generato il malcontento della popolazione tanto da indire più di una sola rivoluzione.
A causa di questi fattori, l’Ucraina, è diventata un’inefficiente ibrido tra la gestione e la leadership della vecchia classe dirigente (sovietica) e di quella nuova (oligarca). Il processo di integrazione europea per molti ucraini ha delineato non solo il vettore geostrategico del suo sviluppo, ma anche la speranza di un cambiamento nelle “regole di gioco”.

Rivoluzione del 2014

Nonostante, la dualità delle aspirazioni geopolitiche, la maggioranza della popolazione ucraina è sempre stata contraria a un ritorno nella sfera d’influenza russa. La giustificazione a questa affermazione, va ricercata nella storia, basti prender in considerazione questi due eventi per farsi un’idea:
Caterina II completò la politica di centralizzazione e russificazione istituzionale che Pietro I iniziò in Ucraina e in altre terre autonome dell’Impero russo. Restaurò il Little Russian Collegium, il cui compito, era quello di eliminare gradualmente e con cautela l’autonomia ucraina. Nel 1840, le autorità russe, vietano la lingua ucraina nelle scuole, nelle riviste e nei libri.
-Mentre con Lenin, abbiamo avuto politiche di nazionalizzazione. Le quali, da un lato promuovevano cittadini di nazionalità non russa, incoraggiando l’uso della propria lingua nazionale; Dall’altro, hanno impedito, la piena articolazione di un programma politico nazionale in quanto questi dovevano asservire al potere sovietico.

Il 21 novembre 2013, il presidente ucraino Janukovyč, ha annunciato che avrebbe sospeso i colloqui sul Accordo di associazione. Quello stesso giorno, diverse centinaia di attivisti e gli studenti, si sono radunati sulla piazza principale dell’Ucraina per protestare contro la decisione e incoraggiare Janukovyč a ripensarci. Altre proteste hanno avuto luogo nei giorni successivi, quando Janukovyč si allontanò formalmente dall’accordo, che avrebbe dovuto firmare in occasione di un vertice a Vilnius, in Lituania il 28 novembre 2013. Al contrario, il presidente, accettò 15 miliardi di dollari come pacchetto di “salvataggio” dalla Russia, che molti hanno visto come un segno di sottomissione a Mosca con il conseguente cambio di rotta della politica del paese. Nel pacchetto di salvataggio economico rientrava, inoltre, la riduzione del prezzo del gas. L’ucraina infatti, paga alla Russia per il gas fornitogli, il doppio rispetto a quanto paghino i paesi europei.
Una possibile spiegazione, al rifiuto di sottoscrivere l’accordo con l’UE, può essere ricercata nel campo economico. L’UE, infatti, non offriva all’Ucraina la somma di 15 miliardi di dollari ma una cifra nettamente inferiore. A cosa ci serve questa cifra? Tale cifra, non sarebbe bastata all’Ucraina, a coprire i suoi debiti sia con l’Europa che con la Russia. Yanukovych stimò di aver bisogno di 160 miliardi di dollari di prestiti nei tre anni successivi per compensare il commercio che l’Ucraina avrebbe perso con la Russia e ridurre gli effetti dei tagli alla spesa richiesi dall’UE. L’Unione Europea, ne offrì appena, 838 milioni.[6]
Gli studenti sono stati la forza trainante del movimento di protesta, avviando una manifestazione pacifica con richieste politiche di cambiamento, o meglio, di ritorno all’integrazione europea come politica estera della nazione. Quando parliamo di Maidan[7], abbiamo tre diversi tipi di questo:

-Abbiamo il Maidan degli studenti.
-Il Maidan come campo
-Il Maidan come lotta
Durante la notte del 23 e 24 novembre, gruppi di cittadini hanno iniziato ad arrivare a Kiev, in particolare studenti provenienti da diverse città della nazione, perché proprio per il 24 novembre era stata pianificata una marcia europea per l’Ucraina. Ha riunito più di centomila persone, il che ha scioccato non solo i poteri d’élite ma anche l’opposizione. Durante questo processo, il carattere di Maidan ha iniziato a trasformarsi. La notte del 31 novembre, mentre il Maidan si riduceva a meno di mezzo migliaio di attivisti (la maggior parte di loro erano studenti), il Berkut disperse i giovani in modo crudele e spietato. La brutalità contro gli studenti è servita da catalizzatore per la seconda fase di Maidan. La protesta studentesca, infatti, si è rapidamente promossa in azione di reazione nazionale contro il potere esistente. La rapida e drammatica espansione della resistenza civile, si è avuta grazie ad un’attitudine estremamente critica da parte delle persone in merito alle politiche che venivano attuate da coloro che erano al vertice, nonché dall’uso autoritario del potere. Il 1 dicembre, i manifestanti sono tornati a Kiev, ma questa volta con sentimenti e slogan più radicali. Il secondo stadio ha cambiato non solo il carattere di Maidan stesso ma anche le sue esigenze. Se il principale slogan della prima fase, era incentrato sulla firma dell’Accordo di associazione con l’Ue, d’altra parte, il secondo stadio, riguardava le dimissioni di Yanukovich e del suo gabinetto. Tale cambiamento si è avuto in seguito al pestaggio degli studenti. I manifestanti hanno costruito barricate ed eretto un palcoscenico, dal quale i partecipanti hanno ascoltato attivisti, politici e famosi gruppi pop ucraini che si sono esibiti per mostrare il loro supporto. La solidarietà con i manifestanti, è stata espressa dalla popolazione tatara di Crimea, e da quasi tutte le altre principali confessioni religiose, ad eccezione della Chiesa ortodossa russa. Oltre a questi, molti altri, hanno espresso la vicinanza ai manifestanti. Un esempio, ne è, l’allora senatore americano John McCain che parlò ai manifestanti proprio da quel palcoscenico.

