Dietro le quinte: la questione del debito siriano


Rientro della Siria nella finanza globale tra diplomazia, interessi regionali e nuove alleanze


Un bagaglio alleggerito

La Siria sembra finalmente respirare dopo anni in cui l’economia del Paese è stata sostenuta dai mercati neri alimentati dal governo Assad, come quelli del Captagon e del petrolio[1]. Sono notizie che alleggeriscono il petto anche l’annuncio di Arabia Saudita e Qatar di pagare il debito di più di quindici milioni di dollari che il governo di Bashar al-Assad aveva accumulato durante gli anni della guerra civile.
Ad accodarsi a questa decisione è stato il Presidente USA Trump, che ha annunciato una revoca delle sanzioni e delle misure imposte nel Caesar Syria Civilian Protection Act del 2019[2], segnando un cambiamento cruciale nella politica estera statunitense.[3] Senza stupirsi troppo, anche l’Unione Europea ha deciso di unirsi alla revoca delle sanzioni, confermando così la possibilità della Siria di rientrare nel sistema finanziario globale. L’Europa, però, rimane salda sul divieto imposto al governo Assad rispetto alla vendita di determinate armi ed equipaggiamento militare, volendo imporre anche nuove sanzioni individuali su coloro che sono ritenuti responsabili di aggravare le tensioni etniche nel Paese.[4] Anche le stesse organizzazioni internazionali si stanno muovendo: L’International Monetary Fund (IMF) ha incaricato un nuovo responsabile per la Siria dopo quattordici anni, ed il World Bank Group (WB) ha annunciato il suo primo progetto in Siria in materia di accesso all’elettricità[5].
È però cosa nota che, nella comunità internazionale, i regali risultino tali molto raramente. È innegabile che gli incentivi dati dal pagamento del debito e dall’alleggerimento delle sanzioni aiuteranno la Siria a proseguire più velocemente sulla strada della ripresa. Ma è anche vero che all’interno del grande piano per incentivare la stabilizzazione e il nuovo ruolo della Siria, si notano degli schemi di interessi lampanti.

Benefattori forse troppo altruisti

Il pagamento del debito della Siria è solo la punta dell’iceberg. È dunque necessario osservare almeno qualche metro sotto la superficie prima di potersi rendere conto di cosa, ad oggi, un gesto del genere significhi davvero. Il tour di Trump in Medioriente casca a pennello: molti leader mondiali hanno cominciato a storcere il naso rispetto ad alcuni dei piani militari di Netanyahu,[6] e le trattative U.S.-Iran sul nucleare non sembrano galoppare visti gli ultimi eventi nella regione[7]. Durante il tour, Trump ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di fare politica come un uomo d’affari che vende e si vende a seconda delle necessità e degli offerenti migliori. Senza aver visitato Israele, il viaggio del Presidente si è incentrato su altre alleanze che sembrerebbero rispecchiare molto più le necessità concrete degli Stati Uniti. Si conferma l’utilizzo, a tratti, che Donald Trump fa della sua idea di America First. Un grande cambiamento nella retorica e nelle azioni della politica estera statunitense verso il Medioriente, con un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Houthi in Yemen mediato dall’Oman e senza intervento israeliano[8], ed un accordo di seicento miliardi con l’Arabia Saudita [9]. Questo nuovo approccio ai paesi del Golfo segnala la consapevolezza di Trump nel riconoscere il peso economico che Israele ha sugli Stati Uniti, ma sottolinea anche la visione finanziaria d’insieme che il Presidente riconosce come opportunità. Opportunità di investimenti e collaborazioni offerte anche da una Siria in via di ripresa, situazione sicuramente agevolata dal marketing di Al-Sharaa – che ha voluto ripulire la sua immagine dal passato jihadista. Ma Trump non è il solo a riconoscere l’enorme vantaggio che comporta impegnarsi con la Siria adesso, ed i suoi interessi si intersecano con quelli di altri attori quali Qatar e Arabia Saudita.
Il Qatar, che ha sempre supportato l’opposizione al governo Assad, sarebbe naturalmente diventato essenziale in tutti i processi di riabilitazione del Paese una volta che la guerra sarebbe finita. Per Doha, lo scenario siriano rappresenta infinite possibilità di investimento economico e politico. Il Qatar ha annunciato il suo impegno nel costruire nuove infrastrutture per lo sviluppo sociale quali ospedali, scuole, istallazioni per la distribuzione dell’acqua[10] e dell’elettricità, oltre ad impianti per le telecomunicazioni [11].
Ma se da una parte Doha sembra metterci più impegno dal punto di vista umanitario ed economico, dall’altra sta anche lasciando cadere le tensioni passate con gli Stati Uniti. Infatti, il Qatar non vuole far passare un messaggio di supporto verso la comunità sunnita[12], molto vicina all’Iran, lasciando dunque spazio agli Stati Uniti di poter minare la leadership iraniana in Siria che da sempre la vede come un centro di interesse. Inoltre, dobbiamo ricordare che il Qatar ospita una base militare importantissima per gli Stati Uniti[13] e che questi ultimi hanno espressamente richiesto un aiuto diplomatico al Qatar per spingere l’Iran ad abbandonare i progetti col nucleare[14]. Allo stesso tempo, va notato come Doha stia collaborando con la Turchia in ambito infrastrutturale, lasciandole invece campo libero per quanto riguarda il settore della sicurezza[15], settore che viene invece discusso con l’Arabia Saudita. Sembrerebbe infatti che il Qatar stia cercando di stabilizzare la situazione, probabilmente volendo ridimensionare il più possibile il rischio di polarizzazione e settarismo, rafforzando quindi il governo Al-Sharaa e il proprio guadagno a lungo termine in Siria.

