Era il 17 dicembre 2010 quando il giovane ambulante Mouhamed Bouazizi si diede fuoco davanti al Palazzo del Governatorato di Sidi Bouzid in segno di protesta contro le autorità che volevano revocargli la licenza. Questo gesto così estremo innescò la Rivoluzione dei Gelsomini in Tunisia contro il regime di Ben Alì e segnò l’inizio delle Primavere Arabe che tra il 2010 e il 2011 cambiarono gli assetti politici del Nordafrica. Dieci anni dopo il dibattito sulle rivoluzioni arabe è ancora aperto e la Tunisia, culla del processo di democratizzazione, ha di fronte a sé un lungo percorso per la stabilità politica.


 

Da Ben Alì alla Costituzione: anni di transizione

La Rivoluzione dei Gelsomini, che portò alla caduta di Ben Alì nel 2011, aveva delle motivazioni ben chiare: i tunisini erano stanchi, provati dalla dura situazione economica, dalla corruzione del regime e dalla povertà.
Gli eventi delle prime due settimane del 2011 costrinsero Ben Alì a lasciare il paese il 14 gennaio per rifugiarsi in Arabia Saudita, l’allora Primo Ministro Ghannouchi assunse la guida del Paese con un direttorio composto da sei persone ed in meno di ventiquattro ore il Consiglio Costituzionale Tunisino affidò il ruolo di Presidente all’esperto Fouad Mezabaa.
In seguito Ghannouchi si dimise da Primo Ministro dopo numerose accuse di coinvolgimento negli scandali dell’ex Presidente Ben Alì.
La presidenza Mezabaa aprì una stagione di transizione durante la quale la Tunisia sarebbe divenuta una democrazia multipartitica[1]: il partito di Ben Alì scomparve e i dieci partiti tunisini trovarono un accordo per mantenere il quadro istituzionale, inoltre alla fine della presidenza di Mezabaa, si sarebbero svolte le prime elezioni post-Ben Alì.
Il 23 ottobre 2011, alle urne, il popolo tunisino votò l’Assemblea Costituente: vinse il partito moderato islamico Ennahda e fu eletto Moncef Marzouki, studioso di Gandhi e di Mandela, come Presidente della Tunisia e fu scelto come Primo Ministro Jebali.
Durante la Presidenza di Marzouki, la Tunisia ha firmato l’accordo politico sul partenariato privilegiato con l’UE e il piano d’azione in vista della conclusione di un Accordo di Libero Scambio Completo e Approfondito (ALECA)[2]. L’Unione Europea incrementò i finanziamenti nell’ambito dell’Enpi per il biennio 2011-2013 infatti per la Tunisia furono inizialmente fissati 240 milioni di euro per divenire poi 400 milioni[3] e durante la visita del Commissario Europeo Stefan Fule nel 2012 furono firmati due accordi finanziari per un totale di 27 milioni di euro in materia di società civile e per stimolare la competitività nel settore dei servizi.
Negli anni della transizione sono migliorati anche i rapporti con gli Stati Uniti che hanno incoraggiato la democratizzazione anche con aiuti economici.
Mentre buona parte del Nordafrica non è riuscita ad ottenere miglioramenti dalle Primavere Arabe, la Tunisia riuscì a mantenere, dopo un primo anno più difficile, un assetto stabile e questo favorì le relazioni internazionali ed il mantenimento di una buona condizione economica dovuta soprattutto al settore turistico.
Il più importante passo in avanti compiuto per la Tunisia post-Primavere Arabe durante la Presidenza Marzouki fu l’entrata in vigore di una nuova Costituzione in sostituzione di quella del 1959: tra la fine del 2013 e l’inizio del 2014 ci furono due sedute plenarie per discutere la nuova costituzione tunisina ed il 26 gennaio 2014 fu approvato il testo dall’Assemblea Costituente[4] che sanciva l’uguaglianza tra l’uomo e la donna e la libertà di coscienza.
Nel marzo 2014, Marzouki revocò lo stato di emergenza, ancora in vigore dalla Rivoluzione dei Gelsomini, inaugurando una nuova era per lo Stato Nordafricano e nello stesso periodo il Governo tunisino sottoscrisse un “Programma di Partnership Individuale e di Cooperazione” con la NATO.
Nonostante l’assetto istituzionale tunisino si fosse rafforzato, l’economia non dava segni di miglioramento e le ultime azioni della Presidenza Marzouki sono state volte ad arginare un’eventuale crisi economica per la rinata Tunisia.