Il 16 gennaio 2014, che segna l’inizio della terza fase, la Verkhovna Rada dell’Ucraina ha adottato le cosiddette leggi dittatoriali. Le quali bandivano le proteste pubbliche e conferivano al governo, il potere di interrompere, la connessione internet della nazione. Le minacce alla democrazia ucraina poggiano sulla reintroduzione della censura nei media, in particolare in televisione, monopolizzazione del potere politico attraverso il controllo del parlamento e del governo senza alcun segno di ‘’checks and balance’’. Ciò contribuì, ad accrescere l’intensità, delle manifestazioni. Il 22 gennaio, si verificarono sanguinosi scontri a Hrushevskogo Street, e diversi partecipanti di Maidan sono stati uccisi. Sulle modalità, della morte di questi, ci sono delle dispute in atto: da una parte vi si afferma che i Berkut, abbiamo aperto il fuoco, con munizioni vive. Dall’altra, come trapelato da una registrazione da una telefonata tra il capo degli affari esteri dell’UE e il ministro degli affari esteri estone, si afferma che il massacro di Maidan era stato messo in scena da alcuni elementi dell’opposizione di Maidan.
Diversi incontri tra i rappresentanti dell’opposizione e Yanukovich si sono svolti nel corso di gennaio e febbraio per rimediare alla questione in modo pacifico. Gli incontri sono stati tenuti con l’intervento di politici europei, tra cui ministri degli affari esteri della Polonia, Francia, Germania e alcuni inviati della Federazione Russa. I manifestanti denunciarono l’accordo, minacciando di prendere d’assalto, l’edificio presidenziale la mattina seguente. Sentendo che stava perdendo sostegno tra i propri alleati, Janukovyč, fuggì segretamente da Kiev durante la notte. Il giorno seguente il parlamento ucraino lo destituiva dalla sua carica formando un governo di unità con l’opposizione. I deceduti di Maidan sono all’incirca 113, i quali vengono definiti come eroi (Небесна Сотня). La demografia delle vittime dimostra che la portata di Maidan ha ricoperto l’intera Ucraina: partendo dall’Ovest, passando per Kiev, la Crimea, Dnipropetrovsk per arrivare alla parte più orientale della nazione.
Pochi giorni dopo truppe russe non contrassegnate, di cui Mosca nega l’esistenza nonostante report contrari dell’intelligence occidentale, circondarono le basi militari ucraine in Crimea iniziando una nuova fase della crisi. In parallelo, oltre all’annessione della Crimea, nasce anche la guerra sul fronte orientale: nel Donbas[8].
Le massicce proteste in Ucraina portarono alla caduta del regime di Yanukovich. Tuttavia, ciò non significa la fine della Rivoluzione della Dignità, ma piuttosto il suo inizio, poiché l’Ucraina richiese non soltanto il cambio di vertice ma una revisione completa del suo sistema politico. La Rivoluzione della Dignità ha, si, impedito al paese di “scivolare” nell’autoritarismo statale ma il suo compito principale fu quello di gettare le basi per una democrazia liberale e stabile.

Invasione della Crimea[9]

