A cura di Barbara Minicozzi e Stefano Scarinzi


Atene o Sparta? Lo sport come veicolo dell’inclusione femminile.


Il legame dello sport con le donne, inserito in una società complicata, affonda le sue radici nell’antica Grecia. Contrariamente a quanto si afferma, esistevano giochi riservati alle donne, gli Heraia, in onore della dea Hera. È spartana la prima donna a essere inserita nell’albo d’oro delle Olimpiadi: Cinisca, figlia del re Archidamo, che vinse per ben due volte la corsa dei carri nel 396 a.C. e nel 392 a.C. Si tenevano in un periodo diverso rispetto alle Olimpiadi riservate ai maschi e le atlete si cimentavano nella corsa dei 500 piedi olimpici. Le ragazze greche, comunque, non erano incoraggiate a essere atlete; faceva eccezione la città di Sparta, che formava le ragazze agli stessi valori sportivi dei ragazzi. Lo sport un tempo veniva collegato ai concetti di forza e fatica che male si abbinavano alle donne, da sempre legate all’idea di grazia e gentilezza[1].
Si pensi alle parole del pedagogista francese Pierre de Coubertin: “Ai Giochi Olimpici il ruolo delle donne dovrebbe essere soprattutto quello di incoronare i vincitori”.
Sono di certo evidenti i progressi nella parità di genere nell’attività sportiva sino ai giorni nostri. Tuttavia, sorge spontanea una domanda: in quale visione si include la società odierna? Atene o Sparta? Inclusiva o esclusiva?
Un noto spot Nike del 2019 si apriva con le parole della sua testimonial Serena Williams: “Se mostriamo emozioni, ci chiamano drammatiche. Se vogliamo giocare contro gli uomini, siamo matte. Se sogniamo pari opportunità, siamo illuse. Se ci arrabbiamo, siamo isteriche, irrazionali o pazze”.
L’irragionevole disparità di trattamento, ove si è sempre stati soliti considerare il professionismo sportivo come una categoria unicamente maschile, ha condotto il legislatore italiano a intervenire per riformare (tra l’altro) il sistema del lavoro sportivo. Dopo un travagliato iter parlamentare, la legge delega n. 86 del 2019[2], il cui art. 5 è rubricato “Delega al Governo per il riordino e la riforma delle disposizioni in materia di enti sportivi professionistici e dilettantistici nonché del rapporto di lavoro sportivo”, ha previsto lo scopo di garantire l’osservanza dei princìpi di parità di trattamento e di non discriminazione nel lavoro sportivo. Tale principio è stato esteso sia al settore dilettantistico sia a quello professionistico per assicurare la stabilità e la sostenibilità del sistema dello sport.
Ai vertici dello sport troppo spesso capita che le donne vengano trattate come atlete di seconda classe. Il Libro Bianco sullo Sport e il riconoscimento dello sport nel Trattato di Lisbona ne hanno sottolineato il valore: “Lo sport è una sfera dell’attività umana che interessa in modo particolare i cittadini dell’Unione Europea e ha un potenziale enorme di riunire e raggiungere tutti, indipendentemente dall’età o dall’origine sociale”[3]. La Carta dei Diritti delle Donne nello Sport del 1985 è stata proposta per la prima volta dalla UISP, trasformata dal Parlamento Europeo nella Risoluzione delle Donne nello Sport nel 1987. Questa Carta è stato il primo passo per riconoscere ufficialmente la rivendicazione di pari opportunità tra donne e uomini nello sport all’interno del territorio dell’Unione Europea. L’Olimpiade di Londra 2012 ha visto rappresentato, per la prima volta nella storia, un numero pari di sport per le donne e per gli uomini. In seguito all’espansione degli sport femminili, molti paesi hanno registrato una grande crescita del numero di donne olimpioniche, al punto che le olimpioniche degli Stati Uniti hanno superato gli uomini nel numero di medaglie vinte[4].
A volte troppo deboli, a volte troppo emotive, in altri casi poco competitive: sono queste le categorie che troppo spesso si attribuiscono alle donne. Nonostante i tanti progressi in materia, un retaggio culturale stereotipato è sempre presente. “I sacrifici sono tanti, però i sacrifici sono uguali per tutti”, così spiega Loredano Sparano, volto della pallanuoto femminile italiana.
“Più vai avanti, più comprendi l’esistenza di alcuni meccanismi insiti nello sport. Fondamentale è il rispetto con le compagne di squadra. Spesso la donna sportiva è associata all’essere mascolina, lontana da valori come la grazia e l’eleganza. A volte la donna sportiva viene vista come poco ordinaria e si minimizzano i sacrifici in falsi miti. Noi donne possiamo essere le prime a cambiare radicalmente questa visione stereotipata. Dopo anni di ostinate battaglie per sbriciolare i pregiudizi, mi sento personalmente parte attiva di una rivoluzione. Lo sport ha formato il mio carattere e rimodellato il mio stile di vita. In questa società le donne di ogni tipologia di sport potranno continuare costantemente a portare alta la bandiera”.

