Vent’anni dalla Revolución Pingüina in Cile

Vent’anni dalla Revolución Pingüina in Cile
Vent’anni dalla Revolución Pingüina in Cile

Il movimento studentesco cileno è da sempre un attore politico chiave, in grado di modificare le agende pubbliche e politiche degli esecutivi. Gli studenti hanno creato un nuovo modo di mobilitazione di assemblearismo orizzontale, che ad oggi ha ancora impatto. La rilevanza è tanto forte da permettere al movimento di istituzionalizzarsi, entrando nel 2013 nell’organo legislativo e nel 2021 ad eleggere come Presidente Gabriel Boric, un ex dirigente della Federación de la Universidad de Chile (FECh).


Ad oggi ricorrono vent’anni da grandi mobilitazioni di massa scatenate dagli studenti secondari cileni, definiti “pinguini” per via delle loro uniformi[1]. Ritroviamo la causa di queste proteste a ridosso della fine della dittatura militare di Augusto Pinochet quando promulgò la Ley Orgánica Constitucional de Enseñanza (LOCE), la cui critica centrale risiedeva nella logica del lucro dell’istruzione.

Mochilazo

Se nel corso degli anni Novanta il movimento ebbe bisogno di riorganizzarsi[2], incominciò a ricoprire un ruolo chiave dal nuovo millennio. Nel 2001, ci furono mobilitazioni importati chiamate Mochilazo (zaino in spalla), scatenate dall’aumento del prezzo del pase escolar, un documento che prevedeva la riduzione dei biglietti del trasporto pubblico, che arrivò a costare 7.000 pesos. Esso era emesso dal Consejo Superior de Transporte Terrestre – un privato – per volere del Ministero dell’Educación. Il conflitto sociale tra gli studenti e l’esecutivo causò il ritardo della consegna degli abbonamenti, creando le condizioni favorevoli per suscitare insoddisfazione. Il governo della Concertación[3], dopo una serie di pressioni fu obbligato ad accettare le istanze e far gestire il pase al Ministero. La protesta cambiò radicalmente la cultura politica della classe studentesca, che denunciarono apertamente il lusso delle scuole private ed evidenziarono lo scontento diffuso verso le politiche dell’esecutivo democratico. Le mobilitazioni del 2001 si rivelarono fondamentali per comprendere le radici della moderna politicizzazione in Cile e avviarono un lungo percorso di partecipazione giovanile. L’organizzazione principale era l’Asamblea Coordinadora de Estudiantes Secundarios (ACES), un collettivo autonomista, il quale sostenne che ci fosse urgenza di costruire dal basso un gruppo politicizzato, ma grazie alle esperienze sociali e non alle influenze partitiche[4].

