Nato nel 1935 da una relazione tra un militare italiano e una ragazza eritrea alla vigilia della campagna per la conquista dell’Etiopia, Luciano Vassallo divenne una bandiera della Nazionale etiope, vincendo da capitano la Coppa d’Africa e combattendo i pregiudizi sulla sua condizione di “meticcio”.


 

“Bell’abbissina[1]

“Il métis Vassallo già da bambino è uno straniero in patria. Nero per i bianchi, bianco per i neri”[2]. Il giornalista francese Philippe Brunel, in un articolo del giugno 2015 per L’Équipe[3], ha descritto con queste parole la particolare e difficile vita in Eritrea di Luciano Vassallo, “figlio dell’Italia e dell’Eritrea, uno dei tanti frutti della colonizzazione fascista nel corno d’Africa”[4].
Il padre, Vittorio, era un militare toscano di stanza in Eritrea – dal 1890 colonia italiana[5] –, dove le truppe italiane attendevano l’ordine per attaccare l’Etiopia, a cui Benito Mussolini aveva dichiarato guerra nel 1934. Il pretesto fu fornito al Duce dagli scontri verificatisi tra il presidio italiano e l’esercito etiope a Ual Ual[6], località strategica – in quanto ricca di pozzi d’acqua – posta al confine tra la Somalia italiana[7] e l’Etiopia.
In realtà, il vero obiettivo di Mussolini era quello di occupare l’Etiopia per portare avanti la campagna coloniale fascista in Africa.
Il 5 maggio 1936 l’esercito italiano entrò trionfalmente ad Addis Abeba, capitale della nazione africana e sede del governo, concludendo la guerra iniziata il 3 ottobre 1935. Affacciato dal balcone di Palazzo Venezia a Roma, Mussolini proclamò la nascita dell’Africa Orientale Italiana (AOI)[8], che comprendeva, oltre all’Impero d’Etiopia, le colonie dell’Eritrea e della Somalia.

Il “figlio della colpa”

Il 15 agosto 1935, ad Asmara, dalla relazione tra Vittorio Vassallo e Mebrak, una donna eritrea[9], era nato Luciano, il quale, fin dall’infanzia, visse in mezzo a tante difficoltà: nel 1937, infatti, il padre fu trasferito ad Addis Abeba e “di lui non abbiamo saputo più niente”, come ha rivelato lo stesso Luciano al giornalista italiano Antonio Felici in un’intervista del 2013 per il periodico francese France Football[10].
A peggiorare ulteriormente la situazione contribuì la Legge 822 emessa da Mussolini il 13 maggio 1940, che, nell’ambito delle leggi razziali fasciste del 1938, impediva ai ‘meticci’, i cosiddetti “figli della colpa”[11], di ricevere sia la cittadinanza italiana sia l’educazione da parte di scuole e istituti del Belpaese. Ciò comportò l’abbandono di circa 10.000 bambini, affidati unicamente alle madri, le quali mostrarono sentimenti di ripulsa verso di loro. “Questo è il figlio del diavolo: quando mi guarda con quegli occhi strani mi mette paura. Solo un diavolo avrebbe potuto resistere a tutti quei veleni che ho ingerito per liberarmene”: sono le raggelanti parole che Mebrak rivolse al piccolo Luciano e che si possono leggere in Mamma ecco i soldi, il romanzo autobiografico di Vassallo[12].
Nell’intervista a Felici, Luciano ha raccontato cosa significasse essere ‘meticcio’: “Eravamo disprezzati da tutti. Gli italiani ci consideravano una razza inferiore e come tale ci trattavano. Ma le cose andavano anche peggio con gli eritrei purosangue. Per loro eravamo dei bastardi, figli di nessuno, se non addirittura figli di puttana. Una situazione molto pesante per noi meticci che dura ancora oggi”.
Quest’odio bipartisan si acuì nel 1941, quando l’esercito britannico, coadiuvato dal movimento di resistenza etiope, pose fine all’esistenza dell’Africa Orientale Italiana[13], permettendo il rientro in Etiopia dall’esilio dell’imperatore Hailé Selassié[14].
Di fatto, Luciano e il fratello Italo, nato nel 1940, in qualità di ‘meticci’, erano uomini senza patria, osteggiati dagli italiani rimasti in Eritrea e dalla popolazione indigena.

