La guerra dentro la guerra: cambi ai vertici per Kyiv.

Volodymyr Zelensky, presidente dell'Ucraina, ha guidato il rimpasto governativo e militare dell'estate 2026.
Volodymyr Zelensky, presidente dell'Ucraina, ha guidato il rimpasto governativo e militare dell'estate 2026.

Zelensky cambia il governo e il Comandante in Capo: i profili dei nuovi vertici e le trame politiche di una democrazia in guerra.


 Di Maria Nicola Buonocore[1]

I giorni di tumulto e fermento nella capitale ucraina non si fermano e non sono solo segnati dalle bombe che, con costanza settimanale, piovono sui civili inermi. È anche la politica interna a scuotere le sorti della società ucraina. E ci sono domande che attenti osservatori, nel guardare lo svolgimento di tutti gli avvicendamenti, si pongono, e le cui risposte potrebbero risultare scomode.
Dopo il più grande rimpasto militare dall’inizio della guerra e dopo l’ennesimo cambio di governo a Kyiv, c’è da domandarsi chi sia veramente a governare l’Ucraina. Non nel senso formale – Volodymyr Zelens’kyj resta saldamente il legittimo presidente – ma nel senso sostanziale che interessa le dinamiche politiche: chi orienta le decisioni, chi le blocca, chi sopravvive al proprio stesso mandato istituzionale?

Il secondo rimpasto in 12 mesi: un rinnovamento o una ridistribuzione?

Il 15 luglio, il presidente Zelens’kyj annuncia la rimozione di Mykhailo Fedorov dal Ministero della Difesa[2]. Il giorno dopo nomina come ministro ad interim Yevhen Khmara, fino a quel momento capo ad interim dell’SBU. Il 16 luglio, la Verkhovna Rada approva Serhii Koretskyi – CEO di Naftogaz – come nuovo primo ministro – Il tutto viene inquadrato dalla presidenza come “rinnovamento”: una squadra più forte, più focalizzata, adeguata alla fase che si apre al duro inverno che attende milioni di ucraini.
Sei giorni dopo, il 21 luglio, un secondo e più clamoroso cambiamento: Zelens’kyj rimuove il comandante in capo delle forze armate, Oleksandr Syrsky, e nomina al suo posto il generale Mykhailo Drapatyi. È il più grande cambio nella leadership militare ucraina dall’inizio dell’invasione. La realtà strutturale dice qualcosa di diverso dalla narrazione presidenziale: non è un rinnovamento, ma una redistribuzione di potere tra reti che già esistevano. Per capire i motivi sottesi bisogna fare un passo indietro.

Mykhailo Fedorov è veramente un riformatore?

La narrazione prevalente, sia in Ucraina che fuori, ha trasformato Fedorov in un personaggio simbolico, una sorta di “Servitore del Popolo 2.0”: il giovane politico riformatore che si schiera apertamente contro i generali sovietici, immagine di modernità contro la gerarchia immobile. Fedorov ha 35 anni, non ha vissuto l’era sovietica. Come Ministro della Trasformazione Digitale ha costruito Diia, esempio mondiale di centralizzazione digitale dei documenti, e come Ministro della Difesa ha avviato il programma dei droni. Tutto vero. Ma il profilo è anche più ambiguo di come viene raccontato.
Fedorov è nella cerchia presidenziale dal 2019, quando gestiva la comunicazione social della campagna di Zelens’kyj. È un prodotto organico di quella macchina, non un outsider. Le accuse di corruzione negli appalti drone che lo hanno lambito riguardano la filiera istituzionale cresciuta sotto il suo ministero della Trasformazione Digitale, non lui personalmente; nessuna indagine NABU o SAPO lo riguarda direttamente. In sei mesi al Ministero della Difesa ha richiesto un audit reale, rilevando 300 miliardi di hryvnia in sprechi, e ha introdotto gare competitive sui contratti per le munizioni risparmiando cifre documentate[3]. Non è un riformatore indipendente dal sistema: è un insider che ha toccato interessi che quel sistema proteggeva. E questa è la distinzione che conta.
Il suo conflitto con il generale Oleksander Syrsky non era quindi solo un contrasto generazionale o culturale, ma uno scontro tra logiche di potere: Fedorov stava ridisegnando le rotte degli appalti militari, sottraendo margini a reti già consolidate. Zelens’kyj, messo di fronte alla scelta tra i due, aveva inizialmente puntato su Syrsky. Secondo quanto rivelato da Ukrainska Pravda, dentro la sua stessa fazione il presidente avrebbe riferito che sarebbe stato meglio rimuovere entrambi, ma che non poteva farlo “in quel momento”[4].
Una frase che rivela molto sulla tensione delle varie reti di potere.

