È dall’epoca degli Zar che il Mediterraneo resta una delle mete più ambite da parte della continentale Russia e nella storia delle relazioni tra i due paesi molti sono stati i punti di incontro che hanno favorito l’avvicinarsi di questo obiettivo.


L’Unione Europea è uno degli attori più influenti in tutta l’area mediterranea. Sebbene questa non sempre riesca a mantenere politiche comuni tra tutti gli stati membri, soprattutto per quanto riguarda le relazioni con altri attori internazionali, si è dimostrata una variabile impossibile da non considerare nei piani del Cremlino. Le forze NATO, principali antagoniste per Mosca, sono presenti nelle più grandi basi aeronavali del Mediterraneo Occidentale e i paesi membri dell’Ue sono quasi tutti firmatari del Patto Atlantico. Le forze combinate di attori quali Unione Europea, Stati Uniti e NATO sono una minaccia più che consistente per la strategia del Cremlino che sebbene, come detto, sta provando di essere efficace, non può competere, soprattutto economicamente, con un avversario composito e di tale statura quale quello previamente citato. Le risorse economiche della Russia atte a guadagnare spazio di manovra diplomatico tramite scambi commerciali e vendita di armamenti non sono paragonabili a quelle disposte dall’ex Unione Sovietica nella stessa area e di conseguenza risultano ancora essere inferiori a quelle degli altri attori presenti nel Mediterraneo. “Russia’s economic tool kit is a pale copy of the resources the Soviet Union was able to deploy during the Cold War, and it does not compare with the resources the United States and the European Union (EU) can muster”[1]. Ciò detto, la Federazione Russa ha iniziato a sfruttare altri canali per creare instabilità e dissesto all’interno dei principali oppositori alla sua espansione nel Mediterraneo Orientale e il primo attore a finire nel mirino della tattica russa è stata l’Unione Europea. La Russia e prima ancora l’Unione Sovietica hanno sempre sfruttato le divisioni interne tra i paesi europei per impedire che questi formassero un fronte compatto e comune nei suoi confronti, spalleggiato da Usa e Nato. Fulcro di queste politiche separate condotte dall’Urss fu l’Italia che instaurò con l’Urss e con la Russia, poi, uno stretto e atipico rapporto bilaterale e queste dinamiche si sono perpetuate sino al 24 febbraio 2022.

Non solo ora, ma già al tempo della Guerra fredda, la Russia ha svolto un ruolo di rilievo nella geopolitica italiana. Nel corso della Guerra fredda l’Italia ha utilizzato gli ottimi rapporti e a cooperazione economica con Mosca a diversi fini. Ha seguito con coerenza una vera e propria mini-Ostpolitik, affiancata alla grande Ostpolitik tedesca. Essa ha conferito alla nostra politica estera una certa originalità, con importanti riflessi anche sulla politica interna.[2]   

L’Italia, nel periodo della Guerra fredda ha giocato un ruolo importantissimo proprio per l’influenza sovietica nel Mediterraneo e per le relazioni interne all’Europa. Del resto, il nostro paese vantava il più grande partito comunista dell’Europa Occidentale e i riflettori degli Stati Uniti erano sempre puntati su quest’ultima onde evitare una svolta definitivamente rossa nel cuore del Mediterraneo. Certo la “fedeltà” dell’Italia verso il Patto Atlantico non è mai stata messa in dubbio, e la presenza NATO nelle basi aeronavali sul suo territorio nazionale, unitamente alle batterie di missili Jupiter, che furono installate alla fine degli anni Cinquanta, e quelle di missili Cruise negli anni Ottanta, puntate verso il nemico sovietico, erano considerate una garanzia sufficiente di quest’ultima. Ciononostante, i rapporti con Mosca non si sono mai interrotti del tutto e il Cremlino è riuscito a sfruttare la sua influenza in Italia.