Con l’inizio della Rivoluzione della Dignità, la Russia, con il pretesto di condurre esercitazioni e assicurare i Giochi Olimpici Invernali di Sochi (gennaio-febbraio 2014), formò un potente gruppo di truppe vicino ai confini orientali dell’Ucraina, che furono poi adoperate per invadere la Crimea e condurre operazioni militari nelle regioni sud-orientali dell’Ucraina.
A partire dal 22 febbraio 2014, si verificò un aumento delle forze russe nel sud della Federazione Russa e della Crimea. Si cominciò, a trasferire segretamente truppe nella penisola, con grandi navi da sbarco dal territorio della Federazione Russa in violazione degli accordi russo-ucraini. Il 27 febbraio successivo il parlamento della Crimea veniva preso con le armi.  Il nuovo capo del governo aveva messo a punto un referendum che avrebbe dovuto decidere, il successivo 16 marzo delle sorti della Crimea, proponendo due opzioni: costituire la Crimea come repubblica indipendente o chiederne l’annessione alla Russia. Dunque, non era prevista la possibilità di votare per mantenere lo status di repubblica autonoma dello Stato ucraino. I tentativi di annettere la penisola alla Russia avevano suscitato non poco dissenso nella popolazione, specialmente tra i tatari, che vedevano nella Russia la nazione che li aveva condannati alla migrazione forzata negli anni ’40. Nonostante le resistenze della popolazione, il referendum si era svolto. Secondo i dati ufficiali forniti la stessa sera del 16 marzo, l’affluenza alle urne fu dell’83% della popolazione, con un risultato del 96% dei consensi per l’opzione dell’annessione. Il Referendum, tuttavia, si è svolto senza la presenza di osservatori internazionali come ad esempio quelli dell’OSCE. Tali osservatori, servono, a vegliare sulle procedure delle votazioni per decretare la loro legalità nel rispetto delle leggi democratiche. A poco è servito che le Nazioni Unite dichiarassero invalido il referendum.
Il pretesto politico adoperato al fine di mettere in atto tale annessione, è stato tratto da due fattori che stiamo per analizzare, la lingua e la storia. Nel primo caso la Russia si è sempre erta a difensore dei russofoni al di fuori dei suoi confini, motivazione che ha adoperato anche per giustificare il suo sostegno ai separatisti nelle regioni del Donbass, affermano che tali individui venissero minacciati e discriminati quotidianamente a causa della lingua da loro parlata. Dall’altro, ha dichiarato come, la Crimea in realtà sia sempre stata di proprietà legittima della Russia.

Percezioni della popolazione della Crimea rispetto lo stato ucraino e quello russo

Per comprendere la percezione che gli abitanti di questa regione, hanno rispetto l’Ucraina, usiamo la ricerca effettuata nel 2015 da Eleonor Knott[10].

Ha effettuato studi sulla popolazione della Crimea (e della Moldavia, che tuttavia omettiamo in quanto non inerente al nostro caso), indagando la politica dell’identità quotidiana nella regione e trattando la Crimea come un valore etnico anomalo in Ucraina. Stando infatti, al censimento Ucraino del 2001, la popolazione era per il 58% etnicamente Russa. Questo studio è importante in quanto rivela che, visti dal basso in relazione ai rapporti parentali, i modi di identificarsi sembrano più fratturati di quanto effettivamente appaiono.

– Gli intervistati, che vengono chiamati russi discriminati, si identificano fortemente russi e anti-ucraini perché discriminati dall’Ucraina post-sovietica. Questo sentimento era dovuto, soprattutto perché, al di fuori della Crimea tutto è in lingua Ucraina non sentendo cosi tutelata la loro etnia in quanto russi. La Russia era la loro patria da cui sono stati separati politicamente, e mantenevano un senso di fraternità, con questa. Ovviamente, questi non sono stati differenziati per età, in quanto la generazione più giovani che rientra tra questi individui comprende l’ucraino per via delle politiche educative post-sovietiche. Mentre, a trovarsi in una situazione di disagio, sono i più anziani. Tuttavia questa parte, nonostante si sentano fortemente russi non si sentono, culturalmente minacciati dall’Ucraina conciliando gli aspetti etnici con la nazione di residenza. In quanto l’essere russi, non li escludeva, dal far parte dell’Ucraina. Le controversie linguistiche, erano solo a livello politico, mentre a livello quotidiano ciò non creava differenze.

