L’Italia in Asia Centrale


La recente visita del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in due Paesi dell’Asia Centrale, ossia il Kazakistan e l’Uzbekistan, ha portato maggiormente l’attenzione sulla regioni. Quali sono le prospettive dell’Italia in Asia Centrale?


La recente visita del Presidente del Consiglio ha sottolineato un crescente impegno dell’Italia (e dell’Unione Europea) in Asia Centrale, secondo due direttrici principali. Da un lato, la cooperazione economica in materia di approvvigionamento di materie prime e di energia, dall’altro la volontà di esercitare maggior peso politico in un’area ambita da più direzioni.
È interessante notare come, nonostante il poco appeal nel dibattito nazionale riguardo l’Asia Centrale, essa occupi un ruolo geopoliticamente rilevante.
In tale contesto s’inserisce la visita del Premier italiano, secondo un format portato avanti dall’Italia sin dal 2019[2], ossia quello del “5+1”. Favorire un dialogo e instaurare maggiore cooperazione risulta essere il punto chiave delle intenzioni di Roma e di Bruxelles. La Russia e la Cina sullo sfondo certificano come si stia delineando un nuovo grande gioco, prendendo a prestito la ben nota citazione di Rudyard Kipling.
Al centro della visita di Meloni nella regione vi è stata la conclusione di importanti accordi bilaterali[3] firmati con Kazakistan e Uzbekistan. Tali accordi risultano essere inquadrabili nella tendenza generale della politica estera italiana nel cercare di favorire il miglior approvvigionamento possibile di fonti di energia attraverso un’intensificazione di rapporti pacifici e cooperativi con gli Stati da cui si acquista. Il format “5+1” costituisce un esempio di combinare cooperazione con l’interesse primario di perseguire la sicurezza energetica.
La regione dell’Asia Centrale è nota per essere un hub importante di materie prime, in particolar modo di terre rare e di metalli rari[4], ma allo stesso tempo è sede di rilevanti giacimenti di petrolio (in Kazakistan) e di gas (maggiormente in Uzbekistan e Turkmenistan)[5]. La partecipazione dell’Italia al Forum Internazionale di Astana risponde anch’esso a tale obiettivo.

Leggi anche:

In tal senso sono stati firmati accordi riguardanti le infrastrutture energetiche, maggiori contatti e relazioni in ambito finanziario-creditizio e incremento dei rapporti e degli scambi socioculturali. La presenza italiana andrà così rinforzandosi, nonostante una tendenza in crescita in tempi recenti. La bilancia commerciale fa notare un avanzo per l’Italia nei confronti dei due Paesi sopracitati, con un volume di scambi interessante. Il commercio italo-kazako ammonta a circa 16 miliardi di dollari, facendo del Kazakistan il secondo Stato più importante dell’area in termini commerciali, al di sotto soltanto della Russia.
Con l’Uzbekistan l’ammontare scende considerevolmente – circa 440 milioni di dollari[6].
La posizione italiana nella regione ha un carattere d’avanguardia rispetto ai partner europei. L’Italia riconobbe le repubbliche centroasiatiche nel 1992, favorendo un’iniziale cooperazione in virtù dell’inserimento degli Stati nella comunità internazionale. Inoltre, come già accennato, la politica energetica e pertanto le implicazioni geoeconomiche costituiscono la base dei rapporti bilaterali. La presenza in tema energetico e in merito all’approvvigionamento di idrocarburi viene giocato in modo principale dall’ENI. La multinazionale italiana risulta essere presente in numerosi siti strategici, tra i quali i siti d’estrazione di Karachaganak e Kashagan[7] in Kazakistan.
L’iniziativa italiana fa da apripista per i partner europei in virtù di un disegno coordinato comune europeo. La strategia del Global Gateway[8] spiega l’atteggiamento italiano in regioni che assumono una sempre maggiore rilevanza. Oltre ai piani in Asia Centrale, anche il Piano Mattei per l’Africa – quest’ultimo per natura anche finanziaria, date le non ingenti somme stanziate – risulta essere inquadrabile in una strategia di avvicinamento dell’Unione Europea verso quelle regioni che spesso sono risultate estranee.

L’importanza del Middle Corridor

A ciò si aggiunge l’importanza progressiva che sta assumendo il Trans-Caspian International Transport Route (TITR), meglio noto come il Middle Corridor[9]. A seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa, le possibilità di far transitare le merci dall’Estremo Oriente all’Europa occidentale via terra attraverso la Russia si sono notevolmente ridotte. La necessità di ricercare delle vie alternative per garantire la stabilità delle catene di approvvigionamento terrestri ha portato ad un incremento sostanziale dei traffici sul Middle Corridor, iniziativa nata a cavallo tra il 2013 e il 2014. Al centro del progetto si individuano il Kazakistan, l’Azerbaijan e la Georgia come partner inizialmente coinvolti, con un allargamento che ha visto inserirsi la Repubblica Popolare Cinese – attraverso anche il progetto della BRI – da un lato e gli Stati europei dall’altro.
La volontà di favorire uno sviluppo ancor maggiore del Middle Corridor ha una doppia valenza. In primo luogo, nonostante le volontà propositive, la rete infrastrutturale risulta in larga parte inadeguata a gestire una mole di traffici come quella richiesta[10]. In secondo luogo, maggiore velocità su tale tratta implica una maggiore facilità per poter commerciare triangolarmente anche con la stessa Federazione Russa che risulta essere sottoposta a sanzioni. Il progetto italiano di investire in Kazakistan nella rete d’infrastrutture dei trasporti e dell’energia segue una precedente iniziativa di stampo europeo, del gennaio del 2024, che prometteva di stanziare circa 10 miliardi di euro per il potenziamento del TITR[11].

