Ungheria e diritti umani: gli effetti della pandemia sulla democrazia

Ungheria e diritti umani: gli effetti della pandemia sulla democrazia

Mentre si allentano le misure adottate dai vari Paesi per combattere il Covid-19, la tutela dei diritti umani in Ungheria appare sempre più debole.


 

Un rapporto dell’Ong statunitense Freedom House diffuso lo scorso maggio descrive l’Ungheria come un Paese che, dopo dieci anni di governo di Viktor Orbán, non può più essere considerato una democrazia[1]:nel documento si afferma infatti che a causa del regime autoritario competitivo[2] che nell’ultimo decennio ha sostituito la democrazia liberale sia più esatto definire l’Ungheria come una via di mezzo tra democrazia e autocrazia.
Una valutazione senza precedenti per un Paese dell’Unione europea, la quale non è stata in grado, fino ad ora, di rispondere efficacemente  alla minaccia illiberale costituita dal regime di Orbán; si rende dunque necessario sviluppare una politica di lungo periodo che definisca le future relazioni tra l’Unione e il governo ungherese, anche alla luce delle preoccupanti svolte che negli ultimi mesi hanno interessato il Paese.

L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 ha avuto importanti conseguenze non solo sulla quotidianità delle persone ma anche sui loro diritti democratici e l’Ungheria, in particolare, ha visto Orbán sfruttare la situazione per rafforzare ulteriormente la propria posizione: lo scorso 30 marzo il premier ungherese si è attribuito pieni poteri[3], motivando la svolta come azione necessaria a fronteggiare meglio l’epidemia in atto. Sebbene siano stati molti i Paesi europei che hanno adottato misure straordinarie per arginare i rischi del contagio sacrificando le libertà dei cittadini, è però vero che tali restrizioni sono da considerarsi temporanee e destinate a venire meno qualora la crisi sanitaria sia del tutto rientrata.
L’attribuzione di pieni poteri a Orbán, invece, non prevedeva originariamente alcun limite temporale: il premier ungherese avrebbe dunque potuto governare per decreti e addirittura abrogare leggi del parlamento fino a quando lo avrebbe ritenuto opportuno e l’opposizione non ha esitato a parlare di colpo di stato, invocando l’azione dell’Europa [4].

Nonostante il 16 giugno il parlamento ungherese abbia poi approvato un disegno di legge[5] che stabilisce la fine dello stato d’emergenza, varie organizzazioni umanitarie evidenziano che non si tratta di un reale passo indietro di Orbán, in quanto permane per il governo la possibilità di assumere nuovamente i pieni poteri, sempre a tempo illimitato, in caso di una nuova emergenza[6].
Orbán ha replicato alle accuse di autoritarismo dichiarando tali poteri gli hanno permesso di rispondere efficacemente alla crisi sanitaria. L’Ungheria è uno dei paesi dell’Unione Europea meno colpiti dal virus con poco più di 4.000 casi di contagio e 565 morti[7].

Il “leader illiberale” non è in realtà estraneo alle distorsioni delle normative europee, avendo avuto in passato numerosi attriti con Bruxelles su temi come la libertà di stampa, il rispetto delle minoranze, le leggi sociali, l’ indipendenza della magistratura, lo storno di fondi comunitari [8]; l’Unione ha ora intrapreso una procedura contro l’Ungheria sulla base di un rapporto secondo cui nel Paese gli strumenti democratici non funzionano più; la procedura potrebbe portare a sanzioni come la sospensione del versamento di aiuti da parte degli organi europei, nonostante Orbán sappia di poter contare sul sostegno della Polonia per impedire il raggiungimento dell’unanimità necessaria alla comminazione delle sanzioni [9].

