A migrant stands behind a fence at a refugee camp in the village of Diavata, west of Thessaloniki, northern Greece, Thursday, April 4, 2019. About 300 migrants from various parts of Greece gathered outside the Diavata camp, in response to an anonymous posting on social media that urged migrants trapped in Greece to go to the border with North Macedonia and try to push their way through _ with a view to crossing a series of sealed Balkan borders and reaching Europe's prosperous heartland. (AP Photo/Giannis Papanikos)

Cosa accade ogni giorno alle frontiere esterne dell’Unione europea?
The game’, così è chiamata la traversata dei Balcani: la violenza sembra una pratica comune alle autorità di almeno 10 paesi diversi e le violazioni restano impunite.


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La rotta balcanica è un passaggio cruciale per le migliaia di persone che dalla Turchia arrivano in Grecia, dal presidiato confine terrestre o via mare. Dal 2015 in poi, il numero degli ingressi è calato drasticamente, complice l’accordo siglato dall’Unione europea con la Turchia nel 2016. La rotta però non è mai stata chiusa del tutto, anzi ha trovato nuovi percorsi, modificandosi di anno in anno. Di recente, i numeri son tornati a salire e tra Gennaio e Giugno 2020 gli “attraversamenti irregolari alle frontiere’’ si attestano sulle 9256 unità. Si tratta principalmente di migranti provenienti da Afghanistan, Siria, Iraq, Marocco e Palestina[1].
In origine, la rotta si snodava dalla Grecia attraverso la Macedonia del Nord e la Serbia, per poi proseguire verso la Croazia e la Slovenia. L’accordo dell’Unione europea con la Turchia del 2016 ha di fatto ridotto i flussi migratori lungo la vecchia rotta delegando il controllo delle frontiere esterne ad un paese terzo e, mentre l’Ungheria inaspriva la sua politica migratoria costruendo un muro al confine con la Serbia, il percorso è cambiato.
Allo stato attuale la maggior parte dei migranti continua a dirigersi in Serbia e da lì in Bosnia-Erzegovina, mentre altri optano per l’Albania prima ancora di arrivare in Bosnia. La Bosnia è diventata così un punto cruciale della rotta balcanica in quanto direttamente confinante con la Croazia[2].

Le rotte balcaniche. Fonte: borderviolence.eu

La politica migratoria securitaria messa in atto da alcuni Paesi della regione e l’assenza di un’azione europea congiunta rende la situazione particolarmente drammatica; spesso i Paesi coinvolti nella traversata tendono ad agire autonomamente e molte sono le testimonianze raccolte di violenze, abusi e respingimenti illegali.
In seguito al mutamento della politica migratoria turca, il numero degli arrivi in Grecia è nuovamente aumentato. Come riportato da Amnesty International, ‘’’la Grecia ha potenziato le sue forze di frontiera terrestre con l’invio di truppe che hanno fatto uso di gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, proiettili di gomma contro le persone […] la maggior parte dei nuovi arrivati via mare sono stati detenuti arbitrariamente in strutture portuali e in altre aree, impossibilitati a chiedere asilo e a rischio di rimpatrio in Turchia o in paesi di ‘’origine o transito’’[…] la Grecia ha annunciato che a causa della pandemia da Covid-19 i servizi d’asilo hanno smesso di ricevere richieste[3]’’.
Tristemente note le prigioni a cielo aperto in Serbia, al confine con l’Ungheria, chiuse soltanto nel maggio 2020. La rinnovata centralità della Bosnia trova poi conferma nei dati dell’UNHCR, secondo i quali gli ingressi registrati nel Paese sarebbero stati 24.067 nel 2018 e 29.196 nel 2019. Le vie legali sono precarie e, anche qui, la tendopoli nel villaggio di Vuckjak è stata chiusa soltanto in seguito ai rastrellamenti e alle deportazioni da parte delle forze dell’ordine bosniache[4].

