Pena di morte nel mondo antico e contemporaneo: dal codice di Hammurabi agli strumenti di diritto internazionale

Pena di morte nel mondo antico e contemporaneo: dal codice di Hammurabi agli strumenti di diritto internazionale

La pena capitale è attualmente abolita in quasi tutti i Paesi democratici e, sebbene sia ancora in vigore in diverse parti del mondo incluse due super-potenze come Usa e Cina, i dati mostrano che il numero complessivo di condanne è progressivamente diminuito.


 

 

 


Lo scorso febbraio il Parlamento del Colorado, controllato dai democratici, ha dato il via libera all’abolizione della pena di morte con il voto 38-27 alla Camera, che ha mandato il provvedimento sulla scrivania del governatore Jared Polis per la definitiva sottoscrizione.
La decisione è arrivata dopo ben 11 ore di dibattito e l’abolizione della pena di morte è stata duramente contestata, in particolar modo dall’opposizione repubblicana[1].
La nuova legge sarà applicata a partire dal 1° luglio 2020, ma non avrà effetto sulla sorte di tre uomini attualmente nel braccio della morte e in attesa di subire l’esecuzione per iniezione letale, tra cui anche Nathan Dunlap, colpevole di aver ucciso quattro persone nel 1993. Il governatore Polis ha però dichiarato che prenderà in considerazione l’ipotesi della grazia[2]

Il Colorado è il 22esimo tra gli Stati USA ad abolire la pena capitale; dalla sua restaurazione nel 1979, i parlamentari avevano tentato più volte di ottenerne l’abrogazione, non riuscendo però nell’impresa.  L’ultima esecuzione in Colorado è avvenuta nel 1997, quando Gary Lee Davis fu ucciso con iniezione letale per aver rapito, stuprato e ucciso la sua vicina di casa, Virginia May, nel 1986.  Lo scorso anno si sono registrate negli Usa 22 esecuzioni concentrate in 7 Stati, la maggior parte dei quali appartenenti al sud conservatore e religioso del paese; 9 esecuzioni, in particolare, si sono verificate in Texas[3].

Disegni di legge e attivismo per l’abolizione della pena di morte avanzano intanto anche in Wyoming, Utah e Ohio, mentre in New Hampshire è stata abolita nel 2019 e il governatore della California ha annunciato lo scorso anno una moratoria sulle esecuzioni fino alla fine del suo mandato[4].

La pena capitale è stata applicata nel corso della storia in casi di delitto o per risolvere conflitti tra soggetti appartenenti ad una stessa comunità, andando incontro ad un’evoluzione sia per le modalità che per i possibili casi di applicazione.
La prima fonte scritta relativa all’applicazione della pena di morte è costituita dal Codice di Hammurabi, circa 1750 a.C., che la prevedeva per sacrilegio, furto e omicidio.
Le antiche civiltà facevano tutte ricorso alla pena capitale: gli egizi gettavano il condannato, ancora vivo e chiuso in un sacco, nel Nilo; i popoli precolombiani infliggevano la schiavitù a chi si macchiava di furto e la morte a chi commetteva omicidi[5]. Gli antichi greci e romani applicarono la pena capitale in modo costante, con la sola eccezione dell’imperatore Tito, il quale, pur non abolendola, non la applicò mai; nel periodo che va dal Medioevo fino al XVIII secolo si registrano in generale ben pochi episodi di clemenza.

Cesare Beccaria pubblicò nel 1764 il suo libro, poi divenuto celebre, Dei delitti e delle pene, in cui si espresse per primo contro la pena di morte e la tortura, giudicandole non soltanto usanze incivili, ma anche inutili rispetto allo scopo finale della difesa della società dai criminali. L’opera riscosse un notevole successo ed ebbe ampia risonanza in tutta l’Europa[6].

