Polonia: un paese diviso all’inizio di un nuovo mandato della destra nazional-conservatrice del PiS

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Il trionfo elettorale di Duda rappresenta una nuova vittoria per il PiS dopo quella ottenuta alle scorse elezioni legislative, tenutesi nell’ottobre 2019.


 

Lo scorso 12 luglio, dopo un rinvio legato all’emergenza Covid-19, la Polonia si è recata alle urne con una partecipazione da record per eleggere il capo dello Stato, che resterà in carica per i prossimi cinque anni.
Il ballottaggio finale ha visto l’attuale presidente Andrzej Duda, candidato del partito nazionalista al potere PiS, prevalere sull’avversario Rafal Trzaskowski, sindaco di Varsavia e candidato del partito di opposizione liberale ed europeista Piattaforma Civica. Il trionfo elettorale di Duda rappresenta una nuova vittoria per il PiS dopo quella ottenuta alle scorse elezioni legislative, tenutesi nell’ottobre 2019. Tuttavia, Duda è stato protagonista di un successo soltanto di misura: il presidente in carica ha raccolto il 51,21% dei consensi, mentre un’opposizione crescente al PiS in Polonia si è raccolta attorno alla figura di Trzaskowski, che ha totalizzato ben il 48,79% dei voti. Il quadro che emerge è quello di un paese profondamente diviso.[1]

Il PiS riconquista la presidenza dopo un’aggressiva campagna elettorale 

Alla tornata elettorale più partecipata di sempre, in cui il 68,8% degli aventi diritto ha espresso un voto, la Polonia ha dato nuovamente fiducia alla politica nazionalista e conservatrice del PiS (Prawo i Sprawiedliwość, in polacco Diritto e Giustizia).
Fondato dai gemelli Kaczynski, il partito guida il paese dal 2015 nell’ambito della coalizione Destra Unita, alla quale partecipano altri due partiti minori: il primo è Polonia Unita, del ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro, esponente dell’ala più reazionaria della coalizione; l’altro è Porozumienie (in polacco “Accordo”) di Jaroslaw Gowin, ex vicepremier e ministro dell’istruzione, esponente dell’ala più moderata della coalizione, maggiormente interessata alla trasformazione economica e tecnologica del paese.[2] 
Dal 2017 Mateusz Morawiecki è il primo ministro del governo, ma la sua posizione è piuttosto debole: Morawiecki dipende dalla protezione del presidente del PiS Jaroslaw Kaczynski, considerato come il leader de facto del paese, colui che tiene in mano le redini della coalizione[3].
Dal 2015 il PiS è riuscito a costruirsi un’ampia rete di consensi, offrendo al proprio bacino elettorale una ricetta che unisce sapientemente generosi investimenti nel welfare ad un conservatorismo sul piano sociale.
Grazie ai fondi di coesione europei il governo ha finanziato programmi di welfare e pagamenti diretti, quali il salario per i minori di 18 anni, il pagamento della tredicesima a tutti i pensionati e la detassazione completa per i giovani di età inferiore ai 26 anni.[4]
Il socialismo sul piano economico è stato accompagnato da riforme reazionarie in campo sociale, che hanno segnato un netto cambiamento di rotta rispetto all’amministrazione di Donald Tusk.
La Polonia è divenuto un paese dove “quello che i vescovi chiedono, diviene legge”- secondo le parole di un funzionario di governo.[5]
Appoggiato dalla Chiesa polacca, una delle più reazionarie e non sempre in linea con le posizioni di Papa Francesco, il PiS ha puntato a limitare fortemente i diritti delle donne e delle persone LGBT.
Altro obiettivo del governo negli ultimi anni è stato l’indebolimento progressivo dell’ordinamento costituzionale democratico e dello Stato di diritto in Polonia.
I media controllati dallo Stato sono progressivamente divenuti delle casse di risonanza del PiS, mentre il sistema giudiziario è stato sottoposto ad una serie di riforme – orchestrate dal ministro della Giustizia Ziobro – che hanno progressivamente compromesso l’indipendenza della magistratura.[6]
Dopo l’esito delle elezioni legislative dello scorso ottobre, per il PiS è divenuto fondamentale riconquistare la presidenza nella tornata elettorale di luglio. Nell’ordinamento semi-presidenziale polacco il presidente non solo gode di un diritto di iniziativa legislativa, ma possiede anche un forte potere di veto sulle proposte del Parlamento, che può essere ribaltato solo con una maggioranza di tre quinti del Sejm, la Camera bassa con maggiori poteri[7].
Ottenere il potere di veto è divenuto essenziale per poter bloccare disegni di legge e nuove coalizioni di governo promosse da altri partiti, in un Parlamento dove il PiS non ha più una maggioranza assoluta[8].

Il presidente ha inoltre notevoli poteri sulle nomine dei giudici, che risultano fondamentali per poter procedere con la riforma della giustizia voluta da Ziobro, volta a sfumare sempre più la separazione dei poteri tra il governo e la magistratura.[9]
Originariamente le elezioni erano previste per il 10 maggio, ma l’emergenza Covid-19 ha reso impossibile tenere le votazioni nei tempi normalmente previsti. Kaczyński ha tuttavia tentato di evitare lo spostamento delle elezioni attraverso una forzatura delle norme costituzionali e una modifica della legge elettorale in vigore, per consentire il voto anche tramite posta. Il suo scopo era quello di garantire la vittoria di Andrzej Duda in un momento cruciale in cui i sondaggi davano il presidente uscente al 58%[10], giocando d’anticipo e assicurando al PiS il controllo della presidenza prima che gli effetti della pandemia diventassero più visibili e spingessero l’elettorato altrove.[11]

