La giustizia egiziana ha ordinato il rilascio di 41 detenuti politici in detenzione preventiva. Secondo gli esponenti politici e i media statali le “grazie presidenziali” sono state concesse in occasione del periodo di amnistia legato della fine del mese sacro del Ramadan.



La “grazia presidenziale”

“L’Egitto ha rilasciato 41 prigionieri politici dalla custodia cautelare”, sono queste le parole di Mohamed al-Sadat, nipote dell’ex presidente Anwar al-Sadat, che ha svolto il ruolo di “negoziatore” per il rilascio dei detenuti[1]. La “grazia presidenziale” è avvenuta non tanto per questioni legate a cambiamenti della politica egiziana rispetto al dissenso interno e ad una maggiore concessione della libertà di espressione e di pensiero, ma perché si avvicina la fine del Ramadan ed è consuetudine rilasciare alcuni prigionieri. I gruppi per i diritti umani stimano che ancora decine di migliaia di prigionieri politici siano detenuti in Egitto.

 I detenuti rilasciati

Tra i detenuti rilasciati domenica abbiamo il giornalista Mohamed Salah, il ricercatore Abdo Fayed arrestato a maggio 2020 per aver criticato la gestione del Covid-19 da parte del governo, gli attivisti Haitham al-Banna membro del partito liberale Al-Dostour detenuto a febbraio per un post commemorativo della “rivoluzione” e Hassan al-Barbary arrestato nel 2019 nel caso “Coalition of Hope” in cui diversi oppositori erano stati arrestati per aver tentato di candidarsi alle elezioni legislative. Tra i rilasciati c’è soprattutto Walid Shawky uno dei fondatori del Movimento 6 aprile[2], a capo della “rivoluzione” del 2011 che rovesciò il presidente Hosni Mubarak. Walid Shawky era in sciopero della fame da febbraio per denunciare i suoi tre anni di detenzione preventiva, un regime legalmente limitato a due anni[3]. Potrebbe essere stata rilasciata anche l’attivista Radwa Mohamed, arrestata nel 2019 per aver criticato il regime nelle proteste che chiedevano la rimozione dall’incarico di Sisi. Come nel caso di Patrick Zaki, la maggior parte dei detenuti erano stati accusati di “appartenenza a un’organizzazione terroristica e diffusione di notizie false”, l’accusa classica che l’Egitto muove nei confronti dei dissidenti.

Il governo esprime soddisfazione

Secondo quanto riportato dal quotidiano Ahram[4], il presidente del Consiglio nazionale egiziano per i diritti umani (NCHR) Moushira Khattab ha espresso in una dichiarazione l’ottimismo del NCHR riguardo ai potenziali risultati di questa mossa, sottolineando che il prossimo periodo vedrà ulteriori revisioni legali per le condizioni di un certo numero di detenuti in attesa di giudizio che ha chiesto la “grazia presidenziale”. Ha inoltre elogiato i recenti passi compiuti dallo Stato egiziano – quindi di Al Sisi – nelle aree dei diritti umani, rilevando che esiste chiaramente una vera volontà politica di promuovere e rafforzare i diritti umani in un modo in linea con standard e convenzioni internazionali sui diritti umani alla luce della nuova repubblica egiziana, che mira a garantire una vita dignitosa a tutti gli egiziani.

La posizione delle organizzazioni umanitarie

Di diverso avviso la posizione delle organizzazioni umanitarie che lavorano in Egitto. Lo scorso novembre Human Rights Watch ha accusato la comunità internazionale di “premiare il governo repressivo” selezionando il Paese nordafricano per ospitare il prossimo vertice sul clima, la COP27, in programma per novembre.
Altre associazioni per la tutela dei diritti umani hanno denunciato le brutali condizioni dei detenuti nelle carceri in Egitto e le tattiche utilizzate dalla giustizia egiziana per aggirare il periodo massimo di due anni di detenzione preventiva come ad esempio rilasciare i prigionieri politici prima che nuove accuse vengano mosse contro di loro.
Intanto secondo quanto riportato da fonti locali, questa settimana, quattro comici dei social media sono stati arrestati con l’accusa di terrorismo e di aver diffuso notizie false per una canzone pubblicata online che ironizzava sull’incapacità delle autorità di tenere a freno l’inflazione dilagante.


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Note

[1] https://www.middleeasteye.net/news/egypt-releases-41-political-prisoners-says-negotiator
[2] Il movimento giovanile del 6 aprile ha svolto un ruolo chiave nel porre fine al ventinovennio di Hosni Mubarak come presidente dell’Egitto. È iniziato come un gruppo di Facebook che esprimeva solidarietà con i lavoratori industriali che protestavano ad al-Mahalla al-Kubra. Le proteste si sono intensificate per chiedere uno sciopero nazionale e il 6 aprile 2008 migliaia di egiziani hanno invaso le strade
[3] https://www.ouest-france.fr/monde/egypte/l-egypte-ordonne-la-liberation-de-41-detenus-politiques-selon-un-depute-62276788-c3ed-11ec-986e-afb59ec73cac
[4] https://english.ahram.org.eg/NewsContent/1/1233/465175/Egypt/Courts–Law/Public-Prosecution-decides-to-release–pretrial-de.aspx


Foto copertina: Interno di un carcere in Egitto. La detenzione preventiva può durare fino a due anni secondo la legge egiziana. [Getty]