Mentre negozia il proprio ingresso nell’Unione Europea, l’Albania autorizza lo sviluppo di un’area protetta destinata a un investimento privato di alto profilo politico. Una decisione che ha acceso uno dei più significativi movimenti di protesta degli ultimi anni.
Di Ilaria Piccolo
“I am the one who can save our country”
Queste sono le parole che il primo ministro albanese Edi Rama ha pronunciato durante il dibattito televisivo su Opinion, Klan TV, rivolte contro il leader dell’opposizione Sali Berisha. Il contesto politico in cui si inserisce questa retorica è quello di un paese in cui gli osservatori internazionali hanno ripetutamente segnalato fenomeni di voto di scambio, abuso delle risorse pubbliche e pressioni sugli elettori, elementi che continuano a compromettere la piena integrità del processo elettorale.
L’Albania, Shqipëria in lingua albanese, significa il Paese delle Aquile. Il nome deriva da un’antica leggenda, secondo la quale un giovane cacciatore salvò un aquilotto da un serpente. Il piccolo crebbe e rimase sempre con il giovane, vegliando su di lui dell’alto e guidandolo nelle sue battaglie. È un’immagine che dice molto sull’immaginario politico del paese: la figura del leader-protettore è radicata nella cultura nazionale quanto lo è nella sua storia recente.
Edi Rama, leader del Partito Socialista, vince le elezioni nel 2013 con il 57,6% delle preferenze, e le rivince per la quarta volta nel 2025, mantenendo sostanzialmente lo stesso bacino elettorale. La mappa di distribuzione dei voti è di lettura immediata: ad eccezione di alcune zone del nord, il sud del Paese ha sostenuto compattamente il Partito Socialista — la stessa area geografica che oggi si trova al centro della controversia ambientale e politica che verrà analizzata di seguito.
Qui emerge una delle principali contraddizioni del governo Rama. Da un lato, l’integrazione europea rappresenta uno dei pilastri della sua legittimazione politica; dall’altro, la ricerca di investimenti esteri sembra aver favorito decisioni contestate sul piano delle tutele ambientali e delle procedure amministrative. Più che una contraddizione episodica, questa dinamica riflette una tensione tra l’obiettivo di attrarre capitali e l’effettiva applicazione degli standard richiesti dal percorso di adesione all’Unione europea.
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Lo stormo contro il cacciatore
Al centro delle proteste che hanno attraversato l’Albania nelle ultime settimane si trova un progetto di resort di lusso collegato a Jared Kushner, genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, e alla sua società di investimenti Affinity Partners. Il progetto riguarda l’isola di Sazan e parti della laguna di Zvernec e Narta sulla costa adriatica albanese: un’area che ospita oltre 70 specie a rischio di estinzione e più di 200 specie di uccelli migratori, tra cui fenicotteri e pellicani dalmati.[1]
Non si tratta di una zona remota e disabitata. Per le famiglie di Vlorë, a tredici chilometri di distanza, Zvërnec rappresentava uno degli ultimi luoghi di accesso libero alla costa: la foresta di pini dove generazioni hanno trascorso le estati, la spiaggia di sabbia fine, il lungo pontile di legno che conduce a un monastero secolare, la laguna dove i fenicotteri sostano durante la migrazione.[2] L’installazione di recinzioni e fili spinati nell’area ha rappresentato il detonatore immediato delle proteste.