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La Revolución Pingüina

Negli anni seguenti, le sporadiche proteste rafforzarono il movimento. La Secretaría Regional Ministerial de Educación (SEREMI) creò una piattaforma di dialogo[5] per discutere sul trasporto pubblico, l’ingresso nelle università, la LOCE e la municipalizzazione dell’istruzione[6]. L’ACES presentò la Propuesta de Trabajo de estudiantes de la Región Metropolitana, che conteneva la loro visione di scuola, che andava dalle diseguaglianze tra gli istituti dei diversi comuni, dalla critica alla logica del lucro, al trasporto pubblico, allo sport, all’arte e al femminismo, sollecitando il ministro Sergio Bitar ad accogliere le rivendicazioni per il 2006, instituendo un tavolo di lavoro[7].
Nel marzo 2006 si insediò Michele Bachelet del Partido Socialista (PS), elezione colta con favore dagli studenti, i quali sperarono in un’apertura dell’esecutivo. Nonostante la vicinanza ideologica di molti leader studenteschi al governo, il movimento identificò profonde continuità strutturali tra il sistema vigente e il modello ereditato dal regime militare. Tra aprile e giugno si svolsero innumerevoli marce organizzate dai secondari, definita come Revolución pingüina.
Al contrario delle generazioni degli anni Novanta, che hanno vissuto il trauma della dittatura, gli attivisti di questo periodo, nati durante la transizione alla democrazia, non avevano paura di protestare[8]. Sebbene l’argomento centrale fosse quello dell’istruzione, il movimento denunciò le ampie diseguaglianze sociali e territoriali.
Il 25 aprile vi fu la prima manifestazione al liceo Carlos Cousiño di Lota, chiamato ironicamente liceo acuático, per denunciare il frequente allagamento dell’edificio a causa delle sue fragili strutture[9].
L’obiettivo principale dei “pinguini” era l’abrogazione della LOCE. La contestazione investiva soprattutto il profitto privato nella scuola, rivendicando uno Stato che abbandonasse il principio di sussidiarietà per assumere il ruolo di garante dell’istruzione pubblica. Tra i punti caldi della protesta vi fu anche il forte scontento per l’aumento dei costi di iscrizione alla PSU (Prueba de Selección Universitaria)[10], così come il limite di utilizzo del pase per il trasporto pubblico, che ne consentiva l’uso gratuito o agevolato solo due volte al giorno. Infine, si domandò la revisione della Jornada Escoral Completa (JEC) e la fine della municipalizzazione[11]. Dunque, l’eliminazione delle diseguaglianze nel mondo dell’istruzione era un argomento essenziale.
La diffusione della mobilitazione fu facilitata dai social networks, che velocizzarono il messaggio e utilizzarono il pinguino come simbolo identitario per strutturare reti per le proteste, coordinare le tattiche di protesta e denunciare la repressione[12]. L’ACES svolse un ruolo chiave: la sua struttura assembleare e orizzontale diede vita a un organismo unitario capace di coinvolgere ampi settori della cittadinanza.
L’esecutivo convocò il tavolo del Consejo Asesor Presidencial (CAP), il cui obiettivo fu quello di concentrarsi sulla discussione e l’elaborazione di proposte di riforma integrale nel campo dell’istruzione, invitando rappresentanti del mondo dell’istruzione, da studenti, a docenti, a ricercatori, che crearono il Bloque Social, parallelo al CAP[13].
Poco prima della chiusura del Consejo, il Bloque decise di ritirarsi, poiché denunciarono la mancanza di riforme strutturali. I temi redatti nel rapporto finale pubblicato a dicembre riguardarono la creazione di una nuova LOCE, la modifica della JEC e delle riforme educative[14]. L’anno seguente, Bachelet presentò la Ley General de Educación (LGE), considerata dagli studenti una nuova versione della LOCE.
La Revolución dimostrò la capacità delle organizzazioni giovanili di ritornare attori politici, influenzare le scelte del governo e alternare l’agenda pubblica. I protagonisti vissero ciò come una sconfitta, dato che la politica prese il controllo della questione educativa[15]. La Revolución Pingüina inserì tra gli argomenti la lotta alle diseguaglianze. I conflitti si spostarono verso la struttura della società, riportando all’interno del dibattito pubblico la necessità di riformare l’istruzione, influenzando l’agenda pubblica. Ciò costò a Bachelet un forte calo di popolarità al punto che a quattro mesi dall’insediamento fece un rimpasto nei ministeri dell’istruzione e dell’interno.
I “pinguini” riuscirono a mettere in evidenza le ambiguità dei partiti democratici. Per concludere, Valle ritenne che, anche se Bachelet in campagna elettorale definì il suo come un gobierno ciudadano, furono gli studenti a mettere dinnanzi a tutti le necessità della popolazione[16]. Le risposte dell’esecutivo lasciarono un profondo senso di insoddisfazione verso gli studenti, che avrebbe alimentato le generazioni successive, aprendo la strada alle proteste del 2011.

