Riconoscendo la sovranità marocchina sul territorio del Sahara Occidentale, Donald Trump riaccende le ostilità tra Marocco e Fronte Polisario. Un conflitto che si protrae da decenni e che fa fatica a trovare una soluzione.


 

Da quarantacinque anni, l’ex colonia spagnola del Sahara Occidentale è teatro del conflitto tra Regno del Marocco e Fronte Polisario, i quali contrappongono due antitetiche concezioni storiche e giuridiche allo scopo di affermare la loro sovranità in un’area altamente strategica del continente africano: da un lato l’autonomia del Marocco rivendica i suoi diritti storici per sostenere il mantenimento delle frontiere in vigore prima della decolonizzazione, dall’altro il diritto all’autodeterminazione dei popoli del Fronte Polisario fomenta gli animi nazionalistici di un popolo in cerca di una patria[1].

Lo scontro iniziò nel 1975, quando il Marocco decise di annettere il Sahara Occidentale dopo il ritiro spagnolo. Il Fronte Polisario, riconosciuto dalle Nazioni Unite come unico rappresentante legittimo del popolo sahrawi e sostenuto vivamente dall’Algeria, fu costretto a ritirarsi a causa della superiorità militare marocchina[2]. Dal 1991, quando il Marocco controllava due terzi del Sahara Occidentale e il Fronte Polisario la restante parte, la soluzione del conflitto fu affidata alle Nazioni Unite, le quali favorirono il ceasefire e promisero l’organizzazione di un referendum, il quale tuttavia non è mai stato indetto a causa delle resistenze del Marocco[3].

L’ultimo piano di pace realizzato dalle Nazioni Unite prevede la soppressione della Repubblica Democratica Araba Sahrawi e la sua sostituzione con l’Autorità per il Sahara Occidentale, la quale dovrebbe avere il compito di assicurare l’autonomia del territorio sotto il governo marocchino durante un periodo di transizione di cinque anni al termine del quale è previsto un referendum per l’indipendenza del Sahara Occidentale. Tuttavia l’Autorità non si è ancora insediata e nessun referendum è stato indetto. Nel frattempo, il tradizionale appoggio di Libia e Algeria al Fronte Polisario è progressivamente ridotto a causa dei disordini interni a cui i due Stati africani devono inevitabilmente far fronte[4].

Il principale motivo per cui vi è una tale situazione di stallo è che il Sahara Occidentale è strategicamente posizionato sulla costa africana che affaccia sull’Atlantico e ha una vasta ricchezza di risorse naturali, tra cui fosfato e gas di scisto. Si ritiene inoltre che la regione abbia significative riserve offshore di petrolio e gas, ma a causa del conflitto irrisolto, queste acque sono ufficialmente vietate all’esplorazione[5].

Nel corso degli anni, il governo marocchino ha cercato di popolare la sua parte di Sahara Occidentale attraverso la concessione di sussidi ed agevolazioni fiscali, ben consapevole del fatto che l’area da esso occupata è sia la più ricca dell’intera regione, grazie alla presenza di fosfati nel sottosuolo e di grandi quantità di pesce nelle acque di fronte alle coste, sia quella che ospita tutti i principali centri urbani[6]. Il Marocco detiene infatti il controllo sulla maggior parte del territorio conteso e mira a trasformarlo in un importante centro economico e di investimento. Al riguardo, il governo ha in programma la costruzione di un porto da 1 miliardo di dollari nella città costiera di Dakhla e il parlamento ha approvato due progetti di legge aventi come obiettivo l’espansione delle acque territoriali del paese. La politica estera del Marocco sta visibilmente modificando le sue direttrici, individuando come priorità gli interessi economici verso l’Africa subsahariana[7].

Il blocco di Guerguerat

Dopo quasi trent’anni dalla firma del cessate il fuoco, nel mese di ottobre dello scorso anno si sono riaccese le ostilità tra le due parti. Nello specifico, il Fronte Polisario blocca dal 21 ottobre la circolazione di merci e persone nella zona di Guerguerat, ritenendo illegale la strada che collega strategicamente il Marocco con la Mauritania poiché costruita in violazione della tregua stipulata nel 1991; è evidente che si tratta di una strada molto importante per gli interessi economici e commerciali marocchini, dato che quest’ultima consente al Marocco l’ingresso verso l’Africa subsahariana, regione verso la quale vengono esportati numerosi beni[8].

Intenzionato a porre fine alle proteste dei manifestanti saharawi, il Marocco ha risposto al blocco lanciando il 13 novembre un’operazione militare in una zona demilitarizzata e pattugliata dai caschi blu nella parte meridionale della regione, ossia una sorta di “zona cuscinetto” che divide il Sahara Occidentale dalla Mauritania[9]. Le autorità marocchine hanno affermato che la realizzazione di un cordone militare di sicurezza al valico di Guergarat  si è reso “necessario a causa del blocco, da parte di una sessantina di persone, dell’asse stradale che collega il Marocco alla Repubblica islamica della Mauritania” e che sebbene l’operazione sia definita non offensiva,  “di fronte alle gravi e inaccettabili provocazioni delle milizie del Polisario, il Marocco ha deciso di agire, nel rispetto delle sue possibilità, in virtù dei suoi poteri e nel rispetto delle leggi internazionali”[10].

