Un percorso storico-politico dalla genesi della legge fino ai più recenti sviluppi. Intervista all’Onorevole Salvatore Micillo


 

“[…] Arriva facilmente il concetto del colibrì:
mentre tutti fuggono durante l’incendio,
ognuno fa la sua parte, portando
una goccia di acqua dal mare verso l’incendio.”

Inquinamento ambientale, distruzione del patrimonio naturale, traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, omessa bonifica…Questi e molti altri sono i cd. “ecoreati”, ovvero quella categoria di reati produttivi di un danno all’ambiente che, dal 2015, sono presenti nel codice penale in qualità di delitti ambientali[1].
Il seguente elaborato parte proprio dal 2015, delineando il percorso formativo della cd. «Legge sugli ecoreati» 68/2015, promossa dall’Onorevole Salvatore Micillo, dalle sue origini ai più recenti sviluppi ed eventuali proiezioni verso il futuro.  

La prima domanda riguarda la genesi della legge 68/2015: in particolare, quanto era stimabile la “sensibilità” nei confronti del tema della sostenibilità prima delle legge? Erano state presentate proposte di legge che, in forma embrionale, volevano affrontare tale tema oppure esso veniva inserito silente in altre tipologie di reati? Ponendo uno sguardo al presente, quale impatto ha avuto la legge dopo la sua emissione?

Salvatore Micillo, deputato del Movimento5Stelle. Già Sottosegretario di Stato al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare

“Camera del Senato proposte di legge che andassero nella direzione di inasprire i reati ambientali, di introdurre il concetto di “chi inquina paga”. Soltanto in una legislatura si arrivò all’approvazione, solamente in una commissione, quindi davvero lontani dall’approvazione, significava che si doveva fare ancora tanti passaggi. Col 2015 vi è la svolta: il concetto di disastro ambientale, inquinamento ambientale, la omessa bonifica, il ritrovamento di materiale radioattivo e ovviamente i vari reati che vi spiegherò nel concreto entrano nel diritto penale. La sensibilità c’è sempre stata, era nel paese e lo è tutt’ora, però essa non era mai entrata in parlamento. Come dicevo, se siamo arrivati lontanamente all’approvazione in una commissione significa che era davvero lontana anni luce l’approvazione della legge sugli ecoreati. Sono in parlamento da otto anni e ovviamente questa sensibilità è cresciuta molto negli ultimi anni. È cresciuta molto anche nei giovani e questo per me è fonte di gratitudine, perché vedere i ragazzi parlare di cambiamenti climatici, grazie a me che avevo la Delega all’educazione ambientale quando sono stato Sottosegretario, adesso si introduce da quest’anno l’educazione ambientale nelle scuole e per me è un cerchio che si chiude. Il concetto di economia circolare verrà studiato nelle scuole e significa capire l’ambiente, dove vuole andare una transizione energetica, significa mettere le basi per le prossime generazioni, per i ragazzi che vedono soltanto lontanamente il concetto completo di ambiente. Da quest’anno avremo la possibilità che questi ragazzi possono studiarlo come se fosse una materia come tutte le altre, anzi spero una tra le più importanti.
Per quanto riguarda i risultati (ero tra i primi firmatari alla Legislatura Ambientale), parlano di Rapporto Ecomafia, che per me sono stati il “libro simbolo” degli ultimi vent’anni. Ogni volta che Lega Ambiente, di cui ho fatto parte, presentava il Rapporto Ecomafie c’era un grosso pezzo riguardante il fatto che la legge non fosse approvata.
Dal 2015 il Rapporto Ecomafia riporta i dati, che parlando di 10mila inchieste e fondi che sono ritornati dai sequestri, i quali ammontano a 9.112 (tenendo in considerazione la classifica regionale dell’illegalità ambientale nel 2019)[2]. è la condizione che cambia: prima erano pene amministrative, mentre adesso invece si parla di reato penale, che significa entrare nell’indagine con intercettazioni e nella vita criminale di chi inquina i nostri territori.
Io non credo che servisse soltanto la terra dei fuochi. Io provengo dalla terra dei fuochi e sappiamo perfettamente quanto sia stato duro e quanto sia tutt’oggi complicato combattere questi reati. Non è soltanto la legge che cambia il tutto.
La legge aiuta le forze dell’ordine a poterle contrastare, aiuta la magistratura per fare indagini approfondite, ma ci vuole un cerchio che si chiude: ovvero, rimuovere i cumuli di rifiuti sui territori, andare in profondità per capire dove fare le bonifiche e come mettere in sicurezza il territorio, la video sorveglianza, ovviamente maggiori strumenti alle forze dell’ordine. Tanti tasselli complicati da mettere insieme, ma dal 2015 in poi qualcosa si sta muovendo…Sui nostri territori è ancora molto complicato, ancora non si ha una grande consapevolezza se faccio lavoro a nero o faccio lavori di ristrutturazione preferisco dare 50 euro a qualcuno che poi li immette nelle nostre campagne e così via…Tutto questo deve essere sensibilità ambientale che molte parti del territorio ancora sentono.”