I “pinguini” vent’anni dopo

A vent’anni di distanza, la Revolución Pingüina non può più essere archiviata come una semplice parentesi di protesta giovanile, né come la sconfitta che i suoi stessi protagonisti percepirono all’epoca. Quegli studenti in uniforme, muovendosi al di fuori delle logiche di partito e inaugurando pratiche di assemblearismo orizzontale, hanno ridefinito permanentemente la grammatica politica del Cile contemporaneo. Non solo hanno infranto il tabù della transizione democratica, dimostrando che era possibile sfidare l’eredità strutturale della dittatura senza paura, ma hanno anche seminato il terreno per le successive ondate di mobilitazione del 2011 e del 2019.
L’ingresso degli studenti nelle istituzioni nel 2013, fino a culminare con l’elezione di Gabriel Boric alla presidenza nel 2021, è la prova tangibile di una metamorfosi profonda: i “pinguini” del 2006 sono stati attori politici chiave fino a diventare la nuova classe dirigente del Paese. Oggi, l’eredità più grande di quel movimento risiede nell’aver dimostrato che la spinta al cambiamento e la lotta contro le diseguaglianze strutturali possono nascere dal basso, trasformando radicalmente l’agenda pubblica di un’intera nazione.


Note

[1] F., Moraga Valle, “Sólo sé que no LOCE: la rebelión de los pingüinos en Chile”, in R. Marsiske (a cura di), Movimientos estudiantiles en la historia de América Latina V, Coyoacán, Universidad Nacional Autónoma de México, 2017, p. 170.
[2] L. H. Thielemann, La anomalía social de la transición. Movimiento estudiantil e izquierda universitaria en el Chile de los noventa (1987-2000), Santiago de Chile, Tiempo Robado, 2016, p. 76.
[3] Coalizione di centro-sinistra che raggruppava cristiano democratici, socialisti e moderati.
[4] C. Borri, ., “El movimiento estudiantil en Chile (2001-2014). La renovación de la educación como aliciente para el cambio político-social”, in Otros movimientos sociales. Política y derecho a la educación, n. 4, 2016, p. 144.
[5] S. Donoso, “La recostrucción de la acción colectiva en el Chile post-transición: el caso del movimiento estudiantil”, in Consejo Latinoamericano de Ciencias Sociales, 2014, p. 24.
[6] Ibidem.
[7] Asamblea Coordinadora de Estudiantes Secundarios, “Propuesta de Trabajo de estudiantes de la Región Metropolitana”, in Centro de Estudios Miguel Enríquez, 2005.
[8] S. Mejías, F. Penaglia, “El conflicto estudiantil chileno y sus efectos políticos”, in Polis México, vol. 15, n. 2, 2019, p. 11.
[9] C. Borri, “El movimiento estudiantil en Chile (2001-2014). La renovación de la educación como aliciente para el cambio político-social”, cit., p. 146.
[10] F. Moraga Valle, “Sólo sé que no LOCE: la rebelión de los pingüinos en Chile”, in R. Marsiske (a cura di), Movimientos estudiantiles en la historia de América Latina V, Coyoacán, Universidad Nacional Autónoma de México, 2017, p. 175.
[11] F. Moraga Valle , “Sólo sé que no LOCE: La rebelión de los pingüinos, en Chile, 2006”, in XXVI Congreso de la Asociación Latinoamericana de Sociología. Asociación Latinoamericana de Sociología, Guadalajara, 2007, p. 12.
[12] C. Cárdenas Neira, “El movimiento estudiantil chileno (2006-2016) y el uso de la web social: nuevos repertorios de acción e interacción comunicativa”, in Ultima década, vol. 24, n. 45, 2016, p. 102.
[13] “Historia de la CONFECH y el movimiento universitario chileno en los últimos 30 años”, in Meredith Plays, p. 5, consultabile al link: https://www.meredithplays.com/media/users/20/1008063/files/241868/Historia_de_la_CONFECH_y_el_movimiento_universitario_chileno_en_los_ltimos_30_a_os.pdf
[14] “Informe final del Consejo Asesor Presidencial para la Calidad de la Educación”, in Observatorio Chileno de Políticas Educativas, p. 12, 2006, consultabile al link: https://www.opech.cl/bibliografico/doc_movest/informe_final_consejo_asesor2.pdf
[15] C. Borri, “El movimiento estudiantil en Chile (2001-2014). La renovación de la educación como aliciente para el cambio político-social”, cit., p. 147.
[16] F. Moraga Valle, “Sólo sé que no LOCE: la rebelión de los pingüinos en Chile”, in R. Marsiske (a cura di), Movimientos estudiantiles en la historia de América Latina V, cit., pp. 200-201.


Foto copertina: Vent’anni dalla Revolución Pingüina in Cile