Il volto del cambiamento: chi è Mykhailo Drapatyi

Nato il 21 novembre 1982 a Kamianets-Podilskyi, nella regione di Khmelnytskyi nell’Ucraina centrale, Drapatyi si laurea nel 2004 all’Istituto di Forze Corazzate di Kharkiv – l’anno della Rivoluzione Arancione. Tutta la sua formazione militare è dunque post-sovietica, costruita in un esercito che stava già parzialmente deviando dalla sua eredità sovietica. Comincia il servizio come tenente nella 72ª Brigata Meccanizzata Separata a Bila Tserkva[5].
In quel momento, il comandante di quella unità era il colonnello Oleksandr Syrsky.
Il primo episodio che lo consacrò all’attenzione pubblica avvenne il 9 maggio 2014 a Mariupol, quando i miliziani filorussi avevano eretto barricate nel centro della città. Il suo blindato non si fermò: sfondò la barricata a tutta velocità. Le immagini girarono il mondo e divennero uno dei primi simboli visivi della resistenza ucraina[6]. Aveva 31 anni, era maggiore, e ha scritto la sua reputazione in un pomeriggio.
Il curriculum successivo copre ogni fronte della guerra: la 30ª Brigata Meccanizzata come capo di stato maggiore, il comando della 58ª Brigata Motorizzata ad Avdiivka e Bakhmut, il gruppo operativo di Odesa, quello di Kharkiv durante l’offensiva russa del 2024, il ruolo di vice Capo dello Stato Maggiore per la preparazione delle truppe, il comando delle Forze di Terra (novembre 2024) e infine il comando delle Forze Congiunte (giugno 2025). Non ha salti: ogni incarico è stato guadagnato sul campo.
Il 16 luglio 2026 – il giorno stesso del licenziamento di Fedorov – Drapatyi pubblica un post su Facebook in cui sostiene pubblicamente l’ex ministro, affermando che negli ultimi sei mesi le forze armate avevano trovato nel Ministero della Difesa un partner che “non solo rispondeva ai loro bisogni ma esigeva cambiamenti negli approcci, decisioni più rapide e sostegno per chi era disposto ad assumersi la responsabilità di quelle decisioni”. Aggiunge che “il silenzio di un comandante non è mai stato una forma di responsabilità”.
Il 21 luglio, poche ore dopo la nomina, Drapatyi scrive su Facebook: “Servire l’Ucraina è sempre stato per me un onore, e durante questa guerra di indipendenza significa responsabilità assoluta. Sono cresciuto in quest’esercito. Lavorerò con impegno, concentrazione e rispetto per le persone che difendono oggi il nostro Paese.” Ringrazia Syrsky per il suo lavoro. Zelens’kyj gli ha assegnato il mandato esplicito di presentare una strategia di difesa aggiornata, continuare la riforma del sistema dei corpi e accelerare le consegne di armi e droni[7].
Fedorov ha accolto la nomina definendola “un soffio d’aria fresca e una nuova speranza nella lotta di uomini liberi per libertà e giustizia” e “la voce del cambiamento che non poteva più essere ignorata”[8]. Non è retorica: è la conferma che Drapatyi rappresenta, per la rete tecnocratico-riformista, il risultato politico più importante dell’intera crisi di luglio.
A riconferma di ciò, v’è la nomina di Ihor Skybiuk a Capo di Stato Maggiore. Già Vicecapo di Stato Maggiore sotto Andriy Hnatov, e prima ancora comandante delle Forze d’Assalto Aerotrasportate, Skybiuk aveva combattuto “fianco a fianco” a Drapatyi nella controffensiva di Kharkiv che portò alla liberazione di Izium.
Se l’asse Syrsky-Hnatov rappresentava la scuola della guerra di posizione, con la sua logica di attrito e le gerarchie verticali rigide, il nuovo asse rappresentato da Drapatyi e Skybiuk porta la dottrina dei droni, una maggiore autonomia dei comandanti di fronte e l’assalto aereo per sfondare linee piuttosto che logorare posizioni. La combinazione è coerente: tecnologia e mobilità contro l’attrito sovietico di Mosca.