Il contrattacco del Fronte Polisario è arrivato il giorno seguente l’annuncio delle autorità marocchine e si è rilevato più duro del previsto: il leader di un gruppo indipendentista ha dichiarato guerra al Marocco, infrangendo il ceasefire e minacciando un conflitto militare in piena regola. La decisione di porre fine all’impegno per un cessate il fuoco ora rischia di riaccendere la tensione che dura da tempo tra il Regno del Marocco e il Fronte Polisario[11].

L’annuncio di Trump

È in questo scenario che si colloca l’annuncio di Donald Trump, il quale il 10 dicembre ha dichiarato su Twitter che Marocco e Israele sono giunti alla normalizzazione dei rapporti diplomatici. Con il mero intento di convincere il governo marocchino, Trump si è reso autore di un’importante concessione, la quale si sostanzia nel riconoscimento della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale. La decisione degli Stati Uniti rappresenta un’importante vittoria per il Marocco, il quale negli ultimi anni ha cercato di legittimare il suo controllo sul Sahara Occidentale, sollecitando diversi paesi arabi ed africani ad aprire consolati nella parte della regione non controllata dal Fronte Polisario. Tuttavia, è facile comprendere che l’annuncio di Trump potrebbe far aumentare non poco le frustrazioni del popolo sahrawi, spingendo così il Fronte Polisario ad intensificare il conflitto che si è appena riacceso e in cui non vi è alcuna una soluzione politico-diplomatica all’orizzonte[12].

In vent’anni di regno, il Marocco di Mohamed VI si è conferito l’immagine di uno dei migliori alleati dell’occidente nel panorama del mondo arabo; la sua collaborazione è da sempre ritenuta preziosa, in quanto sorveglia lo stretto di Gibilterra, autorizza il sorvolo sul suo territorio in caso di guerra e gioca un ruolo importante nella gestione dei flussi migratori, impedendo agli immigrati africani di arrivare in Europa e contribuendo in modo efficace alla lotta contro il jihadismo. Anche l’Unione europea ha solidi rapporti con il governo marocchino, ritenuto un alleato stabile e credibile. Questi vantaggi hanno tuttavia un costo, e gli Stati occidentali mostrano scarso interesse alle violazioni dei diritti umani commesse dal Marocco nel Sahara Occidentale[13].

A ben vedere, l’annuncio di Trump sancisce un rapporto ufficioso tra Israele e Marocco già in corso da decenni, il quale è facilitato dalla presenza di oltre mezzo milione di ebrei marocchini in Israele. Inoltre, nelle nuove linee di frattura del mondo arabo, il Marocco è vicino alle monarchie conservatrici del Golfo, le quali hanno deciso di instaurare relazioni diplomatiche con lo stato ebraico allo scopo di contrastare il nemico comune, ossia l’Iran.[14].

Donald Trump si è dimostrato efficace fino in fondo nella sua diplomazia transazionale tra Israele e il mondo arabo: dopo gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein e il Sudan, ecco che anche il Marocco si è avviato verso la normalizzazione dei rapporti diplomatici con lo stato ebraico. Si tratta di diplomazia transazionale perché gli Stati Uniti hanno offerto ad ogni paese che ha riconosciuto Israele un “regalo” significativo che nel caso del Marocco è il riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità di Rabat sul Sahara Occidentale, una vittoria diplomatica che agli occhi del re Mohamed VI non ha prezzo, ma che tuttavia porta con sé conseguenze imprevedibili e non facili da gestire[15].

È facile comprendere che il riconoscimento statunitense della sovranità marocchina sull’intero territorio del Sahara Occidentale ha tutte le potenzialità per far scoppiare un conflitto regionale dal quale i gruppi islamisti radicali sarebbero avvantaggiati. Tuttavia non è affatto chiaro quanto Marocco e Fronte Polisario siano disposti ad intraprendere una vera e propria guerra, sebbene l’annuncio della fine della tregua raggiunta nel 1991 ad opera del movimento di liberazione non lascia speranze positive[16].