– Gli intervistati, definitoci come ucraini politici, si sono identificati principalmente con l’Ucraina politicamente, prima che etnicamente. Questo gruppo, composto da giovani, è il più interessante in quanto mette in discussione la comprensione dell’identificazione etnica in base alla discendenza. Questi, non necessariamente parlavano fluentemente in ucraino, la loro opinione era fondamentalmente, che l’élite politica e la popolazione ucraina debba essere in grado di parlare l’ucraino come lingua di Stato e conoscerne la storia. Si identificano con l’Ucraina, in quanto, rappresenta la loro ‘’casa’’.
– Gli intervistati, etnicamente crimeani, si definivano tali in quanto è lì che vivevano. Questa parte degli intervistati si identificavano, sia etnicamente che geograficamente, appartenenti sia all’Ucraina che alla Russia. La loro ragione, è data non da questioni politiche, ma bensì in quanto avevano rapporti parentali con entrambe le nazioni. Questo gruppo ha mostrato poca negatività verso l’Ucraina mediata in parte dalla loro identificazione parziale come ucraino.
– Gli intervistati, di etnia prettamente ucraina, si sono identificati tali in base alla loro nascita fuori dalla Crimea, in quanto parlavano l’ucraino, esprimendo amore per l’Ucraina e la sua cultura. Questi intervistati, si sono distinti per l’uso durante l’intervista della lingua ucraina, tuttavia si mostrano disposti all’adattamento linguistico locale. Gli ucraini etnici, hanno screditato l’identità dei russi in Ucraina come falsa coscienza. Descrivendola, come frutto delle politiche sovietiche, le quali avevano reso tutti russofoni facendo diventare molti filo russi anche se non sono russi.
In conclusione, nel contesto degli eventi contemporanei in Crimea, questo articolo dimostra che la natura e la forza dell’identificazione russa sono spesso esagerate e sotto analizzate. Molti intervistati, di generazione post-sovietica, hanno messo in dubbio la loro identificazione come russi oppure l’hanno riconciliata con un’affiliazione politica con l’Ucraina. Questa scoperta è molto rilevante, per dimostrare che la maggior parte dei parenti non si è comportata come un attore unitario, ma c’è stato invece uno scisma tra coloro che hanno polemizzato il fatto di essere russi all’estero, quelli che non l’hanno fatto e quelli che hanno rifiutato di identificarsi come etnicamente russi.

Ulteriori accezioni linguistiche: Surzhyk

Oltre all’ucraino e al russo, abbiamo in aggiunta una terza componente linguistica molto importante, perché rientra insieme al russo tra le cause che minacciano l’esistenza della lingua ucraina in sé. Questa componente linguistica è data dal surzhyk, la quale è una contaminazione tra russo e ucraino.
Trattando questo tema, ci affacciamo ad un argomento che ha contribuito, ad accendere gli animi confluendo in una guerra nelle regioni orientali dell’Ucraina. Le divisioni interne, in tutta l’Ucraina infatti, si basano anche su aspetti linguistici che contraddistingue la sua popolazione nel suo complesso.
Stando all’ultimo censimento sovietico (1989) il 72,9% della popolazione si considerava ucraina etnica, mentre il 64% ha dichiarato l’ucraino come lingua madre.  Secondo alle indagini condotte annualmente (1992–2000) dal KIIS, questi dati sono rimasti invariati da allora, sono emersi tuttavia dati di notevole importanza che riguardano la lingua a livello quotidiano. Poiché il 39% degli intervistati afferma di utilizzare solo ucraino con la loro famiglia. Nello stesso contesto, le persone che usano solo il russo sono aumentate al 36% e supera ampiamente il numero di etnici Russi. Il restante 25% degli intervistati hanno affermato di utilizzare sia l’ucraino che il russo nella loro famiglia a seconda della situazione. Il surzhyk, nasce come contaminazione linguistica, tra russo ed ucraino. Essa è caratterizzata, dalla cadenza ucraina delle parole russe, ed in quanto non rispetta le regole grammaticali ne’ dell’una ne’ dell’altra lingua in questione, viene definita come lingua impura. La sua prima comparsa si ha nel XVIII secolo, quando i contadini ucraini, venuti in contatto con le popolazioni di lingua russa in seguito alla modernizzazione di questi territori cercarono di assimilare più parole russe possibili nella loro dialettica. La ragione è molto semplice, il russo in quegli anni veniva vista come lingua di prestigio e moderna mentre l’ucraino dal canto suo era l’esatto opposto, per questa ragione i contadini si adoperarono per sopperire a tale aspetto.  Facendo un balzo in avanti, vediamo che nel corso degli anni, gli studiosi ucraini hanno iniziato a fare esattamente l’inverso cercando di ripulire la terminologia ucraina da queste impurità linguistiche. L’utilizzo del surzhyk, infatti, non viene visto di buon grado in quanto viene associato ad un basso livello culturale ma anche per ragioni di stampo storico. Tale ramo linguistico, viene considerato, come una conseguenza del dominio politico e culturale russo e sovietico. L’aspetto culturale viene espresso molto bene da un’affermazione prodotta da alcuni studiosi: 
“Every educated person ought to develop a feeling for the language, ought to be able to choose from many possible variants the most exact, stylistically suitable and expressive, the one that best would fit the concrete situation. It is necessary to widely use the richness of synonyms in the Ukrainian language, zealously care for its pureness, avoid unjustified loanwords and language elements from beyond the standard language/…/ The language of an individual is a special litmus paper which reveals his general level of culture, education and inner intelligence.”[11]
La questione linguistica, tuttavia, non ha rappresentato un reale problema fino al 2014 anno in cui la rivoluzione di Maidan ha messo in discussione molti aspetti politico-culturali. La lingua ucraina e quella russa, infatti, hanno convissuto in perfetta simbiosi senza che le minoranze russofone si sentissero estromesse ed oppresse dalla lingua nazionale. L’Ucraina, ha infatti, sottoscritto la legge sulla Convenzione per le minoranze nazionali. In tanti, però, ritenevano che sia proprio l’ucraino ad aver bisogno di tutela in quanto destinato ad un’inesorabile scomparsa dalla sfera ufficiale e culturale. E’ stata questa la ragione che ha portato al recente decretamento dell’ucraino come lingua ufficiale in piena regola, e l’obbligo del suo utilizzo nelle sfere culturali e burocratiche, ma questa dichiarazione ha avuto risonanze differenti aiutando ad incrementare alcune distorsioni che sono poi pervenute alla popolazione russofona grazie alla propaganda Russa.

