Nella Repubblica Democratica del Congo: “La speranza è vita”

Nella Repubblica Democratica del Congo: “La speranza è vita”

Risorse minerarie dal valore inestimabile, interessi delle multinazionali, guerre civili, il fenomeno dei bambini soldato, povertà e ora anche il Covid-19. Un mix letale per una instabilità perpetua. Della difficile realtà del paese ne parliamo con il giornalista Stanis Bujakera Tshiamala, corrispondente di Jeune Afrique da Kinshasa.


 

La Repubblica Democratica del Congo, nonostante le enormi ricchezze naturali, è uno degli stati più poveri del continente africano.
Dopo l’indipendenza nel 1960 e la crisi del Katanga con l’uccisione di Patrice Lumumba, il Congo (che dal 1971 al 1997 si è chiamato Zaire) ha visto in Mobutu[1] il padrone assoluto del paese. L’ex Capo di Stato maggiore ha governato dal 1965 al 1996 attraverso un regime autoritario a partito unico[2].
Dalla fine degli anni ’90 due guerre dimenticate, definite le “Guerre mondiali africane”, hanno portato alla morte di circa 6 milioni di persone[3] e un numero solo ipotizzabile di profughi.
I successivi conflitti nel Kivu e nell’Ituri hanno reso le regioni del nord-est del paese ingovernabili. Sono servite a poco le missioni di peacekeeping istituite dall’Onu. [4]
Le missioni non ottengono gli effetti sperati: ritardi, incomprensioni linguistiche tra i vari contingenti, continui cambi nei vertici sono le principali cause[5].

Dove si trova la Repubblica Democratica del Congo.

Non solo: nel 2009 Wikileaks pubblica un report contenente più di 200 denunce di violenza sessuale da parte dei militari Onu ai danni di donne e bambine[6].
Le regione orientali del paese non trovano pace. Sono le regioni più ricche di giacimenti minerari: oro ma soprattutto coltan.
Il coltan è una miscela di columbite e tantalite, con valore commerciale estremamente elevato dovuto al suo essere necessario nella produzione di materiali elettronici, in particolare batterie: dalla sua lavorazione si ricava una polvere metallica molto resistente al calore, il tantalio, capace di sopportare un’alta carica elettrica. Quando la richiesta di strumenti elettronici portatili è salita, il suo prezzo è aumentato esponenzialmente fino ad aggirare i $400 al chilo, rendendo il commercio illegale ancora più fruttifero.Ne parliamo con Stanis Bujakera Tshiamala, inviato dalla Rep.Democratica del Congo per la Jeune Afrique[7].

Stanis Bujakera Tshiamala giornalista, corrispondente da Kinshasa per Jeune Afrique.

Come sta affrontando la Rep del Congo l’emergenza del Covid-19?

Sospensione fino a ulteriore comunicazione, dal 20 marzo 2020, di tutti i voli sia da, che in transito verso i paesi a rischio. Solo gli aerei e le navi mercantili e altri mezzi di trasporto merci sono autorizzati ad entrare nel territorio nazionale e il loro personale è soggetto a controlli. Sospensione di tutte le attività di culto, attività sportive negli stadi e in altri luoghi per l’attività sportiva fino a nuovo avviso. Divieto, fino a nuovo avviso, dell’apertura di discoteche, bar, caffè, terrazze e ristoranti. Divieto di assembramenti anche in caso di lutto nelle case. I resti vengono portati direttamente dall’obitorio al luogo di sepoltura e con un numero limitato di accompagnatori. Il governo è responsabile per i costi di tutti i casi positivi a livello nazionale. Il governo, inoltre, ha reso gratuiti l’utilizzo di acqua ed elettricità per due mesi oltre a sostenere le PMI.

Dalle notizie che ci arrivano, il paese sta affrontando anche un problema legato ai nuovi contagi dell’ebola in particolare nella città di Goma.

Sì, certo, ma la ricomparsa era a Béni (città della provincia del nord Kivu) e non a Goma. Il numero cumulativo di casi è 3.462, di cui 3.317 confermati e 145 probabili. In totale, secondo le statistiche, ci sono stati 2.279 decessi (2.134 confermati e 145 probabili) e 1.170 tra persone guarite e sopravvissute. Dalla rinascita dell’epidemia della malattia da virus Ebola a Beni il 10 aprile 2020, sono stati registrati 7 casi confermati, di cui 4 morti.

