Negli ultimi anni la questione delle teorie di Tucidide e della sua Trappola hanno riempito il dibattito accademico nelle relazioni internazionali, collegandola alla questione della teoria dell’Egemonia.Il ruolo della teoria Tucididea nella teoria egemonica delle IR Theory.


 

Introduzione

Gli ultimi anni lo scacchiere internazionale ha visto l’intensificazione dello scontro tra gli Stati Uniti e la Cina, riportando nel dibattito accademico e diplomatico la questione della teoria egemonica e dell’influenza del pensiero di Tucidide, conosciuto come la Trappola Tucididea, nell’attuale sistema globale e nella teoria delle relazioni internazionali. La teoria dell’Egemonia e della guerra egemonica trova in Robert Gilpin il principale teorico all’interno del complesso mondo delle relazioni internazionali. Per Gilpin il sistema internazionale è soggetto ai mutamenti che possono avvenire nello scacchiere globale[1].
Negli anni precedenti il sistema ha subito due grossi cambiamenti. In primis un sistema bilaterale, dove USA e URSS, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, hanno diviso in due sfere d’influenza il globo, concentrato soprattutto nel continente europeo. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, avvenuto nel 1991 ma incominciato nel 1989, il sistema internazionale ha trovato in un periodo di 10 anni in cui Washington era la sola ed unica superpotenza del globo, ma con diverse potenze regionali in ascesa, tra cui l’India e la Cina. Di Fatto gli USA, dopo il 1989, sono diventati la potenza egemone.

La situazione sta nuovamente cambiando. Oggi la Cina sta aumentando la sua proiezione geoeconomica e la sua volontà di consolidare la sua influenza nell’Asia orientale rischia di metterla in rotta di collisione con Washington.[2]

Graham Allison, Direttore dell’Harvard Kennedy School’s Belfer Center for Science and International Affairs, ha analizzato il pensiero di Tucidide.
Lo storico ateniese, nel primo libro de La Guerra del Peloponneso, teorizza che quando una potenza in ascesa cerca di spodestare la potenza egemone, quest’ultima tenta con qualsiasi mezzo di ostacolarne l’ascesa[3].

La Trappola di Tucidide negli ultimi anni è entrata pesantemente nel dibattito pubblico globale visto la recente guerra commerciale portata avanti dall’amministrazione uscente di Donald Trump. Nel complesso mondo delle relazioni internazionali la teoria dell’Egemonia e del pensiero di Tucidide stanno riaprendo il dibattito sulla questione del ruolo egemonico statunitense.

La teoria egemonica e la visione Tucididea

Molti studiosi e accademici di Relazioni Internazionali affermano che il sistema globale è influenzato dall’anarchia, che teorizza l’assenza di un governo sovranazionale che si pone al di sopra delle entità statuali. Di fatto per i realisti, in primis Robert Gilpin capofila della visione egemonica del sistema, sono gli Stati gli attori portanti del sistema. Nella visione egemonica il sistema è influenzato dalla dominazione di pochi Stati Nazionali, in grado di influenzare i cambiamenti del sistema o di proteggere lo status quo la scacchiere globale[4].

Nella visione egemonica i teorici prendono come base le risorse economiche e quelle militari, necessarie per potere proiettare a livello globale la forza politico-militare ed economica dello Stato nazionale. Nel pensiero egemonico fanno da capofila le risorse militari. Esse sono indispensabili per la proiezione di potenza da esercitare sulla scacchiera internazionale, per potere influenzare il sistema politico del globo[5]. Per diversi teorici la principale delle risorse militari è rappresentata dalla potenza navale. Essa, secondo alcuni, concede alla potenza che la sfrutta con efficienza la possibilità di garantirsi la leadership globale, poiché consegna alla potenza il controllo delle rotte marittime e limita gli spostamenti degli stati nemici su quelle rotte, limitandone gli spostamenti delle loro forze militari.[6]

Oltretutto la forza navale diviene il principale deterrente militare e di garanzia dello status quo creato dall’egemone.
In più la marina garantisce il controllo delle rotte marittime. Secondo diversi studiosi la potenza che è in grado di sfruttare anche una minima parte di potere oceanico vengono definite “Global Powers”; le potenze che sono in grado di influenzare e svolgere una forte leadership sul sistema internazionale vengono definite “Wolrd Powers”.[7]
Nella teoria egemonica delle Relazioni Internazionali la potenza dominante è quello stato che ha nella sua disponibilità più della metà delle risorse economiche e militari globali, consegnandole una posizione egemonica rispetto agli altri attori internazionali.