Fu il Granducato di Toscana con il granduca Pietro Leopoldo, nel 1786, il primo Stato al mondo che abolì legalmente la pena di morte. Nell’Italia unificata l’abolizione arrivò nel 1889, con delle eccezioni per i crimini di guerra e regicidio, per poi essere reintrodotta durante gli anni del regime fascista dal 1926 al 1947.

Tra le forme più comuni di esecuzione nell’Italia moderna si annoverava la fucilazione, mentre storicamente le tecniche adoperate sono state le più varie:  i romani adottavano l’impiccagione o la damnatio ad bestias, che prevedeva di far sbranare vivi i condannati dagli animali feroci nelle arene; la Spagna ha utilizzato dal Medioevo e fino agli anni di Francisco Franco la garrota,  un macchinario che strangola meccanicamente il condannato; è celebre la ghigliottina francese utilizzata dalla fine del Settecento, mentre negli anni della Santa Inquisizione si è fatto ricorso al rogo;  impiccagione, lapidazione e iniezione letale, che negli Usa ha rimpiazzato la sedia elettrica, sono tecniche ancora utilizzate in varie parti del mondo[7].

L’articolo 27 della Costituzione italiana stabilisce che “non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”; tuttavia, con la Legge del 13 ottobre 1994, n. 589 è venuta meno anche l’ultima ipotesi che ne rendeva ancora ammissibile l’applicazione, disponendone l’abrogazione anche dal Codice Penale Militare[8].

La pena di morte è attualmente abolita in quasi tutti i Paesi democratici e, sebbene sia ancora in vigore in diverse parti del mondo, i dati mostrano che il numero di condanne è progressivamente diminuito.

L’applicazione della pena capitale ha scatenato in molte occasioni conflitti interni ed esterni nei Paesi che la prevedono o che la prevedevano, e gli organismi internazionali hanno adottato nel corso degli anni vari strumenti volti a proibirla:  il Secondo Protocollo Facoltativo del Patto Internazionale per i Diritti Civili e Politici, il Protocollo della Convenzione Americana sui Diritti Umani, il protocollo numero 6 e il protocollo numero 13 del Convegno Europeo per i Diritti Umani  nonché il Protocollo della Convenzione Americana per i Diritti Umani, nella parte in cui disciplinano l’abolizione della pena di morte[9].

L’Onu ha approvato nel 2007 la Moratoria universale della pena di morte, specificando che tale pena viola il diritto alla vita riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, e che costituisce omicidio premeditato da parte dello Stato, oltre a non costituire un efficace deterrente e a non permettere la riabilitazione del condannato. 

La moratoria non è, tuttavia, vincolante per gli Stati Membri i quali possono anche decidere di non applicarla, come accade in Cina e negli Usa.

In America la pena capitale è presente negli statuti di 34 Stati ed è legale a livello federale per 42 diversi reati. Lo Stato con il maggior numero di esecuzioni e un ampio ventaglio di reati con essa punibili è il Texas. Alcuni tra gli Stati che prevedono la pena capitale non la applicano da più di 10 anni, mentre altri hanno fatto ricorso alla moratoria sospendendo le condanne. Negli anni della presidenza Obama si è registrato il maggior numero di commutazione della pena nell’era Truman, ma l’elezione di Trump ha comportato il ripristino dopo più di 15 anni delle esecuzioni capitali, anche nelle prigioni federali[10].

I rapporti di Amnesty International in materia mostrano che la Cina è il Paese con il maggior numero di esecuzioni al mondo e con un ventaglio di reati punibili che spazia fino a ricomprendere l’evasione fiscale e i crimini informatici. Segue l’Iran, che applica la condanna mediante impiccagione o lapidazione[11].

In Arabia Saudita, il principe Mohammad bin Salman aveva annunciato nel 2018 la volontà di ridurre il ricorso alla pena di morte, ma nel 2019 si sono registrate nel Paese 35 esecuzioni in più rispetto all’anno precedente[12].