Il piano prevede fino a 10.000 camere d’albergo, ville e un porto turistico, per un investimento complessivo stimato in 1,4 miliardi di euro.[3] Il progetto è stato approvato dal primo ministro Rama nel dicembre 2025, sebbene la proposta finale e gli studi di impatto ambientale non fossero ancora stati completati al momento dell’approvazione.[4]
La Procura speciale contro la corruzione e la criminalità organizzata (SPAK) ha aperto un’indagine sulle decisioni del 2024 che hanno alterato lo status legale di alcuni terreni lungo la costa meridionale, incluse porzioni della laguna Vjosa-Narta, esaminando se quei cambiamenti — che hanno riguardato aree precedentemente classificate come protette — abbiano aperto la strada al progetto.[5] Gli inquirenti stanno inoltre verificando come sia stato possibile aggirare il normale sistema di appalti pubblici e stanno indagando sull’origine dei fondi utilizzati per acquisire i titoli fondiari.[6]
Non si tratta di un caso isolato nel contesto regionale. Nel maggio 2024, proteste analoghe erano esplose a Belgrado dopo che il governo serbo aveva annunciato un accordo con Affinity Partners per sviluppare un complesso alberghiero di lusso sul sito dell’ex sede del Ministero della Difesa jugoslavo, distrutto dai bombardamenti NATO nel 1999.[7] Un pattern ricorrente: paese in via di sviluppo, governo con scarsa accountability istituzionale, territorio di rilevanza storica o ecologica, e capitali che trovano la porta aperta.
Rama ha difeso il progetto affermando che trasformerà l’Albania in una destinazione turistica invidiata nella regione, aggiungendo: “Non c’è possibilità che questo investimento si fermi finché sono io qui.”[8] Una dichiarazione che, in un paese candidato all’adesione europea, solleva interrogativi sulla natura del rapporto tra potere esecutivo e investimenti stranieri di alto profilo politico.
Sul fronte dell’opposizione interna si registra inoltre una dinamica insolita: il leader dell’opposizione Sali Berisha, che ha costruito la propria recente politica in chiave trumpiana, ha sostenuto l’investimento — rendendo impossibile per lui opporsi a un progetto che porta il nome della famiglia Trump. Questo ha fatto sì che molti manifestanti si rivolgessero anche contro di lui, rendendo il movimento difficilmente cooptabile dall’opposizione ufficiale.[9]
La partita europea
La vicenda albanese non può essere letta come un fatto meramente interno. L’Albania si trova in una fase cruciale del suo percorso verso l’Unione Europea. Dopo l’apertura di tutti i cluster negoziali nel corso del 2024 e del 2025, il paese si trova oggi nella posizione di poter iniziare a chiudere i capitoli negoziali.[10] Il Parlamento europeo ha accolto con favore l’obiettivo albanese di concludere i negoziati entro la fine del 2027.[11]
La crisi della laguna di Narta mette tuttavia a nudo una contraddizione sistemica nel processo di adesione. Nel maggio 2026 la Commissione europea ha dichiarato di monitorare da vicino gli sviluppi nell’area protetta di Pishë Poro-Narta, ribadendo che, per chiudere il Capitolo 27 su ambiente e clima, l’Albania deve dimostrare la capacità di gestire le future aree Natura 2000 e prevenire il degrado di habitat e specie.[12] La vicenda è diventata esplicitamente un banco di prova per l’intero percorso di adesione.
Nonostante i crescenti allarmi delle organizzazioni ambientaliste e le segnalazioni di interventi nelle aree protette, la risposta politica di Bruxelles si è limitata al monitoraggio e alla preoccupazione procedurale, senza conseguenze concrete sul processo di adesione né confronti diplomatici diretti.[13] Ciò pone una questione di fondo sulla effettiva capacità della condizionalità europea di operare quando gli interessi economici in campo coinvolgono attori politici di primo piano a livello internazionale.
Territorio, sovranità e accesso
I manifestanti in piazza a Tirana hanno sintetizzato la questione con cartelli che recitavano “La nazione non è in vendita” e “Non voglio un’Albania come Dubai.”[14] Dietro questi slogan si articola un dibattito che riguarda la sovranità sostanziale degli stati, la distribuzione dell’accesso alle risorse naturali e il rapporto tra sviluppo economico e tutela dei beni comuni.
La domanda che questa vicenda pone non è nuova, ma si ripresenta con urgenza crescente: fino a che punto un governo eletto può disporre del territorio nazionale nell’ambito di accordi con investitori stranieri, e in assenza di consultazione pubblica? E in che misura il processo di integrazione europea rappresenta una garanzia effettiva contro dinamiche di questo tipo, o rischia di essere strumentalizzato come copertura per legittimarle?