Il leader del PiS ha dunque investito di poteri elettorali le Poste, una compagnia privata controllata dallo Stato e gestita da un suo fedele alleato. Kaczynski ha però dovuto desistere dal suo intento dopo che il Senato, in cui il PiS non ha la maggioranza, ha bocciato una proposta di revisione della legge elettorale. Inoltre, pressioni di esponenti della coalizione di governo, opposizioni interne al suo stesso partito e il timore di vedere Duda rieletto ma scarsamente legittimato lo hanno spinto a cedere e ad accettare il rinvio delle elezioni alla fine di giugno.[12]
Il 28 giugno si è tenuto il primo turno delle elezioni presidenziali, il cui risultato ha rispecchiato in parte le previsioni dei sondaggi.
Duda infatti è riuscito a prevalere raccogliendo il 43% delle preferenze. Allo stesso tempo Trzaskowski è stato protagonista di una forte ascesa con il 30.3% dei voti. Il risultato ha dunque lasciato presumere che il candidato di Platforma Obywatelska (Piattaforma Civica) potesse avere qualche concreta possibilità di riuscire a scavalcare l’avversario del PiS al secondo turno, riuscendo a far convergere su di sé i voti dei sostenitori degli altri candidati sconfitti.[13] Secondo le previsioni infatti, a Trzaskowski sarebbero andati i voti di gran parte degli elettori del cattolico progressista Szymon Holownia, fermatosi al primo turno con il 13,85%. [14]
L’appoggio proveniente dagli altri candidati non è risultato comunque sufficiente per ribaltare le previsioni che davano Duda per favorito.
Si è pertanto giunti ai risultati del secondo turno di luglio, dopo una campagna elettorale estremamente divisiva, durante la quale sono stati utilizzati toni accesi ed aggressivi per mobilitare al massimo l’elettorato polacco.
I due candidati non hanno partecipato a nessun dibattito televisivo in comune, per evitare qualsiasi confronto diretto, e si sono reciprocamente rinfacciati di intervenire solo presso trasmissioni di emittenti a loro favorevoli.[15]
La critica alla faziosità dei media è stata un motivo ricorrente della campagna elettorale del PiS. Duda, Kaczynski ed altri politici del partito hanno fortemente attaccato i media stranieri critici di Duda e del governo in carica, accusandoli di voler interferire nelle elezioni e nella politica polacca.[16]  Kaczynski ha proposto di esercitare un più stretto controllo dei media stranieri troppo critici dell’esecutivo.[17] Il suo piano è quello di proseguire la riforma delle leggi sui media allo scopo di rafforzare ulteriormente il controllo del governo sulle emittenti pubbliche.[18] Altro leitmotiv della campagna del PiS è stato il duro attacco verso la comunità LGBT, sulla scia di una retorica già adoperata durante le campagna per le elezioni legislative del 2019[19].
Duda ha definito l’ “ideologia LGBT” come peggiore del comunismo ed ha inserito nel suo programma elettorale un proposta di emendamento costituzionale che consente di proibire l’adozione a coppie dello stesso sesso.[20] L’agenda conservatrice del PiS presentata in campagna elettorale comprendeva inoltre misure antifemministe: è stata proposta l’uscita della Polonia dalla Convenzione di Istanbul[21], dopo che ad aprile la maggioranza di governo ha proposto un disegno di legge per inasprire ulteriormente una normativa sull’aborto tra le più restrittive in Europa.[22] L’aggressività dei toni ha caratterizzato anche le critiche verso l’avversario liberale.
Utilizzando il fantasma del nemico esterno, i sostenitori di Duda hanno dipinto Rafal Trzaskowski come un “agente” di lobby straniere, membro di un élite europeista e cosmopolita, che mette in pericolo i valori cattolici e la stabilità della nazione[23].
I media statali hanno accusato il sindaco di Varsavia di voler portare avanti un’agenda pro-LGBT e di voler svendere il paese alla Germania e agli ebrei.[24]
In generale, secondo un report dell’OSCE pubblicato il 28 giugno, le emittenti pubbliche non sono state in grado di fornire un servizio d’informazione equilibrato ed imparziale, ma sono state piuttosto uno strumento della campagna elettorale del presidente uscente.[25]

I due volti di una Polonia polarizzata 

Alle elezioni presidenziali di luglio in Polonia si sono confrontate due visioni politiche differenti, così come due sistemi di valori opposti, incarnati dai due candidati.
Da un lato, Andrzej Duda costituisce l’emblema di un sovranismo euroscettico e di un conservatorismo valoriale di matrice cattolica, che ha i suoi cardini nella triade Dio, patria e famiglia.
Il PiS pone al centro della propria visione la difesa degli interessi nazionali e dei valori tradizionali della società polacca, minacciati da presunti pericoli esterni.
Tra questi figura l’Unione Europea, percepita come un ostacolo all’affermazione della sovranità nazionale e una minaccia per i valori tradizionali. Anche la Germania viene guardata con diffidenza, così come le minoranze LGBT, uno dei bersagli favoriti della campagna elettorale del PiS dei mesi scorsi.[26]
L’elettorato cui Duda si rivolge è quello delle zone rurali e dei piccoli centri, situato soprattutto nelle regioni economicamente più arretrate dell’est della Polonia: si tratta del bacino elettorale più influenzato dalla Chiesa cattolica, più ostile verso l’Europa ed i valori liberali.[27]
Dall’altro lato, Rafal Trzaskowski, ex parlamentare europeo ed attualmente sindaco della capitale, è figlio di una classe progressista, cosmopolita ed europeista, che colloca il futuro del Paese all’interno dell’Unione europea e cerca un miglioramento dei rapporti con quest’ultima e con la Germania.[28]