Il diritto internazionale limita l’applicazione della pena capitale ai casi di omicidio internazionale, ma sono molte le organizzazioni che ribadiscono che tale scelta non costituisca mai la giusta soluzione, in quanto estrinsecazione di una cultura della violenza.

Attualmente la pena di morte risulta abolita, legalmente o di fatto, in più di due terzi dei Paesi nel mondo, mentre negli Stati in cui persiste si osserva una progressiva riduzione del numero di esecuzioni. Negli ultimi 20 anni sono stati più di 50 Paesi che l’hanno vietata. 108 Stati hanno totalmente eliminato la pena di morte, 7 l’hanno abolita nelle ipotesi di delitti di diritto comune e 29 applicano una moratoria sulle esecuzioni. Al contempo, in 55 Paesi continua ad essere applicata[13].

A causa dell’impossibilità a reperire dati ufficiali in alcuni Paesi, non è agevole determinare il numero totale di esecuzioni; Amnesty International ha registrato in un rapporto relativo al 2018 690 esecuzioni ripartite tra 20 Stati, di cui la maggior parte in Cina, in Iran, in Arabia Saudita, in Vietnam e in Iraq. Rispetto all’anno precedente, il numero di esecuzioni risulta diminuito del 30%[14].

Alcune di queste condanne riguardano soggetti che erano minorenni al momento della commissione del delitto imputato, sebbene il diritto internazionale per i diritti umani vieti l’applicazione della pena in tale ipotesi. Anche il numero di esecuzioni che coinvolgono minorenni si è ridotto, ma l’argomento resta controverso e fortemente dibattuto, capace di influenzare campagne politiche di molti Paesi[15].

Per quel che concerne la dimensione religiosa, sia storicamente che attualmente si registrano diversi orientamenti: la Chiesa non manifesta un pensiero unitario e oltre alle molte discrepanze rinvenibili nei testi sacri (in primis quelle tra Antico e Nuovo Testamento)  vanno rilevate le diverse posizioni assunte al riguardo dagli ultimi Papi ( in particolare Benedetto XVI affermava l’ammissibilità di “prendere le armi per respingere un aggressore o fare ricorso alla pena capitale”, precisando al riguardo che “ci può essere una legittima diversità di opinione anche tra i cattolici sul fare la guerra e sull’applicare la pena di morte, non però in alcun modo riguardo all’aborto e all’eutanasia[16] ; Il Corano riconosce l’uso della pena di morte per la difesa della società; La tradizione ebraica descrive forme di punizione corporale e di pena capitale per determinati crimini, mettendo in guardia al contempo sull’uso di tali punizioni; il buddismo, pur condannando la pena di morte, è largamente diffuso proprio in Paesi dove tale pena è prevista (Thailandia, Vietnam, Cina, Giappone).

In conclusione, sebbene si registri una progressiva riduzione di esecuzioni nel corso degli anni, resta tuttavia alto il numero di Paesi in cui la pena di morte è ancora in vigore e applicata, incluse le due maggiori potenze economiche (Stati Uniti e Cina), e prosegue senza sosta l’attivismo su scala globale finalizzato a ottenerne la definitiva abrogazione.


Note

[1] cfr. Avvenire.it , “Stati Uniti. Il Colorado abolisce la pena di morte, è ventiduesimo Stato a farlo”, 29 febbraio 2020 https://www.avvenire.it/mondo/pagine/usa-colorado-abolisce-pena-di-morte

[2] cfr. Repubblica.it , “Stati Uniti, Colorado abolisce la pena di morte: via libera del Parlamento controllato dai democratici”, 27 febbraio 2020 https://www.repubblica.it/esteri/2020/02/27/news/colorado_pena_morte_abolizione_stati_uniti-249713181/.