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L’approccio saudita, esattamente come gli altri, è estremamente calcolato, mirato principalmente alla sicurezza e all’influenza regionale. Anche qui ci sono da considerare i ruoli turco, iraniano, e israeliano come fondamentali per afferrare bene quali sono le necessità di Riyadh. Rimane ancora utile la dottrina per cui “il nemico del mio nemico è mio amico”, e il piano che sembra portare avanti l’Arabia Saudita ne offre un esempio interessante. Il controllo turco su fazioni come il Syrian National Army (SNA) e che ha esportato l’influenza di Ankara su buona parte della Siria del nord, crea naturalmente uno svantaggio all’Arabia Saudita, a cui converrebbe rafforzare la sua influenza all’interno della Siria. Proprio per questo la cooperazione con Ankara diventa indispensabile, continuando a chiudere contratti per la vendita di armi[16], e sicuramente riaffermando uno sforzo congiunto per minare la presenza iraniana. La collaborazione turco-saudita è decisiva per continuare a vedere mutamenti nella gara per ottenere la nomina di potenza regionale. Grazie anche agli sforzi di Al-Sharaa di ripulire la sua immagine agli occhi occidentali, l’Arabia Saudita si è potuta permettere di preferire la concretezza a questioni religiose ed ideologiche, incentrando la discussione sulla ricostruzione di un Paese distrutto piuttosto che sulle traiettorie rivoluzionarie iraniane[17].
Nel frattempo, Israele, che continua a impelagarsi in guerre costose e protratte, imbroglia la situazione anche in Siria. Non solo per l’espansionismo territoriale nelle Alture del Golan che compromettono l’autorità del nuovo governo, ma anche per la polarizzazione[18] creata tramite l’esacerbata vicinanza[19] alla comunità Drusa siriana. La divisione interna e l’indebolimento del governo Al-Sharaa che l’influenza israeliana causa, indebolisce di riflesso l’Arabia Saudita, che necessita di stratagemmi più a lungo raggio da implementare tramite diplomazia e politica[20].

Occhi dappertutto

La violenza inter-statale in Medio Oriente non permette analisi troppo specifiche o previsioni accurate. Certamente il ruolo di Ankara, Doha e Riyadh al momento si fortifica come capitali che possono fungere da trampolino diplomatico. Se questa asse dovesse rinforzarsi potrebbe creare un buon punto d’appoggio, se non per gli Stati Uniti almeno per l’Europa.
La polarizzazione e un potenziale calo di supporto per il governo Al-Sharaa non è conveniente per nessuno. Al contrario, l’attenzione dovrebbe incentrarsi su possibili attività di procure russe o iraniane in Siria. Ma servono ancora molte discussioni per capire fino a che punto l’influenza in Siria è fondamentale per la Russia come per l’Iran, considerato il turbinio di violenza in cui si trovano. Probabilmente l’Iran necessita di quella colonna di supporto più di quanto la Russia veda la questione siriana come prioritaria.
Con Trump che nel frattempo abbandona una politica non intervenzionista mai davvero messa in atto, bisognerebbe tenere gli occhi aperti anche sulle possibili reazioni diplomatiche di Beijing e su come si riflettono sulle opportunità offerte dalla Siria. È difficile predire chi prenderà qualcosa e chi offrirà altrettanto.
Il Medio Oriente, e la Siria soprattutto, si presentano ancora una volta come riflesso di un sistema in crisi, ma anche come asso decisivo per solidificare o far crollare esistenzialismi che continuano a sostenere solo le necessità dei più potenti.