Il ruolo egemonico di un attore, che si trova nella posizione di potenza dominante, è influenzato dalla posizione geografica. Per alcuni la condizione migliore è rappresentata dalla sua capacità di garantire la propria sicurezza dal controllo delle rotte oceaniche, concedendogli anche una testa di ponte per avviare operazioni politico-militari a lungo raggio[8].

Concentrandoci sulla posizione insulare per molti studiosi essa concede all’egemone di sviluppare, con relativa calma, i suoi piani di consolidamento globale.

Discorso contrario per quegli stati nazionali che hanno una posizione all’interno di un continente. Essi sono spinti ad attuare una politica aggressiva e di espansione territoriale a discapito degli altri attori. Esso, nella maggioranza dei casi, porta gli altri stati a costituire una coalizione che mira a contrastare la visione aggressiva ed espansionista messa in atto dalla potenza continentale in ascesa.

Per alcuni studiosi della teoria egemonica la posizione geopolitica dello stato dominante è una caratteristica da tenere in considerazione. Da essa si può vedere come lo stato riesce ad organizzare il dispiegamento delle sue forze militari e delle sue risorse nelle diverse parti del globo. La proiezione di potenza e della deterrenza militare è parte della strategia internazionale, portata avanti dagli stati.[9]

Nel pensiero egemonico delle Relazioni Internazionali Robert Gilpin effettua una analisi importante e mette il punto nel caso in cui le potenze emergenti si sentono escluse ed emarginate dallo status quo del sistema internazionale. Se il sistema internazionale non da benefici sufficienti a queste potenze, tentano di modificarlo per tramutare i malus in benefici economici e politico-militari. Gilpin analizza il pensiero di Tucidide e il suo tentativo di analizzare le cause che portarono alla Guerra del Peloponneso.[10] Per Tucidide uno dei principali fattori era legato alle differenze sociali e culturali degli Ateniesi e degli Spartani. Se Atene era dinamica e innovatrice, comprendendo l’importanza di rafforzare la propria flotta militare, Sparta era spinta dalla volontà di isolarsi e gestire la sua sfera d’influenza, senza spingersi in campagne d’espansione, nonostante era la potenza dominante della Grecia dopo la fine delle guerre persiane.[11] Ma questa sua volontà di ritirarsi lasciò un enorme vuoto che venne riempito in poco tempo dalla dinamicità dell’espansionismo ateniese. Ciò aumentò le paure degli Spartani che videro in esso una minaccia alla loro sicurezza e alla loro egemonia sulla penisola ellenica. Queste paure, connesse agli eventi di Corcira e Megara e alle pressioni di Corinto, maggior alleata di Sparta, portarono al conflitto tra gli Ateniesi e gli Spartani.[12]

Negli anni Tucidide viene visto come il precursore delle moderne relazioni internazionali poiché comprende gli equilibri di potenza tra gli stati nazionali e di come una Potenza in ascesa tenti di cambiare il sistema internazionale e di rimpiazzare la potenza egemone. Fu Robert Gilpin a rianalizzare il pensiero dello storico ateniese, nel testo della Teoria della Guerra Egemonica (The Theory of Hegemonic War). In questo elaborato del 1988 Gilpin analizza la teoria di Tucidide in cui afferma che il sistema internazionale ha nella gerarchia una potenza sfidante del sistema e la Potenza egemone, garante dello status quo dello scacchiere. Inoltre afferma che il sistema diventa instabile quando i mutamenti economici e tecnologici saturano il sistema gerarchico internazionale su cui si regge lo stato egemone, favorendo lo stato in ascesa. Ciò porta verso un possibile confronto, che rischia di sfociare in uno scontro politico-militare tra l’egemone e lo sfidante. Questo pensiero analizzato da Gilpin ha portato allo sviluppo della attuale Trappola di Tucidide, che teorizza che quando la potenza sfidante si scontra con la Potenza egemone, quest’ultima tenta con ogni mezzo di frenare la sua ascesa, rischiando anche un conflitto militare aperto a livello globale.[13]

La Trappola di Tucidide

Il dibattito sul futuro delle relazioni sino-statunitensi riapre tra gli studiosi delle Relazioni Internazionali la questione che la teoria di Tucidide sta mettendo Washington e Pechino nello schema della trappola in cui la potenza dominante rischia di scontrarsi con la potenza in ascesa[14]. Nel testo della Guerra del Pepolonneso, in particolare nel primo libro, lo storico ateniese mette in evidenza le insicurezze che nascono all’interno delle gerarchie politiche e militari di Sparta. Si sentono minacciate dalla possente crescita economica e militare dell’Impero marittimo ateniese[15]. Questa isteria che l’allora potenza spartana stava subendo oggi è subita dagli Stati Uniti, che sentono la pressione che il loro primato di superpotenza globale possa venire sostituito dalla Repubblica Popolare Cinese.

