Uno sguardo alle riforme costituzionali approvate durante la XVIII Legislatura. Prospettive di riforma della neo Legislatura, sin da subito nell’ occhio del ciclone.


L’iter costituzionale: ai sensi dell’art. 138

L’articolo 138 della Costituzione recita:

“Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione”.

Le leggi costituzionali e le leggi di revisione costituzionale rappresentano una categoria unitaria, sono dotate di «forza giuridica prevalente rispetto a quella delle leggi formali ordinarie» e sono sottratte a referendum abrogativo. La storia ricorda che, con tale articolo, l’Assemblea Costituente volle evitare stravolgimenti della Carta Costituzionale, come accaduto con lo Statuto Albertino.  
Nel 1991, il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga propose l’abolizione del processo di revisione stabilito dall’art. 138.

Inoltre, l’articolo 138 continua:
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali.
La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti”.

La revisione costituzionale prevede dei tempi molto lunghi come forma di garanzia, atta a impedire uno stravolgimento della Costituzione, anche se non viene incontro alle esigenze di urgenza ed efficacia che la realtà può imporre. Il tema delle riforme costituzionali è sempre stato affrontato in Italia con una certa contrarietà e preoccupazione, perché percepito come un pericolo di aggressione all’assetto istituzionale ed ogni riforma che avesse un carattere organico, a partire dalla Commissione Bozzi del 1983 fino alla riforma Boschi/Renzi con l’esito negativo del referendum del 4 dicembre 2016, è sempre stata demonizzata o comunque respinta dallo stesso corpo elettorale quando è stato chiamato a decidere.[1]

La XVIII Legislatura e le riforme approvate

Nel corso della XVIII legislatura la Camere hanno esaminato diverse proposte di legge di riforma della Costituzione miranti a incidere su singoli punti della Carta costituzionale.[2] Il 30 Agosto 2022 la Camera dei Deputati pubblicava il seguente Tweet:

La legge costituzionale 19 ottobre 2020, n. 1, attraverso la modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione, ha ridotto il numero dei parlamentari: da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi. Il testo è stato approvato dal Senato, in seconda votazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta dell’11 luglio 2019, e dalla Camera dei deputati, in seconda votazione, con la maggioranza dei due terzi dei suoi componenti, nella seduta dell’8 ottobre 2019. La legge[3] è stata confermata dagli elettori nel referendum popolare tenutosi il 20 e 21 settembre 2020.[4]

Allineandosi alla linea europea, la riforma ha attuato un duplice obiettivo:

  • Migliorare il processo decisionale delle Camere in modo da rispondere maggiormente alle esigenze dei cittadini;
  • Ridurre i costi della politica.

Tema di forte dibattito, la riforma ha visto la dottrina suddivisa tra coloro i quali l’hanno definita “una goccia nel mare delle riforme necessarie” (Fusaro, 2020) e coloro i quali l’hanno definita un vulnus alla democrazia rappresentativa, compromettendo “congegni, equilibri e garanzie” cruciali (Algostino, 2019).

Si ricorda, inoltre, l’ entrata in vigore della legge costituzionale 18 ottobre 2021, n. 1 che, intervenendo sull’articolo 58, primo comma, della Costituzione, abbassa da 25 a 18 anni l’età per eleggere i componenti del Senato della Repubblica. Con tali modifiche l’elettorato attivo per il Senato della Repubblica si uniforma a quello già previsto per la Camera dei deputati (art. 56 Cost.).

Il 22 febbraio 2022 è stata pubblicata la legge costituzionale 11 febbraio 2022, n. 1, che inserisce la tutela dell’ambiente tra i princìpi fondamentali della Costituzione.

La tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni” viene inserita tra i principi fondamentali dalla Carta costituzionale e si rinvia al legislatore per stabilire i modi e le forme di tutela degli animali. Infine, in materia di iniziativa economica privata, la norma esistente (art. 41 Cost.) viene integrata prevedendo che l’iniziativa economica non possa svolgersi in modo da recare danno alla salute e all’ambiente e  la legge ne determina i programmi e i controlli opportuni.
Un’altra proposta di legge costituzionale, concernente il riconoscimento delle peculiarità delle Isole e il superamento degli svantaggi derivanti dall’insularità, è stata approvata definitivamente dal Parlamento il 28 luglio 2022, recante “modifica all’articolo 119 della Costituzione”.
I principali elementi di novità rispetto al testo iniziale della proposta di
legge, introdotti in esito all’istruttoria legislativa svolta al Senato, sono i seguenti:

