La vita in alto, il nuovo romanzo di Erika Fatland ci porta sulla catena montuosa più alta del pianeta, facendoci scoprire i paesaggi, le culture, le storie e i popoli che la abitano.


 

L’antropologa, scrittrice, avventuriera norvegese Erika Fatland si conferma una straordinaria narratrice. Dopo averci fatto (ri)scoprire il fascino delle terre selvagge e lontane con Sovietistan[1] portandoci in giro tra Turkmenistan, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan in un viaggio lungo 8 mesi negli “-stran” dell’Asia centrale nati nel 1991 dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, dopo averci fatto conoscere i confini russi dall’Estremo Oriente all’Asia centrale, passando per il mar Caspio fino al Caucaso incendiato dai recenti conflitti. E Poi ancora del mar Nero all’Ucraina divisa dalla guerra, e l’Est dell’Europa e i Paesi baltici, fino a Grense Jakobselv, nell’estremo Nord con La Frontiera.
Con La vita in alto, Fatland ci porta sull’Himalaya.

Cos’è l’Himalaya?

Dove inizia e dove finisce l’Himalaya? Si può dire che cominci dalla montagna più alta dell’ovest, il Nanga Parbat[2] in Pakistan, e termini nell’Oceano Pacifico? si chiede l’autrice nel tentativo di delimitare l’area che deve esplorare.
Un lungo viaggio che parte da Kashgar, città visitata da Marco Polo e descritta ne Il Milione, nella provincia autonoma dello Xinjiang, collegata al confinante Pakistan da una strada che attraversa la catena del Karakorum, in un deserto di montagna, e che porta l’autrice a visitare il Pakistan, l’India, il Bhutan, il Nepal e il Tibet, cinque paesi molto diversi. Qui dove Islam, Buddismo e Induismo si mescolano con le antiche religioni sciamaniche.
Innumerevoli lingue e culture molto diverse vivono nelle isolate valli montane. Modernità e tradizione si scontrano, mentre le grandi potenze si contendono l’influenza.


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Erika Fatland ci porta nel mitico e inaccessibile principato di Hunza[3] in Pakistan, dove si beve il miglior tè del mondo a Darjeeling, in India, incontrano la principessa di origini americane nello Stato del Sikkim e poi le giovani suore operose in Tibet, una visita alla città natale del Dalai Lama e nella valle di Kathmandu. In Nepal, incontriamo ragazze che sono state elevate a dee bambine viventi, ci uniamo all’autrice e al suo entourage nel duro viaggio al campo base dell’Everest e incontriamo il raro leopardo delle nevi prima che il viaggio finisca al lago Luguhu, nel regno delle donne. La vita in alto è un avventuroso viaggio sull’Himalaya, che il lettore può vivere comodamente seduto sul divano.


Note

[1] https://www.opiniojuris.it/sovietistan-erika-fatland-intervista/
[2] Il Nanga Parbat (montagna nuda), conosciuto anche come Nangaparbat Peak o Diamir (in sanscrito montagna degli dei) è un massiccio montuoso del Kashmir, in Pakistan, la cui vetta più elevata raggiunge gli 8126 metri s.l.m., rappresentando la nona montagna più alta della Terra.
[3] Lo Hunza (in urdu: ہنزہ) è una valle tracciata dall’omonimo fiume vicino a quelle di Gilgit e Nagar, situata nella regione di Gilgit-Baltistan, in Pakistan.


Foto copertina: Copertina libro La vita in alto