Alla presentazione del libro «La libertà che non libera – Riscoprire il valore del limite», Carlo Calenda attacca Di Maio, Salvini e Meloni «Non possono gestire nemmeno un condomino». E sulle conseguenze della guerra dichiara: «Bene la risposta italiana ma dobbiamo fare di più per scongiurare il blocco energetico. Il carbone? Va bene per un breve periodo»


Napoli. Nella bella cornice della terrazza vista golfo del Circolo Canottieri Napoli, Carlo Calenda europarlamentare e leader di Azione, presenta il suo nuovo libro «La libertà che non libera – Riscoprire il valore del limite» edito da La nave di Teseo. E’ l’occasione giusta per parlare ai militanti e curiosi (almeno 300) accorsi ad ascoltare chi oggi punta a diventare il riferimento di quel polo centrista e moderato che manca all’Italia. Il Calenda scrittore lascia poi il posto al Calenda politico e il leader di Azione non perde occasione per attaccare Salvini, Di Maio, Raggi e Meloni considerati fenomeni passeggeri che: «non hanno mai gestito nulla in vita loro, neanche un condominio». Attacchi diretti a Di Maio «Prima era inutile e dannoso, ora solo inutile», e ai partiti della “destra patriottica” chiedendosi: «Come si fa ad essere patrioti se non si conosce nulla della propria storia? Il vero patriottismo vuol dire aprirsi al mondo, non chiudersi». Alla leader di Fratelli d’Italia Meloni «Non espone nulla è solo brava a parlare alla pancia delle persone», al leader della Lega Salvini «Si è schiantato al Papeete, non è in grado di gestire nemmeno un condominio, il paragone con Mussolini? Fa già ridere così». Ma Calenda non le manda a dire nemmeno ai rappresentanti della Sinistra, a suo dire capaci non di fare politica ma solo di fare moralismo e non proporre soluzioni. Calenda accusa il PD di fare proposte in questo momento poco utili al paese o comunque irrealizzabili (voto ai sedicenni, percentuale di giovani nelle aziende e sviluppo green). E su Renzi «Bisogna capire cosa vuole fare Renzi. Nella vita le chiacchiere sono una cosa, i fatti un’altra. Nelle ultime elezioni, in tutti i capoluoghi di provincia dove noi siamo andati indipendenti con un Terzo Polo con più Europa, Renzi, avendo tra l’altro ottimi risultati, o stava con la destra o con la sinistra insieme ai 5 Stelle. Non so cosa voglia fare, bisognerebbe chiederlo a lui»

E’ un Calenda a 360° che parte dalla crisi che attanaglia l’uomo occidentale dopo il 1989 quando aveva creduto che la vittoria e la diffusione della democrazia liberale avrebbe risolto tutti i problemi, ma «il sogno non si è realizzato», al ruolo della «presunta libertà individuale che non è illimitata, ma anzi le comunità non si reggono sui diritti ma sui doveri, invitando i cittadini». Calenda rincara la dose «Potete pensare di non occuparvi della politica, ma la politica si occupa di voi» aggiungendo «potete pensare di non aver bisogno di nessuno, ma i prossimi anni saranno talmente tosti che avrete bisogno di tutti, potete anche decidere di non farla con noi, basta che la facciate (la politica)».
Calenda punta il dito contro ruolo dei social media nella (dis)educazione dei più giovani: «Nel Mezzogiorno d’Italia sette ragazzi su dieci non hanno mai aperto un libro. L’età media di un bambino sui social è di 11 anni. Non ci potrebbe stare perché la legge dice che è consentito dai 14 anni. Ciò accade perché i social non sono verificati. Instagram è il campione dell’idiozia. Oggi la capacità di conversazione è ridotta a zero dall’asilo. I genitori lo consentono perché tanto lo fanno tutti».
La mancanza di cultura è alla base del generale imbarbarimento di questa epoca, in effetti sembra davvero difficile dargli torto. Una mancanza di cultura generale che può dar vita ai cortocircuiti della cancel culture, citando l’esempio del Globe Theatre di Londra costretto a organizzare corsi sull’antirazzismo perché alcuni passaggi delle opere di Shakespeare sono stati considerati razzisti dal politicamente corretto di oggi, o all’abbattimento delle statue di personaggi storici come Washington o come il tentativo di eliminare il corso sullo scrittore russo Dostoevskij tenuto dal professor Nori in seguito alla guerra in Ucraina.

Proprio in riferimento alle questioni internazionali, Carlo Calenda ricorda come «L’Ucraina non poteva entrare nella NATO a causa delle questioni territoriali ancora aperte, ma sostenere Kiev è una scelta morale ed etica». Calenda ha poi aggiunto che «l’atteggiamento aggressivo della Russia era già evidente con le aggressioni in Georgia, Crimea e in Siria».
A margine della conferenza, Calenda ha risposto ad alcune nostre domande sulle conseguenze della guerra in Ucraina.
E’ contento di come l’Europa sta rispondendo alla guerra in Ucraina?
“Secondo me è stata abbastanza compatta fino adesso e sono molto contento e adesso vediamo da qui in avanti…”
Teme che la crisi energetica possa dar vita a delle fratture nel blocco europeo?
“Si lo temo, sarà questa la sfida più importante”
La risposta italiana la sta convincendo?
“Si ma dobbiamo fare di più. Dobbiamo predisporci ad un piano di emergenza che comporti, purtroppo, anche ad un ritorno all’uso del carbone per un breve periodo di tempo in maniera più massiccia…”


Foto copertina: Carlo Calenda presenta il suo nuovo libro «La libertà che non libera – Riscoprire il valore del limite» @opiniojuris

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Domenico Nocerino
Domenico Nocerino, esperto di geopolitica e dottore in Relazioni Internazionali e Studi Diplomatici. Si è laureato con tesi in geopolitica economica presso l’Università degli studi di Napoli Federico II. Fondatore e direttore della rivista di informazione politica e giuridica Opinio Juris – law and politics review. Autore di diversi articoli accademici, ha all'attivo numerose partecipazioni a Convegni, Corsi di formazione e Seminari tecnici come relatore e ospite in diverse trasmissioni televisive e radiofoniche principalmente occupandosi di geopolitica ed in particolare di Medio Oriente. Coordinatore del comitato “Europa e Politiche internazionali” dell’associazione Omnia. Di recente è stato in Russia per seguire da vicino le elezioni alla Duma.