Il bacino elettorale del sindaco di Varsavia trova radici nelle grandi città del paese e nelle regioni più prospere dell’ovest: è qui che si colloca la Polonia più aperta e sensibile verso i paradigmi liberali propugnati dall’Unione europea.[29] Trzaskowski ha dato voce ad un orizzonte culturale e ad un desiderio di cambiamento che ha il suo punto di partenza nelle città e nell’attivismo cittadino.
Le istanze di svolta e di distanziamento rispetto alle politiche nazionali del mondo urbano hanno trovato un testamento politico nel “Patto delle Città Libere”, siglato a Budapest lo scorso dicembre da Trzaskowski insieme agli altri sindaci delle capitali dei Paesi di Visegrád.
Il Patto istituisce una collaborazione tra le città di Varsavia, Bratislava, Praga e Budapest che mira a promuovere un miglioramento delle relazioni con l’Ue ed uno sviluppo sostenibile e democratico delle città, imperniato su progressismo, multiculturalismo e tutela dell’ambiente. Il mezzo proposto per il perseguimento di tali obiettivi sono finanziamenti europei diretti alle casse cittadine, che i sindaci delle capitali chiedono alle istituzioni europee per poter intervenire a livello locale con un maggiore margine di autonomia, implementando progetti urbani finalizzati ad uno sviluppo urbanistico sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Altro elemento cruciale del Patto è la difesa dello Stato di diritto, sottoposto ad una forte erosione negli anni dell’amministrazione del PiS.
Fine ultimo di tale intesa è quello discostarsi nettamente dalle politiche dei governi centrali e di creare delle isole di democrazia in grado di poter avviare una transizione verso un’amministrazione più progressista e rispettosa dello Stato di diritto e dei valori democratici.[30]
Il risultato elettorale di luglio è dunque il riflesso di una crescente polarizzazione del tessuto politico e sociale polacco, che vede opposte le aree urbane e le zone rurali, l’ovest e l’est del paese; una polarizzazione cui, come visto, la retorica divisiva del PiS ha dato un contribuito rilevante.[31] Nonostante in un discorso tenuto dopo la pubblicazione dei risultati Duda si sia scusato per il linguaggio aggressivo utilizzato in una campagna elettorale “troppo brutale” e abbia sostenuto di voler “incollare” di nuovo insieme la società polacca[32], sembra piuttosto difficile che egli riuscirà a ricomporre le divisioni sociali e politiche che lui stesso ed il PiS hanno alimentato per scopi elettorali.[33]

La stretta sui diritti delle donne e della comunità LGBT

Rafforzato dalla vittoria elettorale di Andrzej Duda, l’esecutivo polacco ha iniziato a dare concreta applicazione ai punti fondamentali sui quali il presidente ha imperniato la propria campagna elettorale. Alla fine del mese di luglio il ministro della Giustizia  Zbigniew Ziobro ha annunciato l’intenzione dell’esecutivo di avviare la procedura di ritiro della Polonia dalla Convenzione di Istanbul, un trattato adottato dal Consiglio d’Europa, che ad oggi rappresenta lo strumento internazionale più avanzato per la protezione delle donne dalla violenza domestica ed ogni altra forma di violenza. Da anni il PiS si oppone alla ratifica della Convenzione, definita già nel 2014 dal ministro Ziobro “un’invenzione femminista che ha lo scopo di giustificare l’ideologia gay”.
L’affermazione racchiude in sé il nucleo delle argomentazioni dei principali esponenti del PiS contro la Convenzione: si sostiene di voler opporsi a concetti in contrasto con la cultura polacca e proteggere i bambini polacchi da un’ideologia in grado di corromperne la moralità, poiché dipinge il genere come un mero costrutto socio-culturale, contrario alla biologia[34].
Il Consiglio d’Europa e le principali istituzioni dell’Ue hanno espresso allarme e preoccupazione per una decisione che secondo il segretario generale del Consiglio d’Europa Marija Pejcinovic Buric è “altamente deplorevole” e rappresenta “un grande passo indietro nella protezione delle donne contro la violenza in Europa”.[35]
Poco incisiva invece si è mostrata la Commissione europea, la quale si è limitata a dichiarare di “provare rammarico” per le “argomentazioni fuorvianti” di alcuni Stati membri, probabilmente nell’intento di evitare nuove tensioni a ridosso dei negoziati per il Recovery Fund[36].
La Polonia aveva firmato nel 2012 e poi ratificato nel 2015 la Convenzione, quando era guidata dai liberal-conservatori europeisti di Piattaforma Civica, il partito di Trzaskowski e dell’ex primo ministro polacco, nonché ex presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk.[37]
Con questa misura il PiS ha inteso proporre un decisivo cambio di rotta rispetto alle amministrazioni precedenti, allineandosi in tal modo con le posizioni di altri Paesi dell’Europa centro-orientale, tra i quali Ungheria e Slovacchia, i cui rispettivi Parlamenti hanno respinto la ratifica del trattato, bollato come veicolo di un’ideologia gender in grado di minare i valori tradizionali e la stabilità interna dei paesi in questione[38].
All’interno della coalizione di governo, soltanto il primo ministro Morawiecki ha assunto una posizione più moderata, avanzando dubbi su una mossa che potrebbe avere ripercussioni politiche ed economiche notevoli a livello europeo per la Polonia.[39]
Come si evince dalle argomentazioni avanzate contro la Convenzione di Istanbul, il bersaglio privilegiato della propaganda conservatrice del PiS sono le persone LGBT ed i loro diritti, la “peste arcobaleno”[40] contro la quale il partito intende mobilitare e rafforzare il proprio elettorato cattolico ed ultraconservatore. La retorica del partito infatti descrive le minoranze LGBT come un’importazione straniera volta mettere in crisi la nazione ed i suoi antichi valori cristiani.[41]