Tra mito e realtà, cosa ha spinto a invadere la Crimea:

Molte sono le ragioni, che hanno portato alla presa della Crimea. Alcune sono di ragione propagandista, altre fanno riferimento ad aspetti storici ed in ultima istanza, abbiamo quelle vere che sono di natura geopolitica. Ovviamente tutti e tre gli aspetti sono funzionali all’altro. 
– Quando parliamo di ragioni di propaganda, ci riferiamo, al tanto sentito ‘’dobbiamo proteggere, i popoli russofoni (in altre epoche al posto delle specificità linguistiche, si è preso come soggetto, l’etnia parlando, di popoli slavi)’’. Questo slogan, si ritrova più volte, nella storia contemporanea. L’Impero Russo usò spesso l’idea della riunificazione slava per giustificare la sua espansione nell’Europa centro-orientale e nei Balcani. Il movimento ebbe un ruolo ideologico fondamentale per la creazione del Regno di Jugoslavia. La questione linguistica, ha aiutato, a creare la percezione di minaccia.
– Quando parliamo, di ragioni legate, agli aspetti storiche[12]
ci riferiamo al tanto agognato regalo che la Russia fece all’Ucraina: la Crimea. Nel 1954, Chruščëv, donava la Crimea all’Ucraina. L’atto viene, tutt’oggi visto come illecito[13], perché parliamo di distorsioni storiche?  Chruščëv, non aveva ovviamente, il potere di modificare i confini nazionali. Tant’è che, su proposta di  Chruščëv, fu il Presidium del Soviet Supremo a emettere il decreto del trasferimento e non  Chruščëv in sé. Tuttavia, alcuni ritengono tutt’oggi, che tale decisione sarebbe spettata al Soviet Supremo e non al suo Presidium.

– Quando parliamo di ragioni geopolitiche, la questione ucraina, tocca un punto di debolezza russo dato dall’assenza di sbocchi sui mari caldi. L’annessione della Crimea, rappresenta per cui una strategia, che le permette di configurarsi come una vera potenza. L’altro elemento di debolezza russo è l’assenza di frontiere occidentali difendibili. L’unica catena montuosa che potrebbe difenderla è al suo interno, e serve a dividere la Russia Europea da quella Asiatica. La reazione russa, alla volontà ucraina di avvicinarsi all’occidente, è data dal terrore che questa possa entrare non solo nell’Unione Europea ma anche e soprattutto all’interno della NATO.
‘’Ma la Nato resta un’alleanza militare[14] e non intendiamo vederla acquartierata proprio nel nostro cortile di casa, in un nostro territorio storico. Non potrei assolutamente immaginare di andare a Sebastopoli per rendere visita ai marinai della Nato. Certo, molti di loro sono dei meravigliosi ragazzi, ma sarebbe meglio che loro fossero nostri ospiti, non il contrario. (…) Milioni di russi e di russofoni abitano in Ucraina e continueranno a farlo. La Russia difenderà sempre i loro interessi facendo ricorso a mezzi politici, diplomatici e legali’’. Queste le parole espresse da Putin al Cremlino, il 18 marzo 2014, durante la cerimonia che ha sancito la secessione della Crimea.

In riferimento alla comunità internazionale, cosa ha significato l’annessione della Crimea?

La comunità internazionale, dichiara illegale, sia l’annessione della Crimea che il Referendum effettuato.
Il tutto sulla base di una serie di trattati internazionali come ad esempio:
-La Carta dell’ONU, in riferimento, al principio del rispetto dell’integrità degli Stati.
– Accordo di sicurezza, stipulato nella Conferenza di Helsinki del 1975, il quale prevedeva il riconoscimento intangibile dei confini consolidati durante la Seconda Guerra Mondiale. La Crimea come territorio ucraino.
-Memorandum di Budapest, stipulato nel 1994. Esso prevedeva che USA, Russia e Gran Bretagna riconoscevano l’integrità territoriale dell’Ucraina e si impegnavano a tutelarla, in cambio essa cedeva alla Russia il proprio arsenale nucleare.