Le elezioni presidenziali svoltesi nel dicembre 2018 hanno registrato l’affermazione del leader dell’opposizione F. Tshisekedi, che è subentrato al presidente uscente Kabila, al potere da 18 anni.  Com’è la situazione politica nella Rep. Dem. del Congo?


Per il momento, Félix Tshisekedi sta cercando di attuare alcune riforme strutturali. Ha lanciato una guerra contro la corruzione e l’appropriazione indebita di fondi pubblici. Il suo direttore di gabinetto e alleato politico Vital Kamerhe è stato arrestato dall’8 aprile e processato per presunta appropriazione indebita di fondi assegnati al cosiddetto programma presidenziale “dei 100 giorni”. Questo è un segnale forte, perché anche altri capi di società pubbliche che commettono lo stesso reato vengono perseguiti o arrestati. In termini di sicurezza, si stanno compiendo sforzi anche nella parte orientale del paese in cui la situazione rimane complessa, ma resta ancora molto da fare per quanto riguarda l’economia, lo stile di vita della popolazione, la lotta contro la povertà, e la criminalità, si stanno compiendo sforzi generali. E va anche detto che Tshisekedi è ancora contestato dagli avversari principalmente Martin Fayulu[8].

Le enormi ricchezze del sottosuolo rappresentano probabilmente più una maledizione che un vantaggio per il paese. E’ d’accordo con questa affermazione?

Queste sono dichiarazioni che coinvolgono solo i loro autori. Spetta ai congolesi prendersi cura di se stessi e delle autorità in particolare di fare tutto in modo che le persone possano beneficiare delle ricchezze del paese

Conflitto di Kivu. Nonostante il cessate-il-fuoco, arrivano notizie di nuovi scontri. Chi sono questi gruppi armati che ancora oggi diffondono terrore nella regione del Nord Kivu?

Abbiamo l’esistenza di numerosi gruppi armati che seminano terrore e desolazione in questa parte del paese[9]. Sono finanziati da multinazionali o da alcuni paesi vicini o gruppi locali per saccheggiare le risorse naturali. Ancora una volta, spetta alle autorità fare tutto il possibile per rendere la pace efficace e farla diventare una realtà in questo angolo del paese

Di fronte alle atrocità commesse, cosa stanno facendo Monusco, l’esercito congolese e il governo di Kinshasa?

La situazione nella parte orientale del paese è molto complessa. Il governo con il Monusco[10] è presente e agisce, ma forse non in tutte le aree controllate dai gruppi armati, e questo è il problema che devono affrontare i gruppi armati che stanno svolgendo operazioni asimmetriche e non convenzionali. Chiedo alle autorità qui di lavorare instancabilmente per ripristinare l’autorità statale in questa parte del paese.

Perché il paese non riesce ad uscire dalla terribile situazione attuale?

 Ci sono diverse implicazioni. Dobbiamo rivedere ciò che siamo come Stato. Possiamo definire la Rep.Dem. del Congo Stato quando riuscirà a stabilire la propria autorità su tutto il territorio, e quando ciò accadrà, la situazione sarà regolarizzata

Le decennali guerre hanno cancellato l’infanzia di migliaia di bambini nella Rep.Dem. del Congo, è uno dei paesi maggiormente colpito dal fenomeno dei “bambini soldato”, è una pratica ancora diffusa? Il Governo, le Ong recuperano in qualche modo questi bambini?

Sfortunatamente queste pratiche esistono ancora in diversi angoli del paese. Senza istruzione e supervisione, i bambini vengono facilmente coinvolti nell’inganno dei gruppi armati. Ci sono diverse ONG che operano in questa direzione e il governo che sta sensibilizzando questo tema, ma bisogna fare di più con programmi specifici

Ci può raccontare qualche storia? 

Nel 2017, ero in missione a Goma come parte del mio lavoro. E ho incontrato Jonathan, un giovane di 17 anni. È stato ripreso nell’ambito di un programma DDR[11] dopo essere stato per tre in un gruppo armato il cui nome non ricordava ancora perché aveva semplicemente bisogno di girare completamente la pagina. Disse che era stato reclutato da questo gruppo armato semplicemente perché i suoi genitori erano indigenti, non poteva soddisfare i bisogni della famiglia e non c’erano alternative nell’area di Rutshuru[12], quindi fu arruolato in questo gruppo armato. E dopo il suo reinserimento era alla ricerca dei suoi genitori e la sua famiglia.