Sono interrogativi che vanno ben oltre il caso albanese e che toccano la struttura stessa delle relazioni tra capitale, territorio e democrazia nell’Europa contemporanea.
Verso quale Europa?
Il futuro del percorso di adesione albanese dipenderà in misura crescente dalla capacità di Tirana di dimostrare non solo l’allineamento formale all’ acquis comunitario, ma una coerenza sostanziale con i principi che ne sono alla base: stato di diritto, trasparenza nelle procedure, tutela ambientale, partecipazione pubblica. La vicenda della laguna di Narta ha reso evidente che questi principi non possono essere selettivamente applicati in base alla nazionalità o al profilo politico dell’investitore.
Il nodo irrisolto è quello della condizionalità. Il meccanismo europeo di adesione prevede che i paesi candidati adeguino progressivamente il proprio ordinamento agli standard dell’Unione, ma non dispone di strumenti efficaci per intervenire quando le violazioni avvengono in un contesto di complicità tra governo nazionale e attori esterni di peso geopolitico. In questo senso, il caso albanese non è un’anomalia: è un test della tenuta dell’architettura normativa europea di fronte a pressioni che provengono dell’esterno del sistema.
Se l’Albania riuscirà a concludere i negoziati entro il 2027, come auspicato dal Parlamento europeo, lo farà in un contesto in cui la società civile ha dimostrato una capacità di mobilitazione inedita. Le proteste sulla laguna di Narta hanno prodotto qualcosa di più di una risposta a un singolo progetto: hanno prefigurato un modello di opposizione che non passa dai canali politici tradizionali e che potrebbe rivelarsi una variabile permanente nel paesaggio democratico albanese.
Note
[1]Latin Times, “Massive Protests Spark in Albania Against New Luxury Resort Linked to Ivanka Trump’s Husband Jared Kushner“, 4 giugno 2026.
[2]Albania Visit, “Kushner’s Albania Resort and the Coast That Isn’t for Sale”, 3 giugno 2026.
[3]Latin Times, “Massive Protests Spark in Albania Against New Luxury Resort Linked to Ivanka Trump’s Husband Jared Kushner”, 4 giugno 2026.
[4]Newsweek, “Jared Kushner’s and Ivanka Trump’s Luxury Island Resort Project Under Scrutiny in Albania”, 3 giugno 2026.
[5]Newsweek, “Jared Kushner’s and Ivanka Trump’s Luxury Island Resort Project Under Scrutiny in Albania”, 3 giugno 2026.
[6]Al Jazeera, “Kushner Island? Why a planned resort has provoked protests in Albania”, 5 giugno 2026.
[7]Newsweek / Robert Garcia Press Office, “Jared Kushner Faces Backlash Over New Luxury Hotel”, 16 maggio 2024.
[8]Latin Times, “Massive Protests Spark in Albania Against New Luxury Resort Linked to Ivanka Trump’s Husband Jared Kushner”, 4 giugno 2026.
[9]Albania Visit, “Kushner’s Albania Resort and the Coast That Isn’t for Sale”, 3 giugno 2026.
[10]Consiglio dell’Unione Europea, “Enlargement: Albania meets interim benchmarks for fundamentals cluster”, 26 maggio 2026.
[11]Parlamento Europeo, “Risoluzione sulle relazioni 2023 e 2024 della Commissione sull’Albania”, 9 luglio 2025. Disponibile su: https://oeil.europarl.europa.eu/oeil/en/procedure-document-summary/pdf?id=1828852
[12]EUobserver, “From Protected Park to Trump-linked Playground: How Albania Is Privatising Its Coastline”, 29 maggio 2026.
[13]EUobserver, “From Protected Park to Trump-linked Playground: How Albania Is Privatising Its Coastline”, 29 maggio 2026.
[14]Common Dreams, “‘Nation is Not For Sale’: Thousands of Albanians Protest Kushner Resort Plans in Protected Wetland”, 4 giugno 2026.
Foto copertina: L’isola di Sazan (o Saseno), situata all’ingresso della baia di Valona in Albania