Intanto, dopo circa un mese dall’adozione della legge che conferisce pieni poteri a Orbán, Budapest ha respinto la ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne[10]: il parlamento ungherese ha infatti bocciato la Convenzione in quanto promuoverebbe, secondo l’esecutivo, l’ideologia di genere e della migrazione illegale. Il deputato Lorinc Nacsa, dei democratici cristiani e alleato di minoranza della coalizione con il partito sovranista Fidesz di Orbán, ha dichiarato davanti all’Assemblea che “l’approccio ideologico della Convenzione è contrario alla legge ungherese e alle credenze del governo”.
Tra i punti contestati dalla maggioranza di Orbán vi è quello relativo alla definizione di violenza di genere, che secondo il trattato include ogni forma di abuso e discriminazione basata sul sesso che colpisce non solo le donne ma anche le persone che non si identificano in un preciso genere. Per il parlamento ungherese tale approccio sarebbe inaccettabile in quanto promuoverebbe la teoria del gender.
La maggioranza sostiene inoltre che l’Ungheria non ha bisogno di ratificare il trattato perché avrebbe già delle leggi ad hoc per la tutela delle donne [11].
Il vincolo della Convenzione, che impone alle nazioni di garantire protezione e accoglienza a chi ha subito violenza, favorirebbe inoltre l’immigrazione clandestina in contrasto con le leggi attualmente in vigore nel Paese; il governo respinge infatti la Convenzione con particolare riferimento alla parte in cui obbliga a dare asilo ai rifugiati perseguitati per il loro orientamento sessuale o per ragioni di genere.
La Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, promossa dal Consiglio d’Europa, costituisce il trattato internazionale di più ampia portata volta a fronteggiare questa specifica violazione dei diritti umani. L’obiettivo perseguito è quello di tolleranza zero verso tale forma di violenza e una migliore sensibilizzazione verso il problema, così da rendere più sicura la vita delle donne sia all’interno che all’esterno dei confini europei.
L’Ungheria aveva firmato la Convenzione nel 2014, ma ora Orbán fa dietrofront; le opposizioni hanno evidenziato che durante il periodo di quarantena le violenze domestiche sono aumentate, ma ciò non è servito a far cambiare idea al governo.
A schierarsi contro questa decisione, come già accaduto per la legge che permette a Orbán di governare con pieni poteri, è stata tra gli altri Amnesty International: David Vig, direttore di Amnesty International Ungheria, ha dichiarato che “si tratta di una decisione estremamente pericolosa, considerato che dall’inizio del contenimento a causa della pandemia da Covid-19 i casi di violenza domestica sono raddoppiati. Non solo ora le ragazze e le donne corrono maggiori pericoli, ma i violenti sanno che le loro azioni non saranno perseguite”. Vig ha infine chiesto di “rivedere questa decisione e ratificare urgentemente la Convenzione di Istanbul[12].
Il Parlamento e il governo ungheresi figurano tra quelli in cui le donne sono meno rappresentate nell’Ue: secondo l’Indice sull’uguaglianza di genere del 2019, l’Ungheria risulta al ventisettesimo posto fra i Paesi dell’Ue, circa 15 punti al di sotto della media europea. Sebbene la nazione abbia mostrato dei significativi miglioramenti, rispetto alle precedenti rilevazioni, in tema di parità di genere nel mondo del lavoro (passando dal 39% al 45% di donne impiegate a tempo pieno), negli altri settori persiste il divario: solo l’8% delle donne, ad esempio, lavora in ambiti tradizionalmente considerati “maschili” come  ingegneria, matematica e tecnologia [13].
Il maggior divario si riscontra però in politica, facendo guadagnare all’Ungheria l’ultimo posto tra i Paesi europei in questo specifico ambito.
Tali disparità possono

 

 

 

contribuire ad alimentare ulteriormente, nel tempo, forme di violenza di genere.

Pochi giorni dopo il rifiuto della convenzione di Istabul, l’Ungheria ha fatto nuovamente parlare di sé per aver vietato il riconoscimento giuridico dell’identità di genere delle persone transgender: il 19 maggio, infatti, l’organo istituzionale ha approvato un emendamento legislativo che definisce il genere quale “sesso biologico basato sulla nascita e sul genoma”.Ciò implica che in futuro i transgender non potranno aggiornare i propri documenti di identità modificando il nome e il genere di appartenenza.