Rafforzare la posizione del Middle Corridor per garantire maggiore velocità e capacità di carico alla tratta terrestre passante per il Kazakistan potrebbe costituire, però, un’arma a doppio taglio per Bruxelles. La possibilità di free-riding da parte di attori percepiti come ostili, come la Russia e la Cina, è concreta[12]. D’altronde, l’Asia Centrale costituisce un’area in cui la competizione è a trazione russo-cinese, sia in ambito securitario – attraverso la presenza della Shangai Cooperation Organization (SCO) – quanto quello economico (BRI cinese), ma anche da un punto di vista politico-ideologico, in cui s’inserisce lo strumento del Russkiĭ Mir (Mondo russo) della Federazione Russa.
Il recente incontro dei Ministri dell’Energia della SCO[13] sottolinea proprio questo punto, in cui energia e sicurezza vengono concepiti come elementi complementari. Eppure, maggiori investimenti nell’area affiancati ad una presenza politica sempre più marcata potrebbero favorire nel medio e lungo periodo proprio gli Stati europei, i quali potrebbero presentarsi come una valida alternativa.

Nonostante ciò, la posizione dei diretti interessati (gli stessi Paesi dell’Asia Centrale) potrebbe essere riassunta nel concetto di equilibrismo. È bene ricordare come gli Stati centroasiatici siano indipendenti da circa un trentennio e l’interesse primario è da rintracciare nella determinazione e costruzione di una propria identità[14]. Ciò significa intervenire in differenti ambiti e a più livelli. La narrazione, le relazioni, la struttura statale stessa. Risulterebbe logico pensare come tale costruzione possa avvenire in un contesto il più favorevole possibile, anche da un punto di vista internazionale. Pertanto, la ricezione di numerosi disegni (russo, cinese od occidentale) risulta congeniale a tale obiettivo. Secondo la visione di Stati come il Kazakistan, la posizione che questi debbano mantenere è di equilibrio e di “responsabilità”[15], la cui traduzione converrebbe essere il non protrarsi verso una specifica direzione, bensì approfittare delle differenti opportunità che si presentano e che gli Stati possano gestire per massimizzare il proprio interesse.


Note

[1] https://formiche.net/2025/05/la-visione-dellitalia-per-lasia-centrale-il-viaggio-strategico-di-meloni/#content
[2] https://www.italkazak.it/?p=2537
[3] https://www.startmag.it/economia/visita-meloni-kazakistan-accordi/?ct=t(RSS_EMAIL_CAMPAIGN); https://formiche.net/2025/05/cosa-ottiene-meloni-in-uzbekistan-14-accordi-siglati-e-via-roma-a-samarcanda/#content
[4] https://www.lowyinstitute.org/the-interpreter/central-asia-emerging-battlefield-strategic-minerals
[5] https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0301421505003101
[6] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/litalia-e-lasia-centrale-intensificano-le-loro-relazioni-209880
[7] https://www.eni.com/it-IT/azioni/attivita-mondo/kazakistan.html
[8] https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/stronger-europe-world/global-gateway_it
[9] Giovanni d’Amico, Il Middle Corridor: una grande opportunità, ma non una scommessa sicura, Opinio Juris https://www.opiniojuris.it/opinio/il-middle-corridor-una-grande-opportunita-ma-non-una-scommessa-sicura/
[10] https://openknowledge.worldbank.org/server/api/core/bitstreams/7e6a216e-eb56-4783-ba1b-b7621abddcd9/content
[11] https://international-partnerships.ec.europa.eu/document/download/e1c1b297-0d05-40a3-968c-cba1c77a48d9_en?filename=investors-forum-eu-central-asia-transport-connectivity-key-outcomes_en.pdf
[12] https://ecfr.eu/article/risk-and-reward-why-the-eu-should-develop-the-middle-corridor-trade-route/
[13] https://eng.sectsco.org/20240621/1404345.html
[14] Khalid, A. (2021). Central Asia. Princeton University Press
[15] Domenico Nocerino, Il Kazakistan nel mondo multipolare: intervista al Viceministro degli esteri Vassilenko, Opinio Juris https://www.opiniojuris.it/opinio/il-kazakistan-nel-mondo-multipolare-intervista-al-viceministro-degli-esteri-vassilenko/


Foto copertina: Il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni con il Presidente kazako, Qasym-Jomart Kemeluly Toqaev per rafforzare i rapporti tra Italia e i paesi dell’Asia centrale.