Perché non si è arrivati prima ad una legge?

“I processi avvengono sempre perché succede qualcosa, l’opinione pubblica arriva prima della politica molte volte. Succede il disastro, a cui segue l’indignazione, le grandi protese e manifestazioni. In Campania abbiamo creato una grande indignazione sulla terra dei fuochi, abbiamo capito e studiato prima il problema, con il concetto di resilienza. Mentre gli altri capivano cosa stesse succedendo, noi siamo andati in profondità. I comitati hanno capito il problema, i medici, i  parroci…è stata un’intera comunità che si è mossa. Mentre al nord il lavoro e le grandi industrie coprivano il problema, qui non avevamo lavoro e avevamo tumori. Ciò ha fatto sì che si risvegliassero l’indignazione e vitalità nei comitati, che hanno preso piede nella politica, nei percorsi di legge e nelle interrogazioni parlamentari.

Dal 1991 al 2015 non si è fatta una legge, perché non c’era volontà politica e non si era trovata una sintesi. C’era la mia proposta di legge, del PD e di Sinistra Italiana. La mia legge era molto più “dura”, però in Parlamento non ci sei solo tu…Da una parte c’era chi voleva l’avverbio giusto, chi invece non voleva proprio la legge. La mediazione e l’intelligenza è trovare il giusto mezzo. Per fortuna i dati ci stanno dando risultati incoraggianti.”

Quindi, quando lei nel suo libro parla di “equilibrio”, intende proprio questo. Magari, qualcuno che in politica potesse farci affari con questo sistema, alla luce del profitto generato dalle ecomafie… 

“Nelle grandi immagini della mafia che ci sono state in passato, tutti hanno detto che fare soldi con le ecomafie era più facile che con la droga, perché ovviamente non c’erano leggi che dessero grandi pene.”

Nell’ultimo Rapporto Ecomafia si riscontra un aumento del numero dei reati, con un incremento del +23.1% rispetto al 2018[3]

“Assolutamente sì, però aumentano anche gli arresti, le indagini e i sequestri. Non è una scienza esatta: non è detto che ad un aumento delle pene segue la diminuzione del reato. Quando si ha un margine così alto di criminalità ambientale, si procede in direzione ostinata e contraria. Il Rapporto parla di tantissime indagini che sono partite, magari ci vorrà tempo, dato che le indagini hanno un iter lungo, mentre invece il reato ambientale è immediato. L’obiettivo è dare maggiore forza alle forze dell’ordine, con maggiori investimenti in questa direzione. [L’8 giugno 2021] è stata inaugurata una sede dei Vigili del Fuoco a Giugliano, che in questo iter è un tassello importante. La terza città in Campania, 120mila abitanti ed epicentro della terra dei fuochi. L’assenza di una caserma dei Vigili del Fuoco rappresenta la mancanza di volontà politica di cui parlavo prima.”

Nello scorso mese di maggio è stata appresa la notizia concernente il versamento di ben 150mila tonnellate di fanghi tossici, che stanno mettendo a rischio 3.000 ettari di terreni tra Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Questa fattispecie è da considerarsi un esempio rappresentativo dei numerosi ecoreati che contaminano il territorio italiano. Ebbene, cosa è andato storto nel “monitoraggio” di tali movimenti? Perché notizie simili riempiono ancora le pagine dei giornali?

“La legge sui reati ambientali, come l’avevamo disegnata all’inizio, non era completa. Non che fosse errata. All’interno della legge sui reati ambientali c’erano tante fattispecie, queste l’abbiamo aggiunte in un disegno di legge che presenteremo a breve. La PDL «Terra Mia», che era disegno di legge ex Ministro Costa e che insieme alle forze dell’ordine, ai sei anni della legge sugli ecoreati, a tutto l’iter doveva dare il completamento del tutto. Nel 2015 nasce la legge sugli ecoreati, sono passati sei anni: in questi anni cosa è successo? Quali sono i dati? Come li abbiamo messi insieme? Le forze dell’ordine cosa dicono?  

