Il presidente turco Tayyip Erdoğan ha dichiarato di aver detto al suo omologo palestinese Mahmoud Abbas di aver condannato “l’intervento israeliano sui fedeli” nella moschea Al-Aqsa di Gerusalemme. Una mossa del “Sultano” per riaccreditarsi come difensore dei musulmani”


Lo scorso venerdì almeno 152 palestinesi sono rimasti feriti negli scontri con la polizia antisommossa israeliana all’interno del complesso della moschea Al-Aqsa di Gerusalemme, l’ultimo focolaio di una recente ondata di violenze che ha sollevato i timori di un ritorno a un conflitto più ampio[1].
La maggior parte delle ferite palestinesi sono state causate da proiettili di gomma, granate assordanti e percosse con i manganelli della polizia, ha affermato la Mezzaluna Rossa Palestinese, nel luogo più sensibile del conflitto israelo-palestinese secolare.
Su ciò che sta accadendo in Terra Santa, si è espresso il Presidente turco Erdoğan che ha condannato l’intervento della polizia. Le dichiarazioni arrivano tra gli sforzi di Turchia e Israele nelle ultime settimane per normalizzare i loro legami a lungo tesi, come parte di un’offensiva di fascino regionale lanciata da Ankara nel 2020.
“Durante il nostro incontro, ho espresso al Sig. Abbas che condanno fermamente gli interventi di Israele contro i fedeli nella Moschea di Al-Aqsa e che ci opporremo alle provocazioni e alle minacce contro lo status e la spiritualità della Moschea di Al-Aqsa”, ha detto Erdoğan su Twitter[2]. “La Turchia sta sempre con la Palestina”, ha aggiunto. 

Erdoğan in seguito ha affermato di aver discusso degli sviluppi ad Al-Aqsa con il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, aggiungendo che gli “interventi e le provocazioni” di Israele hanno avuto risultati “inaccettabili”. Hanno anche discusso possibili passi congiunti per la pace regionale, ha aggiunto Erdoğan. Le tensioni quest’anno sono state in parte accresciute dal mese sacro musulmano del Ramadan, in coincidenza con la celebrazione ebraica della Pasqua.

Turchia e Israele sono considerati dei rivali regionali e non di rado negli ultimi anni la tensione tra i due Pesi è cresciuta, basti pensare all’espulsione degli ambasciatori nel 2018. In relazione al conflitto israelo-palestinese, la Turchia, che sostiene una soluzione con due Stati, ha affermato che crede che un riavvicinamento con Israele aiuterà anche a trovare una soluzione al problema, ma che non abbandonerà gli impegni con i palestinesi per legami migliori con Israele. All’inizio di questo mese, Erdoğan aveva detto al suo omologo israeliano Isaac Herzog, che aveva incontrato anche ad Ankara il mese scorso, che Ankara si aspettava che le autorità israeliane fossero sensibili su Al-Aqsa durante il Ramadan e ha sottolineato l’importanza di consentire ai palestinesi di entrare in Israele. 
Il mese scorso, il ministro degli Esteri turco Mevlut Çavuşoğlu ha dichiarato che visiterà Israele e Palestina con il ministro dell’Energia Fatih Donmez a metà maggio e discuterà la riconferma degli ambasciatori con il suo omologo israeliano durante la visita.


Note

[1] https://www.opiniojuris.it/israele-e-palestina-perche-non-si-puo-ridurre-ad-un-conflitto-ne-ad-uno-scontro-tra-le-parti/
[2] https://twitter.com/RTErdogan/status/1515715505146978310


Foto copertina: Il presidente Recep Tayyip Erdoğan mostra una mappa della Palestina dal 1947 che mostra l’evoluzione della popolazione e del territorio sotto il dominio israeliano mentre parla al quartier generale delle Nazioni Unite a New York, 24 settembre 2019