La Presidenza Trump ha implementato lo scontro tra i due giganti globali, scontro che se prima è iniziato come commerciale ad oggi attraversa diversi settori che Washington considera strategici per la sua supremazia planetaria. Diversi analisti sono concordi che il problema della Cina per Washington non finirà con il cambio di amministrazione alla Casa Bianca. Joe Biden è consapevole che ormai tra Pechino e Washington il solco è troppo ampio per tornare agli anni precedenti, quando l’amministrazione Obama tentò di mettere Pechino sulla strada del powersharing per l’istituzione di un G2 Cina-USA. Per Pechino però la cosa venne vista come in tentativo di bloccare la propria ascesa in Asia e di frenare le sue ambizioni globali.

L’attuale confronto tra la Cina e gli Stati Uniti per molti rientra nella trappola tucididea. La Presidenza uscente Trump, nonostante tutto, ha messo l’opinione pubblica statunitense e Congresso dinanzi alla questione cinese.
La National Security Strategy della Presidenza Trump ha definito Cina e Russia “Potenze Revisioniste”, mettendo Pechino e Mosca sotto la lente di ingrandimento. Se sul settore politico-militare la Cina resta indietro rispetto agli Stati Uniti, Pechino ha implementato gli strumenti non militari e sta in competizione in ambito tecnologico con le aziende hitech statunitensi.[16]

La Trappola di Tucidide, analizzata dal Belfer Center di Harvard e nel libro di Graham Allison, è stata confrontata con 16 casi storici. 12 casi su 16 hanno portato alla conclusione che i due contendenti, l’egemone e lo sfidante, si sono confrontati militarmente.

Secondo Graham Allison analizzare le attuali relazioni sino-statunitensi attraverso la Trappola tucididea è decisivo per comprendere il maggior sentimento che attraversa le due maggiori potenze planetarie: la paura e la sfiducia reciproca[17].

Bisogna pure dire che ci sono 4 dei 16 casi dove le due potenze contendenti sono riuscite a trovare compromessi per vivere pacificamente nel sistema internazionale, disinnescando la Trappola. Uno fu il caso della Gran Bretagna ai primi anni del ventesimo secolo e l’ascesa degli Stati Uniti come potenza industriale nell’emisfero occidentale. Londra comprese i diversi fronti in cui si trovava coinvolta, soprattutto il confronto con la Germania imperiale di Guglielmo II.
Li la classe dirigente britannica comprese che era meglio accettare la supremazia statunitense nell’emisfero occidentale per reindirizzare le risorse militari britanniche, che erano stanziate lì, in altri teatri dello scacchiere internazionale.

Alcuni analisti hanno paragonato l’attuale situazione dello scontro tra Cina e Stati Uniti al confronto USA-URSS. Purtroppo il paragone non regge perché Pechino e Washington hanno una forte interdipendenza economico-finanziaria, cosa che tra Unione Sovietica e Stati Uniti non c’è mai stato. La questione di come fuggire dalla Trappola di Tucidide per disinnescarla è compito che deve essere eseguito dalle due leadership politiche cinesi e statunitensi.

Conclusione

Il Dibattito nato attorno al pensiero dello storico ateniese e sulla sua teoria della Trappola ha rimesso in gioco il vecchio concetto dello scontro tra le Grandi Potenze, che molti pensavano arcaico e ormai fuori dagli schemi delle relazioni internazionali. Infatti molti ipotizzavano che con la fine della Guerra Fredda e del confronto tra Washington e Pechino il mondo avesse imboccato la strada della globalizzazione, che avrebbe dovuto mettere in soffitta le vecchie logiche della Realpolitik e del realismo. Purtroppo è accaduto l’opposto. Il crollo dell’ordine di Yalta ha resuscitato il vecchio ordine pre-1945 della competizione realista, influenzata anche dal fatto che gli Stati Uniti erano divenuti il “Primus inter pares” ed unica superpotenza. Ciò ha dato ad alcune potenze regionali, come l’India, la Cina dell’epoca ed in ultimo una Federazione Russa dei primi anni duemila, di consolidarsi attori regionali, con un indiretto beneplacito statunitense, poiché impegnata politicamente e militarmente nella guerra al terrorismo internazionale. Con l’ascesa della Repubblica Popolare Cinese, dopo la crisi finanziaria del 2008, molti hanno ripreso e riletto il pensiero di Tucidide di come una potenza emergente minacci possibilmente lo status quo internazionale garantito dalla potenza dominante.