Il Border Violence Monitoring Network (BVMN), cui collaborano ONG e associazioni operanti lungo la rotta balcanica, nasce per monitorare quanto accade alle frontiere esterne dell’Unione europea. In particolare, offre una dettagliata raccolta di testimonianze, foto e documenti medici. I dati successivi rientrano nel report mensile di Giugno 2020, il più recente[5].
In riferimento alle tecniche adottate dalla polizia croata, BVMN segnala due episodi relativi all’utilizzo di coltelli, pratica che in genere vede coinvolta una persona in particolare, allo scopo di provocare dolore fisico nella vittima, ma anche timore psicologico negli altri migranti nel frattempo immobilizzati. I coltelli sono parte di un insieme di strumenti utilizzati per creare un clima di paura e minacce, uno schema di respingimenti violenti e contrari al diritto internazionale. In un caso del 27 maggio, a Blata (Croazia), un intervistato parte di un gruppo di 15 migranti pakistani intercettato dalla polizia croata, prima di esser espulso in Bosnia, racconta: ‘’Due uomini erano sopra di me, uno di loro aveva un pugnale legato al ginocchio. […] Il primo con il ginocchio sul mio petto e sul collo e il pugnale in mano ha detto qualcosa in un’altra lingua, poi mi ha inciso l’indice della mano sinistra […] poi ha sorriso, ha tagliato il mio dito medio e ha proseguito con un taglio più largo sul palmo. […] Poi hanno continuato a colpire la mia faccia e il mio naso[6]’’. Questo tipo di atteggiamento volto a scoraggiare l’ingresso in Croazia, come confermato da Goran Matijevic nel 2019, capo della polizia di Korenica, comporta l’utilizzo di una lunga serie di pratiche. Per citare qualche caso a titolo esemplificativo: un uomo di 42 anni, intercettato dalla polizia croata a Vinkovci, preso a calci, spinto al pavimento, minacciato con armi da fuoco, privato di oggetti personali, respinto in Serbia in seguito ad una frattura alla gamba provocata da un agente[7]; un gruppo di 5 uomini pakistani, minacciato con armi da fuoco, picchiato per ore da circa cinque agenti mascherati che hanno poi spalmato del cibo sulle loro ferite aperte[8].

In riferimento alla Grecia, il report rivela un clima di ostilità generalizzata nei confronti delle ONG operanti sul territorio, oltre i cavilli legislativi, e riporta un caso di un raid della polizia a Salonicco contro un sito di distribuzione umanitaria. In questo clima, è concreta la preoccupazione del rischio di un mancato accesso ai servizi essenziali per i migranti in transito. In termini di violazione dei più basilari diritti umani, la situazione in Grecia non è delle più rosee: è il caso di un gruppo di 80-90 persone, minori compresi, vittime di pestaggi, calci, spinte, insulti e altri tipi di violenza, respinte brutalmente in Turchia. L’intervistato ha raccontato: ‘’Questo è ciò che ci viene fatto. Abbiamo o no il diritto d’asilo? Il diritto internazionale non dice forse che ogni essere umano ha il diritto di chiedere asilo? Che tipo di diritto è questo? L’Unione europea ha il diritto di picchiare e torturare? Come possono i commandos picchiarci così! Per poi gettarci nel fiume con le mani legate! Questa è la nostra situazione da rifugiati. Picchiano ogni parte del tuo corpo con un bastone. Ti portano in una stanza e poi picchiano tutti. Non hanno né pietà né compassione né verso le donne né verso gli uomini. Prendono i tuoi soldi, i telefoni e poi ti mettono in un fiume con le mani ammanettate[9]’’. In Grecia è a rischio la possibilità, per i gruppi in transito, sotto la continua minaccia di arresto o espulsione, di spostarsi alla ricerca di cibo, acqua o servizi essenziali.

Al fine di aggirare il confine tra Serbia ed Ungheria, alcuni migranti attraversano la Romania, anch’essa al centro di espulsioni illegali verso la Serbia nel mese di giugno. Un caso del 15 giugno vede coinvolte due famiglie, pestate, prese a calci, derubate di effetti personali[10]. Secondo il report in questione, le autorità rumene hanno aumentato il livello di violenza come deterrente agli ingressi nel paese, collaborando con le autorità serbe.

L’Italia non è esclusa da una serie di respingimenti a catena, facilitati da un accordo concluso con la Slovenia nel 2011. Un gruppo di 14 persone, giunto dopo un lungo viaggio dalla Bosnia a Draga Sant’Elia, è stato intercettato da tre ufficiali italiani. Dopo aver preso le impronte digitali, il gruppo è stato riportato al confine sloveno, detenuto dalla polizia slovena, successivamente detenuto anche dalla polizia croata, e infine spinto nuovamente in Bosnia. Le violazioni evidenziate nei casi in questione, conclude il report, hanno portato all’espulsione illegale di centinaia di persone dall’Italia[11].