Loredana Sparano: momenti difficili e nuove speranze

Dal punto di vista sportivo, il 2021 è stato un anno indimenticabile per l’Italia, capace di fare incetta di successi sia individuali (il 1° agosto resterà una data indelebile grazie alle medaglie d’oro conquistate all’Olimpiade di Tokyo da Gianmarco Tamberi nel salto in alto[5] e da Marcell Jacobs nei 100 metri) sia di squadra (lo stesso Jacobs ha fatto parte della staffetta vincitrice della 4×100 metri al termine di un’emozionante rimonta sulla Gran Bretagna[6]; la Nazionale di calcio si è aggiudicata il secondo Europeo della sua storia, interrompendo un’astinenza che nella competizione durava da 53 anni; le rappresentative maschili e femminili di pallavolo hanno vinto i rispettivi campionati europei; la Nazionale di basket, battendo la favorita Serbia nella finale del torneo Preolimpico disputato a Belgrado, ha guadagnato la qualificazione ai Giochi di Tokyo a distanza di 17 anni dall’ultima partecipazione).
Eppure, in questo straordinario 2021 ci sono state comunque due ‘macchie’, riconducibili alle deludenti performance delle selezioni maschili e femminili di pallanuoto. Il Settebello[7], giunto in Giappone da campione del mondo in carica[8], non è andato oltre un deludente 7° posto, lontano dai piazzamenti delle precedenti due Olimpiadi (argento a Londra 2012 e bronzo a Rio 2016).
Il Setterosa[9], invece, a Tokyo non era presente, eliminato dall’Ungheria nel Preolimpico giocato a Trieste nel gennaio 2021. Per la seconda volta dall’introduzione (Sidney 2000) della pallanuoto femminile[10] ai Giochi Olimpici, l’Italia femminile ha mancato la qualificazione, a testimonianza di un periodo di crisi iniziato dopo l’argento di Rio 2016[11] e di cui, come certificato dalle parole di Loredana Sparano, portiere della Nazionale, non è facile vedere la via d’uscita, dato che “i giovani non si avvicinano più alla pallanuoto e di conseguenza il bacino da cui attingere è sempre più ristretto”.
Un disamoramento che rischia di rendere utopistica la possibilità di vivere una nuova età dell’oro dopo le innumerevoli medaglie conquistate tra gli Anni Novanta e gli Anni Duemila[12] dalla pallanuoto italiana, che raggiunse l’apice con il trionfo del Setterosa ad Atene 2004. Replicare tale epilogo a Parigi 2024 avrebbe tutti i contorni di un sogno, realizzabile magari proprio grazie alle parate di Sparano.

Intervista a Loredana Sparano

Oltre a giocare a pallanuoto, stai frequentando l’università, essendo iscritta alla facoltà di Scienze Motorie. Quanto è difficile conciliare sport e studio e quanto quest’ultimo può essere importante nel tuo futuro?
“Ho deciso di continuare gli studi, sebbene tanti mi chiedessero se ne valesse la pena, giacché, crescendo, mi sono resa conto che lo sport costituisca il presente e che sia fondamentale iniziare a crearsi un percorso futuro. Infatti, nelle discipline come la pallanuoto, considerate ‘minori’ in Italia, le possibilità di trovare uno sbocco dopo il ritiro sono esigue. La facoltà di Scienze Motorie non era la mia prima scelta in ambito universitario, ma mi permette di conciliare l’impegno dello studio con quello della pallanuoto, il che non è affatto semplice, tenendo conto che mi alleno due volte al giorno e, quando sono in Nazionale, sto intere settimane fuori casa”.

A marzo 2021 hai conseguito la certificazione per la rianimazione cardiopolmonare e la defibrillazione precoce. A tuo parere, anche alla luce di ciò che è successo all’Europeo al calciatore danese Christian Eriksen, sarebbe utile rendere obbligatorio per tutti gli atleti seguire corsi di questo genere?
“Credo che l’obbligatorietà possa essere la strada giusta, poiché, al di là dello sport, è fondamentale conoscere determinate manovre d’emergenza che possono salvare vite umane”.

