Rinnovata la partnership tra Usa e Uzbekistan, un legame chiave per tutto il futuro dell’Asia centrale

Rinnovata la partnership tra Usa e Uzbekistan, un legame chiave per tutto il futuro dell’Asia centrale

Concentrato in una manciata di giorni il viaggio del Segretario di Stato americano Mike Pompeo, e iniziato a Londra, ha toccato alcuni paesi chiave dello spazio post sovietico.
La missione diplomatica si è chiusa a Tashkent, capitale uzbeka, dove Pompeo ha incontrato i vertici del governo locale e ne ha lodato le riforme economiche e politiche. Inoltre si è riunita la piattaforma C5+1, occasione per gli USA di dialogare direttamente con le cinque repubbliche dell’Asia centrale. L’importanza strategica della regione e gli interessi comuni alle parti dipendono anche dal supporto (soprattutto economico) che Washington garantirà ancora all’Uzbekistan, legato da importanti accordi commerciali anche a Russia e Cina.


  

 

Il Grand Tour di Mike Pompeo

Si è concluso a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan, l’importante missione diplomatica del Segretario di Stato americano Mike Pompeo, la quale ha riguardato anche Gran Bretagna, Ucraina, Bielorussia e Kazakistan. L’obiettivo del “tour de force” concentrato tra il 29 gennaio e il 3 febbraio[1] era quello di rinnovare le relazioni bilaterali con alcuni paesi fondamentali nello scacchiere eurasiatico e ribadire la presenza e il supporto degli USA in Asia centrale.
Un segnale quest’ultimo diretto sia al gigante russo che al dragone cinese, interessati da vicino alle vicende della regione. Dopo l’iniziale tappa di Londra, dove Pompeo ha incontrato il premier britannico Boris Johnson e il segretario agli Esteri Dominic Raab[2], sono immediatamente seguite Kiev e Minsk.
L’incontro di Londra è servito a rinsaldare la storica alleanza tra i due paesi a prescindere dalla Brexit, mentre in Ucraina (al centro dello scandalo che ha portato alla richiesta di impeachment contro Donald Trump[3]) Pompeo ha dichiarato che gli USA ne sosteranno l’integrità territoriale[4], concetto espresso sostanzialmente anche a Minsk per la Bielorussia.
Infine, dopo la tappa in Kazakistan, Pompeo ha concluso il suo viaggio in Uzbekistan, dove l’incontro anche con i ministri degli Esteri delle cinque repubbliche dell’Asia centrale ha fatto il punto sul futuro dell’intera regione[5]. A Tashkent il Segretario di Stato americano ha incontrato il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev per una serie di colloqui, nei quali gli USA anche in questo caso sostengono l’indipendenza e la sovranità territoriale del paese asiatico. Inoltre Pompeo ha lodato le riforme politiche e economiche portate avanti dal governo di Mirziyoyev[6][7] nella conferenza stampa congiunta col ministro degli esteri locale Abdulaziz Kamilov, per gli incoraggianti risultati ottenuti.
Il merito è anche dell’importante aiuto economico concesso da Washington nel 2019 all’Uzbekistan, pari a circa 100 milioni di dollari. Lo stesso Pompeo ha ricordato questo dettaglio, sottolineando come tra i due paesi vi sia un rapporto di partnership strategica e di cooperazione bilaterale in rapida crescita[8].

L’Uzbekistan riformista del dopo Karimov

 

Mirziyoyev ha raccolto la pesante eredità lasciata da Islam Karimov, presidente dell’Uzbekistan dall’indipendenza ottenuta nel 1991 fino alla morte nel settembre 2016. Qualche mese dopo l’inizio del mandato ad interim, l’attuale presidente uzbeko approvò con decreto una “Strategia d’azione per le cinque direzioni prioritarie di sviluppo della Repubblica dell’Uzbekistan nel periodo 2017-2021”[9]. Grazie a questa iniziativa l’Uzbekistan ha pianificato le proprie risorse e sforzi in determinati settori, che vanno dalla riforma del sistema giudiziario alle infrastrutture nonché miglioramenti nell’organizzazione dell’apparato statale e una maggiore attenzione ai diritti umani.
Quest’ultimo è ancora un tasto dolente per l’ex repubblica sovietica, anche se i progressi non mancano, come anche Pompeo ha riconosciuto.
Secondo il dettagliato rapporto di Amnesty 2017-2018 sulla situazione in Uzbekistan, si sono registrati degli incoraggianti allentamenti delle limitazioni alla libertà d’espressione e informazione da parte delle autorità.
Tuttavia il governo manterrebbe ancora un forte controllo sul dissenso, e sulla stigmatizzazione delle persone LGBT+ non sembrano esserci spiragli all’orizzonte[10].
Durante la lunga stagione post URSS del presidente Karimov la comunità internazionale alzò più volte la voce contro le violazioni dei diritti fondamentali rilevate nel paese.
Un caso eclatante si ebbe quando l’ONU denunciò come la tortura nel sistema giuridico uzbeko fosse una pratica istituzionalizzata, sistematica e dilagante tramite un severo rapporto del 2003[11].

