Il rischio idrogeologico in Italia raggiunge livelli elevati a causa delle caratteristiche geologiche e geomorfologiche del territorio, ma anche delle azioni non rispettose delle caratteristiche del suolo, come disboscamenti o abuso edilizio. Ciò rende il paese molto vulnerabile ai cambiamenti climatici. I fondi stanziati per contrastare il rischio idrogeologico sono sufficienti, ma la mancanza di coordinazione e di competenze impediscono di proseguire con i progetti.


 

Dissesto idrogeologico: il primato dell’Italia

I danni reali o potenziali causati dalle acque, siano esse superficiali o sotterranee, vengono generalmente indicati con i termini dissesto idrogeologico e rischio idrogeologico.[1] Va sottolineato che quest’ultimo è diverso dal mero rischio meteorologico, che deriva dal verificarsi di fenomeni atmosferici, e dal rischio idraulico, che deriva dall’innalzamento del livello di torrenti, fiumi e laghi causato da eventi meteorologici di particolare intensità. La sua componente distintiva infatti va riconosciuta nel verificarsi di fenomeni geologici, come frane e alluvioni, caratterizzate dal movimento di rocce sciolte (argille, sabbie) o coerenti (calcari, arenarie), provocate da eventi meteorologici intensi, che procurano danni a persone o cose.[2]

Secondo i dati dell’EEA (European Environmental Agency), nessuno stato in Europa eguaglia l’Italia per danni idrogeologici. Essa si attesta al primo posto con 51 miliardi di danni, seguita da Germania con 36 e Francia con 35.[3] Tale primato sventuratamente negativo può essere spiegato considerando, da un lato, la naturale conformazione e locazione del suolo italiano e dall’altra, fenomeni o comportamenti esterni.

Parlando di morfologia del territorio, il sottosuolo italiano è molto soggetto all’erosione essendo costituito in buona parte da argilla e sabbia.[4] La penisola è poi prevalentemente montuosa e collinare, caratterizzata, secondo l’ISPRA, da una superficie nazionale in frana di 59.981 km quadrati, ossia il 19,9% della totalità del territorio. Inoltre sono 7 mila i corsi d’acqua che scorrono in Italia, vale a dire più che in qualsiasi paese europeo in proporzione alla superficie.[5] Oltretutto i bacini idrografici che si fanno spazio nella complessa orografia italiana sono normalmente di piccole dimensioni; di conseguenza, il tempo che intercorre tra l’inizio delle precipitazioni ed il manifestarsi della piena nel corso d’acqua è molto breve e può portare a fenomeni violenti come rapide colate di fango.[6] 

Compresi gli aspetti geologici e geomorfologici che rendono il suolo italiano vulnerabile, è necessario considerare gli interventi di tipo antropico. Per esempio, il disboscamento intensivo porta a diminuire la capacità di ritenzione idrica e di stabilità del terreno. In più, a causa dell’abuso edilizio del passato sono oggi presenti costruzioni e cemento nel 16,7% delle aree a pericolosità idraulica media ed elevata, come accade in Liguria o nelle Marche, e nel 5, 2% delle zone a rischio elevato di frana, come nel caso di Umbria e Calabria.[7]

Nondimeno, anche il mancato intervento può incrementare il rischio idrogeologico, come la mancata pulizia dei greti e dei letti fluviali con il rischio di determinare l’innalzamento del livello di portata o lo spostamento, in caso di forti piogge, di grandi ammassi di detriti.

L’insieme dei fattori sopra menzionati, unito ad eventi meteorologici estremi, effetto del cambiamento climatico, conducono sfortunatamente all’aumento del rischio idrogeologico e di eventi tragici come la recente alluvione avvenuta tra il 15 ed il 16 settembre 2022.[8]

Cambiamento climatico moltiplicatore di rischio

Gli esperti di sicurezza nazionale hanno descritto il cambiamento climatico come un “moltiplicatore di minacce” poiché ha il potenziale di esacerbare altri fattori di insicurezza, come l’insicurezza idrogeologica.[9]

Come già detto, il territorio italiano è molto vulnerabile al cambiamento climatico; secondo il Climate Risk Index 2020, pubblicato dalla ONG tedesca Germanwatch, due anni fa l’Italia era al 22° posto per vulnerabilità climatica e addirittura al 6° per numero di morti registrati in eventi climatici estremi. [10]

In effetti alcuni report ufficiali prevedono temperature elevate che per alcuni mesi all’anno potrebbero portare l’Italia a fenomeni di siccità estrema. Allo stesso tempo si prevede una concentrazione di piogge intense in periodi molto brevi e quindi un aggravamento del dissesto idrogeologico. [11]

Mitigazione del rischio idrogeologico

Se il cambiamento climatico e gli eventi metereologici estremi non possono essere controllati, invece, almeno potenzialmente, il rischio idrogeologico può essere mitigato e gestito con azioni immediate, in loco. Un esempio di azione preventiva per la difesa idrogeologica da frane e alluvioni è rappresentato dal PAI (Piano per l’Assetto Idrogeologico), uno strumento giuridico che consolida e unifica la pianificazione di bacino facendo in modo che vengano rispettati determinati valori compatibili con gli usi del suolo in atto.[12]

