I risultati delle elezioni parlamentari hanno decretato la netta vittoria della coalizione chavista, con circa il 70% dei voti a favore. Tuttavia, la partecipazione al voto è stata bassissima. Stati Uniti, Unione Europea e alcuni paesi sudamericani denunciano irregolarità.


 

Lo scorso 6 dicembre è andato in scena in Venezuela un film già visto, come lo definisce lo scrittore venezuelano Alberto Barrera Tyszka[1]: l’uso di procedimenti apparentemente democratici per celebrare ancora un volta l’autoritarismo che caratterizza ormai da anni il governo di Nicolas Maduro. I risultati delle elezioni parlamentari hanno decretato la netta vittoria della coalizione chavista, con circa il 70% dei voti a favore[2].
Tuttavia, la partecipazione al voto è stata bassissima, con solo il 31% dei votanti che si è recato alle urne. Sul piano internazionale, numerosi paesi hanno denunciato il contesto di irregolarità in cui si sono tenute le elezioni, tra questi gli Stati Uniti, l’Unione Europea e una dozzina di Paesi latinoamericani[3], che ora non ne riconoscono i risultati. I partiti di opposizione hanno condotto un’intensa campagna per “boicottare” le elezioni, invitando i cittadini a non prendere parte al voto. In particolare, la resistenza è stata guidata dall’autoproclamato presidente ad interim Juan Guaidò, il quale ha indetto una consulta popular per il 12 di dicembre, invitando la popolazione a manifestare il proprio rifiuto dei risultati elettorali[4]. Secondo quanto affermato da Guaidò in un tweet, alla consulta hanno preso parte più di 6 milioni di venezuelani e la lotta continua.

Nonostante l’emergenza sanitaria e le condizioni precarie in cui riversava il Paese, Maduro, spinto dalla fretta di estorcere ai partiti di opposizione l’ultimo organo di cui vantavano il controllo, ha deciso di procedere con il voto nella data prevista. Le opposizioni hanno definito le elezioni parlamentari una vera e propria frode elettorale e non vogliono riconoscerne i risultati. Con questa recente conquista, il Presidente ha finalmente ottenuto il tanto agognato controllo della Asamblea Nacional, cui ambiva dal 2015.
Secondo le opposizioni, il governo di Maduro è giunto a questo risultato dopo anni di attuazione di procedimenti, per così dire, poco ortodossi. In occasione delle elezioni parlamentari del 2015, i vari gruppi di opposizione al regime chavista avevano unito le loro forze ed erano riusciti ad ottenere più dei due terzi dei seggi della Asamblea Nacional, la maggioranza necessaria per avere il controllo dell’organo legislativo.
Chiaramente, l’esito delle elezioni rappresentava un ostacolo alla governabilità del Paese da parte del governo di Maduro, dato che la maggioranza parlamentare si dimostrava ostile all’esecutivo. In reazione al risultato delle elezioni, la prima mossa compiuta da Maduro, e fortemente contestata dall’opposizione, è stata quella di convocare la Asamblea uscente prima che si insediasse quella neo-eletta, con l’obiettivo di far nominare alcuni magistrati vicini al partito chavista come nuovi membri del Tribunal Supremo de Justicia[5].
La corte suprema venezuelana così composta risultava in parte influenzata dal volere del leader del regime, il quale fu accusato dall’opposizione di servirsene per impedire l’insediamento di alcuni deputati neo-eletti, nel tentativo di abbattere la maggioranza parlamentare. Tali deputati furono accusati di frode elettorale e, senza prove né processo, venne loro impedito di esercitare le funzioni che gli erano state attribuite dal popolo venezuelano[6]. In reazione all’ingiustizia di cui erano stati vittime e appellandosi alla legittimità con cui erano stati eletti, i deputati non rispettarono quanto previsto dalla corte suprema e iniziarono a svolgere la loro funzione regolarmente. Ma, a quel punto, il TSJ adottò una sentenza con cui dichiarava invalido l’intero organo e si auto-attribuì la funzione legislativa[7]. La Asamblea denunciò quanto accaduto definendolo un vero e proprio colpo di stato perpetrato da quei magistrati del TSJ nominati in maniera non conforme alla costituzione venezuelana. L’avvenimento suscitò aspre proteste nel Paese e cagionò la disapprovazione della comunità internazionale, che esercitò pressione sul governo di Maduro per ottenere il ripristino delle funzioni dell’organo legislativo. Il clamore che la sentenza provocò portò Maduro ad annullare il provvedimento e la Asamblea Nacional continuò l’esercizio delle proprie funzioni, divenendo il cuore dell’opposizione al governo di Maduro.     
Tuttavia, nel 2017, Maduro ha compiuto un’altra mossa che ha suscitato l’indignazione delle opposizioni, e cioè ha istituito una Assemblea Costituente, che avrebbe dovuto operare per un periodo di due anni, che venne poi esteso a quattro anni, con l’obiettivo di redigere una nuova costituzione[8]. Di fatto, l’Assemblea non ha mai prodotto un nuovo statuto, ma grazie ai poteri illimitati di cui è stata dotata, ha operato parallelamente alla Asamblea Nacional, compiendo numerosi atti repressivi, tra cui la destituzione di governatori locali, sindaci e altre figure che ricoprivano ruoli chiave nell’amministrazione, la promulgazione di leggi che limitavano la libertà politica dei cittadini, criminalizzavano la dissidenza politica e autorizzavano la censura, e la violazione dell’immunità parlamentare di alcuni deputati dell’opposizione[9]. Dopo quattro anni di operatività, lo scorso agosto, Maduro ha annunciato che avrebbe sciolto l’organo in dicembre[10]. Stando alla logica delle opposizioni, le quali hanno visto nella creazione dell’assemblea costituente il tentativo del governo di Maduro di bypassare l’Asamblea Nacional, l’annuncio della dissoluzione dell’organo ha fatto presagire due aspetti, che di fatto si sono poi verificati. Il primo è che Maduro non avrebbe posticipato le elezioni parlamentari nonostante la situazione di incertezza e di emergenza pandemica in cui il Paese riversava. Il secondo aspetto, oggetto delle presupposizioni dell’opposizione, è che Maduro avrebbe trovato il modo per uscire vincente dalle elezioni. Infatti, nel caso in cui avesse ottenuto la maggioranza parlamentare, sarebbe venuta meno la necessità di mantenere attiva l’Assemblea Costituente.    
Sebbene quanto temevano le opposizioni si sia effettivamente concretizzato, ad oggi non ci sono prove che confermino la presenza di brogli elettorali. Inoltre, quelle potenze che hanno negato il riconoscimento dei risultati elettorali, come USA e UE[11], di fatto non hanno partecipato come osservatori nel processo elettorale venezuelano.
Dunque, appare difficile marcare il confine tra fatti reali e accuse delle opposizioni. Ciò che è certo è che la vittoria della coalizione chavista è stata debole, chiaramente non per il risultato (una percentuale di voti a favore altissima), bensì per la scarsa partecipazione al voto. Questi elementi sono testimoni di un clima politico teso e fortemente diviso e della sfiducia nella classe dirigente da parte del popolo venezuelano. Allo stesso tempo è evidente come l’opinione pubblica internazionale si dimostri spesso schierata quando si parla di Venezuela, talvolta, mostrando una certa superficialità nella ricerca della verità, per cui risulta complesso determinare se le accuse rivolte al governo venezuelano siano il frutto di comprovata evidenza o soltanto un gioco politico.