Il riscatto calcistico

Le discriminazioni costrinsero Luciano a lasciare la scuola già alla fine della seconda elementare ed ebbero riverberi pure nell’ambito sportivo, come si evince da un’incisiva frase di Vassallo, “ci rompevano le ossa con le parole”, in riferimento agli insulti subiti ai tempi della sua militanza – a 15 anni – nella Stella Asmarina, squadra di calcio impegnata nel campionato di terza divisione eritreo e composta esclusivamente da ‘meticci’[15].
Tuttavia, proprio il calcio rappresentò la giusta opportunità per il riscatto sociale dei fratelli Vassallo, malgrado con esso “di soldi se ne vedevano pochi”, citando sempre Luciano, il quale, dopo l’avventura nella Stella Asmarina, giocò nel club delle ferrovie, nel Gaggiret e nella squadra di estrazione italiana di Asmara, prima di trovare la definitiva consacrazione da centrocampista nel Cotton Factory Club[16], formazione etiope espressione delle piantagioni di cotone di Dire Daua.

I Vassallo furono assunti presso il locale cotonificio, arrivando a guadagnare 630 dollari mensili – lo stipendio medio di un “normale” operaio era di 40 – grazie al calcio.
Nel 1953, intanto, un giovanissimo Luciano aveva esordito con la Nazionale etiope[17], superando gli atavici ostacoli del suo stato di ‘meticcio’ e divenendone presto capitano e recordman di presenze (104) e gol fatti (99).
Alla selezione etiope è legato il momento più importante delle carriere dei Vassallo: il 21 gennaio 1962, ad Addis Abeba, l’Etiopia si laureò campione d’Africa per la prima e finora unica volta nella sua storia, sconfiggendo 4-2 dopo i tempi supplementari la Repubblica Araba Unita (RAU)[18].

A segno insieme a Italo nella finale, Luciano ricevette la coppa direttamente dalle mani dell’imperatore Selassié, cancellando così le ingerenze politiche che, alla vigilia della Coppa d’Africa, avevano spinto per togliergli i gradi di capitano, da assegnare a un etiope ‘purosangue’. La minaccia di ammutinamento dei compagni di squadra – 9 degli 11 titolari dell’Etiopia erano eritrei – fu decisiva nel consentire a Luciano di tenere la fascia ed essere il volto della “rivincita di tutti i meticci”.
Testimonianze della sua escalation furono la vittoria della Stella d’Africa[19] nel 1968 e la nomina a CT dell’Etiopia in tre diverse occasioni (1969, 1974 e 1978)[20].
Il rapporto con l’Etiopia precipitò nel 1978, un anno dopo la salita al potere di Menghistu Hailé Mariàm[21], il quale, nel periodo passato alla storia come “Terrore rosso”, avviò una violenta persecuzione contro i suoi oppositori[22].

Tra di essi figurava anche Luciano, arrestato con l’accusa di complicità con il precedente regime. A salvarlo furono le sue gesta calcistiche, che spinsero il capo della polizia, suo tifoso, a lasciarlo andare.
Passando per il Gibuti e l’Egitto, Luciano riuscì a fuggire in Italia, dove ottenne il passaporto italiano e ricostruì praticamente da zero la sua vita[23], aprendo un’officina a Ostia e fondando una scuola calcio, l’Olimpia Ostia.