Continuando sulla linea della prevenzione, è chiara la necessità di intervenire sulla messa in sicurezza delle zone a rischio idrogeologico già note in Italia; tuttavia, tali interventi progettuali sono complicati. Le motivazioni di queste difficoltà sono molteplici e non dipendono dalla mancanza di finanziamenti. Al contrario, i fondi dedicati dai governi agli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico sono ingenti e oggi tale disponibilità ammonta a 11,3 miliardi (di cui 7,3 miliardi stabiliti dal governo Renzi e 3,1 dal governo Conte). Va notato come dal 2015 sono stati spesi solo 2,9 miliardi poiché i lavori sono rallentati dall’incapacità di gestione e coordinamento tra Comuni, Regioni, Ministero, enti o privati che si spartiscono le competenze. I lavori dei progetti sono rallentati dalle procedure burocratiche, dalla lunga attesa di un parere ambientale e paesaggistico, ma anche dalla mancanza di competenze tecniche o dalle infiltrazioni della criminalità organizzata.[13]

Dato che fenomeni quali alluvioni e frane di grande portata si verificano sempre più di frequente e con gravi conseguenze, investire nella prevenzione continua ad essere una soluzione necessaria e urgente.


Note

[1] Governo Italiano, Dipartimento della protezione civile. Rischio meteo-idrogeologico e idraulico. Disponibile al link: https://rischi.protezionecivile.gov.it/it/pagina-base/rischio-meteo-idrogeologico-e-idraulico rischio idrogeologico in Italia
[2] INGV Ambiente, Il rischio idrogeologico: cosa ne sappiamo? (You Tube). 19 marzo 2020. Disponibile al link: https://www.youtube.com/watch?v=mtzHRIwiGAY
[3] Dusi E., I danni senza fine di frane e alluvioni in Italia: 51 miliardi in 40 anni. La Repubblica. 19 settembre 2022. Disponibile al link: https://www.repubblica.it/cronaca/2022/09/19/news/dissesto_idrogeologico_in_italia_costo-366259727/
[4] Affinito D., Frane e morti ad ogni alluvione: di chi è la colpa? La mappa di dove non abitare. Corriere della Sera di Gabanelli. 1 dicembre 2020. Disponibile al link: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/alluvioni-frane-226-morti-20-anni-ma-regioni-non-spendono-fondi-la-messa-sicurezza/cda6bc0a-33e0-11eb-be82-c9839d3e98fa-va.shtml
[5] Ibid.
[6] Regione Marche, Rischio idrogeologico ed idraulico. Disponibile al link: https://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Protezione-Civile/Previsione-e-Monitoraggio/Rischio-Idrogeologico
[7] Affinito D., Frane e morti ad ogni alluvione: di chi è la colpa? La mappa di dove non abitare. Corriere della Sera di Gabanelli. 1 dicembre 2020. Disponibile al link: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/alluvioni-frane-226-morti-20-anni-ma-regioni-non-spendono-fondi-la-messa-sicurezza/cda6bc0a-33e0-11eb-be82-c9839d3e98fa-va.shtml
[8] Alluvione nelle Marche: 11 morti, ancora senza esito la ricerca dei due dispersi. Ansa, 18 settembre 2022. Disponibile al link: https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2022/09/17/alluvione-nelle-marche-individuato-il-corpo-di-uno-dei-tre-dispersi_c18c1ee3-3778-4eab-b010-dcb7e67bf2b3.html
[9] C.E.Werrel, F.Femia. Climate Change as Threat Multiplier: Understanding the Broader Nature of the Risk. The Centre for Climate and Security, No.25, 12 febbraio 2015. Disponibile al link: https://climateandsecurity.org/wp-content/uploads/2012/04/climate-change-as-threat-multiplier_understanding-the-broader-nature-of-the-risk_briefer-252.pdf
[10] Chabert V., Giudizio Universale: “La Causa del Secolo”. Opinio Juris. 6 ottobre 2021. Disponibile al link: https://www.opiniojuris.it/giudizio-universale-la-causa-del-secolo/
[11] Ibid.
[12] Regione Piemonte. Protezione Civile, Difesa, Suolo e Opere Pubbliche. Cos’è il PAI? Disponibile al link: https://www.regione.piemonte.it/web/temi/protezione-civile-difesa-suolo-opere-pubbliche/difesa-suolo/strumenti-per-difesa-suolo/piano-per-lassetto-idrogeologico-pai
[13] Affinito D., Frane e morti ad ogni alluvione: di chi è la colpa? La mappa di dove non abitare. Corriere della Sera di Gabanelli. 1 dicembre 2020. Disponibile al link: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/alluvioni-frane-226-morti-20-anni-ma-regioni-non-spendono-fondi-la-messa-sicurezza/cda6bc0a-33e0-11eb-be82-c9839d3e98fa-va.shtml


Foto copertina: Rischio idrogeologico in Italia