Cosa seguirà queste elezioni controverse è ancora da scoprire. La maggioranza parlamentare uscente ha già approvato un atto con cui auto-estende il proprio mandato di un altro anno[12], anche se ciò non è conforme alla costituzione del Paese. É stato esteso anche il riconoscimento a Guaidò, ma l’autoproclamato presidente ha già perso parecchia popolarità[13] ed è possibile che non sia in grado di mantenersi alla guida dell’opposizione. Nel frattempo, il governo di Maduro attende l’insediamento del nuovo parlamento a gennaio. Se il 2021 sarà un anno caratterizzato da due parlamenti ancora non è dato sapere, certo è che si prevede un anno difficile per il Venezuela. La crisi economica continuerà ad ingigantirsi a causa della situazione pandemica e l’emergenza umanitaria continuerà a colpire le fasce più deboli della popolazione. Il numero già elevato di migranti venezuelani che si riversano nei Paesi vicini, soprattutto in Colombia, non accennerà a diminuire.   
Con un clima politico instabile, il popolo venezuelano non potrà far altro che continuare a stimolare i meccanismi internazionali di protezione dei diritti umani[14], ma per un effettivo miglioramento delle condizioni di vita nel Paese, la strada da percorrere è ancora lunga.


Note

[1] Cfr. Alberto Barrera Tyszka, Elecciones en Venezuela: una vieja película, New York Times, 29 Novembre 2020

[2] Pro-Maduro candidates win control of Venezuelan congress after disputed election, CNN, 7 Dicembre 2020

[3] V. Sequera, D. Buitrago, U.S., EU say they do not recognize Venezuela parliamentary vote, Reuters, 7 dicembre 2020

[4] Largas filas en Venezuela y voto en el exterior: los venezolanos participan masivamente de la consulta popular convocada por Juan Guaidó, Infobae.com, 12 Dicembre 2020

[5] Venezuela’s outgoing Congress names 13 Supreme Court justices, Reuters, 23 Dicembre 2015

[6] J.I. Guédez Yépez, La historia de la heroica Asamblea Nacional venezolana, La Razón, 24 Novembre 2020

[7] N. Casey, P. Torres, El Tribunal Supremo de Venezuela asume los poderes del congreso y la oposición canta golpe de Estado, New York Times, 30 Marzo 2017

[8] N. Casey, Crece el temor de que la constituyente pone en riesgo a la democracia en Venezuela, New York Times, 29 Luglio 2017

[9] Caracas suspende la inmunidad a cuatro diputados opositores, Deutsche Welle, 16 Dicembre 2019

[10] Maduro anunció que la Asamblea Constituyente será disuelta en diciembre, Telam Argentina, 18 Agosto 2020

[11] Parlamento Ue non osserverà processo elettorale in Venezuela a dicembre, ANSA, 2 Dicembre 2020

[12] Parlamento de Venezuela extiende por un año su período y reconocimiento a Guaidó, Deutsche Welle, 27 Dicembre 2020.

[13] Analistas consideran que Guaidó pierde apoyo y que son necesarias nuevas negociaciones, El Nacional, 17 Luglio 2020

[14] R. Uzcàtegui, Desafíos para los DDHH en el 2021, Tal Cual Digital, 27 ottobre 2020


Foto copertina:Un modello mostra una macchina per il voto mentre il Consiglio elettorale nazionale del Venezuela presenta la piattaforma tecnologica per le prossime elezioni parlamentari a Caracas, in Venezuela. (REUTERS / Fausto Torrealba).