Note

[1] Verso della canzone “Faccetta Nera” scritta da Renato Micheli e musicata da Mario Ruccione nell’aprile 1935. Essa è stata composta in occasione della grande diffusione di notizie da parte della propaganda fascista relative all’Etiopia e, in particolare, alla schiavitù là ancora vigente su parte della popolazione abissina. La propaganda prometteva agli italiani in procinto di trasferirsi nelle colonie anche la libertà sessuale. I casi di violenze e stupri in Abissinia sono ampiamente documentati. https://www.unive.it/pag/fileadmin/user_upload/dipartimenti/DSLCC/documenti/DEP/numeri/n10/10_Dep_010Volpato.pdf
[2]https://www.corriere.it/cronache/20_agosto_15/luciano-vassallo-gianni-rivera-etiope-poi-meccanico-ostia-raccontato-dall-inviato-de-l-equipe-144db27e-de84-11ea-9116-3222a39f46e4.shtml
[3] https://www.lequipe.fr/
[4]https://storiedicalcio.altervista.org/blog/luciano-vassallo-il-magnifico-superstite.html
[5] Con il Regio Decreto Legge n. 6592 del 1° gennaio 1890 l’Eritrea fu ufficialmente dichiarata prima colonia italiana in Africa. Le capitali furono Massaua dal 1890 al 1897 e Asmara dal 1897
[6] Villaggio presente nel territorio etiope dell’Ogadēn, che fa parte della Regione somala della nazione e il cui status è ancora oggi oggetto di contesa, dato che l’Etiopia non ne riconosce l’indipendenza rivendicata dal Fronte Nazionale di Liberazione dell’Ogadēn
[7] Fu prima protettorato dal 1899 al 1908 e poi colonia dal 1908. La capitale fu Mogadiscio, conosciuta localmente con il nome di Hamar
[8] Proclamata con il Regio Decreto Legge n. 1019 del 1° giugno 1936, fu riconosciuta anche dalla Società delle Nazioni, che revocò le sanzioni economiche inflitte all’Italia fascista il 18 novembre 1935
[9] In italiano, il significato del suo nome è “Luce”
[10] https://www.francefootball.fr/
[11] https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2020/05/13/news/leggi_razziali_ottant_anni_fa_le_norme_contro_i_meticci_l_eterno_ritorno_della_retorica_sulla_sostituzione_etnica-256484651/
[12] http://www.antoniofelici.it/2013/01/luciano-vassallo-il-magnifico-superstite.html
[13] Il ritiro dell’Italia dall’Africa fu imposto de iure il 10 febbraio 1947 con la firma dei trattati di pace di Parigi
[14] Ultimo imperatore d’Etiopia dal 1930 al 1974
[15] Ad Asmara, all’inizio degli anni Cinquanta, le formazioni erano decise tramite il gruppo etnico dei calciatori e il governo centrale, potendo stabilire i colori delle maglie dei club, impose alla Stella il bianconero per ricordare ai membri le loro origini ‘meticce’ (https://www.footballpills.com/calcio-internazionale/personaggi/grandi-coppie-luciano-italo-vassallo-etiopia/)
[16] Luciano militò nel Cotton FC – fondato nel 1936 e scioltosi nel 2000 – dal 1960 al 1973, conquistando quattro campionati etiopi
[17] Costituita nel 1943 dopo la fine del colonialismo italiano, la Nazionale etiope fu affiliata alla FIFA (https://www.fifa.com/) nel 1953 e alla CAF (Confédération Africaine de Football – https://www.cafonline.com/) nel 1957. Nel 1952, con la federazione – riconosciuta dall’ONU (https://unric.org/it/) –, trasformatasi nel 1962 in annessione, dell’Eritrea, avvenne la fusione tra i campionati e le nazionali dei due Stati. Il 24 maggio 1991, al termine di un lunghissimo conflitto armato, l’Eritrea proclamò la propria indipendenza, sancita ufficialmente dall’ONU nel 1993
[18] Denominazione dell’unione politica tra Egitto e Siria, sorta nel 1958 e tramontata nel 1971
[19] Premio assegnato da una giuria di giornalista al miglior giocatore africano dell’anno
[20] Nel 1969 Vassallo partecipò al corso per allenatori organizzato a Coverciano dalla FIGC (https://www.figc.it/it/home/)
[21] Dittatore dell’Etiopia dal 1977 al 1991, fuggì in Zimbabwe – dove vive tuttora – dopo la caduta del regime. Nel 2008 è stato condannato in contumacia alla pena di morte dalla corte etiope per genocidio
[22] Nel 1974 il DERG (Governo militare provvisorio dell’Etiopia socialista) rovesciò l’impero di Hailé Selassié, rendendo la nazione uno Stato socialista. I conflitti emersi tra il DERG e il Partito Rivoluzionario del Popolo Etiope (EPRP), avverso a Menghistu, diedero il via al “Terrore rosso”
[23] Nonostante la caduta di Menghistu, i beni posseduti da Vassallo in Etiopia sono rimasti confiscati


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