Una simile narrazione rispecchia un sentimento diffuso nell’opinione pubblica di ostilità verso la comunità LGBT.
Nello scorso anno infatti circa 100 città polacche, equivalenti a quasi un terzo del Paese, hanno adottato risoluzioni “pro-famiglia” con cui si sono dichiarate “libere dall’ideologia gender ed LGBT”, formando così un’area “LGBT-free” più vasta dell’Ungheria nel cuore dell’Europa centrale. Nella maggior parte dei casi i promotori di tali risoluzioni sono stati consiglieri locali affiliati al PiS.[42]
In un simile contesto i colori arcobaleno della bandiera LGBT sono divenuti l’arma di protesta più utilizzata dall’opposizione contro le politiche e la retorica omofoba del neoeletto presidente.
Il 6 agosto alcune parlamentari dell’opposizione si sono presentate alla cerimonia del giuramento del presidente Duda con abiti di colori differenti, volti a riprodurre la successione di colori della bandiera arcobaleno in segno di protesta.[43]
Dopo la rielezione del presidente Duda, alcuni attivisti LGBT a Varsavia hanno ricoperto con bandiere arcobaleno statue, monumenti religiosi e simboli dell’unità nazionale in un provocatorio gesto di protesta.
La polizia polacca ha quindi arrestato tre attivisti con l’accusa di offesa ai sentimenti religiosi, un reato punibile con una multa o con la reclusione fino a due anni.[44]
L’8 agosto la polizia ha poi arrestato altri 48 attivisti LGBT, scesi in piazza per impedire l’arresto di Malgorzata Szutowicz, o Margot, un’attivista trans condannata a due mesi di carcerazione preventiva per atti di vandalismo contro un furgoncino appartenente ad una fondazione anti-abortista nel mese di giugno.
Anche un manifestante italiano è stato arrestato.[45]
In risposta a questi eventi, un gruppo di parlamentari europei, guidati dal francese Karleskind del gruppo Renew Europe, ha deciso di esercitare maggiori pressioni sulla Commissione europea affinché condanni univocamente gli attacchi contro la comunità LGBT in Polonia e metta in atto misure concrete per contrastare l’azione repressiva di Varsavia verso le minoranze arcobaleno.[46]

La Polonia nell’Unione Europea e nel contesto delle relazioni transatlantiche

L’esito delle elezioni presidenziali consolida il controllo del PiS sulle istituzioni politiche del paese e lascia presumere che l’esecutivo polacco proseguirà una serie di riforme, ampiamente supportate da Duda, che andranno progressivamente a minare la tenuta dello Stato di diritto nel Paese e ad aprire una nuova stagione di attriti con le principali istituzioni dell’Unione europea. Con la rielezione di Duda, Kaczynski potrà continuare le riforme volte a comprimere ulteriormente l’indipendenza dei media.
Secondo il ministro Ziobro una delle priorità dell’agenda politica del PiS è completare la riforma del sistema giudiziario, uno dei principali terreni di scontro tra la Commissione europea e Varsavia.[47]
Negli scorsi anni le riforme della giustizia sono costate alla Polonia quattro procedimenti d’infrazione, nonché l’attivazione del meccanismo disciplinare ex art. 7 TUE, cui Bruxelles ha fatto ricorso nel tentativo di rispondere a riforme illiberali e lesive dello Stato di diritto, ottenendo tuttavia risultati limitati.[48]
Più recentemente la Commissione europea ha rifiutato di concedere fondi a sei città polacche dichiaratesi “pro-famiglia” ed “LGBT-free”, che si erano candidate per prendere parte ad un programma di gemellaggio con altre città europee finanziato con fondi della Commissione.
Si è trattato di una decisione incisiva con cui la Commissione ha voluto assicurare che i fondi dell’Unione vengano utilizzati nel rispetto delle regole definite nei Trattati.[49] Un altro potenziale terreno di scontro tra Varsavia e Bruxelles sono inoltre le politiche della Commissione sul clima, laddove la Polonia è l’unico Stato membro ad opporsi alla strategia dell’Ue che punta all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.
Ciononostante, durante la campagna elettorale Duda ha affermato che il suo atteggiamento verso l’Unione europea è positivo e che la Polonia non lascerà l’Unione durante il suo mandato.[50] L’atteggiamento di Duda rispecchia quella che è la strategia perseguita dalla Polonia in Europa negli ultimi anni in cui il PiS ha guidato il Paese.
La Polonia punta a restare entro i confini dell’Unione: il paese è infatti uno dei maggiori beneficiari dei fondi strutturali ed agricoli, che contribuiscono in maniera determinante alla crescita economica del paese e agli investimenti nel welfare.
Allo stesso tempo la Polonia ha bisogno di tenere aperto lo scontro con le istituzioni dell’Ue per assecondare le pulsioni nazionaliste del suo elettorato e rafforzare la propria posizione interna, accettando di abbassare i toni e venire a compromessi soltanto quando appare vantaggioso.[51]
È questo tipo di strategia che ha influito sull’esito dei negoziati per la definizione del quadro finanziario pluriennale e l’istituzione di un Fondo per la ripresa (o Recovery fund).
La rielezione di Duda è infatti avvenuta in un momento in cui i negoziati in seno al Consiglio europeo sono entrati in una fase decisiva. Mentre i contributori netti (principalmente i paesi del Nord) hanno insistito affinché venisse inserito un regime di condizionalità sullo Stato di diritto[52], la Polonia di Duda – insieme all’Ungheria- ha minacciato di bloccare con il proprio potere di veto qualsiasi accordo che ancorasse l’erogazione dei fondi al rispetto dello Stato di diritto e dei principi democratici.[53]
L’Unione europea si è trovata dunque di fronte ad un dilemma: istituire un Fondo per la ripresa economica finanziato con debito comune, inaugurando una politica fiscale comunitaria; oppure imporre collettivamente il rispetto dello Stato di diritto anche ai paesi di Visegrád.[54]
Gli Stati membri hanno preferito il primo obiettivo, accordandosi su un testo che diluisce il collegamento tra Stato di diritto e fondi dell’Unione.
Nelle Conclusioni del Consiglio europeo, tenutosi tra il 17 ed il 21 luglio, ci si è limitati a sottolineare l’importanza del rispetto dello Stato di diritto e si stabilisce che gli interessi finanziari dell’Unione sono tutelati in conformità ai valori espressi dall’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea (dove figura anche lo Stato di diritto). [55]
Questo consentirà alla Polonia di proseguire le sue riforme illiberali senza dover fronteggiare contraccolpi di natura finanziaria da parte di Bruxelles. Tuttavia, parlare di una netta vittoria per Kaczyński ed Orbán sarebbe impreciso, poiché non è completamente assente un regime di condizionalità a tutela del bilancio e del programma Next Generation EU.[56]
Le Conclusioni del Consiglio europeo prevedono infatti che la Commissione, in caso di violazioni proponga misure che il Consiglio dell’Ue dovrà adottare a maggioranza qualificata.[57]
Viene dunque contemplata la definizione di un meccanismo a protezione dello Stato di diritto senza l’esigenza di un voto  all’unanimità: una condizione che renderà più difficile per i paesi di Visegrád bloccare la potenziale adozione di un meccanismo in seno al Consiglio. Secondo Piotr Buras, direttore dell’ufficio di Varsavia dell’European Council on Foreign Relations, a questo punto sarà fondamentale che la Germania (che al momento detiene la presidenza del Consiglio dell’Ue) riesca a far sì che il Consiglio approvi un meccanismo adeguato a difesa dello Stato di diritto. [58]