Percezione Ucraina rispetto l’UE e NATO. (I dati attingono agli studi del KIIS)[15]

Percezione dell’UE

Ma dopo tutta questa serie di avvenimenti, cosa pensa, la popolazione ucraina della Nato e dell’Unione Europea? Attenendoci ai dati Istituto Internazionale sociologico di Kiev, possiamo rispondere, a questa domanda basandoci su dati statistici.
Secondo il sondaggio, effettuato a febbraio 2020, circa la metà della popolazione ucraina sostiene l’adesione della nazione all’Unione europea: alla domanda su cosa farebbero se si tenesse un referendum sull’adesione dell’Ucraina all’Unione europea, il 51,6% degli intervistati ha dichiarato che avrebbero votato per l’adesione dell’Ucraina all’UE, il 26,0%  contro e il 22,4% ha deciso di astenersi dal rispondere o dal votare.
Supponendo che coloro che non hanno deciso non avrebbero preso parte al referendum sull’adesione all’UE, il 77,6% di tutti coloro che hanno il diritto di voto e di residenza nei territori controllati dalle autorità ucraine parteciperebbe al voto, e i voti espressi sarebbero distribuiti come segue: per l’adesione all’UE 66,5% dei voti, contro 33,5%. Negli ultimi anni, il livello di prontezza al voto per l’adesione all’UE rimane stabile: alla fine del 2017, il 51,3% era pronto a votare per l’adesione all’UE, a febbraio 2019  51,3%, ora 51,6% popolazione.

Percezione della NATO

La percentuale di coloro che sostengono l’adesione dell’Ucraina alla NATO supera la percentuale di oppositori: se un referendum sull’adesione dell’Ucraina alla NATO si svolgesse nel febbraio 2020, il 43,5% degli intervistati ha dichiarato che voterebbe per l’adesione dell’Ucraina alla NATO, 31 , 3%  contro, mentre un quarto (25,2%) era indeciso o non partecipava a tale referendum.
Pertanto, se il referendum sull’adesione dell’Ucraina alla NATO si tenesse nel febbraio 2020 e tutti coloro che decidessero sulla loro scelta prendessero parte alle votazioni, l’affluenza alle urne sarebbe del 74,8% circa e i voti dei partecipanti sarebbero divisi come segue: 58.2% voti  per l’adesione dell’Ucraina alla NATO, 41,8% contro.

Percezione ucraina rispetto la Russia e quella russa rispetto l’Ucraina[16]

  • In Ucraina nel febbraio 2020 buona o molto buona attitudine nei confronti della Russia 54% ucraina, cattivo o molto cattivo – 33%, il 13% indeciso; per sei mesi (da settembre 2019, quando sono state effettuate le ultime misurazioni), la situazione in Ucraina rispetto alla Russia non è cambiata.
  • In Russia, al contrario, il numero di coloro che trattano bene o molto bene l’Ucraina è diminuito (era del 56%, è diventato del 41%). Il numero di coloro che hanno un atteggiamento negativo nei confronti dell’Ucraina è aumentato (era del 31%, è diventato del 47%).
  • Rispetto a settembre 2019, ovvero per sei mesi, il livello di sostegno all’indipendenza dell’Ucraina (la percentuale di coloro che credono che l’Ucraina dovrebbe essere indipendente dalla Russia) rimane lo stesso – 90%, questa cifra non è cambiata dal 2014.
  • In Russia, rispetto a settembre 2019, il numero di persone che desiderano chiudere i confini con l’Ucraina è aumentato (era del 23%, è diventato il 26%) e relazioni indipendenti senza frontiere e dogane (era del 54%, è diventato del 56%). Il numero di coloro che vogliono unirsi in uno stato è diminuito (era del 19%, è diventato del 15%). Nel corso dello studio, agli ucraini è stata ancora posta la domanda ” Cosa pensi della Russia in generale adesso?” e ai russi ” Cosa provi per l’Ucraina in generale adesso?”
    Durante l’intero periodo di osservazione (tranne settembre 2019), gli ucraini hanno trattato la Russia meglio dei russi che hanno trattato l’Ucraina (vedi grafico 1). Nel settembre 2019, l’atteggiamento dei russi nei confronti dell’Ucraina è stato leggermente migliore, probabilmente a causa dell’aspettativa che il nuovo governo ucraino cambierà l’atteggiamento degli ucraini nei confronti della Russia. Dopo l’annessione della Crimea e l’inizio delle ostilità nel Donbass, gli atteggiamenti positivi degli ucraini nei confronti della Russia sono fortemente diminuiti (dal 90% al 30%), ma dopo la fine delle ostilità attive, gli atteggiamenti degli ucraini nei confronti della Russia sono migliorati leggermente.

Conclusione


Come abbiamo visto dai vari avvenimenti storici riportati, la dualità politica ucraina tra Europa e Russia, è data dalla sua storia e dalla sua posizione geopolitica. Da una parte, infatti, la popolazione si sente in linea con la cultura europea mentre dall’altra con quella russa. Tuttavia, il legame con Mosca è più influente, a causa della stretta vicinanza, la presenza di popolazione di lingua russa e per il gasdotto che le fornisce la gran parte dei rifornimenti del combustibile.

