A cura di Giovanna Marciano

In qualità di Stato parte della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo (Convention on the Rigths of the Child – CRC)[1] approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata con legge n. 176 del 27 maggio 1991, cosi come i due Protocolli Opzionali recepiti con legge n. 46 dell’11 marzo 2002, l’Italia riconosce lo status del fanciullo come titolare di diritti in quanto individuo e all’interno della famiglia e della comunità sociale in cui vive, cresce e matura.

Il nostro paese ha assunto l’impegno di garantire il pieno rispetto dei diritti di cui il fanciullo è titolare, questo impegno è stato ribadito con la partecipazione dell’Italia alla sessione speciale dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dedicata all’infanzia, svoltasi a New York nel maggio del 2002, e con l’attuazione degli impegni previsti dalla Dichiarazione finale e dal Programma d’azione con l’elaborazione e la presentazione, nel marzo 2007, del Rapporto Plus 5 di revisione dei progressi italiani a seguito dell’impegno internazionale assunto dal nostro paese alla fine della Sessione speciale delle Nazioni unite sull’infanzia.

Il rapporto esamina i principali strumenti legislativi, amministrativi e giuridici attraverso i quali il nostro paese ha applicato il Protocollo, le attività intraprese per diffondere il contenuto della convenzione.

Per la compilazione del report del Governo Italiano sull’attuazione della CRC, il Comitato interministeriale dei diritti umani (CIDU)[2] presso il Ministero degli Esteri, ha istituito uno speciale gruppo di lavoro per coordinare l’apporto del Dipartimento per le politiche per la famiglia, il Ministero dell’Interno, il Ministero della Giustizia, il Ministero della difesa, il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero della salute, il MIUR, l’ISTAT, l’UNICEF, altre amministrazioni e i rappresentati del III° settore.

Secondo l’articolo 6 del d.P.R. n. 103 del 14 maggio 2007, l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza[3], sostenuto dal Centro Nazionale di Documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza[4], predispone ogni due anni lo schema di rapporto previsto dall’art. 44 della Convenzione di New York. Tale schema serve come base al Governo al fine di predisporre il rapporto alle Nazioni Unite sullo stato di attuazione della convenzione in Italia.

Il rapporto del Governo è il principale strumento operativo atto a ricostruire un quadro completo dei provvedimenti adottati e delle attività realizzate per dare effetto ai diritti riconosciuti dalla Convenzione; la redazione del rapporto impegna le amministrazioni coinvolte nella raccolta di dati e di aggiornamenti finalizzati a rispondere alle esigenze informative del rapporto medesimo.

Il V° e VI° Rapporto sullo stato di attuazione della Convenzione sui diritti del fanciullo è stato recepito dal Comitato ONU sui diritti del fanciullo nello scorso luglio. Il rapporto illustra in sintesi le politiche e i programmi a favore dell’infanzia e dell’adolescenza realizzati dal Governo italiano nel periodo 2008–2016 e non presenta un quadro completo di tutti gli interventi mirati a promuovere la condizione dell’infanzia nel nostro Paese, pur non esaurendo completamente tutti gli interventi messi in atto per promuovere la condizione dell’infanzia, che in alcuni casi sono trasversali e/o complementari a quelli direttamente mirati ai giovani.

Il documento si articola in un rapporto strutturato in sezioni secondo quando indicato dalla guida metodologica fornita dal Comitato, in un allegato statistico e in un allegato che contiene schede di approfondimento su iniziative, politiche e azioni di particolare rilevanza.

La prima parte del documento analizza le misure generali di applicazione, vengono in seguito approfonditi i principi generali della CRC, la definizione di minore, i diritti civili e le libertà, la violenza contro i minori, l’ambiente familiare e l’assistenza alternativa, la disabilità, salute e servizi di base, le attività educative, culturali e di svago e le misure speciali di protezione.

Infine viene dato conto del recepimento dei tre protocolli opzionali della CRC;

1) sulla vendita di bambini, la prostituzione e la pornografia rappresentante bambini;

2) sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati;

3) sulla procedura di reclamo.

