Alpha Condé da promotore della democrazia ad autocrate, a presidente defenestrato.


Guinea, l’ex presidente Alpha Condé, è stato arrestato dalla giunta militare il 5 settembre. Mamady Doumbouya, il leader che ha guidato i militari al colpo di stato, ha dichiarato di voler un nuovo corso per la Guinea con la rifondazione dello stato repubblicano e l’unione tra i cittadini. È solo propaganda o sarà davvero la svolta?


 

Il colpo di stato militare segue il colpo di stato costituzionale

Nella mattina del 5 settembre riecheggiano degli spari nell’aria della capitale Conakry. Dopo qualche ora di incertezza, confusione e paura, rimbalza sulla rete un video in cui Mamady Doumbouya dichiara l’arresto del presidente Alpha Condé per arginare la corruzione, la crisi politica ed economica causata dal suo governo. Con effetto immediato vengono sciolte tutte le istituzioni, sospesa la Costituzione e chiusi i confini terresti e marittimi.
Personalità controversa quella dell’ex presidente che nel 2010 era stato eletto nelle prime elezioni democratiche e trasparenti nella storia della Guinea. Durante gli anni Novanta era stato capo dell’opposizione al regime di Lansana Conté e per questo più volte incarcerato. Con la sua elezione il Paese si aspettava un svolta politica decisiva con attenzione ai diritti umani e alla stabilizzazione del contesto sociale. Non è andata così, infatti nel corso dei suoi mandati il suo governo è diventato sempre più dispotico, pronto ad incarcerare e usare violenza sulle forze di opposizione civili e politiche.
Le violenze non sono mancate nemmeno nel marzo 2020, quando Condé aveva messo a referendum popolare emendamenti costituzionali per modificare la durata del mandato presidenziale a sei anni anziché cinque. Nei discorsi successivi alla modifica costituzionale il presidente aveva fatto chiaramente intendere che, in seguito a questa riforma, i suoi due mandati precedenti non sarebbero stati presi in considerazione, lasciandogli la strada aperta per altri dodici anni di presidenza. Le successive elezioni del 18 ottobre 2020 sanciranno la vittoria di Condé con il 59,5% di voti, scatenando manifestazioni popolari violente e proteste da parte dell’opposizione politica, represse brutalmente dalle forze di sicurezza causando la morte di dodici persone tra cui due bambini nella capitale Conakry.

Avvenimenti successivi al golpe

La defenestrazione di Condé non è stata salutata negativamente dall’opposizione politica e dai giovani guineani, quest’ultimi primi ad essere scesi per i quartieri di Conakry a festeggiare. Il leader dell’opposizione Cellou Dalein Diallo ha dichiarato che questo atto darà nuovo slancio al Paese.

I primi a prendere posizione a livello regionale sono stati ECOWAS e Unione africana che hanno condannato l’atto sospendendo il Paese dalle loro istituzioni. Altre sanzioni hanno imposto il divieto di viaggio a tutti i membri della giunta militare e delle loro famiglie, l’interdizione di presentarsi alle elezioni presidenziali prossime, richiedendo il ritorno ad ordine costituzionale entro sei mesi e la liberazione dell’ex presidente. La giunta miliare non si è espressa in merito alle decisioni delle due organizzazioni. Sono seguite le condanne da parte delle Nazioni Unite e della comunità internazionale, preoccupate per questo ennesimo colpo di stato nell’Africa occidentale.
Il 14 settembre Doumbouya ha aperto le consultazioni nazionali con i leader politici, rappresentati della società civile e religiosa, le diplomazie accreditate, la diaspora, esponenti del settore minerario e sindacati, con l’intenzione di dare nuovo corso al Paese.
Il 25 settembre è stata annunciata dal Comitato nazionale per la riconciliazione e lo sviluppo (Cnrd) il nuovo governo che guiderà il Paese nella transizione, ma non sono ancora stati resi noti i nomi dei nuovi ministri.

L’importanza della bauxite guineana

Non stupisce che in seguito al golpe il prezzo dell’acciaio sia andato alle stelle alla London Metal Exchange, sebbene non ci siano state brusche interruzioni nell’estrazione e nella produzione. La bauxite è il metallo da cui si ricava l’acciaio, materiale richiesto a livello mondiale che si trova dappertutto nella vita quotidiana. Viene da sé che il colpo di stato ha creato incertezza e volatilità sul mercato.
La Guinea è il secondo produttore mondiale di bauxite, primo a detenere riserve di questo metallo (7,4 miliardi di tonnellate) e la sua esportazione è molto preziosa per il suo PIL.
La Société Minière de Boké (SMB) e la Compagnie des Bauxites de Guinee (CBG) sono i principali produttori di bauxite. La prima è un consorzio che comprende la singaporiana compagnia di navigazione Winning International Group, la Shandong Weiqiao (sussidiaria della China Hongqiao uno dei maggiori produttori mondiali di alluminio) e la guineana UMS (United Mining Supply).
La seconda è sempre un consorzio al 49% a partecipazione statale e al 51% statunitense (Alcoa).
La Guinea è il principale fornitore della Cina e le tre principali miniere del Paese rappresentano il 42% del rifornimento della compagnia russa Rusal, terza al mondo per produzione di alluminio e proprietaria della Compagnie des Bauxites de Kinda (CBK). La Singapore’s TOP International Holding possiede due miniere sul suolo guineano.
La stabilità e il proseguirsi delle attività minerarie sono profondamente strategici per il mercato mondiale e per le esportazioni guineane; le consultazioni del 14 settembre hanno assicurato alla costellazione degli attori del settore minerario la continuazione dei lavori e delle forniture.

Guinea e Mali

Gli avvenimenti di settembre in Guinea fanno tornare alla mente ciò che è successo in Mali nell’agosto scorso. I due protagonisti dei colpi di stato si conoscono, hanno entrambi partecipato  all’esercitazione militare “Flintlock” dell’US Africa Command nel 2019 in Burkina Faso.
Le parole usate da Doumbouya sono molto simili alle dichiarazioni rese da Goïta dopo il colpo di stato di agosto. Riferimenti alle crisi politiche ed economiche (in Mali anche securitaria) sono stati utilizzati da entrambi per giustificare le loro azioni. Attualmente sia ECOWAS che UA mantengono le sanzioni su Mali e Guinea, supportate dalle Nazioni Unite, con un attenzione particolare a chiunque cercherà di ritardare la transizione politica. Le sanzioni di ECOWAS nei confronti della giunta maliana erano state funzionali anche al dissuadere azioni simili negli altri Paesi africani ed il loro voto favorevole era stato dato dallo stesso Alpha Condé.


Foto copertina: Alpha Conde, circondato dai soldati delle Forze Speciali che hanno effettuato il suo “arresto”, domenica 5 settembre 2021.