Con guerra dell’acqua in Bolivia si intende una vera e propria lotta per il controllo delle fonti idriche, tanto da portare a identificare l’acqua con l’appellativo di “Oro Blu”, stando a significare che una risorsa così basilare e prioritaria per l’essere umano sia paragonata a bene di consumo e che come tale sia oggetto di conflitti.


 

A partire dal 1985…

 Con la pressione delle istituzioni di Bretton Woods (Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale) e come conseguenza dell’adozione della Nuova Politica Economica (NPE) di stampo neoliberale, il governo boliviano privatizzò il settore dei servizi pubblici, facendo così scoppiare movimenti sociali e scontri nel paese.
Semapa, l’impresa municipale di acqua potabile e fognaria di Cochabamba (città dove si verificarono i maggiori conflitti a partire dagli anni 2000), passò nelle mani di un consorzio internazionale chiamato Aguas del Tunari che decretò in una notte un incremento nelle tariffe dal 30% al 300%.
Inoltre, per tutelare gli interessi delle multinazionali, il parlamento boliviano approvò la Legge 2029, con la quale Aguas del Tunari era autorizzata a far pagare l’acqua ai cittadini che la prelevavano da fonti non legate alla rete idrica quali pozzi perforati con risorse private; permettendo inoltre, nel caso di mancato pagamento, l’invio di una notifica di sfratto con conseguente esproprio delle proprietà a favore proprio di Aguas del Tunari[1].
Uno dei casi più emblematici delle guerre dell’acqua in Bolivia si è registrato agli inizi del nuovo secolo con la “Guerra del agua” di Cochabamba, una delle tre città più grandi della Bolivia.
Con l’inizio degli anni 2000, venne creato un nuovo movimento sociale chiamato “Coordinadora de Defensa del Agua y de la Vida” (Comitato di difesa dell’acqua e della vita), che diede inizio ai primi scioperi, blocchi stradali e manifestazioni. Attraverso questi movimenti di persone si intendeva tutelare l’acqua come bene comune, come bene fondamentale per la vita, denunciando dinnanzi all’umanità che essa non può e non deve considerarsi esclusivamente come un bene commerciale[2].
Ma la risposta che diede il governo fu di repressione, dando inizio ad un conflitto armato che portò alla morte di cinque persone e a decine di feriti. La guerra si concluse solo dopo alcuni mesi quando Semapa divenne nuovamente pubblica.[3]

Situazione attuale in Bolivia

Le guerre dell’acqua sono tutt’ora fonte di preoccupazione in Bolivia, considerando che le miniere sotterranee usano una grande quantità di acqua e questo ha un impatto sulle risorse idriche. L’acqua impiegata per l’estrazione, infatti, viene spesso rilasciata senza aver subito un adeguato processo di decontaminazione, che la renda di nuovo potabile.
Gli attivisti ambientali invece, accusano i progetti agricoli su larga scala; sembrerebbe che questi infatti (soprattutto la produzione di soia e di canna da zucchero, che sono diffusissimi nel paese), utilizzino enormi risorse idriche contribuendo alla deforestazione, facendo sembrare che le grandi aziende agricole si approprino dell’acqua come se fosse una loro risorsa privata.
Inoltre, quando nel 2016 si prosciugò il lago Poopò, il presidente Evo Morales fu accusato dagli ambientalisti per non aver fatto nulla di concreto in modo da migliorare la gestione dell’acqua pubblica.[4]
I boliviano considerano l’acqua come qualcosa di molto sacro, poiché è un diritto e non può essere motivo di guadagno e lucro. L’acqua è legata a credenze antiche e si amministra secondo gli usi e costumi delle comunità dal tempo degli Incas[5], tanto da essere considerata diritto fondamentale dalla Costituzione del 2009.
“Ogni persona ha diritto all’acqua e all’alimentazione.” (Costituzione 2009, art.16) “L’acqua costituisce un diritto fondamentale per la vita, all’interno della sovranità popolare. Lo Stato promuoverà l’uso e l’accesso all’acqua sulla base di principi di solidarietà, equità, diversità e sostenibilità. Le risorse idriche in tutte le loro forme […] non potranno essere oggetto di appropriazione privata e tanto queste quanto i suoi servizi non verranno dati in concessione e sono soggetti ad un regime di licenze, registri e autorizzazioni conformi alla Legge” (Costituzione 2009, art.373)[6]

La privatizzazione dell’acqua nel resto del mondo

La privatizzazione però non coinvolse solo la Bolivia, ma partì dalla filosofia del Washington Consensus, una dottrina economica che liberalizza commerci e investimenti senza alcun impedimento da parte dei governi, consegnando al settore privato la responsabilità di programmi sociali e di gestione dei servizi[7].
Le istituzioni di Bretton Woods consideravano l’acqua come un bene merceologico che segue le stesse regole di mercato del petrolio e del gas ad esempio. Un governo quindi, non può vietare l’esportazione di acqua oppure la concessione dei servizi idrici a una compagnia straniera.[8]
A capo delle privatizzazioni si posero grandi multinazionali europee, determinate, nel lungo periodo, a gestire i sistemi idrici dei Paesi a basso reddito e a risolvere la crisi idrica mondiale. Tuttavia, l’intervento delle multinazionali non fu altro che un susseguirsi di fallimenti, avvenuti principalmente a Buenos Aires, Johannesburg, Nuova Delhi, Manila e Cochabamba. Ciò ha fatto cambiare loro obiettivo, spostando l’interesse verso America Settentrionale ed Europa.
La reazione verso la privatizzazione dell’acqua, da parte principalmente delle popolazioni più povere, ha portato a conflitti anche violenti, come nel caso già descritto di Cochabamba.[9]


Note

[1] Olivera, O. (2008), Nosotros somos la coordinadora, La Paz, Fundación Abril
[2] Pachaguaya Yujra, P. C. (2008), La poética de las vertientes, La Paz, IDRC, Fundación PIEB
[3] Associazione A Sud (2013), Ricerca e Diffusione di Buone Pratiche di Partecipazione e Controllo Sociale in Bolivia e Italia, e-book, Provincia di Roma
[4] https://www.rinnovabili.it/ambiente/bolivia-senza-acqua-siccita-222/
[5]https://elpais.com/elpais/2015/07/13/planeta_futuro/1436796771_984802.html
[6] Constitución politica del Estado (2009)
[7] Teichman, Judith. (2018). The Washington Consensus in Latin America.
[8]https://www.ilprimatonazionale.it/economia/evonomics-politica-economica-morales-cambiato-bolivia-137573/
[9] https://www.treccani.it/enciclopedia/l-oro-blu-la-battaglia-per-l-acqua_%28XXI-Secolo%29/#:~:text=La%20definizione%20di%20oro%20blu,(Barlow%2C%20Clarke%202002).


Foto copertina: Immagine web. Pueblo