Un punto che accentua, l’influenza russa nella politica ucraina, viene dalla visione dello Stato ucraino come stato ‘’cuscinetto’’. Ovvero come una barriera naturale, che separa, la Russia dagli stati Occidentali. La Russia infatti è sprovvista di frontiere occidentali difendibili. L’unica catena montuosa che potrebbe difenderla è al suo interno, e serve a dividere la Russia Europea da quella Asiatica. Abbiamo visto, tuttavia, che una parte consiste della Nazione si vorrebbe riallineare con la politica a favore dell’Unione Europea. Questa volontà, non rappresenta solo ideali e standard a cui questi aspirano, ma indicano la loro sicurezza, modernizzazione ed identità nazionale come viene riportato nell’opera di Rilka Dragneva e Kataryna Wolczuk, ‘’Ucraina tra l’UE e Russia’’[17].
La lingua più volte è stata utilizzata, come pretesto di crisi, tra le due nazioni. La Russia più volte ha sostenuto, come in Ucraina, la popolazione russofona sia sotto attacco e sotto continue discriminazioni. Bisognerebbe non dimenticare però, che la forte presenza di individui di lingua russa, non implica la presenza di cittadini russi. La problematica è sempre legata alla storia di questa nazione, che si trascina tutt’ora, soprattutto a causa della russificazione durante il periodo sovietico. In Ucraina, ma come anche in altre parti dell’ex URSS, la lingua adoperata dal regime era quella russa a cui conseguentemente si affianca prevalente se non tale di scuole russofone. L’assenza di scuole, la cui lingua d’insegnamento fosse quella propria dello Stato di turno, è data dalla volontà di estirpare il nazionalismo al fine di evitare l’indipendentismo. Dal lavoro fin ora svolto, si evince come in realtà questa discriminazione tanto invocata, di fatto sia più una pedina nel gioco politico di quanto in realtà non si pensi. A rafforzare tale visione abbiamo, non solo che prima della tanto discussa legge sul riconoscimento della lingua ucraina come lingua di stato, il russo fosse considerato come una sorta di seconda lingua nazionale, basti pensare che nei passaporti nazionali nella prima pagina la lingua utilizzata era quella ucraina ma nella seconda, esattamente identica alla prima, vi fosse l’utilizzo di quella russa. Ma che tutt’ora, la sua diffusione ed il suo uso, non è in nessun modo messo a repentaglio.
Come riportato dalla Corte Costituzionale ucraina, nella sentenza № 10/99, 13/07, 4/10, 10/19[18]
“Конституцією України статус державної мови надано українській мові (частина перша статті 10).{…} Поряд з державною мовою при здійсненні повноважень місцевими органами виконавчої влади, органами Автономної Республіки Крим та органами місцевого самоврядування можуть використовуватися російська та інші мови національних меншин у межах і порядку, що визначаються законами України.(пункт 1 резолютивної частини)’’
‘’
La Costituzione dell’Ucraina attribuisce lo status di lingua di stato alla lingua ucraina (parte prima dell’articolo 10). {…} Insieme alla lingua di Stato, il russo e le altre lingue delle minoranze nazionali possono essere utilizzate nell’esercizio dei poteri da parte degli organi esecutivi locali, degli organi della Repubblica autonoma di Crimea e degli organi di autogoverno locale nei limiti e con le modalità determinate dalla le leggi dell’Ucraina (paragrafo 1 del dispositivo).’’


