La rievocazione della Dottrina Monroe

Trump - Maduro: il ritorno della Dottrina Monroe
Trump - Maduro: il ritorno della Dottrina Monroe

L’intensificarsi della presenza navale statunitense nella regione caraibica a partire da agosto costituisce lo sfondo dell’operazione contro il Presidente venezuelano Nicolás Maduro. La Dottrina Monroe riemerge come cornice interpretativa dell’azione statunitense, segnalando un ritorno a logiche di egemonia regionale che incidono sulla tenuta dell’ordine internazionale.


Sin dalla vittoria delle elezioni presidenziali del 2016, la strategia di politica estera di Donald Trump nei confronti dell’America Latina e dei Caraibi ha posto rilevanti difficoltà interpretative agli analisti. Le dichiarazioni divergenti e uno stile improvvisato, hanno reso complesso distinguere tra orientamenti politici coerenti e mera retorica. Nella National Security Strategy (NSS) del novembre 2025, il Presidente statunitense afferma che, dopo anni di disimpegno nell’area, gli Stati Uniti avrebbero fatto «rispettare la Dottrina Monroe per ripristinare la preminenza statunitense nell’emisfero occidentale e per proteggere la nostra patria e il nostro accesso alle aree geografiche chiave della regione»[1].
In tale visione, la Dottrina Monroe[2] viene interpretata da Trump come uno strumento di “buon senso” volto a ristabilire le priorità statunitensi in materia di sicurezza.
Storicamente, Washington ha considerato l’America Latina come il “proprio cortile di casa”, esprimendo una concezione di supremazia continentale sintetizzata nello slogan “l’America agli americani”. Non sono nuovi, quindi, i tentativi di interventismo statunitense nella regione, spesso concretizzatisi nel rovesciamento di governi democraticamente eletti o nel sostegno a colpi di Stato, con l’obiettivo di insediare regimi allineati ai propri interessi.

Relazioni conflittuali tra Caracas e Washington

Già durante la sua prima amministrazione, Trump non aveva escluso la possibilità di un intervento militare volto a rovesciare il Capo di Stato venezuelano, Nicolás Maduro. In tale contesto, il sostegno statunitense al tentativo di golpe orchestrato da Juan Guaidó risultò particolarmente evidente[3]. La rilevanza strategica delle riserve petrolifere venezuelane, la volontà di riaffermare la propria influenza nel tradizionale “cortile di casa” e l’esigenza di contenere le potenze extra-regionali, ha indotto gli Stati Uniti a sostenere attori politici interni compatibili con i propri interessi. Tale supporto si è inserito in un processo di regime change, volto alla tutela degli interessi economici e strategici statunitensi.
Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca, la linea conflittuale nei confronti di Caracas si è ulteriormente irrigidita. Il giorno stesso dell’insediamento, il Presidente ha emanato un ordine esecutivo che menzionava l’organizzazione criminale Tren de Aragua (TdA)[4], mettendo in luce i rapporti con il governo venezuelano. Secondo il Capo di Stato, i cartelli rappresenterebbero una minaccia diretta alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti e verrebbero sostenuti da governi ideologicamente distanti. In un successivo decreto, l’amministrazione statunitense ha sostenuto che Maduro mirerebbe a destabilizzare le nazioni democratiche del continente, rafforzando il sospetto dei legami con TdA[5]. Dunque, tra le accuse di narcotraffico e di immigrazione illegale, Trump ha anche imposto dei dazi sul petrolio venezuelano e su chiunque acquisti le forniture[6]. Nel corso del 2025 e immediatamente dopo la sua rielezione, le relazioni bilaterali hanno dunque raggiunto un livello di tensione crescente, culminato nel dispiegamento delle navi statunitensi nel Mar dei Caraibi durante l’estate.