Di recente sta acquistando sempre più rilevanza la questione relativa alla salute mentale degli atleti, come si è visto con i ritiri della ginnasta statunitense Simone Biles all’Olimpiade di Tokyo e della tennista giapponese Naomi Osaka al Roland Garros 2021. Tornando indietro nel tempo, si può citare il caso del tennista statunitense Andre Agassi, il quale, nel suo libro Open, ha parlato diffusamente del suo odio per la disciplina che lo ha reso famoso. Pensi che si faccia ancora troppo poco per ovviare a questo problema?
“Spesso questo problema è legato alle enormi pressioni che gravano sugli sportivi. Soprattutto quando si è bambini, lo sport dovrebbe essere incentrato unicamente sull’aspetto ludico, mentre troppe volte i genitori caricano di eccessive responsabilità i propri figli, impedendogli di crescere serenamente e di vivere nel modo giusto le varie discipline, in particolare quelle individuali. Trovo molto coraggiosi gli atleti che sono capaci di fermarsi quando arrivano al burnout, non essendo affatto facile riprendere la normale vita di atleta dopo un lungo stop”.

Da cosa nasce la tua passione per il ruolo di portiere?
“Ho scelto questo ruolo senza alcuna costrizione, mentre oggi sono sempre meno coloro che vogliono essere portieri. Ciò che più mi piace del ruolo è la solitudine, il dover essere sempre concentrati anche se ci sono lunghe fasi di gioco in cui non si viene chiamati in causa. Sapere di poter indirizzare l’andamento di una partita in un attimo, con una grande parata, è un’emozione unica”.

Essendo nata nel 1995, quanto hanno influito sulla tua passione per questo sport i numerosi successi della pallanuoto italiana maschile e femminile tra fine Anni Novanta e primi Anni Duemila?
“Inizialmente praticavo nuoto, ma ero affascinata dalla pallanuoto, di cui seguivo gli allenamenti quando terminava il mio turno in piscina. Ecco perché, quando mi è stato proposto di fare un provino, ho accettato senza alcuna remora. Tuttavia, devo ammettere che le vittorie ottenute dalle Nazionali italiane in quel periodo non hanno inciso più di tanto, dato che guardavo poca pallanuoto in televisione e dunque non conoscevo il passato di questo sport”.

Il Settebello ha deluso all’Olimpiade di Tokyo, pur essendosi presentato in Giappone da campione del mondo in carica, mentre il Setterosa ha addirittura mancato la qualificazione alla manifestazione a cinque cerchi. Che momento sta vivendo il nostro movimento?
“Indubbiamente il momento non è buono, soprattutto per quanto concerne la Nazionale femminile. Entrambe le selezioni sono alle prese con un profondo ricambio generazionale e non è semplice trovare giocatori e giocatrici forti come in passato, visto che i giovani non si avvicinano più alla pallanuoto e di conseguenza il bacino da cui attingere è sempre più ristretto, in particolare per ruoli delicati come il portiere e il centroboa”.

A gennaio 2021 eri in panchina nella sconfitta contro l’Ungheria che è costata la qualificazione all’Olimpiade. In porta c’era Giulia Gorlero, di cui hai raccolto la pesante eredità. Quanto hai imparato da lei, che ha vinto la medaglia d’argento a Rio 2016, da Francesca Conti, portiere del Setterosa campione olimpico ad Atene 2004, e da Elena Gigli, attuale preparatrice dei portieri della Nazionale femminile?
“Non ho avuto il piacere di potermi allenare con Francesca Conti, anche se ho avuto modo di conoscerla. Essere allenata da Elena Gigli rappresenta per me un motivo d’orgoglio. Ancora oggi ricordo con gioia un evento a cui partecipai da ragazzina e in cui era presente proprio Elena. Con Giulia Gorlero il rapporto è ottimo, è sempre stata disponibile nei miei confronti e non era una cosa scontata, considerando la normale competizione che viene a crearsi tra due portieri desiderosi di guadagnarsi la titolarità”.

Malgrado l’Orizzonte Catania abbia vinto gli ultimi due campionati e sia nettamente in testa all’albo d’oro della Serie A1 femminile di pallanuoto, come ti spieghi che lo stesso Catania sia l’unico rappresentante del Sud Italia attualmente presente nella massima divisione e che manchi completamente la Campania, da sempre un punto di riferimento per la pallanuoto italiana?
“È una domanda che mi pongo sempre anche io, a maggior ragione se si pensa che la pallanuoto femminile sia nata a Napoli. Avendo giocato sia al Nord sia al Sud Italia, la prima cosa che balza agli occhi è la diversa qualità degli impianti. Ciò è testimoniato dal fatto che i raduni delle rappresentative nazionali non si svolgano mai al Sud e la cosa mi addolora profondamente, essendo nata e cresciuta in Campania. Escludendo la Campania e la Sicilia, in cui la tradizione della pallanuoto si sta affievolendo e dove mancano – in particolare nelle città più piccole – centri sportivi all’altezza, questo sport di fatto non esiste nelle altre regioni meridionali. La differenza è pure di carattere economico: molti ragazzi emigrano al Nord allettati da ingaggi redditizi e da una migliore organizzazione generale.
Avendo militato quattro anni nella SIS Roma[13], ho riscontrato che nella grande città c’è disaffezione verso gli sport considerati ‘minori’, inevitabilmente fagocitati da quelli più popolari, in primis il calcio. In altre realtà più piccole, come tante città liguri ad esempio, favorite da una maggiore facilità negli spostamenti, c’è più trasporto nei confronti della pallanuoto e i palazzetti sono spesso gremiti”.