  • è la Repubblica, e non soltanto lo Stato, a farsi carico dell’intervento pubblico in favore delle Isole;
  • il riconoscimento riguarda le «peculiarità delle Isole» (e non più il
    “grave e permanente svantaggio naturale derivante dall’insularità”);
  • la Repubblica «promuove» (nel precedente testo lo Stato disponeva) misure per rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità;
  • viene meno il riferimento alla finalità di effettiva parità e di un reale godimento dei diritti individuali e inalienabili.[5]

XIX Legislatura: verso il presidenzialismo?

La XIX legislatura della Repubblica   Italiana, in carica dal 13 ottobre 2022, è l’attuale legislatura del Parlamento italiano. Fratelli d’Italia ha riproposto il tema della forma di governo presidenziale. Giorgia Meloni è convinta che serva una riforma in senso presidenziale che parta dal modello francese e che “garantisca stabilità e restituisca centralità alla sovranità popolare”.[6]
La proposta di un presidente della Repubblica eletto ogni cinque anni dai cittadini, che presiede il Consiglio dei ministri e può revocare i ministri, è stata presentata nella legislatura appena terminata e bocciata a maggio in Aula alla Camera.
Per l’esattezza il programma di coalizione propone un semipresidenzialismo più alla francese che all’americana.
“Il presidente della Repubblica – si legge nella proposta di legge costituzionale – dirige la politica generale del governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri, con il concorso del primo ministro”. Il sistema proposto da Fratelli d’Italia vede il presidente del Consiglio come una figura con un ruolo ridimensionato.
In tal caso, come prevedibile, la dottrina risulta divisa tra coloro i quali prevedono un cambio di rotta totale e coloro i quali credono nel potere monocratico effettivo e affidabile al Presidente della Repubblica.
Tuttavia, si ricorda l’impossibilità di una modifica tout court e la forma di governo parlamentare prevista potrebbe rientrare tra i punti immodificabili della nostra carta costituzionale.
In un’ottica comparata col sistema americano, non potrebbe essere recepito il sistema elettorale americano articolato in due fasi, perché darebbe luogo ad un’elezione indiretta. La stessa Giorgia Meloni ha proposto un sistema elettorale maggioritario a doppio turno. Sarebbe poi necessario procedere ad una nuova legge elettorale, per la quale non vanno dimenticate le divergenze tra le forze politiche. Fratelli d’Italia e la Lega sono fautori di un sistema maggioritario che garantirebbe l’esigenza della governabilità, Forza Italia e le altre formazioni centriste aderenti alla coalizione sono favorevoli ad un sistema maggioritario che assicurerebbe l’esigenza della rappresentatività.[7]
Insomma, un quadro complesso da poter prevedere, una Costituzione con 70 anni di storia, forze politiche disgregate e costituzionalisti scettici.


Note

[1] Elisabetta Catelani, Una riforma costituzionale puntuale che ha effetti ulteriori alla mera riduzione del numero dei Parlamentari? Quaderni Costituzionali, 14 Settembre 2020.
[2] Available on https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_riforme_costituzionali_ed_elettorali.html
[3] Iniziativa dei Senatori QUAGLIARIELLO GaetanoCALDEROLI RobertoPERILLI Gianluca PATUANELLI StefanoROMEO Massimiliano
[4] il referendum costituzionale sul testo di legge costituzionale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 240 del 12 ottobre 2019. I risultati del referendum sono pubblicati sul sito del Ministero dell’interno: 69,64 % favorevoli e 30,34% contrari.
[5] Available on https://www.tuttotributi.it/modifica-allarticolo-119-della-costituzione-concernente-il-riconoscimento-delle-peculiarita-delle-isole-e-il-superamento-degli-svantaggi-derivanti-dallinsularita/
[6] Available on https://www.repubblica.it/politica/2022/10/26/news/presidenzialismo_meloni_discorso_parlamento-371753543/
[7] Available on https://www.altalex.com/documents/news/2022/08/25/possibile-presidenzialismo-italia#p1


Foto copertina: L’aula della Camera dei deputati durante il voto di fiducia sul decreto sulle politiche energetiche nazionali (decreto “aiuti”), Roma 7 luglio 2022.ANSA/FABIO FRUSTACI