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Note

[1] Orest Subtelny e Arkadii Zhukovsky, “Ukrainian Soviet Socialist Republic”, http://www.encyclopediaofukraine.com/display.asp?linkpath=pages%5CH%5CI%5CHistoryofUkraine.htm Encyclopedia of Ukraine, vol. 5, 1993.
[2] ‘’Russia’’, https://www.cia.gov/the-world-factbook/countries/russia/ The World Factbook, CIA. John-Paul Himka e Volodymyr Kubijovyč, ‘’Russia’’, http://www.encyclopediaofukraine.com/display.asp?linkpath=pages%5CR%5CU%5CRussia.htm Encyclopedia of Ukraine, vol. 4, 1993.
[3] Nicolas Werth, ‘’Storia della Russia nel Novecento. Dall’impero russo alla Comunità degli Stati indipendenti 1900-1999’’, Il Mulino, 2000.
[4] Дмитрий БАРКАР Наталия ПЕТРУК, ‘’Как голосуют украинцы. Семь карт, которые объясняют выборы президента’’  https://www.currenttime.tv/a/ukraine-elections-president/29794296.html Настоящее Время, 11 Marzo 2019.Taras Kuzio, ‘’Twenty years as an independent state: Ukraine’s ten logical inconsistencies’’, communism and post-communism studies, 45 (2012) pp. 429-438.
[5] Віталій Червоненко, ‘’П’ять президентів України: чим вони запам’ятались’’, https://www.bbc.com/ukrainian/features-48188256 BBC News Україна, 21 Maggio 2019.    
[6] Yuriy Shveda,’’Ukraine’s revolution of dignity: The dynamics of Euromaidan’’, Journal of Eurasian Studies 7 (2016) pp.85–91.
[7] ’’Ukraine’s Euromaidan Revolution’’, https://jsis.washington.edu/wordpress/wp-content/uploads/2018/02/Ukraine_Euromaidan_CCP_ii.pdf CL ASSROOM COUNTRY PROFILES, Henry M. Jackson School of International Studies, June 2017. Per ulteriori approfondimenti vedere il seguente documento: ‘’La crisi russo-ucraina: cronologia degli avvenimenti’’ Nota n° 77-5 aprile 2016, Camera dei deputati Servizio Studi.
[8] Katchanovski,’’The Far Right in Ukraine During the “Euromaidan” and the War in Donbas’’, 2016, note 6.
[9] ОКСАНА КОВАЛЕНКО,‘’ Як ми втрачали Крим. Свідчення перших осіб України’’ https://www.pravda.com.ua/cdn/graphics/2017/04/jak_my_vtrachaly_krym_svidchennja_pershyh_osib_ukrainy/ Украінска Правда, 10 aprile 2017.
[10] Eleonor Knott,‘’What does it mean to be a kin majority? Analyzing Romanian identity in Moldova and Russian identity in Crimea from below’’, London School of Economics and Political Science, 2015.
[11] Manuel Castells, ‘’The power of Identity’’, Blackwell Publishing Ltd, Oxford, 2004.
[12] Петро Вольвач,’’ Як Україна відбудовувала Крим після війни і депортації ‘’ https://www.istpravda.com.ua/articles/4d61ab91438ae/ Історична Правда, 3 March 2014. 
[13] ‘’Генпрокуратура РФ: передача Крыма Украине в 1954-м была незаконной’’ https://www.bbc.com/russian/russia/2015/06/150627_russia_mironov_crimea BBC News: Русская Служба, 27 june 2015.
[14] Federico Petroni, ’’La Crimea è Russa’’ https://www.limesonline.com/cartaceo/la-crimea-e-russia?refresh_ce Limes rivista italiana di geopolitica, 16 aprile 2014.
[15] ‘’ГЕОПОЛІТИЧНІ ОРІЄНТАЦІЇ ЖИТЕЛІВ УКРАЇНИ: ЛЮТИЙ 2020’’ http://kiis.com.ua/?lang=ukr&cat=reports&id=927&page=2&t=3 KYIV INTERNATIONAL INSTITUTE of SOCIOLOGY, 1 aprile 2020. 
[16] ’СТАВЛЕННЯ НАСЕЛЕННЯ УКРАЇНИ ДО РОСІЇ ТА НАСЕЛЕННЯ РОСІЇ ДО УКРАЇНИ, ЛЮТИЙ 2020 РОКУ’’ http://kiis.com.ua/?lang=ukr&cat=reports&id=933&page=1 KYIV INTERNATIONAL INSTITUTE of SOCIOLOGY, 17 Aprile 2020.
[17] Rilka Dragneva and Kataryna Wolczuk, ‘’Ukraine Between UE and Russia’’, Palgrave Macmillan, 2015.
[18] ‘’3.6.1. Державна мова’’ https://ccu.gov.ua/storinka-knygy/361-derzhavna-mova Конституційний Суд України, №№ 10/99, 13/07, 4/10, 10/19.


Foto copertina: Khreshchatyk street (winter, eveningtime). Kiev, Ukraine, Wikipedia

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Kristina Bilimenko
Sono nata il 5 ottobre del 1996, in Bila Tserkva, Ucraina. Mi sono trasferita in Italia all’età di 7 anni, dopo ho effettuato tutti i miei studi, laureandomi il 10 dicembre del 2020 in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale con una tesi in ‘’Sicurezza internazionale: causa ed evoluzione delle ingerenze. I casi di USA e Russia’’. Ho frequentato un corso di alta formazione, in ‘’pratiche sociali e giuridiche per l’accoglienza ed integrazione dei migranti’’, presso l’Università Alma Mater di Bologna. Sono iscritta al corso di laurea Magistrale in ‘’Politiche per la sicurezza globale: ambiente, energia e conflitti’’ presso l’Università di RomaTre. Ho preso parte a numerosi training internazionali e parlo, a livello madrelingua, in italiano, russo ed ucraino. In quanto appassionata di geopolitica, conflitti e sicurezza internazionale in tutti i suoi aspetti, faccio parte dell’associazione YATA e collaboro come analista anche con lo IARI.