Tra Partito Islamico, inclusione e diritto alla conoscenza

Tra Partito Islamico, inclusione e diritto alla conoscenza

La discussione sul “fenomeno islamico” procede disordinatamente, populisticamente e prevediamo che nei prossimi mesi sarà sempre al centro dell’attenzione mediatica.

Di cosa parliamo? Della probabile nascita, c’è chi inizia a parlarne anche su carta stampata, del Partito Islamico Italiano. L’idea di realizzare un’assemblea costituente islamica, non ancora un vero e proprio partito, è stata lanciata il 21 gennaio sulla pagina Facebook di Hamza Piccardo, uno dei fondatori dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche in Italia considerata emanazione dei Fratelli musulmani e, anche, tra i firmatari del Patto nazionale per l’islam italiano.

Ciò che è degno della dovuta attenzione è il dibattito scatenatosi in quella che possiamo definire la “coalizione dei musulmani laici”, la cui animatrice Maryan Ismail Mohammed[1], antropologa e storica portavoce della comunità somala a Milano, intervenendo alla Convention della Marianna[2] lo scorso 25 febbraio, ha detto: “Certe richieste di rappresentatività e di luoghi di culto sono condivisibili, certamente guardo questo processo con molto interesse, ma l’idea di polarizzare una comunità per appartenenza etnica o per appartenenza religiosa, sinceramente, non mi sembra un esperimento molto costruttivo.  Lo dico di un Partito islamico italiano, come lo direi di un Partito ebraico italiano o di un Partito buddhista italiano. In un paese di cultura cristiana come l’Italia potrebbe avere un senso rifare la Democrazia cristiana, che si rivolge a 60 milioni di persone e ha a Roma il punto di riferimento di uno stato che si chiama Città del Vaticano. Ma fare un Partito islamico in Italia sarebbe come fare un Partito cristiano in Marocco, se magari dopo che vi è stata garantita la libertà di cambiare religione si forma pure lì una comunità cristiana di una certa consistenza”.

I cittadini italiani sono a conoscenza dei grandi fenomeni generazionali e politici a cui stiamo assistendo? La problematica include anche gli interventi della Corte di Giustizia Europea[3]. La Corte ha chiarito, lo scorso 17 marzo, con un’importante sentenza la questione dell’esistenza o meno di un “diritto assoluto” a esibire pubblicamente simboli e comportamenti riconducibili a una specifica fede religiosa: un tema che coinvolge il delicato equilibrio tra il principio della laicità dello Stato e quello della libertà di religione e di espressione[4]. La sentenza ha una portata rilevante perché chiarisce che la libertà di religione è un elemento costitutivo del sistema giuridico di uno Stato di diritto ma è “inscindibile” dal concetto di “laicità dello Stato”, ha scritto l’Ambasciatore Giulio Terzi[5], Presidente del Global Committee for the Rule of Law[6]. L’attualità necessita di un serio dibattito sull’Islam in Italia e in Europa, che va al di là delle contingenze elettorali, migratorie e di sicurezza, per quanto importanti esse siano: questi principi sono alla base dell’essenza stessa dell’Europa, sono universali, sono indivisibili, e sono “non negoziabili”. Nuovamente, si tratta di analizzare e comprendere la portata universalistica dei diritti umani contro i particolarismi e relativismi del diritto.

In ciò rientra la visione di Marco Pannella, del Partito Radicale Transnazionale e la costituzione del Global Committee for the Rule of Law, per la codificazione di un nuovo diritto umano: “il diritto umano alla conoscenza”, elemento fondamentale per la crescita e il rafforzamento dello “stato di Diritto”. Su quale terreno si possono combattere le derive fondamentaliste dell’Islam di oggi? “Sul loro stesso terreno, l’Islam fondamentalista ha creato una rete sociale eccellente per aiutare i più poveri. L’Islam ha un’esperienza che non sa riconoscere in molti campi, per esempio, nei legami sociali o nella gestione dei grandi numeri, o nell’esperienza delle crisi, dei conflitti, del vivere in condizioni estreme”, come ribadiva l’antropologo e scrittore di origini algerine Malek Chebel[7]. La consapevolezza universalizzata di questa frattura e del trauma storico richiede ormai, appunto, un nuovo “diritto umano alla conoscenza”. Ma la formulazione e la codificazione di questo, come dei diritti umani universali, può avvenire solo all’interno di un processo politico globale che veda nell’affermazione dello “stato di Diritto contro la Ragion di Stato” la propria ragione di essere. Necessitiamo della formulazione di un criterio universale, preciso e operativo, per giudicare la legittimità di un governo, della sua capacità a proteggere e promuovere i diritti dell’uomo, innanzitutto, attraverso le procedure di dibattito e conoscenza che i mass media mettono a disposizione dei cittadini.