Sovranità nazionale e diritto internazionale

Trincerandosi dietro una presunta guerra al narcotraffico, Trump ha dispiegato diverse navi della marina militare in prossimità del Venezuela. Il Department of State e il Department of Justice ha annunciato una ricompensa di 50 milioni di dollari per informazioni che potessero condurre all’arresto del Capo di Stato venezuelano[7], arrivando persino a identificarlo come il capo di Cártel de los Soles[8], negandone implicitamente la legittimità presidenziale. Sebbene la giustificazione ufficialmente presentata da Trump fosse il narcotraffico, va ricordato che il Venezuela è un Paese con un ruolo marginale nel traffico di droga mondiale[9] e, soprattutto, possiede le riserve petrolifere più grandi al mondo[10]. Già alla fine di ottobre, l’Asemblea Nacional aveva espresso preoccupazione denunciando un possibile coinvolgimento della Central Intelligence Agency (CIA)[11].
All’alba del 2026, alle due del mattino, Caracas è stata bombardata con lo scopo di catturare Maduro e la moglie per trasferirli negli Stati Uniti. Donald Trump, che fino a pochi mesi prima si candidava per il Premio Nobel per la pace, ha attaccato uno Stato sovrano senza l’autorizzazione dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per arrestare il suo Presidente, violando apertamente il diritto internazionale. La motivazione ufficiale dell’operazione è stata ricondotta al narcoterrorismo attribuito a Maduro; tuttavia, emergono con chiarezza interessi legati allo sfruttamento delle risorse naturali venezuelane. In conferenza stampa, Trump ha definito l’azione come «un’operazione militare straordinaria»[12], dichiarando che gli Stati Uniti avrebbero gestito il Venezuela durante questa presunta «transizione democratica», ripartendo in particolare dalle infrastrutture petrolifere[13]. Sotto la retorica della promozione della democrazia, si configura in realtà un’amministrazione eterodiretta dagli Stati Uniti, finalizzata al suo totale riallineamento e alla totale convergenza verso agli interessi economici e strategici promossi da Trump. Inoltre, l’esclusione della leader dell’opposizione e vincitrice del Premio Nobel della Pace María Corina Machado come futura guida del Paese – ritenuta da Trump priva di sufficiente consenso popolare – appare indicativa di un processo decisionale esterno. Parallelamente, il Tribunal Supremo de Justicia ha nominato come Presidente ad interim Delcy Rodríguez[14]. L’operazione statunitense appare meno come un intervento mirato alla sicurezza ma molto più come un’azione di regime change fondata su motivazioni economiche e strategiche. La retorica del contrasto al narcoterrorismo funge da cornice legittimante per un intervento che viola la sovranità statale e il diritto internazionale, aggirando i meccanismi multilaterali. L’uso della forza viene normalizzato e giustificato attraverso una narrazione emergenziale che maschera obiettivi più ampi, legati al controllo di un territorio e lo sfruttamento di queste risorse. Tale precedente rischia di legittimare rivendicazioni analoghe da parte di altre potenze, in particolare Cina e Russia. Non a caso, nel corso della stessa conferenza stampa, Trump ha rivolto attacchi anche ad altri Paesi sudamericani, tra cui Cuba, Colombia e Messico, evidenziando una rinnovata centralità strategica attribuita alla regione[15].

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Condanne, sostegni e proteste