[3] cfr. Repubblica.it , “Stati Uniti, Colorado abolisce la pena di morte: via libera del Parlamento controllato dai democratici”, 27 febbraio 2020 https://www.repubblica.it/esteri/2020/02/27/news/colorado_pena_morte_abolizione_stati_uniti-249713181/

[4] cfr. Avvenire.it , “Stati Uniti. Il Colorado abolisce la pena di morte, è ventiduesimo Stato a farlo”, 29 febbraio 2020 https://www.avvenire.it/mondo/pagine/usa-colorado-abolisce-pena-di-morte

[5] cfr. StudiaRapido.it , “La pena di morte: nel mondo antico e contemporaneo”, https://www.studiarapido.it/la-pena-di-morte-nel-mondo-antico-e-contemporaneo/#.Xm0iSevhDIU

[6] cfr. StudiaRapido.it , “La pena di morte: nel mondo antico e contemporaneo”, https://www.studiarapido.it/la-pena-di-morte-nel-mondo-antico-e-contemporaneo/#.Xm0iSevhDIU

[7] cfr. TheVision.com, “Perchè ci sono ancora Stati che adottano la pena di morte? ”, 22 gennaio 2020 https://thevision.com/attualita/pena-morte-stati/}. 

[8] cfr. Lamenteemeravigliosa.it, “Pena di morte: dove è ancora in vigore?”, 3 febbraio 2020 https://lamenteemeravigliosa.it/pena-di-morte-dove-e-ancora-in-vigore

[9] cfr. Lamenteemeravigliosa.it, “Pena di morte: dove è ancora in vigore?”, 3 febbraio 2020 https://lamenteemeravigliosa.it/pena-di-morte-dove-e-ancora-in-vigore

[10] cfr. TheVision.com, “Perchè ci sono ancora Stati che adottano la pena di morte? ”, 22 gennaio 2020 https://thevision.com/attualita/pena-morte-stati/

[11] cfr. Agensir.it, “Pena di morte: diminuite di un terzo le esecuzioni nel mondo. Ma Cina e Iran ancora in testa alle classifiche”, 10 aprile 2019 https://www.agensir.it/mondo/2019/04/10/pena-di-morte-diminuite-di-un-terzo-le-esecuzioni-nel-mondo-ma-cina-e-iran-ancora-in-testa-alle-classifiche/

[12] cfr. Repubblica.it, “Pena di morte, nel 2019 184 esecuzioni in Arabia Saudita e i primi due colpi alla nuca del 2020 in Bielorussia”, 18 gennaio 2020 https://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2020/01/18/news/pena_di_morte-246076739/.

[13] cfr. Lamenteemeravigliosa.it, “Pena di morte: dove è ancora in vigore?”, 3 febbraio 2020 https://lamenteemeravigliosa.it/pena-di-morte-dove-e-ancora-in-vigore

[14] cfr. Amnesty.it, “Pena di morte, il nostro rapporto 2018: “Lento ma inesorabile declino in tutto il mondo”, 10 aprile 2019 https://www.amnesty.it/rapporto-2018-pena-di-morte/.

[15] cfr. Lamenteemeravigliosa.it, “Pena di morte: dove è ancora in vigore?”, 3 febbraio 2020 https://lamenteemeravigliosa.it/pena-di-morte-dove-e-ancora-in-vigore

[16] cfr. Laiko.it, “Benedetto XVI e la pena di morte ”, 18 giugno 2018 http://www.laiko.it/?id=274


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Mariarita Cupersito

Mariarita Cupersito

Avvocato e giornalista, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e il Diploma di Specializzazione per le Professioni Legali presso l’Università degli Studi di Salerno. Lavora nella pubblica amministrazione, scrive per varie testate ed è volontaria della Croce Rossa Italiana. Ha collaborato con uno studio legale Codacons e si è occupata di violenza di genere con un Centro Anti-violenza della rete Differenza Donna, nonché di disabilità in ambito universitario collaborando con l’Ufficio Diritto allo Studio dell’Università di Salerno. Ha preso parte a vari progetti di Amnesty International in materia di promozione e tutela dei Diritti Umani.

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