In coerenza con le linee guida per la compilazione del rapporto, nel V° e VI° non sono state ripetute talune informazioni che erano già presenti nei precedenti rapporti dell’Italia al Comitato ONU, nelle integrazioni italiane a questi contenute nelle List of issues concerning additional and updated information related to the third and fourth combined periodic report of Italy (CRC/C/ITA/Q/ITA/Q/3-4) e nel Common Core Document (HRI/CORE/ITA/2016), limitandosi a richiamare opportunamente nel rapporto gli specifici paragrafi di riferimento.

Un punto importante è il passaggio che il testo fa dopo l’approvazione della bozza del rapporto all’ONU in sede di Osservatorio Nazionale. Il documento viene inviato all’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza[5] per la richiesta di parere obbligatorio ex art. 3 lett. I della l. 112/2011 e viene trasmesso al contempo al Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU) per i seguiti di competenza.

Il Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza ha contribuito all’elaborazione del rapporto con un lavoro di ricognizione sulla condizione di bambini e adolescenti in Italia che è stato realizzato per la preparazione della Relazione periodica al Parlamento. Confluiscono nel documento anche gli esiti delle attività di confronto e di approfondimento tematico svolte dai gruppi di lavoro dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza in occasione della stesura del IV Piano nazionale di azione per l’infanzia e l’adolescenza. Per la redazione di alcune sezioni del rapporto il Centro nazionale ha realizzato un lavoro di ricognizione con i Garanti per l’infanzia regionali e con rappresentanti della società civile e di associazioni professionali, come meglio specificato nelle sezioni di riferimento.

La versione italiana dei contenuti del rapporto è stata condivisa con l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza in occasione della riunione di insediamento, che si è tenuta il 28 marzo 2017.

Sitografia:

http://tbinternet.ohchr.org;

http://tbinternet.ohchr.org/_layouts/TreatyBodyExternal/Countries.aspx?CountryCode=ITA&Lang=ENhttps://www.minori.it/sites/default/files/Quarto_Piano_infanzia.pdf;

http://www.garanteinfanzia.org;

http://www.cidu.esteri.it.

[1] https://treaties.un.org/pages/ViewDetails.aspx?src=IND&mtdsg_no=IV-11&chapter=4&lang=en

[2] http://www.cidu.esteri.it/comitatodirittiumani/it

[3] L’Osservatorio, istituito dalla legge n. 451/1997 e regolato dal d.P.R. n. 103/2007, coordina amministrazioni centrali, Regioni, enti locali, associazioni, ordini professionali e organizzazioni non governative che si occupano di infanzia e ha il compito di predisporre documenti strategici inerenti l’infanzia e l’adolescenza: il Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva (Il IV° Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva, approvato dal Consiglio dei Ministri il 10 agosto 2016, dopo il via libera dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, è stato adottato il 31 agosto 2016 con decreto del Presidente della Repubblica.

Il provvedimento definisce il panorama degli interventi che l’Italia intende mettere in campo nei prossimi due anni per dare attuazione ai contenuti della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo del 1989 e si articola in quattro aree di intervento: linee di azione a contrasto della povertà dei bambini e delle famiglie; servizi socioeducativi per la prima infanzia e qualità del sistema scolastico; strategie e interventi per l’integrazione scolastica e sociale; sostegno alla genitorialità, sistema integrato dei servizi e sistema dell’accoglienza.), la Relazione biennale sulla condizione dell’infanzia in Italia e sull’attuazione dei relativi diritti, e il suddetto schema del Rapporto del Governo all’Onu sull’applicazione della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo del 1989.

[4] In base alla legge n. 451/1997 e al d.P.R. n. 103/2007, il Centro nazionale è l’organismo di cui l’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza si avvale per lo svolgimento delle proprie funzioni. Per la legge 285/1997, il Centro nazionale supporta il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per l’informazione, la promozione, la consulenza, il monitoraggio e il supporto tecnico per la realizzazione delle finalità della legge.

[5] http://www.garanteinfanzia.org Istituita con Legge 12 luglio 2011, n. 112. Le Finalità generali dell’Autorità garante sono la promozione e la tutela dei diritti e degli interessi delle persone di minore età declinate in poteri e compiti da inquadrare nel preesistente sistema di tutela dell’infanzia.

Immagine in evidenza: Vasilij Kandinskij, Blu cielo, 1940.