Vi sono state una serie di reazioni sia da altri Stati che all’interno della società civile. Se il Presidente argentino Milei ha accolto con favore l’arresto di Maduro invocando l’avanzamento della libertà[16], altri leader latinoamericani hanno espresso una netta riprovazione. La prima critica è stata mossa dal Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, il quale considera l’attacco «una violazione della sovranità del Venezuela e un precedente estremamente pericoloso per tutta la comunità internazionale»[17]. Analoghe posizioni sono state assunte dal Capo di Stato cileno Gabriel Boric e dal colombiano Gustavo Petro, che hanno condannato ferocemente l’attacco. Il primo ha manifestato timori circa una possibile estensione di tali violazioni ad altri Paesi della regione[18]; mentre il secondo ha richiesto la convocazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite[19].
L’Unione Europea (UE), invece, non si pone in maniera decisa mantenendo una posizione più cauta, criticando le modalità di intervento senza giungere a una condanna esplicita[20]. Tale atteggiamento risulta coerente con il mancato riconoscimento del terzo mandato di Maduro da parte dell’UE, che ha ribadito la necessità di una transizione democratica e pacifica. Il Ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha sottolineato come, pur riconoscendo quella di Maduro come una dittatura senza scrupoli, vi debba essere il rispetto del diritto internazionale[21]. Intanto, la Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni considera «legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico»[22].
La Cina, sebbene stia riducendo progressivamente la propria dipendenza dal petrolio di Caracas, mantiene legami con il Venezuela. Infatti, Pechino che prova a presentarsi nella regione latinoamericana come un’alternativa al commercio con gli Stati Uniti, ha condannato fermamente la violazione della sovranità e del diritto internazionale, che minaccia la pace in America Latina[23]. Infine, anche la Russia, la quale   mantiene i rapporti in base ai suoi interessi nazionali e alle possibili ricadute per la costruzione di un ordine bipolare[24], ha chiesto il rilascio del Capo di Stato venezuelano[25].
Sul piano della società civile, le reazioni appaiono profondamente divise: se da un lato, diversi venezuelani esuli hanno accolto positivamente la cattura di Maduro, considerato da molti un dittatore, dall’altro, numerosi residenti in Venezuela sono scesi nelle piazze invocando la democrazia e la non interferenza di presenze straniere, rivendicando il diritto all’autodeterminazione.

Conclusioni e prospettive future

Il quadro che emerge risulta fortemente preoccupante: la principale potenza mondiale, ha fatto ricorso alla forza militare contro uno Stato sovrano, catturandone il Presidente e trasferendolo negli Stati Uniti in aperta violazione della Carta delle Nazioni Unite. Tale precedente rischia di legittimare azioni simili da parte di altri attori statali con tentazioni egemoniche. Spetta pertanto alla comunità internazionale agire e far rispettare il diritto internazionale. Al di là di ogni valutazione sui mandati di Nicolás Maduro e sulle violazioni dei diritti umani attribuite al suo governo, resta il fatto che si è assistito al bombardamento di uno Stato sovrano. È dunque necessario evitare di normalizzare gli interventi militari in nome della democrazia e rispettare la legittimità delle organizzazioni internazionali, in primis delle Nazioni Unite. Quest’azione potrebbe compromettere la stabilità interna del Venezuela, ma anche permettere ai Paesi latinoamericani di costruire un’agenda regionale comune in materia di sicurezza. La crisi venezuelana appare sintomatica di un sistema internazionale in crisi, che sembra riattivare logiche di potenza e pratiche coercitive riconducibili alla Dottrina Monroe.