Tamas Dombos, membro del Consiglio di amministrazione dell’Alleanza ungherese Lgbt, ha annunciato in proposito il ricorso ad “ogni via legale per contestare questa legge nei tribunali ungheresi e internazionali[14].
Ancora una volta anche Amnesty International ha fatto sentire la propria voce: “Questo voto spinge l’Ungheria indietro verso tempi bui e sopprime i diritti delle persone transgender e intersessuate, che dovranno subire non solo ulteriori discriminazione ma anche le conseguenze di un clima ancora più intollerante e ostile verso la comunità Lgbti. Chiediamo al Commissario per i diritti fondamentali dell’Ungheria di sollecitare urgentemente una revisione da parte della Corte costituzionale che porti all’annullamento di questa terribile nuova norma. Ogni persona ha diritto al riconoscimento giuridico dell’identità di genere e deve poter cambiare il suo nome e i riferimenti al genere su tutti i documenti ufficiali[15].

Le discutibili decisioni adottate in questi mesi dall’Ungheria hanno coinvolto anche il settore dell’immigrazione, con una temporanea chiusura del confine serbo-ungherese all’altezza di Roszke, noto per i campi di migranti formatisi spontaneamente per i blocchi dovuti alla pandemia[16].
L’Ungheria ne aveva annunciato la chiusura poco dopo che la Corte di giustizia europea stabilisse che i richiedenti asilo lì trattenuti illegalmente o comunque senza motivo andavano subito liberati. La zona era stata definita “inumana” dalle organizzazioni civili per la difesa dei diritti umani: i richiedenti erano trattenuti dietro il filo spinato, controllati a vista dagli agenti armati e le loro richieste di asilo venivano generalmente respinte; a riportarlo è il Comitato Helsinki, ong di diritti civili che rappresenta i richiedenti asilo in tribunale e che aveva precedentemente chiesto il giudizio della Corte europea sulla detenzione dei profughi in containers, pratica in vigore in Ungheria da oltre un anno.

La reazione iniziale del governo ungherese alla sentenza era stata di diniego, ma l’annuncio circa la chiusura del varco, poi rientrata, ha costituito una svolta inattesa che, secondo molti osservatori internazionali, potrebbe aver trovato motivazione nei timori dell’Ungheria di perdere i fondi europei.

Mentre il contagio da Coronavirus sembra ridursi e le misure precauzionali adottate dai vari Paesi europei si stanno gradualmente allentando, la tutela dei diritti umani in Ungheria appare invece sempre più debole, con gravi conseguenze su donne e minoranze.
La risoluzione approvata dal Parlamento Europeo lo scorso 17 aprile descrive le recenti azioni del governo ungherese come incompatibili con i valori europei: “Vogliamo uscire da questa crisi attraverso la democrazia, vogliamo avere successo continuando a vivere secondo le nostre regole e i nostri trattati”, ha dichiarato il presidente del Parlamento David Sassoli. “”Non dobbiamo stravolgere le leggi e i valori che regolano la nostra coesistenza[17].


Note

[1]cfr. Politico.com Hungary no longer a democracy, Freedom House says, 6 maggio 2020, https://www.politico.com/news/2020/05/06/hungary-no-longer-a-democracy-report-239807}

[2] cfr. Eastjournal.net Autoritarismo competitivo, cos’è? L’Europa orientale e la crisi democratica, 2 ottobre 2019, https://www.eastjournal.net/archives/99395

[3]cfr. bloomberg.com Orban Takes Sole Command of Hungary With Emergency Law, 30 marzo 2020, https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-03-30/orban-takes-sole-command-of-hungary-with-pandemic-emergency-law