L’Asia più “Centrale” che mai per Washington

 

Il 3 febbraio Pompeo ha preso parte al “C5+1”, una piattaforma di dialogo formata nel 2015 e che mette gli USA davanti alle cinque ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, rappresentate dai propri ministri degli Esteri.
Il C5+1 si propone tramite la collaborazione comune di portare avanti determinati progetti che riguardano gli interessi regionali sia Washington che dei cinque paesi asiatici[12].
I settori d’interesse comune su cui concentrare gli sforzi riguardano la stabilità e lo sviluppo dell’immensa area centrasiatica, prezioso crocevia strategico tra Russia e Cina da un lato, Iran e Afghanistan dall’altro.
Proprio l’impegno del governo uzbeko nei negoziati di pace con l’Afghanistan è stato riconosciuto positivamente da Pompeo. Il tema è stato toccato anche nella conferenza stampa congiunta con l’omologo Kamilov, secondo cui la strada da percorrere per promuovere questo negoziato di pace è non solo assistere lo Stato afgano, ma includerlo nel circuito di scambio commerciale dell’Asia centrale[13].
Per quanto riguarda l’Iran, è stato proprio a seguito della crisi esplosa con la morte del generale Qasem Soleimani[14] che il viaggio diplomatico di Pompeo è avvenuto con un mese di ritardo rispetto a quanto stabilito inizialmente. La tensione in Medio Oriente seguita all’escalation USA-Iran ha richiesto una certa prudenza nell’organizzazione dell’importante missione americana in Asia centrale[15]. Come accennato l’obiettivo del governo di Washington era anche quello di inviare un segnale di presenza concreta nella regione a Mosca e Pechino, dirette concorrenti per l’influenza soprattutto economica e commerciale. Una sfida cui non si sottrae l’alleato uzbeko.
Il presidente Mirziyoyev ha appena programmato per giugno una visita in Russia[16], paese col quale l’Uzbekistan ha un legame storico e culturale che va ben oltre il semplice soft power di Mosca. Due anni fa il presidente russo Vladimir Putin si recò a Tashkent per siglare un importante accordo da 11 miliardi di dollari per la costruzione di una centrale nucleare su territorio uzbeko. Furono inoltre firmati ulteriori accordi per altri 27 miliardi. In quell’occasione Putin dichiarò che era sua intenzione rafforzare la cooperazione tra i due paesi[17].
Mosca esercita la propria influenza sulla regione anche tramite l’Unione economica eurasiatica, organizzazione economica nata nel 2015 che comprende Russia, Bielorussia, Kazakistan, Russia, Armenia e Kirghizistan, mentre Uzbekistan e Tagikistan hanno lo status di osservatori. L’Unione ha siglato nei suoi pochi anni di vita diversi accordi commerciali con partner esterni, tra i quali spiccano l’Iran e la Cina[18]. Quest’ultima è anche il primo partner commerciale dell’Uzbekistan con uno scambio pari a 6,4 miliardi di dollari nel 2018 e con un incremento addirittura del 35% annuo. I due paesi nello stesso anno firmarono nel summit SCO di Qingdao anche accordi di investimento dal valore di diversi miliardi di 6,86 miliardi di dollari[19].
Inoltre l’imponente progetto Belt and Road Initiative aiuterebbe il rilancio delle sofferenti economie centrasiatiche[20] molto di più di quanto potrebbero fare gli aiuti economici americani. Ma la questione più difficile aperta con la Cina è affrontata direttamente da Pompeo[21] riguarda la persecuzione interna[22] delle minoranze uigiurine[23] e kazake, per cui lo pochi mesi fa gli USA adottarono sanzioni “mirate”.[24] Il futuro dell’Asia centrale dipenderà anche dall’equilibrio tra le tre grandi potenze mondiali, tutte pronte a sostenere economicamente le repubbliche ex sovietiche, in particolare il ricco Uzbekistan. Una sfida che comprende anche la questione energetica e la stabilità dei confini col Medio Oriente.


Note 

[1] ECKEL M., Pompeo Heads To Ukraine, Belarus, Kazakhstan, and Uzbekistan — Trailed By U.S. Turmoil. In rferl.org, 29 gennaio 2020.