Note

[1] Karin Strohecker et al., “Explainer: Syria’s Economy: The Devastating Impact of War and Sanctions,” Reuters, May 14, 2025, sec. Middle East, https://www.reuters.com/world/middle-east/syrias-economy-devastating-impact-war-sanctions-2025-05-14/
[2] Il Caesar Act è una legge del 2019 che impone delle sanzioni e dei provvedimenti mirati a punire il governo Assad, cercando di non minare al benessere dei civili. “Caesar Syria Civilian Protection Act,” U.S. Department of State, https://2017-2021.state.gov/caesar-syria-civilian-protection-act/.
[3] “World Bank Says Syria Eligible for New Loans after Debts Cleared,” Al Jazeera, May 16, 2025, https://www.aljazeera.com/economy/2025/5/16/world-bank-says-syria-eligible-for-new-loans-after-debts-cleared.
[4] “EU Lifts Economic Sanctions on Syria, Following US Move Last Week,” Al Jazeera, May 20, 2025, https://www.aljazeera.com/news/2025/5/20/eu-agrees-to-lift-all-economic-sanctions-on-syria-diplomats.
[5] Andrea Shalal, “World Bank Says Syria Eligible for New Loans as Arrears Cleared,” Reuters, May 16, 2025, sec. World, https://www.reuters.com/world/world-bank-says-syria-arrears-cleared-making-country-eligible-new-loans-2025-05-16/.
[6] Victoria Bourne, “UK, France and Canada Threaten Action against Israel over Gaza,” BBC, May 20, 2025, https://www.bbc.com/news/articles/czxy19n4kpyo.
[7] “Iran Says It Could Survive If US Nuclear Talks End without a Deal,” Reuters, May 26, 2025, sec. Middle East, https://www.reuters.com/world/middle-east/iran-will-not-temporarily-suspend-enrichment-secure-nuclear-deal-with-us-2025-05-26/.
[8] Jonathan Gornall, “How President Trump’s Middle East Tour Signaled a Bold Reset in US Foreign Policy,” Arab News, May 20, 2025, https://arab.news/c6x35.
[9] “Fact Sheet: President Donald J. Trump Secures Historic $600 Billion Investment Commitment in Saudi Arabia,” The White House, May 13, 2025, https://www.whitehouse.gov/fact-sheets/2025/05/fact-sheet-president-donald-j-trump-secures-historic-600-billion-investment-commitment-in-saudi-arabia/.
[10] “Qatar Provides Reliable Natural Gas Supplies to Syria, Critical for Improving Electricity Supply,” UNDP, March 17, 2025, https://www.undp.org/arab-states/press-releases/qatar-provides-reliable-natural-gas-supplies-syria-critical-improving-electricity-supply.
[11] Fuad Shahbazov, “After Assad, What Role Will Qatar Play in Syria?,” Gulf International Forum, February 17, 2025, https://gulfif.org/after-assad-what-role-will-qatar-play-in-syria/.
[12] Ali Bakir, “Deep Dive: How Qatar and Turkey Will Shape Post-Assad Syria,” Amwaj.media, January 10, 2025, https://amwaj.media/en/article/deep-dive-how-qatar-and-turkey-will-shape-post-assad-syria.
[13] Hazar Kilani, “U.S. Reaches Agreement with Qatar to Keep Operating Largest Military Base in Middle East for 10 More Years: Report,” Doha News | Qatar (blog), January 3, 2024, https://dohanews.co/u-s-reaches-agreement-with-qatar-to-keep-operating-largest-military-base-in-middle-east-for-10-more-years/.
[14] Zeke Miller, Jon Gambrell, and Aamer Madhani, “Trump Appeals for Qatar’s Help in Persuading Iran to Give up Its Nuclear Program,” AP News, May 14, 2025, https://apnews.com/article/trump-middle-east-syria-qatar-saudi-arabia-8bd63b3f9fc1856532a00adf1795e38f.
[15] Ali Bakir.
[16] Fuad Al Shahbazov, “Forging Defense Partnership: Turkey’s Role in Saudi Arabia’s Arms Industry Expansion,” Gulf International Forum, August 23, 2024, https://gulfif.org/forging-defense-partnership-turkeys-role-in-saudi-arabias-arms-industry-expansion/.
[17] “Saudi Arabia’s Calculated Re-Engagement in Syria and Lebanon,” Arab Center Washington DC, February 20, 2025, https://arabcenterdc.org/resource/saudi-arabias-calculated-re-engagement-in-syria-and-lebanon/.
[18] Eyad Abu Shakra, “Why Syrian Druze Are Placing Faith in Damascus and Not Israel for Security,” Arab News, March 11, 2025, https://arab.news/7mfgw.
[19] Diana Bletter, “‘Maybe God Put Druze in Israel to Save the Druze There’: Minority Fights for Syrian Cousins,” The Times of Israel, May 14, 2025, https://www.timesofisrael.com/maybe-god-put-druze-in-israel-to-save-the-druze-there-minority-fights-for-syrian-cousins/.
[20] Hesham Alghannam, “Syria Becomes a Front Line in Protecting Saudi Security,” Carnegie Endowment for International Peace, March 26, 2025, https://carnegie-production-assets.s3.amazonaws.com/static/files/Alghannam_Saudi%20Security.pdf.


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