Balzato agli onori della cronaca come capo del dell’organizzazione Hay’at Taḥrīr al-Shām, Abu Muhammad al-Jawlani è una figura enigmatica e controversa nel panorama del jihadismo globale. Nel 2012 diventa Emiro generale del gruppo legato a Daesh Jabhat al-Nuṣra, l’anno successivo finisce sulla lista dei terroristi ricercati dagli Stati Uniti. Oggi prova ad accreditarsi come figura di primo piano nel complesso scenario siriano post-Assad.
Le origini di Abu Muhammad al-Jawlani
Abu Muhammad al-Jawlani, il cui vero nome è Ahmad Hussein al-Shara, è nato nel 1982 nella provincia di Daraa, nel sud della Siria. Poco si sa della sua giovinezza, ma alcune fonti indicano che sia nato in Arabia Saudita e che abbia studiato medicina all’Università di Damasco, prima di essere attratto dalle idee jihadiste. La sua radicalizzazione sembra essere avvenuta negli anni 2000, in un periodo segnato dall’invasione americana dell’Iraq e dalla crescente influenza di al-Qaeda nella regione. Nel 2003, Jawlani si recò in Iraq per unirsi alla resistenza contro l’occupazione statunitense. Qui entrò in contatto con la rete di al-Qaeda e conobbe Abu Musab al-Zarqawi, il leader del ramo iracheno dell’organizzazione. Questo legame si rivelò cruciale per il futuro di Jawlani, che negli anni successivi avrebbe beneficiato dell’esperienza e delle connessioni sviluppate in Iraq.
L’ascesa nel jihadismo siriano
Con lo scoppio della guerra civile in Siria nel 2011, Jawlani vide un’opportunità per espandere l’influenza jihadista nel suo paese natale. Nel 2012, tornò in Siria e fondò il Fronte al-Nusra, un gruppo affiliato ad al-Qaeda. Il Fronte al-Nusra si distinse rapidamente per la sua efficacia militare e per l’abilità nel guadagnarsi il sostegno della popolazione locale attraverso una combinazione di operazioni di guerriglia e servizi sociali.
Il successo di al-Nusra attirò l’attenzione sia dei gruppi ribelli siriani sia delle potenze regionali e internazionali. Tuttavia, il legame con al-Qaeda rappresentava un problema: mentre alcune fazioni ribelli siriane cercavano il sostegno dell’Occidente, l’affiliazione di al-Nusra a un’organizzazione terroristica globale ne limitava la legittimità.
Nel 2016, al-Jawlani fece una mossa strategica: annunciò la separazione del Fronte al-Nusra da al-Qaeda e rinominò il gruppo come Jabhat Fatah al-Sham. Questa scelta aveva l’obiettivo di guadagnare maggiore sostegno locale e internazionale, presentandosi come un movimento più focalizzato sulla Siria e meno legato al jihadismo globale.
La trasformazione in leader politico
Negli anni successivi, al-Jawlani continuò a ristrutturare la sua organizzazione, culminando nella creazione di Hay’at Tahrir al-Sham (HTS) nel 2017. HTS rappresenta un conglomerato di gruppi ribelli e jihadisti di ispirazione salafita guidato da al-Jawlani, è considerato un’organizzazione terroristica dall’ONU, Unione europea, Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Argentina, Indonesia e Russia, e che controlla ampie porzioni di territorio nel nord-ovest della Siria, in particolare nella provincia di Idlib.
Sotto la guida di al-Jawlani, HTS ha intrapreso un processo di “sirianizzazione”, cercando di allontanarsi dall’immagine di gruppo terroristico internazionale per assumere il ruolo di forza politica e amministrativa locale ma soprattutto Al-Jawlani ha anche intrapreso una strategia mediatica per migliorare la sua immagine. Apparizioni pubbliche più frequenti, interviste a media internazionali, come quella al CNN dove con voce dolce e barba ben curata, Jawlani indossando una divisa militare verde ha cercato di presentare una visione del mondo moderata, evitando riferimenti alla jihad e presentando ripetutamente la sua lotta come una “rivoluzione” per liberare la Siria dall’oppressione di Assad.
Le sue recenti apparizioni sui media hanno anche cercato di promuovere le qualità di leadership da lui acquisite negli anni in cui ha governato 4 milioni di persone nella provincia di Idlib, nel nord-ovest della Siria. Tuttavia, queste mosse hanno incontrato scetticismo, sia da parte delle potenze occidentali che delle fazioni rivali all’interno della Siria.
Leggi anche:
- Da Hafez a Bashar: il lungo potere degli Assad in Siria
- La guerra dai mille volti: decifrare il conflitto siriano
Un leader internazionale?
Oggi con la presa di Damasco, Abu Muhammad al-Jawlani è visto da molti come un attore chiave nel futuro della Siria. Ma l’uomo che ha rovesciato il regime di Bashar Assad domenica ha oggi una figura molto diversa. Come un camaleonte politico, indossa uniformi verdi nello stile del presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj o blazer e pantaloni cinesi da scolaretta, e la sua barba è ben curata. Di recente ha persino abbandonato il suo nome di battaglia ed è tornato a usare il suo vero nome, Ahmed Hussein al-Shar’a.
I siriani dovrebbero preoccuparsi che un uomo che un tempo ha giurato fedeltà — o bay’ah — ad al Qaeda e ha combattuto le forze occidentali in Iraq, sia ora l’uomo più potente del loro paese e sia pronto a svolgere un ruolo importante nella transizione dall’autocrazia lunga 54 anni della dinastia Assad?
Foto copertina: Abu Muhammad al-Jawlani