Altre testimonianze evidenziano il coinvolgimento degli agenti di Frontex nelle espulsioni dall’Albania. In un caso del 1 giugno, un’espulsione dall’Albania alla Grecia, che vede coinvolti agenti di Frontex, ufficiali di polizia albanese e un numero indeterminato di altri agenti, l’intervistato racconta dei pestaggi subiti, dei calci, degli insulti, dell’utilizzo di armi da fuocoi[12].

Oltre i respingimenti illegali ai confini e le violenze inflitte, il Border Violence Monitoring Newtork riporta, nel solo mese di giugno, la morte di diversi migranti nei fiumi croati di Mreznice e Korona.
I corpi spesso scompaiono; da qui, l’impossibilità di calcolare il numero esatto in termini di perdite umane. Quanto pesa, dunque, una vita? Il tentativo di raggiungere l’Europa e di sfuggire alla polizia croata e non porta un numero imprecisato di persone ad attraversare ogni giorno le rotte più pericolose e a rischiare la vita. La situazione in Ungheria è altrettanto preoccupante, testimoniata non soltanto dalle immagini del filo spinato e dei muri eretti al confine, ma dal sistema ungherese d’asilo che di fatto, come evidenziato da una recente relazione dell’UNHCR, viola il diritto internazionale dei rifugiati e i diritti umani. Anche il sistema d’asilo serbo, secondo il report, è sempre più inaccessibile; molte persone, tra l’altro, non riescono a lasciare il paese. Per questo motivo, il governo serbo sta tentando di facilitare le deportazioni attraverso accordi specifici con l’Iraq, l’Afghanistan e il Pakistan.
Per concludere, nel solo mese di giugno, il BVMN ha raccolto 20 casi di respingimenti illegali, casi che coinvolgono 351 persone. Oltre le violenze, il rapporto evidenzia palesi violazioni, come la mancata creazione da parte della Croazia, che a questo scopo aveva ricevuto fondi europei, di un meccanismo indipendente di monitoraggio dei confini.
Cosa accade ogni giorno alle frontiere esterne dell’Unione europea?
’’The game’’, così viene chiamata la traversata dei Balcani: la violenza sembra una pratica comune alle autorità di almeno 10 paesi diversi e le violazioni restano impunite. Cosa resta, a questo punto, dei diritti dei richiedenti asilo?


Note

 

[1]Frontex, Migratory Map, www.frontex.europa.eu/along-eu-borders/migratory-map/

[2] CIR, La rotta balcanica. Il viaggio: tra diritti negati, violenze e abusi, www.cir-onlus.org/wp-content/uploads/2019/04/Rotta-Balcanica_approfondimento.pdf.

[3] Amnesty International, Intrappolati in un gioco politico. Richiedenti asilo e migranti al confine greco-turco pagano il prezzo del fallimento dell’Europa, 2020.

[4] RiVolri ai Balcani, La rotta balcanica. I migranti senza diritti nel cuore d’Europa, giugno 2020, www.meltingpot.org/IMG/pdf/la-rotta-balcanica-rivolti_ai_balcani.pdf.

[5] BVMN, Illegal push-backs and border violence reports, Balkan region, June 2020, www.borderviolence.eu/balkan-region-report-june-2020/.

[6] BVMN, ‘’Pinned down by five officers and  attacked with a knife’’, maggio 2020, www.borderviolence.eu/violence-reports/may-27-2020-0200-blata-hr/, [traduzione mia].

[7] BVMN, ‘’They stamped on his leg, causing it to break’’, luglio 2020, www.borderviolence.eu/violence-reports/july-14-2020-0000-near-vinkovci-croatia/.

[8] BVMN, ‘’They tortured us for three to four hours’’, maggio 2020, www.borderviolence.eu/violence-reports/may-27-2020-0500-near-road-42-in-karlovac-county/.

[9] BVMN, ‘’With our hands handcuffed, they threw us into the water of Evros river’’, giugno 2020, www.borderviolence.eu/violence-reports/june-21-2020-2100-ipsala-edirne-turkey/, [traduzione mia].

[10] BVMN, ‘’Taken from Serbia to Romania for pushback’’, giugno 2020, www.borderviolence.eu/violence-reports/june-15-2020-0000-near-kikinda-serbia/.

[11] https://www.borderviolence.eu/violence-reports/june-25-2020-0500-draga-santelia-italy/

[12] BVMN, ‘’[Frontex in Albania] They have no mercy’’, giugno 2020, www.borderviolence.eu/violence-reports/june-1-2020-0700-trestenik-albania/.


Foto copertina:Il campo dei migranti a Diavata. (AP Photo / Giannis Papanikos)


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