Nel più ampio scenario transatlantico si prevede che Duda continuerà a premere per un rafforzamento delle relazioni bilaterali tra Polonia e Stati Uniti.
Nel corso di una visita a Washington in vista del primo turno delle presidenziali Duda ha ricevuto pieno supporto da Trump, che ha delineato la possibilità di ricollocare in Polonia alcune truppe attualmente stanziate in Germania.[59] Varsavia dunque agisce secondo la linea del PiS sulla sicurezza del paese, basata non tanto sul senso di appartenenza alla NATO quanto su una relazione privilegiata con gli Stati Uniti. Trump a sua volta vede in questo asse con la Polonia un’occasione per indebolire la coesione tra gli Stati membri dell’Unione.[60]
Un’eventuale elezione del candidato democratico Joe Biden alla Casa Bianca potrebbe tuttavia mutare il quadro, se Biden scegliesse di abbandonare la linea politica di Trump e di sostenere l’Ue nell’esercitare maggiori pressioni su Varsavia per il rispetto dello Stato di diritto e dei diritti delle minoranze. L’atteggiamento di Biden verso la Polonia resta però ancora una questione aperta.[61]

Un paese sospeso tra democrazia ed autoritarismo 

Dopo la vittoria nelle elezioni locali del 2018, il successo nelle elezioni legislative del 2019 (eccetto la perdita di alcuni seggi al Senato) e la rielezione di Andrzej Duda alla presidenza, la presa sul potere del PiS appare più solida che mai.[62] Fino alle prossime elezioni legislative del 2023, il PiS avrà a disposizione tre anni di governo durante i quali potrà portare avanti indisturbatamente il proprio programma di riforme radicali.[63]
La Polonia appare dunque avviarsi irrimediabilmente verso una deriva semi-autoritaria, avvicinandosi al modello di democrazia illiberale di Orbán, cui la leadership del PiS si ispira.
È di Kaczynski lo slogan “porteremo Budapest a Varsavia”, utilizzato durante la campagna elettorale del 2015.[64] Tuttavia, non bisogna ignorare che il sindaco di Varsavia è riuscito a conquistare quasi la metà degli elettori e a dare nuovo vigore ad una coalizione di stampo liberale piuttosto in difficoltà nei mesi precedenti alle elezioni. Sarà cruciale per il futuro del Paese che l’opposizione liberale raccoltasi attorno alla figura di Rafal Trzaskowski sappia fare leva sul consenso ottenuto a luglio per poter contrastare l’operato del governo e spianare la strada ad un cambiamento in senso liberale ed europeista che, come mostrato dall’esito delle votazioni del 12 luglio, è fortemente sentito in un ampio segmento dell’elettorato polacco.[65] Trzaskowski ha sostenuto che la sua coalizione continuerà a combattere, affinché il paese possa essere sottratto dal controllo di un solo partito.[66]
Nel frattempo, emergono dei  fattori di debolezza all’interno della coalizione di governo.
A partire dallo scorso anno sono aumentati i contrasti tra le varie anime della coalizione: l’ala più estrema riconducibile al ministro Ziobro appare in rotta di collisione con l’ala centrista di Gowin e con il primo ministro Morawiecki.
Un altro elemento di instabilità è rappresentato dall’età avanzata di Jaroslaw Kaczynski e al contempo dall’assenza di figure altrettanto influenti che possano sostituirlo.[67]
Infine, bisogna valutare il potenziale effetto delle dinamiche economiche sulla tenuta dell’esecutivo guidato dal PiS.
Ci si attende che la pandemia avrà notevoli ricadute sulla produzione, sul commercio e sull’occupazione: si stima in fatti un crollo del PIL polacco del 5%. Questo potrebbe indurre il governo ad effettuare tagli alla spesa pubblica per il welfare, vero fulcro della crescita dei consensi del PiS negli ultimi anni. Se così fosse, l’ampia rete di supporto che il partito è riuscito a conquistare negli scorsi anni potrebbe subire dei ridimensionamenti. [68]