Tutto questo arriva al completamento, che era la “legge Micillo” (per semplicità) originaria. Ci vuole, però, il completamento della altre forze politiche che vogliono che la “legge Micillo” si possa approvare. Ci vuole una maggioranza schiacciante affinché ciò possa avvenire.
In risposta alla domanda, dico che, sì, ci vogliono altre fattispecie di reati ambientali, perché anche questo non avvenga. Quindi, a breve, presenterò alla Camera dei Deputati la PDL «Terra Mia», che è il completamento del tutto.

Capisco che sono tanti i passaggi ogni volta che c’è un’indagine, come ad esempio quella sull’ex Ilva di Taranto. Ricordo i commenti dei commentatori politici del tempo, che dicevano: «Nel 2015, con questa legge non arriveremo ai alle condanne sull’Ilva». Nel 2021, abbiamo la condanna all’Ilva a 20 anni.

è ovvio che non possa dire che sia una legge completa, ma è la migliore legge possibile in quel contesto. Non so se è stata mai fatta una legge perfetta, forse la Costituzione. Però, la sensibilità politica, il momento storico, il trovarsi con le giuste persone nel colloquio quando si scrive l’ultimo passaggio, l’iter istituzionale, il passaggio tra Camera e Senato…Queste sono le difficoltà che voglio portarvi a capire, perché non si arriva a qualcosa che possa tutelare l’ambiente a 360 gradi.

Oltre all’educazione ambientale, le bonifiche e gli altri argomenti trattati, entrerà anche il concetto ambientale nella nostra Carta Costituzionale. La parola “ambiente” nella Costituzione non c’è: speriamo che da questa Legislatura (adesso è nel Senato, per cui passerà presto alla Camera) si avrà il concetto bellissimo che la nostra Costituzione tutela l’ambiente. Per venti o trent’anni la tutela ambientale è sempre stato all’ultimo posto dell’ordine del giorno, quindi se riusciamo a far fuoriuscire questi temi e a mettere l’ambiente in Costituzione questa Legislatura, come quella scorsa, ha fatto passi avanti: non sono passi che possono tutelare l’ambiente in tutto e per tutto, ma se siamo ai capisaldi della Costituzione, con la legge ambientale, le bonifiche, la magistratura che entra nelle indagini siamo agli inizi della rivoluzione ambientale (nonché il concetto del mio libro).”

Ha, in parte, anticipato la mia ultima domanda che cerca di sbirciare oltre lo steccato per avere un’anticipazione sul futuro. Sono previsti degli ulteriori sviluppi o delle modifiche alla legge, magari volti a un monitoraggio più invasivo e a pene più stringenti? 

“La risposta credo di averla sintetizzata prima. Comunque, la PDL «Terra Mia» deve trasmettere un messaggio chiaro: alzare l’asticella verso la tutela ambientale, ampliare ciò che non si è riuscito a fare con la legge 68, quindi avere l’esperienza di sei anni di legge, aver messo a punto insieme alle forze dell’ordine i concetti che possono essere migliorati. Sarebbe un coronamento di un intero ciclo e significherebbe che il retaggio fatto dalla legge ci permette di capire dove si può migliorare.

C’è un motto che l’ha guidata durante questa “battaglia” per la rivoluzione ambientale?

“Prima di entrare in parlamento, insieme ai ragazzi di 12-13 anni, andavamo sulle discariche. La maggior parte delle volte i ragazzi, vedendo i disastri ambientali, mi dicevano: «Professore, qua non possiamo fare niente. Dobbiamo scappare». A quei ragazzi bisogna dire: «O resti e combatti o girarti dall’altra parte non serve a nulla». Quindi, arriva facilmente il concetto del colibrì: mentre tutti fuggono durante l’incendio, ognuno fa la sua parte, portando una goccia d’acqua dal mare verso l’incendio. Se tutti facessimo come il colibrì, forse otterremmo qualche risultato in più.


Note

[1] Lega Ambiente, 2015, “Ecogiustizia è fatta!”. URL: https://www.legambiente.it/articoli/ecogiustizia-e-fatta/
[2] Elaborazione Legambiente su dati forze dell’ordine e Capitanerie di porto (2019). Per ulteriori approfondimenti si consiglia la seguente lettura: https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/i-dati-del-rapporto-ecomafia-2020-nel-2019-in-aumento-i-reati-contro-lambiente/
[3] Per approfondimenti si consiglia la seguente lettura: https://www.legambiente.it/primo-piano/rapporto-ecomafia/


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