Per il momento la guerra si sta combattendo a bassa intensità, tuttavia non è escluso che le cose possano comunque cambiare e uno dei rischi più grossi è che il conflitto possa andare fuori controllo; gli scontri potrebbero arrivare a coinvolgere l’Algeria, il principale sostenitore del Fronte Polisario che ospita il governo in esilio Repubblica Araba Democratica Sahrawi. Più in generale, la guerra potrebbe destabilizzare parte del Nord Africa e dell’Africa occidentale, in quanto il conflitto non riguarda solo i rivali regionali, bensì anche altre potenze regionali e globali quali l’Unione europea, gli Stati Uniti, le Monarchie del Golfo Persico e, sempre più, la Cina.[17]


Note

[1] Khadija Mohsen-Finan, Nel Sahara Occidentale tornano a parlare le armi, in “Orient XXI”, Francia, tradotto per “Internazionale” da Giusy Muzzopappa, 24 novembre 2020.https://www.internazionale.it/notizie/khadija-mohsen-finan/2020/11/24/sahra-occidentale-marocco-polisario

[2] Il Post, Trump potrebbe avere peggiorato lo scontro tra Marocco e Fronte Polisario, in “Il Post”, 14 dicembre 2020.https://www.ilpost.it/2020/12/14/trump-scontro-marocco-sahara-occidentale/

[3] Khadija Mohsen-Finan, Nel Sahara Occidentale tornano a parlare le armi, in “Orient XXI”, Francia, tradotto per “Internazionale” da Giusy Muzzopappa, 24 novembre 2020.https://www.internazionale.it/notizie/khadija-mohsen-finan/2020/11/24/sahra-occidentale-marocco-polisario

[4] Beltrami F., Marocco: Donald Trump riconosce la sovranità reale sul Sahara occidentale, in “L’Indro”, 17 dicembre 2020.https://www.lindro.it/marocco-donald-trump-riconosce-la-sovranita-reale-sul-sahara-occidentale/

[5] Jacobs A., How the Western Sahara Became theKey to North Africa, in “Foreign Policy”, 18 dicembre 2020.https://foreignpolicy.com/2020/12/18/how-the-western-sahara-became-the-key-to-north-africa/

[6] Il Post, Trump potrebbe avere peggiorato lo scontro tra Marocco e Fronte Polisario, in “Il Post”, 14 dicembre 2020.https://www.ilpost.it/2020/12/14/trump-scontro-marocco-sahara-occidentale/

[7] Jacobs A., How the Western Sahara Became theKey to North Africa, in “Foreign Policy”, 18 dicembre 2020.https://foreignpolicy.com/2020/12/18/how-the-western-sahara-became-the-key-to-north-africa/

[8] Abdi Latif Dahir, Morocco Launches Military Operation in Western Sahara Buffer Zone, in “The New York Times”, 13 novembre 2020.https://www.nytimes.com/2020/11/13/world/middleeast/morocco-military-operation-western-sahara.html?searchResultPosition=3

[9] ibidem

[10] ANSAmed, Operazione militare Marocco in Sahara Occ. anti-separatisti, in “ANSA”, 13 novembre 2020 http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/stati/marocco/2020/11/13/operazione-militare-marocco-in-sahara-occ.-anti-separatisti_3fb3c9eb-5c34-4d66-ac26-2f675a046220.html

[11] Abdi Latif Dahir, Western Sahara Independence Group Ends Truce With Morocco, in “The New York Times”, 16 novembre 2020. https://www.nytimes.com/2020/11/14/world/middleeast/western-sahara-morocco-polisario.html?searchResultPosition=2

[12] Il Post, Trump potrebbe avere peggiorato lo scontro tra Marocco e Fronte Polisario, in “Il Post”, 14 dicembre 2020.https://www.ilpost.it/2020/12/14/trump-scontro-marocco-sahara-occidentale/

[13] Khadija Mohsen-Finan, Nel Sahara Occidentale tornano a parlare le armi, in “Orient XXI”, Francia, tradotto per “Internazionale” da Giusy Muzzopappa, 24 novembre 2020. https://www.internazionale.it/notizie/khadija-mohsen-finan/2020/11/24/sahra-occidentale-marocco-polisario

[14] Pierre Haski, L’offerta di Trump per convincere il Marocco a riconoscere Israele, in “France Inter”, Francia, tradotto per “Internazionale” da Andrea Sparacino, 11 dicembre 2020. https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2020/12/11/trump-marocco-israele-sahara-occidentale

[15] ibidem

[16] Richard Pérez-Peña, How a Long Insurgency Plays Into Trumpʼs Move on Morocco, in “The New York Times”, 10 dicembre 2020 https://www.nytimes.com/2020/12/10/world/africa/morocco-western-sahara-conflict-explained.html?searchResultPosition=1

[17] Pierre Haski, L’offerta di Trump per convincere il Marocco a riconoscere Israele, in “France Inter”, Francia, tradotto per “Internazionale” da Andrea Sparacino, 11 dicembre 2020. https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2020/12/11/trump-marocco-israele-sahara-occidentale


Foto copertina: Una collina presidiata da soldati marocchini nel Sahara occidentale. Il Fronte Polisario ha detto che stava tornando in guerra perché il Marocco aveva violato un accordo di cessate il fuoco del 1991 inviando forze in un’area smilitarizzata © Fadel Senna / AFP via Getty Fonte:FT