[4] cfr. internazionale.it In Ungheria Viktor Orbán usa l’epidemia per avere pieni poteri”, 31 marzo 2020, https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2020/03/31/ungheria-orban-coronavirus-pieni-poteri

[5]cfr.. wsj.com, Hungarian Parliament Ends Controversial State of Emergency, 16 giugno 2020, https://www.wsj.com/articles/hungarian-parliament-ends-controversial-state-of-emergency-11592331389

[6] cfr. ilpost.it, Il parlamento ungherese ha revocato lo stato di emergenza che dava pieni poteri ad Orbàn, 17 giugno 2020, https://www.ilpost.it/2020/06/17/fine-stato-di-emergenza-coronavirus-pieni-poteri-orban/

[7] cfr.. statistichecoronavirus.it, Statistiche coronavirus Ungheria, https://statistichecoronavirus.it/statistiche-coronavirus-ungheria/

[8]cfr. internazionale.it, L’ambiguità europea di fronte a Viktor Orbán, 20 febbraio 2020, https://www.internazionale.it/notizie/ferenc-laczo/2020/02/20/europa-ungheria-orban

[9] cfr. internazionale.it In Ungheria Viktor Orbán usa l’epidemia per avere pieni poteri”, 31 marzo 2020, https://www.internazionale.it/opinione/pierre-haski/2020/03/31/ungheria-orban-coronavirus-pieni-poteri

[10] cfr. ungherianews.com, Donne in Ungheria? No, grazie!, 8 maggio 2020, https://ungherianews.com/2020/05/08/donne-in-ungheria-no-grazie/

[11] cfr. dinamopress.it Le femministe ungheresi: “Orbán ha usato il virus per attaccare le donne”, 30 maggio 2020, https://www.dinamopress.it/news/ungheria-orban-usato-coronavirus-attaccare-le-donne/

[12]cfr. ungherianews.com, Donne in Ungheria? No, grazie!, 8 maggio 2020, https://ungherianews.com/2020/05/08/donne-in-ungheria-no-grazie/

[13] cfr. ungherianews.com, Donne in Ungheria? No, grazie!, 8 maggio 2020, https://ungherianews.com/2020/05/08/donne-in-ungheria-no-grazie/

[14] cfr. repubblica.it, L’Ungheria contro i transgender: no al cambio di sesso sui documenti, 19 maggio 2020,https://www.repubblica.it/esteri/2020/05/19/news/l_ungheria_contro_i_transgender_no_al_cambio_sesso_sui_documenti-257099683/

[15] cfr. Amnesty.it, Ungheria, per le persone transgender private del diritto al riconoscimento giuridico del genere  19 maggio 2020,https://www.amnesty.it/persone-transgender-ungheria-tempi-bui/

[16] cfr. lapresse.it, Migranti, Ungheria chiude campi rifugiati in zone di transito,  21maggio 2020,https://www.lapresse.it/esteri/migranti_ungheria_chiude_campi_rifugiati_in_zone_di_transito-2657497/news/2020-05-21/

[17] cfr. osservatoriodiritti.it, Coronavirus: l’Ungheria viola la democrazia con la scusa del Covid-19,  20 maggio 2020,https://www.osservatoriodiritti.it/2020/05/20/coronavirus-ungheria/


Foto copertina: Immagine web. EcoInternazionale


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Mariarita Cupersito

Mariarita Cupersito

Avvocato e giornalista, ha conseguito la laurea in Giurisprudenza e il Diploma di Specializzazione per le Professioni Legali presso l’Università degli Studi di Salerno. Lavora nella pubblica amministrazione, scrive per varie testate ed è volontaria della Croce Rossa Italiana. Ha collaborato con uno studio legale Codacons e si è occupata di violenza di genere con un Centro Anti-violenza della rete Differenza Donna, nonché di disabilità in ambito universitario collaborando con l’Ufficio Diritto allo Studio dell’Università di Salerno. Ha preso parte a vari progetti di Amnesty International in materia di promozione e tutela dei Diritti Umani.

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