“Storie di clima – Testimonianze dal mondo sugli impatti dei cambiamenti climatici” a cura di Roberto Barbiero e Valentina Musmeci, Ediciclo editore, raccoglie le testimonianze di uomini e donne che nel mondo portano avanti la difficile lotta ambientale o sociale sul loro territorio, a causa dei cambiamenti climatici.


Cos’hanno in comune Giulio, un estrattore di “manna[1]” di Pollina in provincia di Palermo e Rosario Gonzales, quarantaquattrenne agricoltore di Mixteca Poblana in Messico, con Apuun Jesca Ruth attivista ugandese che lavora per l’organizzazione Girls4Climate e il biologo marino Antonio “il giardiniere del mare”, che da tempo studia il ruolo della Posidonia oceanica, una pianta fondamentale per l’ecosistema marino del Mediterraneo?

Tutti combattono ogni giorno per portare avanti le loro attività lavorative contro gli effetti dei cambiamenti climatici che si manifestano sempre più rapidi e inalterabili.

Gli autori

Storie di clima è a cura di Valentina Musmeci, docente di inglese, artista e fotografa, ha viaggiato e fotografato per siti e riviste di viaggio. Si occupa di minoranze linguistiche e di diritti dei popoli nativi, collaborando da otto anni con il premio “Lengua Maire” di Ostana (Cn) sulle lingue madri del mondo, e Roberto Barbiero fisico, climatologo e divulgatore scientifico. Lavora presso la Provincia autonoma di Trento come coordinatore del Tavolo provinciale di coordinamento e di azione sui cambiamenti climatici, ed è referente tecnico dell’Osservatorio trentino sul clima. Promuove attività di divulgazione attraverso articoli, conferenze pubbliche, interventi didattici nelle scuole, corsi di formazione e seminari. Collabora con diverse associazioni impegnate sulle tematiche della climatologia e meteorologia.

Antropocene

Negli anni ottanta, il biologo Eugene Stoermer ha coniato, per la prima volta, il termine “antropocene” per indicare una nuova era geologica nella quale l’umanità è divenuta protagonista di cambiamenti così profondi nella vita della terra.
L’espressione fu poi ripresa nel 2000 dal premio Nobel Paul J. Crutzen. Il premio Nobel, in una sua pubblicazione[2], affermò che l’umanità è intervenuta in modo così invasivo nella trasformazione del pianeta che la ospita da comprometterne oggi la stessa sopravvivenza.

Secondo alcuni studi, l’uomo aveva già portato al limite la capacità della Terra di autoregolarsi in alcuni processi fondamentali.

Le cause dei cambiamenti climatici sono dovute al rapidissimo incremento delle emissioni di gas serra sin dall’inizio dell’era industriale. In particolare anidride carbonica, metano e biossido di azoto.

CO2

L’anidride carbonica è il più importante gas serra a lunga durata nell’atmosfera legato alle attività umane, contribuendo per circa due terzi al forzante radiativo.
Il livello annuo medio globale di anidride carbonica è stato di circa 410,5 parti per milione (ppm) nel 2019, rispetto a 407,9 parti per milione nel 2018, dopo aver superato il benchmark di 400 parti per milione nel 2015. L’aumento di CO2 dal 2018 al 2019 è stato maggiore di quello osservato dal 2017 al 2018 e anche superiore alla media dell’ultimo decennio.

Le emissioni da combustione di combustibili fossili e produzione di cemento, deforestazione e altri cambiamenti nell’uso del suolo hanno spinto la CO2 atmosferica del 2019 al 148% del livello preindustriale di 278 ppm, che rappresentava un equilibrio di flussi tra l’atmosfera, gli oceani e la biosfera terrestre. Nell’ultimo decennio circa il 44% della CO2 è rimasto nell’atmosfera, mentre il 23% è stato assorbito dall’oceano e il 29% dalla terraferma, con il 4% non attribuito.

Il Greenhouse Gas Bulletin si basa sui dati medi globali per il 2019.
Le singole stazioni hanno mostrato che la tendenza al rialzo continua nel 2020. Le concentrazioni medie mensili di CO2 presso la stazione di riferimento di Mauna Loa, Hawaii, erano 411,29 ppm a settembre 2020, rispetto a 408,54 ppm a settembre 2019. A Cape Grim in Tasmania (Australia), le rispettive cifre erano di 410,8 ppm a settembre 2020, in aumento rispetto a 408,58 ppm nel 2019[3].

Quali conseguenze?

Sconvolgimenti climatici, aumento delle temperature, fenomeni atmosferici sempre più violenti, stanno man mano modificando in maniera incontrovertibile il nostro pianeta.

Dal 2008, nel mondo circa 265 milioni di persone sono state costrette ad abbandonare la propria terra a causa di eventi atmosferici estremi[4]. La maggior parte di ciò che è associato al conflitto ha avuto luogo nell’Africa subsahariana e nel Medio Oriente, sebbene vi sia stato anche un nuovo significativo sfollamento nell’Asia meridionale, nell’Asia orientale e nel Pacifico. Gli sfollamenti associati ai disastri erano più diffusi nell’Asia orientale e nel Pacifico, nell’Asia meridionale e nelle Americhe.
Per descrivere la situazione di chi è costretto a scappare a causa dei cambiamenti climatici, è stata coniata una nuova definizione “rifugiati ambientali”, una nuova categoria di migranti (contestata[5]), giuridicamente complicata da classificare, ma che sarà sempre più numerosa nei prossimi anni.

Roberto Barbiero e Valentina Musmeci con “Storie di clima – Testimonanze dal mondo sugli impatti dei cambiamenti climatici”, pongono il lettore davanti la cruda realtà che i cambiamenti climatici sono già in atto e che, come raccontano i testimoni delle storie, non riguarda solo paesi lontani, ma anche la nostra Italia, da nord a sud, dalla Lombardia alla Sicilia.

Il libro è un grido d’allarme: Muoviamoci! Prima che sia davvero troppo tardi.


Note

[1] La manna è la linfa estratta con incisioni dal tronco del frassino, utilizzata nell’industria dolciaria.
[2] P.J. Crutzen, Benvenuti nell’Antropocene. L’uomo ha cambiato il clima, la Terra entra in una nuova era, Mondadori, Milano 2000.
[3] https://reliefweb.int/report/world/wmo-greenhouse-gas-bulletin-state-greenhouse-gases-atmosphere-based-global-1
[4] https://www.internal-displacement.org/global-report/grid2018/#:~:text=Media%20Pack-,Global%20Report%20on%20Internal%20Displacement%202018,national%20policy%20efforts%20and%20investments.
[5] https://www.opiniojuris.it/perche-e-scorretto-parlare-di-rifugiati-ambientali-climatici/


Foto copertina: Copertina libro