Quali sono i tuoi obiettivi sportivi futuri con il Verona[14] e con la Nazionale, che nel 2022 sarà impegnata prima nel Mondiale di Fukuoka e poi nell’Europeo di Spalato?
“Con il Verona l’obiettivo è vincere lo scudetto. Finora non abbiamo fatto benissimo, ma siamo una squadra che è cambiata tanto nel corso della scorsa estate, essendo arrivate molte giocatrici nuove, tra cui me. In ogni caso, i presupposti per puntare in alto ci sono tutti.
Per quanto riguarda la Nazionale, è necessario fare bene in entrambe le manifestazioni per rilanciare il nostro movimento, in crisi da troppi anni. Vincere una delle due competizioni, inoltre, ci darebbe la possibilità di qualificarci direttamente per l’Olimpiade del 2024, evitando di dover disputare il torneo di qualificazione che ci è stato fatale nel 2021″.

Nel 2024 saranno trascorsi vent’anni dalla vittoria del Setterosa ad Atene. Quante possibilità ci sono di replicare quel risultato all’Olimpiade di Parigi?
“L’Olimpiade è il sogno di ogni atleta, è questo il motivo per cui a gennaio 2021, dopo la sconfitta contro l’Ungheria che ci ha precluso la qualificazione, l’amarezza era tanta. Personalmente, nel 2024 avrò 29 anni, l’età giusta dal punto di vista fisico e mentale per affrontare al meglio un evento come l’Olimpiade. Al momento, però, è troppo presto per focalizzare l’attenzione su quell’appuntamento”.


Note

[1] Evoluzione della figura femminile nello sport (https://www.studiocataldi.it/articoli/41325-evoluzione-della-figura-femminile-nello-sport.asp#ixzz7LfFrTpwo) (www.StudioCataldi.it)
[2] LEGGE 8 agosto 2019, n. 86 Deleghe al Governo e altre disposizioni in materia di ordinamento sportivo, di professioni sportive nonché di semplificazione. Vigente al: 11-5-2021
[3] Libro Bianco sullo Sport, 2007
[4] Available on https://www.bskilled.it/donne-e-sport/
[5] Tamberi ha vinto la medaglia d’oro a pari merito con il qatariota Mutaz Essa Barshim (https://www.ilpost.it/2021/08/02/tamberi-barshim-oro-salto-in-alto/)
[6] A causa della positività al doping di Chijindu Ujah, primo frazionista britannico, il 18 febbraio 2022 il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS, https://www.tas-cas.org/en/index.html) ha cancellato il secondo posto della Gran Bretagna, assegnando la medaglia d’argento alla Cina e quella di bronzo al Canada (https://www.fidal.it/content/4×100-Gran-Bretagna-perde-l%E2%80%99argento-di-Tokyo/138398)
[7] Soprannome della Nazionale italiana maschile di pallanuoto
[8] Nel 2019, a Gwangju, in Corea del Sud, l’Italia si è laureata campione del mondo per la quarta volta nella sua storia
[9] Soprannome della Nazionale italiana femminile di pallanuoto
[10] La storia delle competizioni tra nazionali femminili di pallanuoto è relativamente recente: la prima Coppa del Mondo si tenne nel 1979, il primo Europeo nel 1985, il primo Mondiale nel 1986 e la prima Olimpiade nel 2000
[11] Nel post-Rio 2016, il Setterosa ha ottenuto come miglior risultato il secondo posto nella World League 2019, senza avvicinarsi al podio né ai Mondiali (due sesti posti nel 2017 e nel 2019) né agli Europei (6° nel 2018 e 5° nel 2020)
[12] Tra il 1995 e il 2004 il Setterosa ha vinto quattro Europei (1995, 1997, 1999 e 2003), due Mondiali (1998 e 2001) e, soprattutto, un’Olimpiade (2004)
[13] https://sisroma.it/
[14] https://www.facebook.com/cssverona/


Foto copertina: Nazionale italiana di pallanuoto femminile