Nell’epoca del terrore e della paura solo la conoscenza può far comprendere, conoscere e quindi rafforzare il dialogo, fermando la deriva autoritaria in corso, anche, nelle democrazie occidentali. 

[1] Maryan Ismail : antropologa, cittadina italiana e somala, è esponente dell’islam sufi, una delle espressioni più moderate. Suo fratello Yusuf Mohamed, ambasciatore somalo all’Onu di Ginevra è stato assassinato il 27 marzo dell’anno scorso dai terroristi di Al Shabaab- Autrice del libro “Il corpo violato le mutilazioni genitali femminili”  Editore: Carocci.

[2] https://lamarianna.eu/

[3] La Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) è un'istituzione dell'Unione europea (UE) con sede a Lussemburgo. La CGUE ha il compito di garantire l'osservanza del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione dei trattati fondativi dell'Unione europea. La tutela giurisdizionale dell'Unione europea è affidata alla Corte, organo unitario, suddiviso in una pluralità di formazioni:
  • la Corte di giustizia(creata nel 1952)
  • il Tribunale(creato nel 1988)
  • il Tribunale della funzione pubblica(creato nel 2004)
La Corte non va confusa né con la Corte Internazionale di Giustizia dell'Aia (che dipende dall'ONU), né con la Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo (parte del Consiglio d'Europa).


[4]http://www.dirittoegiustizia.it/allegati/17/0000076687/Corte_di_Giustizia_Grande_Sezione_sentenza_14_marzo_2017_causa_C%E2%80%93157_15.html

[5] Giuliomaria Terzi di Sant'Agata (Bergamo, 9 giugno 1946) è un diplomatico e politico italiano, ex ministro degli affari esteri del governo Monti.

[6] Il “Global Committee for the Rule of Law – Marco Pannella” (Comitato Globale per lo Stato di Diritto Marco Pannella, GCRL) è stato fondato da Marco Pannella, leader del Partito Radicale Transnazionale Nonviolento Transpartito nel Marzo 2016. http://globalcommitteefortheruleoflaw.org/it/about-us/

[7] Malek Chebel (Skikda, 23 aprile 1953 – Parigi, 12 novembre 2016) è stato uno scrittore, antropologo delle religioni e filosofo algerino esperto in storia delle religioni. Autore, tra gli altri , di Manifesto per un Islam moderno: 27 proposte per riformare l'Islam, Casale Monferrato, Sonda, 2007

Foto Copertina : Formiche.net

Domenico Letizia

Domenico Letizia. Laureato in Storia presso l’Università Federico II di Napoli, sta conseguendo un Corso di Alta Formazione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Federico II di Napoli su “Multiculturalità e Politiche di Interazione Interculturale”. Presidente dell’Associazione “Amici dell’Azerbaigian Centro Sud Italia”, membro del Consiglio Direttivo dell’Organizzazione non Governativa “Nessuno tocchi Caino” e membro del Comitato Centrale della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo. Ha partecipato con Nessuno tocchi Caino al VI Congresso mondiale contro la pena di morte svoltosi ad Oslo ed è stato ospite del governo dell’Azerbaigian per i lavori del Forum Internazionale Umanitario di Baku. Pubblicista e scrittore, ha partecipato come relatore a molte tavole rotonde su numerose problematiche (prospettive di sviluppo sostenibile in vari paesi, diritti umani, diritto internazionale umanitario) presso Università, Licei Superiori, Consiglio della Regione Campania e Consigli Comunali. E’ membro dell’Associazione “O3M” – Associazione Giovani moldavi in Italia.

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