Note

[1] Congiu M., Vince Duda: la Polonia è del PiS (ma per quanto ancora?), Istituto Affari Internazionali, 14 luglio 2020 https://www.affarinternazionali.it/2020/07/vince-duda-la-polonia-e-del-pis-ma-per-quanto-ancora/?fbclid=IwAR21hQ1_kjrRWCbGwpNF4wpGNKpXF4SMIEO7IDrWtBRKyjDxw07x7QaPvCk

[2] Kaczynski P.M., Poland’s government: a house divided?, Balkan Insight, 17 agosto 2020 https://balkaninsight.com/2020/08/17/poland-government-pis-house-divided-turblulent-next-three-years/

[3] Kaczynski P.M., Poland’s government: a house divided?, Balkan Insight, 17 agosto 2020 https://balkaninsight.com/2020/08/17/poland-government-pis-house-divided-turblulent-next-three-years/

[4] Simoni A., Kaczyński si arrende, in Polonia saltano le presidenziali per posta, Istituto Affari Internazionali, 6 maggio 2020 https://www.affarinternazionali.it/2020/05/la-polonia-vota-per-posta-il-suo-presidente/

[5] Ibid.

[6] Simoni A., Kaczyński si arrende, in Polonia saltano le presidenziali per posta, Istituto Affari Internazionali, 6 maggio 2020 https://www.affarinternazionali.it/2020/05/la-polonia-vota-per-posta-il-suo-presidente/

[7] Bevacqua D., Polonia: rinvio delle presidenziali tra polemiche e pandemia, Istituto Affari Internazionali, 7 maggio 2020 https://www.affarinternazionali.it/2020/05/polonia-presidenziali-tra-polemiche-e-pandemia/

[8] Zerka P., Buras P., Poland under Duda: A divided country, dividing Europe, European Council on Foreign Relations, 14 luglio 2020 https://www.ecfr.eu/article/commentary_poland_under_duda_a_divided_country_dividing_europe

[9] Tacconi M., Polonia al voto: il duello Duda-Trzaskowski e la crisi che verrà, ISPI, 25 giugno 2020 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/polonia-al-voto-il-duello-duda-trzaskowski-e-la-crisi-che-verra-26653

[10] Simoni A., Kaczyński si arrende, in Polonia saltano le presidenziali per posta, Istituto Affari Internazionali, 6 maggio 2020 https://www.affarinternazionali.it/2020/05/la-polonia-vota-per-posta-il-suo-presidente/

[11]Tacconi M., Polonia al voto: il duello Duda-Trzaskowski e la crisi che verrà, ISPI, 25 giugno 2020 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/polonia-al-voto-il-duello-duda-trzaskowski-e-la-crisi-che-verra-26653

[12] Simoni A., Kaczyński si arrende, in Polonia saltano le presidenziali per posta, Istituto Affari Internazionali, 6 maggio 2020 https://www.affarinternazionali.it/2020/05/la-polonia-vota-per-posta-il-suo-presidente/

[13] Congiu M., Duda e Trzaskowski si contendono una Polonia divisa, Istituto Affari Internazionali, 6 luglio 2020 https://www.affarinternazionali.it/2020/07/duda-e-trzaskowski-si-contendono-una-polonia-divisa/?fbclid=IwAR1pmTCwz2op5YygY8rU91A53ohL6KKLKVpkLuftxXTal2nCpuH1m7lvr6o

[14] https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Polonia-si-vota-per-presidenziali-sfida-Duda-Trzaskowski-dc451a8e-96aa-4821-bbc8-8bad7ac1d4b0.html?refresh_ce

[15] Una Polonia per Duda, ISPI Online Publications, 13 luglio 2020 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-polonia-duda-26927

[16] Wanat Z., 4 takeaways from Duda’s reelection as Polish president, Politico, 14 luglio 2020 https://www.politico.eu/article/4-takeaways-from-andrzej-duda-reelection-as-poland-president-result-2020/

[17] Una Polonia per Duda, ISPI Online Publications, 13 luglio 2020 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-polonia-duda-26927

[18] Wanat Z., 4 takeaways from Duda’s reelection as Polish president, Politico, 14 luglio 2020 https://www.politico.eu/article/4-takeaways-from-andrzej-duda-reelection-as-poland-president-result-2020/

[19]Tacconi M., Polonia: la ricetta nazional-conservatrice vince ancora, ISPI, 14 ottobre 2019 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/polonia-la-ricetta-nazional-conservatrice-vince-ancora-24153

[20] Cienski J., Poland’s Duda goes to war against foreign media, Politico, 7 luglio 2020 https://www.politico.eu/article/poland-election-2020-president-andrzej-duda-goes-to-war-against-foreign-media/

[21] Con la denominazione di “Convenzione di Istanbul” si fa riferimento alla Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, strumento internazionale giuridicamente vincolante che impone agli Stati parte di adottare misure adeguate per la protezione della donne da varie forme di violenza di genere: tra esse l’aggressione sessuale, lo stupro, le mutilazioni genitali femminili, il matrimonio forzato ed in generale la violenza basata sul concetto di “onore”.