Note

[1] National Security Strategy of the United States of America, November 2025, p. 15.
[2] Elaborata da John Quincy Adams nel 1823, ma attribuita a James Monroe, esprime l’idea che gli Stati Uniti non avrebbero tollerato nessuna interferenza nel continente da parte delle potenze europee.
[3] A. Guida, “Continuità strategica, diversità di approcci: Stati Uniti e America Latina nel sistema post-bipolare”, in Nocera R., Wulzer P. (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, Roma, Carocci, 2020, p. 141.
[4] Designating Cartels And Other Organizations As Foreign Terrorist Organizations And Specially Designated Global Terrorists, White House, 20/01/2025, consultabile al link: https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/01/designating-cartels-and-other-organizations-as-foreign-terrorist-organizations-and-specially-designated-global-terrorists/.
[5] Invocation of the Alien Enemies Act Regarding the Invasion of The United States by Tren De Aragua, White House, 15/03/2025, consultabile al link: https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/03/invocation-of-the-alien-enemies-act-regarding-the-invasion-of-the-united-states-by-tren-de-aragua/.
[6] Imposing Tariffs on Countries Importing Venezuelan Oil, White House, 24/03/2025, consultabile al link: https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/2025/03/imposing-tariffs-on-countries-importing-venezuelan-oil/.
[7] U.S. Department of State, 07/08/2025, consultabile al link: https://www.state.gov/reward-offer-increase-of-up-to-50-million-for-information-leading-to-arrest-and-or-conviction-of-nicolas-maduro
[8] Presunte reti criminali venezuelane
[9] C. Graham, “Maduro says Venezuela open to US talks on drug trafficking”, in BBC, 02/01/2026, consultabile al link: https://www.bbc.com/news/articles/clyg23lj057o.
[10] Country Analysis Brief: Venezuela, in U.S. Energy Information Administration, 2024, p. 5.
[11] “Venezuela denuncia provocación de Trinidad y Tobago con la CIA para iniciar guerra en el Caribe”, in Asemblea Nacional, 26/10/2025, consultabile al link: https://www.asambleanacional.gob.ve/noticias/venezuela-denuncia-provocacion-de-trinidad-y-tobago-con-la-cia-para-iniciar-guerra-en-el-caribe
[12] “Trump: operazione in Venezuela è un avvertimento per chiunque minacci gli Usa”, in RaiNews, 03/01/2026, consultabile al link: https://www.youtube.com/watch?v=2Nu5ZIbdKW0.
[13] Ibidem.
[14] M. Martín, “Delcy Rodríguez, entre la supervivencia del régimen y una transición”, in El País, 03/01/2026, consultabile al link: https://elpais.com/america/2026-01-04/delcy-rodriguez-entre-la-supervivencia-del-regimen-y-una-transicion.html.
[15] M. Catucci, “Trump: «Governeremo noi il paese, ce lo possiamo permettere»”, in Il Manifesto, 04/01/2026, consultabile al link: https://ilmanifesto.it/trump-governeremo-noi-il-paese-ce-lo-possiamo-permettere.
[16] Profilo Instagram di Javier Milei, consultabile al link: https://www.instagram.com/p/DTD2EllgWxz/
[17] Profilo Instagram di brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, consultabile al link: https://www.instagram.com/p/DTDLPf9DmpF/?img_index=1.
[18] Profilo Instagram di Gabriel Boric, consultabile al link: https://www.instagram.com/p/DTD94yaAfDN/.
[19] Profilo Instagram di Gustavo Petro, consultabile al link: https://www.instagram.com/gustavopetrourrego/.
[20] A. M. Merlo, “Venezuela: l’equilibrismo Ue, che critica il blitz ma non lo condanna”, in Il Manifesto, 04/01/2025, consultabile al link: https://ilmanifesto.it/lequilibrismo-ue-che-critica-il-blitz-ma-non-lo-condanna.
[21] Profilo Instagram di Jean-Noël Barrot, consultabile al link: https://www.instagram.com/p/DTF2mSRDDEj/.
[22] Profilo Instagram di Giorgia Meloni, consultabile al link: https://www.instagram.com/p/DTDuZRWDD4a/?img_index=2.
[23] L. Lamperti, “La Cina «è scioccata» Ma per ora resta a guardare”, in Il Manifesto, 04/01/2026, consultabile al link: https://ilmanifesto.it/la-cina-e-scioccata-ma-per-ora-resta-a-guardare.
[24]  G. Palamara, C. Scocozza, “La riscoperta di un interesse. Le relazioni russo-latinoamericane dopo la Guerra fredda”, in Nocera R., Wulzer P. (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, cit., p. 191.
[25] “Russia Demands Release of Maduro After U.S. Military Strikes Venezuela”, in The Moscow Times, 03/01/2026, consultabile al link: https://www.themoscowtimes.com/2026/01/03/russia-demands-release-of-maduro-after-us-military-strikes-venezuela-a91602.


Foto copertina: Trump – Maduro: il ritorno della Dottrina Monroe