Si è svolta in Tagikistan la dodicesima edizione del Dialogo politico e di sicurezza tra l’UE e i Paesi dell’Asia Centrale. Un appuntamento chiave che, tra conferme e novità, segna un’evoluzione significativa nel rapporto tra Bruxelles e questa regione ponte tra Europa e Asia.
Un vertice che guarda lontano
A guidare la delegazione europea è stato Olof Skoog, Segretario Generale per gli Affari Politici del Servizio europeo per l’Azione Esterna (EEAS). Durante il vertice si è riaffermata una volontà comune: rafforzare la cooperazione multilaterale su sicurezza, sviluppo e diritti fondamentali. La riunione ha visto oltre alla presenza di Skoog, la partecipazione del viceministro degli Esteri della Repubblica del Kirghizistan Meder Abakirov, del viceministro degli Esteri del Tagikistan Ismatullo Nasredin, del viceministro degli Esteri dell’Uzbekistan Muzaffar Madrakhimov, dell’ambasciatore generale presso il Ministero degli Esteri del Kazakistan Stanislav Vassilenko e dell’ambasciatore del Turkmenistan in Tagikistan Aymyrat Gochmyradov.
«Il fatto che questo dialogo duri da 12 anni è già una prova della sua efficacia – ha affermato Skoog – ma oggi siamo a un punto di svolta: l’Asia centrale non è più solo una regione di interesse strategico, ma un partner operativo per l’Europa». Le sue parole confermano un trend già emerso nel primo Summit UE–Asia Centrale, svoltosi ad aprile a Samarcanda, dove le relazioni bilaterali sono state elevate ufficialmente al livello di partenariato strategico.
Il Tagikistan cambia rotta
Una delle principali novità dell’edizione 2025 riguarda il Tagikistan, storicamente più cauto nei confronti dell’Europa. Dušanbe ha ora deciso di aderire al processo di firma di un Accordo di Partenariato e Cooperazione Rafforzato (EPCA) con l’UE, seguendo l’esempio di altri Paesi dell’area.
L’accordo prevede una cooperazione strutturata in settori cruciali: economia verde, transizione digitale, formazione, infrastrutture, accesso all’energia e Stato di diritto. Il governo tagiko spera così di attrarre nuovi investimenti europei in concorrenza leale con la Cina, che oggi rappresenta il primo partner commerciale del Paese, superando anche la storica influenza russa.
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Sicurezza e frontiere: una priorità condivisa
L’incontro ha ribadito la centralità della cooperazione in materia di sicurezza, specialmente alla luce delle minacce regionali: traffico di droga e armi, estremismo, instabilità afghana, cybercriminalità. Il 10 luglio, alla vigilia del dialogo politico, si è tenuto anche il primo Dialogo UE–Asia Centrale sul contrasto al terrorismo, focalizzato sulla prevenzione della radicalizzazione e sul rimpatrio sicuro di cittadini stranieri coinvolti in attività estremiste. «La stabilità regionale è una responsabilità condivisa – ha sottolineato Skoog – e l’Unione Europea è pronta a investire risorse, competenze e strumenti per rafforzare le capacità di controllo delle frontiere e di contrasto alla criminalità organizzata».
Diritti umani e libertà civili: cauto ottimismo
Uno dei nodi più sensibili del dialogo riguarda i diritti fondamentali. Molti Stati dell’Asia Centrale mantengono regimi autoritari, dove la libertà di stampa, l’attività delle ONG e il pluralismo politico restano fortemente limitati. L’UE ha ribadito la necessità di un approccio “franco ma costruttivo”, che premi i progressi e continui a esercitare pressione diplomatica per il rispetto dei diritti civili. «Non possiamo ignorare le preoccupazioni, ma è proprio grazie al dialogo che possiamo sostenere le forze riformiste – ha dichiarato Skoog – sia in Asia Centrale che nella stessa Europa». Diverse organizzazioni internazionali, tra cui Human Rights Watch e Amnesty International, hanno sollecitato Bruxelles a inserire criteri vincolanti sul rispetto dei diritti umani nei progetti infrastrutturali e finanziari promossi nella regione.
Un ponte tra Est e Ovest
Il dialogo politico si inserisce in una cornice più ampia: la strategia Global Gateway, lanciata dall’UE per promuovere investimenti sostenibili nei Paesi partner. Nella regione centroasiatica, l’Unione ha già mobilitato centinaia di milioni di euro per progetti su trasporti, energia rinnovabile, digitalizzazione e materie prime critiche, con particolare attenzione al corridoio Trans-Caspico, un’infrastruttura chiave per il commercio tra Europa e Asia.
Secondo i dati della Commissione, nel 2024 il valore degli scambi tra UE e Asia Centrale ha superato i 54 miliardi di euro, mentre la Cina, principale concorrente, ha raggiunto i 95 miliardi di dollari. L’UE si presenta però come un partner “valoriale”, più attento a sostenibilità, trasparenza e inclusione sociale.
Il messaggio che arriva da Dušanbe è chiaro: l’Asia Centrale non è più un “vuoto geopolitico”, ma una regione con una propria agenda, capace di dialogare con più attori su base paritaria. L’Unione Europea, da parte sua, intende rafforzare la propria presenza in modo coerente e responsabile, bilanciando interessi economici, esigenze di sicurezza e principi democratici.
Foto copertina: Si è tenuta a Dushanbe la 12a sessione annuale del Dialogo tra l’UE i Paesi dell’Asia centrale su questioni politiche e di sicurezza.