Ha mai subito minacce o intimidazioni per il lavoro che svolge? 

Il lavoro di un giornalista è quello di raccontare i fatti e non di soddisfare qualcuno, e il nostro lavoro lo facciamo ogni giorno nonostante le intimidazioni.

Lei crede in un futuro di pace per il suo paese?

Ci credo fermamente. La speranza è vita.


Note

[1] Mobutu Sese Seko, nome completo Mobutu Sese Seko Kuku Ngbendu Wa Zabanga,

[2] Mouvement Populaire de la Revolution che cessò di esistere il 16 maggio 1997.

[3]https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(06)67923-3/fulltext

[4] La prima missione che prese il nome di MONUC (Mission de l’Organisation des Nations Unies en République démocratique du Congo), fu istituita nel 2000 dalla risoluzione 1279 con gli obiettivi di controllare il rispetto del cessate il fuoco in seguito agli accordi di Lusaka, mantenere i rapporti con tutte le parti firmatarie e lavorare per la diminuzione del numero di combattenti per i gruppi ribelli.
MONUC rimase operativa fino al 2010, quando venne sostituita dalla missione MONUSCO (Mission de l’Organisation des Nations unies pour la stabilisation en République démocratique du Congo), il 1 luglio, grazie alla risoluzione 1925 del 28 maggio. Monusco fu rinforzata dall’ Intervention Brigade. Il corpo aveva la mansione, negata al resto delle truppe, di neutralizzare i gruppi armati e di ridurne la minaccia nei territori orientali della DRC.

[5] https://lospiegone.com/2017/12/19/i-difetti-del-peacekeeping-onu-in-drc/

[6]https://numerico.altervista.org/ALBERCLAUS/wikileaks-onu-abusi-sessuali-in-congo/

[7] https://www.jeuneafrique.com/auteurs/s.bujakeratshiamala/

[8] È il leader del partito Engagement for Citizenship and Development.

[9] Solo nel del Nord Kivu si annoverano più di 50 formazioni di insorti che si contendono il controllo dei giacimenti del sottosuolo. Negli ultimi mesi, i due gruppi guerriglieri che hanno commesso incursioni e attacchi su larga scala contro i civili e le forze di Kinshasa sono formazioni di stampo islamista. In primis, ci sono gli Adf (Allied Democratic Forces), gruppo di matrice jihadista, nato in Uganda, legato ad Al Shabaab e quindi all’internazionalismo della rete di Al Qaeda. Ad aprile 2019 c’è stato invece il primo attacco rivendicato dallo Stato Islamico. https://www.osservatoriodiritti.it/2019/07/11/repubblica-democratica-del-congo-situazione-attuale/

[10] La missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo è una forza di peacekeeping operante nel paese africano istituita mediante risoluzione del Consiglio di sicurezza n. 1925 del 28 maggio 2010.

[11] Programma di disarmo, smobilitazione e reinserimento (DDR) della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Con le sue risoluzioni 2098 e 2147, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha sostenuto lo sviluppo di un programma completo di DDR e disarmo, smobilitazione, rimpatrio, reinserimento e reinsediamento (DDRR). Le Nazioni Unite hanno inoltre invitato il governo della RDC a mantenere il proprio impegno nei confronti della riforma avviata del settore della sicurezza (SSR) e che la missione di stabilizzazione dell’organizzazione delle Nazioni Unite nella RDC (MONUSCO) ha dovuto fornire sostegno e consulenza per l’attuazione del programma.

[12] Centro abitato nella provincia di Nord Kivu


Foto copertina:Bambini salutano due soldati dell’ONU in Congo – MONUSCO Photos


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Domenico Nocerino

Domenico Nocerino

Conseguita la laurea specialistica in Relazioni Internazionali e Studi Diplomatici presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” nel marzo 2013, con discussione della tesi conclusiva del percorso accademico in Geopolitica Economica, è vice coordinatore nazionale del MSOI (Movimento Studentesco per l'Organizzazione Internazionale) ed è responsabile della sezione Opinio della presente rivista, della quale è altresì cofondatore.

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