Dalla vittoria del Nida Tounes alla morte di Essebsi

Nell’estate 2013 la fiducia dei tunisini nei confronti dell’Ennahda cominciò a diminuire dopo l’omicidio del leader del Movimento Popolare Brahmi[5] e, chiamati alle urne per eleggere l’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo, i tunisini optarono per il partito di centrosinistra Nida Tounes che registrò il 37,56% dei consensi mentre Ennahda rimase fermo al 27,79%. Il nuovo Primo Ministro fu Mehdi Jooma, che sostituì il dimissionario Ali Laraayad, mentre come Presidente della Repubblica venne eletto l’ottantottenne Essebsi, un personaggio storico tunisino vicino ad Habib Bourghiba nonché fondatore del Nida Tounes.
Jomaa avrebbe dovuto formare un Governo provvisorio per portare la Tunisia verso le nuove elezioni a seguito delle dimissioni di Ali Larayad ma non riuscì a portare a termine il compito e si dimise lasciando l’incarico di Primo Ministro all’ex ministro degli Interni Essid ad inizio 2015.
Il 2015 si è rivelato un anno particolarmente difficile per la Tunisia: la crisi economica si era aggravata sempre di più con l’aumento del debito pubblico e del tasso d’inflazione e nel contempo il settore del turismo aveva registrato un crollo a seguito degli attentati al Museo Nazionale del Bardo e a Susa   avvenuti rispettivamente il 18 marzo e il 26 giugno[6].
Oltre a danneggiare uno dei settori più importanti per l’economia del Paese, i due attentati misero la Tunisia di fronte al pericolo islamista. Dopo il primo attentato fu organizzata una marcia contro l’estremismo islamista e dopo il secondo il Governo inasprì le proprie misure contro le moschee non autorizzate, imponendo agli imam l’autorizzazione per l’esercizio delle funzioni religiose, inoltre furono aumentate le misure di sicurezza dove erano presenti più stranieri.
Nel luglio 2016, l’Assemblea dei Rappresentanti del Popolo sfiduciò Essid e venne scelto come Premier il docente universitario Al-Shaded.
Nei quattro anni di Governo di Al-Shaded la crisi economica si è aggravata, l’aumento del già alto tasso di disoccupazione, delle disparità sociali, dell’altissimo tasso d’inflazione e dei precari equilibri politici portarono a scontri nelle piazze principali del Paese: ne sono un esempio le manifestazioni a Taoutine nel 2017 e nelle periferie di Tunisi nel 2018[7] dove i giovani protestarono principalmente per l’assenza di un posto di lavoro. L’aggravarsi della crisi inoltre ebbe grandi ripercussioni sull’immigrazione tunisina verso l’Europa ed i Paesi del Golfo.
Il Governo, indebolito dalla crescente sfiducia popolare, cercò di risollevare l’economia tunisina con la Legge finanziaria del 2018[8] che aveva il compito di contenere il deficit e fermare la crescita del preoccupante debito pubblico, nel frattempo la Banca Centrale di Tunisia si è orientata verso una politica economica con una maggiore flessibilità del tasso di cambio per allineare il dinaro al suo valore reale e mantenere le riserve ad un livello adeguato. Già nel marzo 2016 la Tunisia ottenne un sostanzioso aiuto da parte del FMI che concesse un programma quadriennale da 2,9 miliardi di dollari[9].
Il 2019 è stato un anno particolarmente difficile per la Tunisia: il tasso di disoccupazione si è attestato al 15%, l’economia ha faticato a decollare e l’inflazione ha avuto effetti negativi sui prezzi dei beni di consumo principali ed i tentativi di riforma, nonostante le migliori intenzioni, non hanno sortito effetti nel breve periodo mentre il settore finanziario è rimasto troppo debole.
A pochi mesi dalle elezioni parlamentari, il presidente Essebsi mostrò più volte segni di malessere, il 25 luglio 2019 morì lasciando la Presidenza ad Ennaceur per un breve periodo.
Il 6 ottobre 2019 i risultati delle elezioni ebbero del clamoroso: il Nidaa Tounes, il partito che cinque anni prima aveva registrato il 37% dei consensi, crollò all’1,51% dopo la scissione e l’Ennahda tornò, dopo otto anni, il primo partito del Paese anche se con il 19% seguito dalla nuova formazione Qalb Tounes[10]
Le elezioni presidenziali del 15 settembre e 13 ottobre videro vincitore Kais Saied contro l’imprenditore Nabil Karoui mentre la guida del Governo tunisino spettò a Elyes Fakhfakh.
Il 2020 è cominciato con l’aggravarsi della situazione migratoria dalla Tunisia verso l’Europa, con una contrazione del 4,3% del PIL, con dispute politiche tra i principali partiti dell’Assemblea e infine con la diffusione del COVID19 in Tunisia.
Sebbene durante la prima ondata il COVID19 non avesse seriamente colpito la popolazione la pandemia ha avuto un impatto importante sul turismo portando ad un crollo dei ricavi del settore turistico del 60% con previsioni di peggioramento nei prossimi mesi. Inoltre l’instabilità politica ha portato il Primo Ministro Fakhfakh alle dimissioni dopo soli 5 mesi di Governo aprendo lo scorso luglio una crisi politica per la Tunisia.
Il nuovo Primo Ministro tunisino è, dallo scorso settembre, Hichem Mechichi, a capo di un Governo fatto di personalità “indipendenti” ed esperti che per certi versi rispecchia il concetto di Governo Tecnico.