[22] https://www.ilpost.it/2020/04/16/polonia-aborto-educazione-sessuale/

[23] Congiu M., Vince Duda: la Polonia è del PiS (ma per quanto ancora?), Istituto Affari Internazionali, 14 luglio 2020 https://www.affarinternazionali.it/2020/07/vince-duda-la-polonia-e-del-pis-ma-per-quanto-ancora/?fbclid=IwAR21hQ1_kjrRWCbGwpNF4wpGNKpXF4SMIEO7IDrWtBRKyjDxw07x7QaPvCk

[24] Cienski J., Poland’s Duda goes to war against foreign media, Politico, 7 luglio 2020 https://www.politico.eu/article/poland-election-2020-president-andrzej-duda-goes-to-war-against-foreign-media/

[25] Ibid.

[26] Congiu M., Duda e Trzaskowski si contendono una Polonia divisa, Istituto Affari Internazionali, 6 luglio 2020 https://www.affarinternazionali.it/2020/07/duda-e-trzaskowski-si-contendono-una-polonia-divisa/?fbclid=IwAR1pmTCwz2op5YygY8rU91A53ohL6KKLKVpkLuftxXTal2nCpuH1m7lvr6o

[27] Una Polonia per Duda, ISPI Online Publications, 13 luglio 2020 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-polonia-duda-26927

[28] Congiu M., Duda e Trzaskowski si contendono una Polonia divisa, Istituto Affari Internazionali, 6 luglio 2020 https://www.affarinternazionali.it/2020/07/duda-e-trzaskowski-si-contendono-una-polonia-divisa/?fbclid=IwAR1pmTCwz2op5YygY8rU91A53ohL6KKLKVpkLuftxXTal2nCpuH1m7lvr6o

[29] Una Polonia per Duda, ISPI Online Publications, 13 luglio 2020 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/una-polonia-duda-26927

[30] Mongini C., Il “Patto delle Città Libere”: dissenso urbano nel gruppo di Visegrád, LoSpiegone, 24 giugno 2020 https://lospiegone.com/2020/06/24/il-patto-delle-citta-libere-dissenso-urbano-nel-gruppo-di-visegrad/

[31] Zerka P., Buras P., Poland under Duda: A divided country, dividing Europe, European Council on Foreign Relations, 14 luglio 2020 https://www.ecfr.eu/article/commentary_poland_under_duda_a_divided_country_dividing_europe

[32] Wanat Z., 4 takeaways from Duda’s reelection as Polish president, Politico, 14 luglio 2020 https://www.politico.eu/article/4-takeaways-from-andrzej-duda-reelection-as-poland-president-result-2020/

[33] Zerka P., Buras P., Poland under Duda: A divided country, dividing Europe, European Council on Foreign Relations, 14 luglio 2020 https://www.ecfr.eu/article/commentary_poland_under_duda_a_divided_country_dividing_europe

[34] Di Felice T., Che cosa significa l’uscita della Polonia dalla Convenzione contro la violenza sulle donne, The Submarine, 31 luglio 2020 https://thesubmarine.it/2020/07/31/polonia-convenzione-istanbul-violenza-donne/?fbclid=IwAR21YsvZpQkBWmZYgypsSBq-eU00HrzdBbh8-EPoOjNHx1G8EXq0eT3CHsg

[35] https://euractiv.it/section/politica/news/ue-e-consiglio-deuropa-allarme-per-il-ritiro-della-polonia-dalla-convenzione-di-istanbul/

[36] Di Felice T., Che cosa significa l’uscita della Polonia dalla Convenzione contro la violenza sulle donne, The Submarine, 31 luglio 2020 https://thesubmarine.it/2020/07/31/polonia-convenzione-istanbul-violenza-donne/?fbclid=IwAR21YsvZpQkBWmZYgypsSBq-eU00HrzdBbh8-EPoOjNHx1G8EXq0eT3CHsg

[37]Tarquini A., La Polonia esce dalla Convenzione contro la violenza sulle donne, LaRepubblica, 25 luglio 2020 https://www.repubblica.it/esteri/2020/07/25/news/la_polonia_esce_dalla_convenzione_contro_la_violenza_sulle_donne-262870122/?ref=search

[38]Di Felice T., Che cosa significa l’uscita della Polonia dalla Convenzione contro la violenza sulle donne, The Submarine, 31 luglio 2020 https://thesubmarine.it/2020/07/31/polonia-convenzione-istanbul-violenza-donne/?fbclid=IwAR21YsvZpQkBWmZYgypsSBq-eU00HrzdBbh8-EPoOjNHx1G8EXq0eT3CHsg

[39] Ibid.

[40] Si riporta l’espressione utilizzata dall’arcivescovo di Varsavia per descrivere la presunta minaccia rappresentata dalla comunità LGBT. (nbc news link??)

[41] Ciobanu C., A third of Poland declared ‘LGBT-free zone’, Balkan Insight, 25 febbraio 2020 https://balkaninsight.com/2020/02/25/a-third-of-poland-declared-lgbt-free-zone/

[42] Ciobanu C., A third of Poland declared ‘LGBT-free zone’, Balkan Insight, 25 febbraio 2020 https://balkaninsight.com/2020/02/25/a-third-of-poland-declared-lgbt-free-zone/

[43] https://www.ilpost.it/2020/08/08/bandiera-arcobaleno-polonia-divisa-andrzej-duda-lgbtq/

[44] https://www.bbc.com/news/world-europe-53673411

[45] https://tg24.sky.it/mondo/2020/08/08/polonia-italiano-arrestato-proteste-lgbti

[46] https://www.euractiv.com/section/non-discrimination/news/meps-slam-eu-commission-over-for-its-silence-following-lgbt-arrests-in-poland/

[47] Wanat Z., 4 takeaways from Duda’s reelection as Polish president, Politico, 14 luglio 2020 https://www.politico.eu/article/4-takeaways-from-andrzej-duda-reelection-as-poland-president-result-2020/