[2] Usa: al via oggi il viaggio del segretario di Stato Pompeo in Europa e Asia Centrale. In agenzianova.com, 29 gennaio 2020.

[3] Trump ha chiesto all’Ucraina di indagare su Biden. In ilpost.it, 22 settembre 2019.

[4] MILLER C., Taking It In Stride, Again: As Pompeo Visits, Ukraine Seems Set To Shrug Off Controversy. In rferl.org, 29 gennaio 2020.

[5] SCIORATI G., Pompeo sulla Via della Seta. In ispionline,it, 4 febbraio 2020.

[6] BIFOLCHI G., La riscossa dell’Uzbekistan, Paese “in fiore” dell’Asia Centrale. In leurispes.it, 22 luglio 2019.

[7] Office of the spokeperson, Secretary Pompeo’s visit to Uzbekistan. In uz.usembassy.gov, 2 febbraio 2020. 

[8] Usa-Uzbekistan: Pompeo, con Tashkent abbiamo rapporto di partnership strategica. In agenzianova.com, 3 febbraio 2020.

[9] L’attuazione della Strategia d’azione per le cinque direzioni prioritarie di sviluppo della Repubblica dell’Uzbekistan nel periodo 2017-2021 nel 2017 e piani per il 2018. In uzbekistanitalia.org, 12 novembre 2017.

[10] Rapporto annuale 2017-2018 Europa e Asia centrale-Repubblica dell’Uzbekistan. Consultabile al link https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-annuale-2017-2018/europa/uzbekistan/

[11] Economic and Social Council- Commissions on human rights UN: Addendum MISSION TO UZBEKISTAN, Civil and political rights, including the questions of torture and detention. 3 febbraio 2003.

[12] Office of the spokeperson, C5+1 Fact Sheet. In state.gov, 22 settembre 2017.

[13] Secretary Michael R Pompeo and Uzbekistan Foreign Minister Abdulaziz Kamilov. In uz.usembassy.gov, 3 febbraio 2020.

[14] https://www.opiniojuris.it/qassam-soleimani-medio-oriente/

[15] ALTOMARE A., Gli Usa sfidano Russia e Cina in Asia centrale. In notiziegeopolitiche.net, 9 febbraio 2020. 

[16] Uzbekistan-Russia: presidente Mirziyoyev in visita a Mosca nella seconda metà di giugno. In agenzianova.com, 14 febbraio 2020.

[17] Il viaggio di Putin in Uzbekistan, accordi per 27 miliardi. In askanews.it, 19 ottobre 2018.

[18] CECCHINATO L., Unione Economica Eurasiatica, una via alternativa per il commercio internazionale. In russiaintranslation.com, 18 luglio 2019.

[19] BIFOLGHI G., op. cit.

[20] MELONI M., Tour del Centro Asia per Mike Pompeo. In eastwest.eu, 4 febbraio 2020.

[21] LEE M., Pompeo message in Europe, Central Asia trip: Beware of China. In apnews.com, 4 febbraio 2020. 

[22] https://www.opiniojuris.it/adem-yoq-ne-andati-tutti-la-repressione-degli-uiguri-nella-regione-dello-xinjiang/

[23] MICHELIN F., Xinjiang, Pompeo difende gli uiguri ma la Cina nega a oltranza. In formiche.net, 27 novembre 2019.

[24] Usa, Camera approva “sanzioni a Cina per repressione uiguri”. Pechino: “Grave interferenza”. In repubblica.it, 4 dicembre 2019.


Foto copertina: U.S. Secretary of State Mike Pompeo, left, and Uzbekistan’s Foreign Minister Abdulaziz Kamilov pose for a photo prior to their talks in Tashkent, Uzbekistan, Monday, Feb. 3, 2020. (AP Photo)


Mario Rafaniello

Mario Rafaniello

Laureato in Giurisprudenza presso l’Università “Federico II” di Napoli e studente in Relazioni e Organizzazioni Internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche “Jean Monnet” dell’Università “Luigi Vanvitelli” di Caserta. Ha svolto uno stage presso l’Associazione Europea di Studi Internazionali di Roma nel gruppo addetto alle newsletter. Durante questa esperienza ha partecipato alle esperienze internazionali di Bruxelles e San Pietroburgo. Successivamente ha preso parte al WMUN in Cina e a uno scambio studentesco presso l’Università “MGIMO” di Mosca. Attualmente è membro della Task force “Hate Speech” di Amnesty e collabora come redattore per MSOIthePost e Mondo Internazionale. Altri contributi sono stati pubblicati da Geopolitica.Info. Come principale interesse si occupa dello spazio post sovietico.

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