Quali saranno le sfide della Tunisia di Mechichi?

La situazione è decisamente peggiorata a seguito della pandemia, basti pensare che nel terzo trimestre del 2020 la recessione è al 12%, il tasso di disoccupazione si aggira intorno al 18%, inoltre la crisi dell’UE, primo partner della Tunisia, ha avuto dei riflessi sul Paese Nordafricano, e nel frattempo c’è ancora la minaccia del jihadismo che riesce a dare lavoro a tutti quei ragazzi dimenticati dallo Stato[11].
Saranno necessarie riforme strutturali volte alla riduzione della disoccupazione e delle tensioni sociali, bisognerà reinventare il sistema welfare tunisino e allargare l’accesso al credito per aiutare la crescita, ridurre i disequilibri macroeconomici e liberare risorse per finanziare investimenti strategici nel settore delle infrastrutture, educazione e sanità ed infine evitare una crescita del tasso di analfabetismo, che nel 2018 si attestava intorno al 19%[12].
Dopo un decennio di crescita, con quest’anno inizia una nuova fase cruciale per la Tunisia: quella in cui dovrà consolidarsi come stato di diritto a tutti gli effetti cogliendo quanto più di positivo è riuscita a costruire dal 2011 ad oggi.


Note

[1] I partiti tunisini sono al momento 12, anche se gli estremisti di Hizb uth-Tahrir sono incandidabili. Per una lettura critica sul multipartitismo tunisino: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/tunisia-troppi-partiti-la-rivoluzione-1056
[2] ALECA è l’acronimo del francese “Accord de Libre Échange Complet et Approfondi” il cui obiettivo è ampliare e consolidare cooperazione economica euro-tunisina tramite un partenariato privilegiato: il progetto mira all’integrazione tunisina nel mercato europeo. Per saperne di più: http://www.aleca.tn/en/decouvrir-l-aleca/presentation-de-laleca/
[3] Per approfondire il tema dell’aiuto europeo in Tunisia post-2011 è consigliato: http://www.italietunisie.eu/images/Pubblicazione_progetti_ITA_sito_web.pdf
[4] E’ possibile leggere il testo della Nuova Costituzione Tunisina tradotto a questo link: https://issafrica.org/ctafrica/uploads/TunisiaConstitution2014Eng.pdf
[5] Secondo alcuni sostenitori del Movimento Popolare, l’omicidio di Brahmi fu chiesto dal partito Ennahda. Ad oggi la questione è irrisolta e le indagini continuano. Nel 2018 fu aperto un procedimento contro l’Ennahda: http://www.agcnews.eu/tunisia-procedimento-contro-ennhada-per-gli-omicidi-brahmi-e-belaid/
[6] I due attentati, a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, sono costati la vita al Bardo a 22 persone e a Susa a 38 (esclusi gli attentatori).
[7] Per approfondimento: https://formiche.net/2018/01/tunisia-proteste-sul-caro-vita/
[8] Per una più dettagliata conoscenza della Legge Finanziaria del 2018 in Tunisia: https://globalriskinsights.com/2018/02/tunisia-finance-law-unrest/#:~:text=The%20Finance%20Law%20of%202018,votes%20against%20and%2012%20abstentions.&text=The%20new%20law%20aims%20to,burden%20among%20consumers%20and%20companies.
[9] Per seguire le recenti vicende economica nell’era COVID della Tunisia è consigliabile consultare questa pagina della Banca Mondiale: https://www.worldbank.org/en/country/tunisia
[10] Il Qalb Tounes è un partito centrista guidato dall’imprenditore Nabil Karoui, proprietario del canale televisivo Nessma.
[11] Sebbene il Governo Mechichi sia composto per la maggior parte da tecnici, molti analisti non credono nella stabilità di questo nuovo Governo. Per saperne di più: https://www.limesonline.com/tunisia-nuovo-governo-mechichi-kais-saied-ennahda-migranti-terrorismo/119899?fbclid=IwAR3jfAFw3wJSyZMOd_oqkVMmZ7u7z_hGFiDyAaNqY66EnyccrdFCkzSJ_14&prv=true
[12] Per un approfondimento sulle sfide del nuovo governo tunisino: https://www.startmag.it/mondo/tunisia-nuovo-governo-cosa-cambia/


Foto copertina: Immagine web. Courrier International