Per l’Occidente hanno influito l’importanza della posizione geostrategica dell’Italia nel Mediterraneo e la presenza di un forte partito comunista e di forze cattoliche di sinistra sostanzialmente antiatlantiche, fattori che hanno fatto temere ai nostri alleati una deriva neutralistica del nostro paese. Per Mosca ha influito la debolezza politica e militare dell’Italia.[3]

La Federazione Russa, nei suoi primi anni di vita operò una vera e propria ritirata strategica dal teatro Mediterraneo e da tutti gli altri teatri attivi dove l’Urss era presente dopo il discioglimento di quest’ultima nel 1991, per stabilizzare se stessa e consolidare il controllo del territorio nazionale. La special relationship, se così la si può definire, tra la Federazione Russa e l’Italia ha, però, perdurato sino ad oggi. Era improbabile che, per quanto la vicinanza e le possibili ingerenze russe potessero essere forti nel nostro paese, l’Italia divenisse un hotspot militare russo nel Mediterraneo.  L’Italia è, come detto, un paese Nato e ha spesso condannato le azioni della Federazione Russa ai confini dell’Europa Orientale prima del 24 febbraio 2022 ma una partnership italo-russa sulle questioni economiche sempre più forte è stata tutt’altro che improbabile. La pandemia da Covid-19 ci ha attanagliati dal 2019, e nel momento di maggiore crisi per l’Italia ha visto emergere una collaborazione con la Russia che fece immediatamente storcere il naso agli stati membri della Nato. Era il 22 marzo 2020 quando l’Italia in piena chiusura totale causata dalla dilagante epidemia di Covid-19 vide arrivare sul suo territorio nazionale del personale militare russo. Uomini e mezzi dell’esercito della Federazione Russa inviati per fornire aiuto alla situazione italiana (soprattutto nella bergamasca) sotto il comando del generale Kikot[4], le immagini in onda sui tg nazionali crearono grande scalpore. Torneranno in Russia solo il 20 maggio dello stesso anno. Secondo fonti ufficiali la missione russa autorizzata dal governo italiano avrebbe dovuto avere durata indeterminata ma un fatto di tale portata non poteva lasciare gli alleati occidentali ed in particolare la NATO indifferenti. Infatti, sono state proprio le forti pressioni politiche di questi ultimi a determinare la fine della missione umanitaria russa sul nostro territorio nazionale.

Le pressioni degli alleati occidentali e dei nostri vertici militari, servizi compresi, hanno convinto il governo italiano e russo a chiudere di comune accordo “Dalla Russia con amore”. Se nelle loro interviste il premier Conte e il ministro degli Esteri Di Maio hanno ripetutamente precisato l’ovvio – e cioè che la solidarietà cinese e russa non modificavano la nostra collocazione internazionale – così ovvia la nostra fedeltà geopolitica non doveva essere: non per gli americani né per la Nato. E nemmeno per cinesi e russi che ci hanno provato, dal loro punto di vista legittimamente, in un paese nel quale i 5Stelle avevano mostrato grande simpatia per i primi e la Lega per i secondi.[5]

La Russia non era dunque percepita come ostile da parte italiana ma anche altri paesi dell’Unione Europea che detengono politiche separate con la Federazione rispetto alle linee comuni che si vorrebbe attuare nei suoi confronti. Altro buon esempio è quello della Germania che è legata a doppio filo con la Federazione Russa per quanto riguarda le forniture di gas che arriverebbe direttamente sul suolo tedesco attraverso il progetto Nord Stream 2[6]. I rapporti tra la Russia e l’Unione Europea quale Organizzazione Regionale non sono mai stati tra i migliori ma tutte queste politiche ed interessi nazionali “personalizzati” da e verso la Federazione hanno fatto sì che l’Ue sia stata considerata un avversario per le mire russe tutt’altro che unito. Negli ultimi anni troppe volte l’Ue aveva fallito proprio nel trovare una politica comune nei confronti del suo “ingombrante” vicino e questo ha giovato, senz’altro, ai piani di Mosca che ne ha tratto ampi spazi di manovra.

The EU, however, has systematically failed to develop any clear collective policy towards Russia. The EU does not think in terms of balance of power and hence has never related to Russia for what the really is, that is, a great power. Russia, for its part, has never understood what sort of actor the EU is. EU member states continue to allow themselves to be seduced by Russia into multiple bilateralisms which are seriously prejudicial to the development of a unified strategic approach to Moscow[7].

