Libia, passo avanti verso l’unità: elezioni fissate per il 2027

Mohammed El-Menfi, attuale capo del Consiglio presidenziale libico. © DR
Mohammed El-Menfi, attuale capo del Consiglio presidenziale libico. © DR

Dopo anni di divisioni e tentativi falliti, in Libia le autorità rivali raggiungono un’intesa sul percorso elettorale che dovrà portare ad elezioni entro febbraio 2027. Restano però dubbi sulla reale possibilità di riportare stabilità nel Paese.


Il Consiglio Presidenziale della Libia ha annunciato che le elezioni legislative e presidenziali si svolgeranno il 17 febbraio 2027, in seguito a un accordo approvato dalla Camera dei Rappresentanti, con sede nell’est del Paese, e dall’Alto Consiglio di Stato, che opera nella parte occidentale.
Le consultazioni si terranno seguendo le regole elaborate nel 2023 dal cosiddetto Comitato “6+6”, formato da rappresentanti delle due principali istituzioni libiche. L’intesa prevede inoltre una modifica della Costituzione, affidando al futuro presidente il compito di promuovere un ampio dialogo nazionale finalizzato alla riconciliazione del Paese.

Un comitato per supervisionare la transizione

Prima del voto sarà istituito un Comitato Supremo incaricato di coordinare il processo elettorale. L’organismo comprenderà il governatore della Banca Centrale, il presidente della Commissione Elettorale e rappresentanti delle forze armate e degli apparati di sicurezza provenienti sia dalla Libia orientale sia da quella occidentale.
L’accordo affronta anche altre questioni strategiche, tra cui la nomina condivisa delle principali cariche istituzionali, la definizione di un bilancio unico per il 2027, la gestione esclusiva delle esportazioni petrolifere da parte della National Oil Corporation (NOC) e l’avvio del percorso per la stesura di una nuova Costituzione.

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Ottimismo moderato dopo una lunga crisi

Nonostante l’importanza dell’annuncio, gli osservatori invitano alla prudenza. Dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011, infatti, numerosi accordi e promesse di riconciliazione non hanno prodotto risultati concreti.
Negli ultimi mesi, tuttavia, l’attività diplomatica internazionale si è intensificata. A gennaio 2026 Tunisi ha ospitato una conferenza dedicata al futuro della Libia con la partecipazione di Algeria, Egitto, Stati Uniti e Nazioni Unite. Successivamente, a maggio, l’inviato statunitense per l’Africa, Massad Boulos, ha annunciato significativi progressi nei negoziati sostenuti da Washington.
Tra le ipotesi emerse vi è la formazione di un governo unificato guidato dall’attuale premier della Libia occidentale, Abdelhamid Dbeibah, mentre Saddam Haftar, figlio del comandante Khalifa Haftar, potrebbe assumere la guida del Consiglio Presidenziale, attualmente presieduto da Mohammed El-Menfi.
Sebbene il percorso verso la stabilizzazione rimanga complesso e ricco di incognite, il dialogo tra le principali fazioni rappresenta oggi l’unica strada percorribile per tentare di riunificare il Paese dopo oltre quindici anni di crisi politica e istituzionale.

Un nuovo futuro?

La notizia dell’intesa che fissa le elezioni legislative e presidenziali al 17 febbraio 2027, rappresenta il più importante passo avanti degli ultimi anni verso la riunificazione della Libia. Tuttavia, prevale un cauto scetticismo: il Paese ha già visto fallire diversi percorsi elettorali, come quello del 2021, e restano aperte questioni cruciali, tra cui la riforma costituzionale, le rivalità tra le fazioni dell’est e dell’ovest, la gestione delle risorse petrolifere e le influenze esterne. Il successo dell’iniziativa dipenderà dalla capacità dei principali attori politici di mantenere gli impegni assunti e trasformare l’accordo in un processo concreto di stabilizzazione e riconciliazione nazionale.


Foto copertina: Mohammed El-Menfi, attuale capo del Consiglio presidenziale libico. © DR