[48] Gill J., Murray S., What does Duda’s victory mean for EU-Poland relations?, Euronews, 13 luglio 2020 https://www.euronews.com/2020/07/13/what-does-duda-s-victory-mean-for-eu-poland-relations

[49] https://www.euractiv.com/section/non-discrimination/news/eu-chief-backs-lgbt-rights-in-row-with-poland/

[50] Wanat Z., 4 takeaways from Duda’s reelection as Polish president, Politico, 14 luglio 2020 https://www.politico.eu/article/4-takeaways-from-andrzej-duda-reelection-as-poland-president-result-2020/

[51] Tacconi M., Polonia: la ricetta nazional-conservatrice vince ancora, ISPI, 14 ottobre 2019 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/polonia-la-ricetta-nazional-conservatrice-vince-ancora-24153

[52] Zerka P., Buras P., Poland under Duda: A divided country, dividing Europe, European Council on Foreign Relations, 14 luglio 2020 https://www.ecfr.eu/article/commentary_poland_under_duda_a_divided_country_dividing_europe

[53] Dunai M., Plucinska J., Ambiguous conditions on EU deal set to embolden Hungary and Poland, Reuters, 21 luglio 2020  https://www.reuters.com/article/us-eu-summit-easteurope-rule-of-law-anal/ambiguous-conditions-on-eu-deal-set-to-embolden-hungary-and-poland-idUSKCN24M2AL

[54] Sierakowski S., Europe bails out its populists, Balkan Insight, 30 luglio 2020 https://balkaninsight.com/2020/07/30/europe-bails-out-its-populists/

[55] Riunione straordinaria del Consiglio europeo (17, 18, 19, 20 e 21 luglio 2020): Conclusioni, Bruxelles, 21 luglio 2020

[56] Dunai M., Plucinska J., Ambiguous conditions on EU deal set to embolden Hungary and Poland, Reuters, 21 luglio 2020  https://www.reuters.com/article/us-eu-summit-easteurope-rule-of-law-anal/ambiguous-conditions-on-eu-deal-set-to-embolden-hungary-and-poland-idUSKCN24M2AL

[57] Riunione straordinaria del Consiglio europeo (17, 18, 19, 20 e 21 luglio 2020): Conclusioni, Bruxelles, 21 luglio 2020

[58]Dunai M., Plucinska J., Ambiguous conditions on EU deal set to embolden Hungary and Poland, Reuters, 21 luglio 2020  https://www.reuters.com/article/us-eu-summit-easteurope-rule-of-law-anal/ambiguous-conditions-on-eu-deal-set-to-embolden-hungary-and-poland-idUSKCN24M2AL

[59] Crowley M., Poland’s Right-Wing President Meets With Trump and Gets a Pre-election Boost, The New York Times, 24 giugno 2020 https://www.nytimes.com/2020/06/24/us/politics/trump-andrzej-duda-poland.html

[60] Tacconi M., Polonia: la ricetta nazional-conservatrice vince ancora, ISPI, 14 ottobre 2019 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/polonia-la-ricetta-nazional-conservatrice-vince-ancora-24153

[61]Zerka P., Buras P., Poland under Duda: A divided country, dividing Europe, European Council on Foreign Relations, 14 luglio 2020 https://www.ecfr.eu/article/commentary_poland_under_duda_a_divided_country_dividing_europe

[62] Kaczynski P.M., Poland’s government: a house divided?, Balkan Insight, 17 agosto 2020 https://balkaninsight.com/2020/08/17/poland-government-pis-house-divided-turblulent-next-three-years/

[63] Wanat Z., 4 takeaways from Duda’s reelection as Polish president, Politico, 14 luglio 2020 https://www.politico.eu/article/4-takeaways-from-andrzej-duda-reelection-as-poland-president-result-2020/

[64] Tacconi M., Polonia: la ricetta nazional-conservatrice vince ancora, ISPI, 14 ottobre 2019 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/polonia-la-ricetta-nazional-conservatrice-vince-ancora-24153

[65] Congiu M., Vince Duda: la Polonia è del PiS (ma per quanto ancora?), Istituto Affari Internazionali, 14 luglio 2020 https://www.affarinternazionali.it/2020/07/vince-duda-la-polonia-e-del-pis-ma-per-quanto-ancora/?fbclid=IwAR21hQ1_kjrRWCbGwpNF4wpGNKpXF4SMIEO7IDrWtBRKyjDxw07x7QaPvCk

[66] Wanat Z., 4 takeaways from Duda’s reelection as Polish president, Politico, 14 luglio 2020 https://www.politico.eu/article/4-takeaways-from-andrzej-duda-reelection-as-poland-president-result-2020/

[67] Kaczynski P.M., Poland’s government: a house divided?, Balkan Insight, 17 agosto 2020 https://balkaninsight.com/2020/08/17/poland-government-pis-house-divided-turblulent-next-three-years/

[68] Tacconi M., Polonia al voto: il duello Duda-Trzaskowski e la crisi che verrà, ISPI, 25 giugno 2020 https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/polonia-al-voto-il-duello-duda-trzaskowski-e-la-crisi-che-verra-26653


Foto copertina: Fonte Open

Federica De Turris

Frequento il terzo anno del corso di laurea in Scienze Politiche presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II.
Affascinata da sempre dalla storia e dalla lingua tedesca, ho deciso di trascorrere un semestre di studio Erasmus a Francoforte, dove ho studiato presso la Facoltà di Scienze Sociali e di Legge della Goethe Universität Frankfurt.
Nutro una profonda passione per la storia delle relazioni internazionali e le lingue straniere. Credo fermamente nei valori dell'Unione Europea e nel dialogo interculturale.

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