
Il Kazakistan ha adottato una nuova Costituzione a seguito di un referendum nazionale tenutosi il 15 marzo, in cui l’87,15% dei votanti si è espresso a favore.
Il referendum del 15 marzo 2026 in Kazakistan non ha rappresentato un semplice aggiornamento della Carta fondamentale, ma un passaggio di rifondazione politica. Con un’affluenza superiore al 70% e un consenso vicino all’87%, gli elettori hanno approvato una revisione che modifica oltre l’80% della Costituzione del 1995. Un dato che, più di ogni altro, chiarisce la portata dell’evento: non si tratta di una riforma incrementale, ma della costruzione di un nuovo impianto istituzionale.
Il rafforzamento del Presidente
La nuova Costituzione rafforza in modo significativo il ruolo del presidente, ampliandone sia i poteri di nomina sia il controllo sull’intero sistema istituzionale. Il capo dello Stato ottiene innanzitutto la facoltà di nominare il vicepresidente e di definirne le competenze, trasformando questa figura nella seconda carica più importante del Paese e nel successore diretto in caso di impedimento. Si tratta di un cambiamento rilevante rispetto al sistema precedente, in cui la successione spettava al presidente del Senato, garantendo così un maggiore equilibrio a favore del Parlamento.
Parallelamente, il presidente consolida la propria influenza sulle principali istituzioni statali.
A lui spetta la proposta dei candidati per incarichi chiave come il primo ministro, la Commissione elettorale centrale e la Corte dei conti, mentre il Parlamento mantiene un ruolo limitato alla conferma.
Ancora più incisivo è il controllo sul potere giudiziario: il presidente nomina direttamente il vertice della Corte suprema e incide sulla selezione dei giudici.
Inoltre, alcune nomine strategiche – tra cui quelle relative alla Banca Centrale, agli organi di sicurezza e alla magistratura – potranno essere effettuate senza alcun coinvolgimento parlamentare, rafforzando ulteriormente la centralità dell’esecutivo.
A ciò si aggiunge il potere di sciogliere il Kurultai (nuovo Parlamento unicamerale) in caso di ripetuto rifiuto delle sue proposte e, soprattutto, la possibilità di governare per decreto con forza di legge durante tale fase.
Il ruolo del potere legislativo
La riforma trasforma profondamente il potere legislativo, sostituendo il sistema bicamerale con un parlamento unicamerale, il Kurultai. Questa scelta viene giustificata con l’esigenza di velocizzare il processo legislativo, eliminando il doppio passaggio tra le due camere.
Il Kurultai mantiene alcuni poteri, come la possibilità di superare il veto presidenziale o di votare la sfiducia al governo. L’influenza crescente del presidente sul sistema politico rischia di svuotare questi strumenti, rendendoli difficilmente esercitabili.
Il nuovo Consiglio del Popolo
Accanto al Parlamento viene istituito l’Halyk Kenesi, o Consiglio del Popolo, un nuovo organo con funzioni consultive e propositive. Uno strumento di rappresentanza delle diverse componenti etniche e sociali del Paese, esso sarà in parte nominato direttamente dal presidente e sostituirà organismi già esistenti.
Pur potendo proporre leggi e referendum, il Consiglio non dispone di poteri decisionali autonomi: l’approvazione finale resta nelle mani del presidente.
Il rapporto con il diritto internazionale
Un cambiamento significativo riguarda il rapporto tra diritto interno e diritto internazionale. La nuova Costituzione stabilisce la prevalenza delle leggi nazionali sugli accordi internazionali, lasciando allo Stato un ampio margine di interpretazione. Questo significa che il governo potrà dichiarare incompatibili alcune norme internazionali con la Costituzione, appellandosi alla tutela degli interessi nazionali o dei cittadini.
Si tratta di una scelta che rafforza la sovranità giuridica del Paese, ma che allo stesso tempo può ridurre l’adesione a standard internazionali, soprattutto in materia di diritti e libertà.
Regimi speciali e sviluppo economico
La nuova Costituzione introduce anche la possibilità di creare regimi giuridici speciali per favorire lo sviluppo economico. Alcune aree potranno ottenere uno status particolare, con norme differenziate in ambiti come amministrazione, finanza e giustizia. Questa misura punta ad attrarre investimenti e accelerare la crescita, ma apre anche a una frammentazione del quadro normativo e a possibili disparità territoriali.
Diritti, libertà e ambiguità normative
Diversi articoli riguardano i diritti fondamentali, introducendo modifiche che, pur formalmente ampliando alcune tutele, ne rendono più flessibile l’applicazione. La separazione tra religione e Stato viene ribadita, ma con la possibilità di limitare le attività religiose per ragioni di sicurezza o ordine pubblico. La riforma costituzionale interviene anche su altri temi come la cittadinanza
e il diritto alla privacy.
Il ruolo dell’OSCE/ODIHR
In questo quadro si inseriscono le valutazioni dell’OSCE/ODIHR, che offrono una chiave di lettura importante sul processo referendario. Nonostante i dubbi legati ai tempi molto ristretti tra l’annuncio del referendum e il giorno del voto, la presenza di osservatori internazionali ha contribuito a migliorare il rispetto delle procedure e degli standard, soprattutto in ambiti sensibili come il quadro giuridico dei referendum, la campagna elettorale, il pluralismo dei media e il rispetto delle libertà fondamentali. Proprio questi aspetti sono stati indicati come meritevoli di particolare attenzione.
Una nuova fase politica
Il referendum del 15 marzo segna dunque l’inizio di una nuova fase politica per il Kazakistan. Il presidente Kassym-Jomart Tokayev esce dal voto con una forte legittimazione, ma anche con la responsabilità di gestire una transizione che ridisegnerà profondamente il sistema istituzionale. Resta aperta la questione centrale: se questa trasformazione porterà a una maggiore stabilità o a un ulteriore consolidamento autoritario.
La risposta dipenderà non tanto dal testo costituzionale, quanto dal modo in cui verrà applicato nei prossimi anni.
Le risposte internazionali
All’indomani dell’esito del referendum, diversi leader regionali si sono rivolti direttamente al presidente Tokayev per congratularsi. Il presidente uzbeko Shavkat Mirziyoyev, presidente russo Vladimir Putin, il presidente kirghizo Sadyr Japarov, il presidente azero Ilham Aliyev, il presidente bielorusso Alexander Lukashenko, il presidente serbo Aleksandar Vučić, il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente pakistano Asif Ali Zardari hanno inviato messaggi di congratulazioni. Anche il presidente francese Emmanuel Macron si è congratulato con Tokayev durante una telefonata descrivendo il referendum come uno storico passo avanti nella modernizzazione del Kazakistan ed esprimendo interesse ad approfondire la cooperazione bilaterale, in particolare nei settori dell’industria e dell’energia.
Oltre ai partner regionali diretti del Kazakistan, anche la missione statunitense in Kazakistan si è congratulata pubblicamente con il popolo kazako in un post su X in seguito al referendum.
Tokayev ha descritto il voto come un momento storico che plasmerà il futuro sistema politico del Paese.
Il governo dovrebbe ora iniziare ad attuare le modifiche costituzionali, compresa la preparazione di nuove elezioni parlamentari secondo il quadro rivisto.
Foto copertina: In this photo released by Kazakhstan’s President Press Office, Kazakhstan’s President Kassym-Jomart Tokayev casts his ballot at a polling station during a referendum on a new constitution, in Astana, Kazakhstan, Sunday, on Sunday, March 15, 2026. (Kazakhstan’s President Press Office via AP)