In conclusione, possiamo dire che la strategia del Cremlino ha ad oggi provato la sua efficacia “mediterranea” ma molti sono i fattori ancora in via di sviluppo sulla questione. Anche se lontana dalla zona mediterranea, la guerra in Ucraina che vede la Russia assumere una postura minacciosa nei confronti di tutta l’Europa può influire direttamente sull’espansione verso il Mediterraneo, mettendo in pericolo la stabilità del Mar Nero, corridoio vitale per la proiezione russa nel Mare Nostrum. La Turchia che per ora dialoga con Mosca in Libia e in Siria è da considerare come un altro influente attore regionale, mosso da retoriche quasi “imperiali”[8] che potrebbe rappresentare una minaccia per i piani del Cremlino. Il teatro mediorientale, poi, ha dimostrato essere insidioso e instabile. Un’area del mondo che ha “messo in ginocchio” gli Stati Uniti sul lungo periodo, costringendoli ad una “gloriosa ritirata” ed è innegabile che la Federazione Russa non dispone della potenza e della stabilità economica targata Usa. Un coinvolgimento troppo esteso ed attivo nel teatro mediorientale potrebbe essere fatale per Mosca anche se questo è ben noto tra i vertici del Cremlino che prestano grande attenzione al non eccedere nella presenza attiva dell’esercito nei teatri strategici mediorientali[9].

In recent years, the reactions of Western countries facing Russian activities on the European continent have mostly consisted of successive economic sanctions, the effectiveness of which is questionable. Ironically, Western countries have not collectively invested a substantial level of coordinated diplomatic resources into the multilateral resolution of the Syrian war or the Libyan stalemate. In many ways, Russia has used this vacuum to fill the voids, autonomously advance its own interests, and create facts on the ground that prove difficult to reverse.[10]

La Guerra ha sicuramente cambiato e rimescolato molte delle carte in tavola sullo scacchiere europeo, e l’area mediterranea non è stata sicuramente esclusa. L’Italia sebbene schierata fermamente contro Mosca tramite il pieno supporto alle sanzioni economiche e con l’invio di aiuti militari a Kiev, ha mostrato alcune debolezze, figlie dell’oramai dimenticata special relationship con la Federazione. Prima fra tutte la dipendenza dal gas russo che i vertici del nostro governo cercano disperatamente di sopperire. Unitamente a questo, però, la postura italiana nel Mediterraneo nei confronti della Russia è profondamente cambiata, insieme alle mosse della Nato e all’Ue. Un tema questo che verrà approfondito in un altro articolo su quello che è il presente e in parte il futuro del gioco Mediterraneo tra la Russia, l’Italia e gli altri attori del bacino.


Note

[1] E. Rumer, R. Sokolsky, Russia in the Mediterranean: Here to Stay, 2021 Carnegie Endowment for International Peace, cit. p. 10
[2] Miles, A Roma piace forte, Ombre russe, Limes, Roma giugno/settembre 1996, Ed. Periodici Culturali, cit. p. 230
[3] Ivi., cit. p. 231
[4] Esperto di guerra batteriologica ed epidemie, l’alto ufficiale è il comandante della missione “Dalla Russia con amore”: un centinaio di militari equipaggiati di tutto ciò che serviva per contrastare l’offensiva del virus nella bergamasca. Una missione certamente umanitaria e in egual misura di propaganda. In U. Tramballi, Il covid geopolitico e la retrocessione russa, Ispi, 11 maggio 2020. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/il-covid-geopolitico-e-la-retrocessione-russa-26059
[5] Ibidem
[6] “Sui fondali del Baltico, nel braccio di mare tra l’isola danese di Bornholm e quella tedesca di Rügen, è in corso di ultimazione la posa di un tubo di circa 1,15 m di diametro, ideato per portare da San Pietroburgo fino in Pomerania altri 55 bcm (miliardi di metri cubi) l’anno di gas estratto nei lontani megagiacimenti della Siberia occidentale, oltre il Circolo polare artico”. In M. Soldavini, L’ultimo miglio: la saga infinita di Nord Stream 2, Limes, 13/10/2020. https://www.limesonline.com/cartaceo/lultimo-miglio-la-saga-infinita-di-nord-stream-2
[7] R. Alcaro, J. Peterson, E. Greco, The West and the Global Power Shift: Transatlantic Relations and Global Governance, Pallgrave Macmillan, 2016, Londra, cit. pp 166-167
[8] F. C. Cama, D. Casanova, R. M. Delli Quadri, Storia del mediterraneo moderno e contemporaneo, cit. p. 447
[9] D. Adamsky, Moscow’s Syria campaign, Notes de l’Ifri, cit., p. 7 
[10] M. Pierini, Russia’s Posture in the Mediterranean: Implications for NATO and Europe, Carnagie Europe, cit. p. 10


Foto copertina: Nave nel Mediterraneo