La difficoltà da comprendere non è se la trappola può essere cancellata dalla Teoria delle Relazioni Internazionali, ma se può essere disinnescata. Nella teoria egemonica il sistema internazionale avrà sempre due contendenti, un egemone e un rivale emergente, che competeranno per la supremazia planetaria.
L’attuale sistema globale si regge sulla competizione tra soggetti statali; fin quando esisteranno gli Stati nazionali questa competizione rimarrà e quindi anche la c.d Trappola di Tucidide resterà come un falco in agguato, pronto per riattivare il meccanismo della competizione egemonica.

Ma essa, in qualche modo, può essere disinnescata. Ciò può avvenire quando i due attori, l’egemone e il rivale, decidono di accordarsi con una serie di accordi bilaterali e compromessi che li porta a convivere pacificamente nello scacchiere globale ed evitare lo scontro egemonico, disinnescando la trappola tucididea. Ciò avviene anche quando le forze politiche interne, unite dal fatto che un conflitto non gioverebbe a nessuna delle due parti, accettano e legittimano le aspirazioni della potenza emergente o “revisionista”, che deve però limitare in qualche modo le sue ambizioni globali per evitare di riattivare la teoria di Tucidide.

Ad oggi la Trappola di Tucidide resta una formula delle relazioni internazionali complessa da decifrare, ma lo scontro USA-Cina è parte di esso. Solo le due leadership politiche di Washington e Pechino, dopo aver risolto i propri problemi interni, dovranno avere il coraggio di ritrovare la fiducia reciproca per raggiungere un compromesso ed evitare lo scontro.


Note

 

[1] Gilpin Robert The Theory of Hegemonic War Journal of Interdisciplinary History, Vol. 18, No. 4, The Origin and Prevention of Major Wars. (Spring, 1988), pp. 591-613.

[2] Graham Allison Destinati alla Guerra, Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?, Fazi Editore 2018

[3] Ibid

[4] Clementi Marco- Primi fra pari. Egemonia, guerra e ordine internazionale, Bologna, Il Mulino, 2011

[5] Ibid

[6] Ibid

[7] Ibid

[8] Ibid

[9] Ibid

[10] Gilpin Robert Guerra e Mutamento nella Politica Internazionale Il Mulino 1981

[11] Gilpin Robert Guerra e Mutamento nella Politica Internazionale Il Mulino 1981

[12] Graham Allison Destinati alla Guerra, Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?, Fazi Editore 2018

[13] Gilpin Robert The Theory of Hegemonic War Journal of Interdisciplinary History, Vol. 18, No. 4, The Origin and Prevention of Major Wars. (Spring, 1988), pp. 591-613.

[14] Caffarena Anna La Trappola di Tucidide e altre immagini. Perché la politica internazionale sembra non cambiare mai, Il Mulino 2018

[15] Graham Allison Destinati alla Guerra, Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?, Fazi Editore 2018

[16] Graham Allison Destinati alla Guerra, Possono l’America e la Cina sfuggire alla trappola di Tucidide?, Fazi Editore 2018

[17] Caffarena Anna La Trappola di Tucidide e altre immagini. Perché la politica internazionale sembra non cambiare mai, Il Mulino 2018


Bibliografia

Caffarena Anna La Trappola di Tucidide e altre immagini. Perché la politica internazionale sembra non cambiare mai, Il Mulino 2018
Mammarella Giuseppe America First Da George Washington a Donald Trump Il Mulino 2018.
Di Clementi Marco IL DECLINO DEGLI STATI UNITI E LA GRECIA CLASSICA QUADERNI DI SCIENZA POLITICA – ISSN 1124-7959 Anno XXV – n. 3 Dicembre 2018 https://www.researchgate.net/publication/330193630_IL_DECLINO_DEGLI_STATI_UNITI_E_LA_GRECIA_CLASSICA
Clementi Marco- Primi fra pari. Egemonia, guerra e ordine internazionale, Bologna, Il Mulino, 2011.
John Ikenberry & Daniel H. Nexon (2019) Hegemony Studies 3.0: The Dynamics of Hegemonic Orders, Security Studies, 28:3, 395-421, DOI: 10.1080/09636412.2019.1604981
Gilpin Robert The Theory of Hegemonic War Journal of Interdisciplinary History, Vol. 18, No. 4, The Origin and Prevention of Major Wars. (Spring, 1988), pp. 591-613.
Gilpin Robert Guerra e Mutamento nella Politica Internazionale Il Mulino 1981
Scrima Michael Tucidide, Waltz e Morgenthau. Un confronto tra la ‘Terza Immagine’, i 6 Principi del Realismo Politico e il pensiero di Tucidide https://www.researchgate.net/publication/328512170_Tucidide_Waltz_e_Morgenthau_Un_confronto_tra_la_’Terza_Immagine’_i_6_Principi_del_Realismo_Politico_e_il_pensiero_di_Tucidide