L’addio di Syrsky: la visita di Andriy Yermak e la gestione della transizione

Una prima lettura della visita di Yermak al posto di comando di Syrsky il 16 luglio – il giorno stesso del licenziamento di Fedorov – vedeva il tentativo di consolidare Syrsky contro la pressione della piazza. Ma se l’obiettivo fosse stato proteggere Syrsky, la mossa logica sarebbe stata lavorare silenziosamente nei giorni precedenti attraverso i canali interni, non comparire fisicamente al posto di comando nel momento più esposto mediaticamente della crisi.
La lettura più coerente con le evidenze è diversa: Yermak andò a comunicare a Syrsky che la situazione era diventata insostenibile, a discutere i termini dell’uscita e a verificare che non reagisse in modo destabilizzante. La lealtà che si comprava non era quella di Syrsky al sistema, ma quella del sistema verso Syrsky nell’uscita. Una liquidazione gestita, non un salvataggio fallito.
Zelens’kyj ha confermato di aver preso la decisione dopo una serie di incontri con i comandanti militari, incontri avviati immediatamente dopo lo scoppio delle proteste. Ma la decisione vera e propria è stata presa in concerto con Kyrylo Budanov, Capo dell’Ufficio del Presidente (UP), e Pavlo Palisa, vice-capo dell’UP, uomo diretto di Yermak. I sei giorni di piazza – veterani, soldati e civili che chiedevano Syrsky fuori e Drapatyi dentro – hanno fornito la copertura politica per una decisione che la coalizione interna stava già elaborando. La piazza non ha governato: ha fornito legittimità alla transizione già in corso all’interno del sistema.


Note

[1] Dottoranda di ricerca in Governance e Politiche Europee all’Università Comenio di Bratislava.
[2] Per la legge ucraina, il Ministro della Difesa, così come quello per gli Affari Esteri, viene direttamente designato dal Presidente; per tutti gli altri ministeri, è il Primo Ministro a presentare le candidature direttamente al Parlamento della Verkhovna Rada.
[3]S. OSMANQIZI, «What Fedorov Says He Achieved in 6 Months as Defense Minister», Kyiv Post, 16 luglio 2026.
[4]UKRAINSKA PRAVDA, «Zelenskyy’s former top aide Yermak met with Commander-in-Chief Syrskyi after defence minister’s dismissal – UP sources», Ukrainska Pravda, 16 luglio 2026.
[5]A. TERAJIMA, J. RUSHTON e F. FARRELL, «Who is Mykhailo Drapatyi, Ukraine’s new commander-in-chief?», Kyiv Independent, 21 luglio 2026; I. KABACHYNSKYI, «Who is Mykhailo Drapatyi? Ukraine’s New Commander-in-Chief», United24 Media, 21 luglio 2026. [6]V. PRYKH, «The general they want to appoint: what is known about Drapatyi», Mezha.net, luglio 2026.
[7]M. DRAPATYI, post su Facebook, 21 luglio 2026, citato in «Zelenskyy replaces head of Ukraine’s army amid calls from protesters», CBC News, 21 luglio 2026; C. YORK e J. RUSHTON, «Zelensky dismisses Commander-in-Chief Syrskyi, appoints Drapatyi», Kyiv Independent, 21 luglio 2026.
[8]REDAZIONE, «Fedorov Responds to Syrsky’s Dismissal, Calls Drapaty ‘New Hope’», Kyiv Post, 21 luglio 2026; Y. DYSA e O. HARMASH, «Ukraine gets new top commander as protests spark war’s biggest military shake-up», The Spokesman-Review / AP, 21 luglio 2026.


Foto copertina: Volodymyr Zelens’kyj, presidente dell’Ucraina, ha guidato il rimpasto governativo e militare dell’estate 2026.